Gli umani sono stati in passato suddivisi in razze sulla base sia dei caratteri ereditari che del fenotipo, con particolare riferimento al colore della pelle ed ai tratti somatici. Queste categorizzazioni, al di là delle utilizzazioni per fini razzisti, sono utilizzate ad esempio per l'individuazione sommaria di particolari patologie riscontrabili con maggior incidenza in alcune popolazioni come, ad esempio, l'anemia falciforme[69].
Oggi la comunità scientifica rifiuta decisamente la validità delle razze in termini zoologici, al punto di non considerarle nella classificazione tassonomica degli organismi viventi, questo a maggior ragione, vista l'omogeneità genetica, nel caso umano[70], preferendo una suddivisione in popolazioni oppure etnie o popoli, unificati dalla condivisione di specificità culturali con la condivisione di alcuni caratteri biologici. A tal proposito si parla di suddivisione umana per categorie ancestrali dal punto di vista scientifico. Si ricorda inoltre la diversa valenza del termine razza nella traduzione da lingue differenti dall'italiano.
L'antropologia contemporanea riconosce tre classificazioni dell'Homo Sapiens: Europoide, Mongoloide e Negroide, ognuna con distinte caratteristiche morfologiche.
Gli studi genetici hanno dimostrato che nel continente africano si ha la maggiore diversificazione genetica degli esseri umani.[71] Comunque, rispetto ad altri animali, le sequenze genetiche umane sono molto omogenee. È stato scoperto che la maggior parte delle variazioni genetiche fra tre grandi popolazioni umane prese nel loro complesso (europei, asiatici e africani) sono solo tra il 5 e il 15% della variazione totale all'interno di ogni gruppo[72]. Tuttavia, il dibattito periodicamente si riaccende[73][74] in quanto vengono poste alcune critiche metodologiche sull'analisi che diede origine al dato (multi locus cluster analisi). Il trascorrere degli anni, ha comunque cumulato una elevatissima quantità di lavori, sia tradizionali che molecolari a sostegno dell'omogeneità umana, data da una distribuzione di tipo clinale della popolazione stessa presa nel suo complesso.






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