Il servizio è molto efficace ma poco attendibile e a volte scade nel ridicolo, tanto da risultare quasi una bufala. Cominciamo con la presentatrice Nadia Toffa che armeggia con un pomodoro pelato mentre si domanda da dove arrivi. Il dubbio viene poi allargato ad altre tipologie di prodotti a base di pomodoro: passate, sughi pronti, ketchup, concentrati. Il servizio si sposta in Cina, da dove sembra provenire una parte del pomodoro che abitualmente consumiamo. Tutto ciò è fuorviante perché fa credere ai consumatori che i pelati e altre conserve usate per condire pasta, carne e pizze, siano cinesi e questo non è vero. La questione del concentrato di pomodoro non riguarda le bottiglie di polpa o di passata e tanto meno le lattine di pelati che nel 99% dei casi sono ottenuti da pomodoro coltivato e lavorato in Italia (la legge prevede che siano preparati solo con pomodoro fresco) come si può leggere sulle etichette che riportano l’indicazione “100% made in Italy”(*).
Nel filmato si vedono migliaia di barili blu riempiti di concentrato, pronti per essere esportati nel nostro paese che, secondo la documentazione fornita da un produttore cinese, contengono pesticidi e antiparassitari in quantità dieci/cento volte superiori ai limiti imposti dalla normativa europea. Nadia Toffa spiega che queste partite passano la frontiera attraverso strani magheggi. La cosa è molto curiosa visto che secondo i dati degli ultimi 5 anni del Sistema di allerta rapido europeo per i prodotti alimentari (Rasff), le segnalazioni sul pomodoro cinese inviate dalle autorità sanitarie a Bruxelles da tutti i paesi sono due (presenza eccessiva di istamina nel 2014 e una partita dall’odore anomalo nel 2011). Nessun caso di presenza di antiparassitari o pesticidi a carico di concentrato di pomodoro cinese come viene detto nel servizio. Per rendersi conto di quanto sia inesistente il problema sottolineato dalla Toffa, basta ricordare che le segnalazioni giunte al Rasff su prodotti alimentari irregolari negli ultimi cinque anni sono più 18mila! Da Le Iene ci piacerebbe avere dei riscontri concreti e non solo belle immagini.
Il concentrato cinese importato, corrisponde allo 0,28% del pomodoro lavorato e raccolto in Italia
Un altro elemento critico del servizio riguarda le dimensioni del problema che viene ingigantito oltremodo. Le immagini dei barili blu pronti per essere spediti in Italia fanno un certo effetto sui telespettatori, ma in realtà le importazioni dalla Cina sono ridicole. L’anno scorso solo il 10% delle 144 mila tonnellate di concentrato importato, proveniva dalla Cina. Si tratta dello 0,28% del pomodoro lavorato dall’industria italiana (una quantità cinque volte inferiore rispetto al 2013). La stragrande maggioranza del concentrato infatti arriva da: California, Spagna, Portogallo e Grecia. Come più volte detto la materia prima viene utilizzata da alcune industrie italiane per prodotti destinati soprattutto al mercato africano ed extra europeo per le bottiglie di ketchup, i sughi pronti dove il pomodoro risulta un ingrediente minore.
Altri due elementi invalidano la serietà del servizio de Le Iene. La vicenda del concentrato cinese scaduto con i vermi ha il sapore di una presa in giro e il continuo richiamo ai misteriosi importatori italiani è ridicola, visto che sono solo 3-4 e, a dispetto di quanto si lascia intendere nel servizio, non sono certo marchi noti al grande pubblico trattandosi di aziende minori.
Nel 2014 solo il 10% delle 144mila tonnellate di concentrato importato, proveniva dalla Cina
Anche l’intervista al produttore cinese desta qualche perplessità. Il signore dice di esportare 60 mila tonnellate l’anno quando in realtà l’anno scorso ne abbiamo importata solo 14mila! Risulta strano che il produttore cinese dichiari di vendere concentrato di colore marrone destinato a essere rigenerato in qualche modo! Un’altra nota stonata riguarda la scelta di fare analizzare da un laboratorio italiano una bustina di tè cinese alla ricerca di pesticidi e antiparassitari, quando nel servizio si parla di pomodoro! Forse sono state analizzate anche scatolette di salsa e altri prodotti a base di pomodoro senza riscontrare le criticità denunciate? L’ultima nota, le terribili condizioni in cui lavorano e vivono i raccoglitori nei campi cinesi riportate dalle Iene, che purtroppo non si discostano molto da quelle che numerosi immigrati subiscono in Italia.
Il bilancio del programma è disastroso, perché l’abile narrazione e le belle immagini hanno convinto molti telespettatori che nel settore del pomodoro ci sono gravi problemi che intaccano anche la salute dei consumatori. A noi sembra invece un ottimo esempio di cattivo giornalismo non supportato da prove concrete. Una regola base del mestiere è verificare le notizie e anche l’attendibilità delle persone intervistate. Quando è stato montato il servizio forse qualcuno ha dimenticato di inserire passaggi importanti per dare credibilità ad una storia che non sta proprio in piedi.