
Originariamente Scritto da
Ghost
Ma una traduzione deve tenere conto proprio di quale sia l'equivalente nella lingua d'arrivo. Un esempio facile facile, tanto per capirci. I giapponesi non hanno il verbo "dovere". Se devi dire che devi andare da qualche parte, non hai un verbo per farlo. La frase "domani devo andare al mare" viene tradotta con "Ashita umi ni ikanakereba ikemasen (明日海に行かなければいてません)." Che tradotto diventa "se domani non vado al mare, non è permesso" (e sto traducendo comunque in modo non letterale ikemasen). Secondo il tuo modo di vedere la traduzione, dovresti tradurre in questo modo per rimanere federe al modo di parlare giapponese. Ma non avrebbe senso, perché per un giapponese questa frase non suona strana, mentre per noi si. Che fai, la lasci o la traduci in un normale "domani devo andare al mare"?
Ripeto, il giapponese ha troppe differenze per poter pensare di lascialo anche solo vagamente in modo letterale. Se ami il giapponese, ti metti a studiare la lingua giapponese. Ma quando guardo un'opera, mi aspetto che essa si basi sulla lingua verso la quale verrà tradotta, non solo su quella di partenza