Liberata Liberata - Pagina 46

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  1. #1
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    Re: Liberata

    Citazione Originariamente Scritto da Fruttolo Visualizza Messaggio
    dopo 2 mesi si sono tutti rotti le balle del coronavirus, non fa più click, non vende, non è trending, per sta settimana hanno trovato sta tipa del riscatto
    this

    Citazione Originariamente Scritto da Howard TD Visualizza Messaggio
    Uno stato serio non avrebbe fatto tanta pubblicità per il suo ritorno... considerando il periodo, la gente troglodita dei social non l'ha presa bene.
    e this

  2. #2
    Il contegno L'avatar di Biocane
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    Re: Liberata

    Citazione Originariamente Scritto da Howard TD Visualizza Messaggio
    Uno stato serio non avrebbe fatto tanta pubblicità per il suo ritorno... considerando il periodo, la gente troglodita dei social non l'ha presa bene.
    ma infatti sti mongoloidi pensavano che la liberazione fosse uno spot governativo, e poi se la son vista arrivare con il burqua. Tutto li il discorso.
    Certo di Maio non avra' realizzato subito del boomerang, ci avra' messo 24 ore almeno., la combo riscatto + burqua ha fatto deflagrare la polemica. Diversamente, fosse tornata senza dire un cazzo, o solo limitandosi di dire grazie a tutti, nessuno si sarebbe indignato del riscatto, tanto si sa che noi paghiamo. E' la linea adottata da sempre.

  3. #3
    Senior Member L'avatar di Brambo
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    Re: Liberata

    Citazione Originariamente Scritto da Biocane Visualizza Messaggio
    ma infatti sti mongoloidi pensavano che la liberazione fosse uno spot governativo, e poi se la son vista arrivare con il burqua. Tutto li il discorso.
    Certo di Maio non avra' realizzato subito del boomerang, ci avra' messo 24 ore almeno., la combo riscatto + burqua ha fatto deflagrare la polemica. Diversamente, fosse tornata senza dire un cazzo, o solo limitandosi di dire grazie a tutti, nessuno si sarebbe indignato del riscatto, tanto si sa che noi paghiamo. E' la linea adottata da sempre.
    di maio non ha realizzato un cazzo, gliel'ha spiegato casaleggio con le marionette per una notte intera



  4. #4
    Senior Member L'avatar di lezard valeth
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    Re: Liberata

    GIUSEPPI HA DETTO CHE PRIMA DI CRITICARE LA ZOCC- SILVIA CI DOBBIAMO FAR RAPIRE.
    OK.

  5. #5
    Senior Member L'avatar di Tene
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    Re: Liberata

    Citazione Originariamente Scritto da Brambo Visualizza Messaggio
    di maio non ha realizzato un cazzo, gliel'ha spiegato casaleggio con le marionette per una notte intera


    Grande scena

  6. #6
    Senior Member L'avatar di Howard TD
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    Re: Liberata

    Citazione Originariamente Scritto da Biocane Visualizza Messaggio
    ma infatti sti mongoloidi pensavano che la liberazione fosse uno spot governativo, e poi se la son vista arrivare con il burqua. Tutto li il discorso.
    Certo di Maio non avra' realizzato subito del boomerang, ci avra' messo 24 ore almeno., la combo riscatto + burqua ha fatto deflagrare la polemica. Diversamente, fosse tornata senza dire un cazzo, o solo limitandosi di dire grazie a tutti, nessuno si sarebbe indignato del riscatto, tanto si sa che noi paghiamo. E' la linea adottata da sempre.
    L'ideale sarebbe stato convincerla nel togliere il sacchetto verde appena sbarcata, più che altro per la sua incolumità.

    Poi i giornalisti non hanno certo aiutato, non vedevano l'ora di avere una notizia diversa dal solito covid.

  7. #7
    Major Sludgebucket (ABS)
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    Re: Liberata


  8. #8
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    Re: Liberata

    sborra negra

    a ettolitri ne avrà presa

  9. #9
    Senior Member L'avatar di BlackCaesar
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    Re: Liberata

    resilienza è giusto

  10. #10
    generatore di mondi L'avatar di Vox
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    Re: Liberata

    di maio. la società di gestione del San Paolo gli telefona ogni domenica mattina che non deve presentarsi al lavoro, ancora desso.

  11. #11
    Disagio&Disagi, Inc. L'avatar di Moloch
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    Re: Liberata

    https://www.ansa.it/sito/notizie/top...af233b5fd.html

    "Sembrano dei cocci di una bottiglia di birra" quelli esaminati dalla polizia scientifica sul davanzale della finestra appena sotto a quella a cui Silvia Romano si è affacciata lunedì quanto è tornata a casa. Lo racconta Sergio Parisi, 28 anni, che "questa mattina" ha trovato i vetri e ha chiamato le forze dell'ordine: "Non abbiamo sentito rumore e non ci sono danni, di notte teniamo chiuso tutto - ha detto -. E' normale che ci siamo spaventati, siamo preoccupati per Silvia, per tutti". "Una settimana fa non lo avrei fatto, potrebbe essere stato anche un ubriaco ma in questo momento giusto era giusto segnalare ogni cosa alle forze dell'ordine, per salvaguardare l'incolumità nostra e del condominio", ha raccontato.


    VILE ATTENTATO AI DANNI DI UNA NOSTRA SORELLA MUSULMANA

  12. #12
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    Re: Liberata

    i nuovi sansepolcrini

  13. #13
    Senior Member L'avatar di stronzolo
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    Re: Liberata

    Citazione Originariamente Scritto da Howard TD Visualizza Messaggio
    Uno stato serio non avrebbe fatto tanta pubblicità per il suo ritorno... considerando il periodo, la gente troglodita dei social non l'ha presa bene.
    https://en.m.wikipedia.org/wiki/Miss...woman_syndrome
    Non a caso di tutti i riscatti pagati per gente in viaggio di piacere (tutti convertiti all'Islam per ovvie ragioni) non ha mai parlato nessuno, rapiscono una tipa e subito parte il disagio
    Ultima modifica di stronzolo; 13-05-20 alle 19:58

  14. #14
    Major Sludgebucket (ABS)
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    Re: Liberata

    “Silvia Romano non è una cooperante. Le ‘Ong’ fai-da-te mandano giovani come lei allo sbaraglio”

    TPI ha intervistato Daniela Gelso, Project manager di alcune delle principali Ong italiane e francesi, sul caso Silvia Romano: "Questo mestiere non si improvvisa, altrimenti si rischia la vita"

    “Silvia Romano non era una cooperante e, tecnicamente, neppure una volontaria, ma una ragazza neolaureata, inesperta, che è stata incautamente esposta a rischi enormi da chi l’ha mandata in un villaggio sperduto del Kenya senza la minima sicurezza, né il rispetto dei più elementari protocolli di cooperazione internazionale. Silvia è vittima due volte: dei rapitori e di chi non l’ha protetta”.

    Ogni parola è pesata, ogni virgola è frutto di anni di esperienza sul campo: dodici anni per l’esattezza – dal 2005 al 2017 – che Daniela Gelso, 43 anni, originaria di Saronno, ha trascorso in Africa occidentale e centrale, tra Guinea Bissau, Burundi e Costa d’Avorio, come Project manager per conto di alcune delle principali Ong italiane, francesi e portoghesi, prima di rientrare in Europa, in Francia, nel 2017, continuando a lavorare come manager in ambito sociale. E, di fronte al clamore mediatico suscitato dal caso di Silvia Romano, offre una chiave di lettura nuova, fino ad oggi rimasta in sottofondo, coperta dalle urla da stadio, i commenti degli hater e le posizioni ideologiche su una vicenda in realtà molto complessa.”Facciamo subito una premessa” chiarisce Daniela. “A fronte della liberazione di una venticinquenne che per 18 mesi è stata tenuta in ostaggio da un gruppo armato, non posso che provare un profondo sentimento di gioia. Senza se e senza ma. A prescindere dall’abito indossato e dalla religione adottata e indipendentemente dal valore del riscatto pagato, perché la vita di un essere umano non ha prezzo”.

    Ma…

    Ma sono rimasta colpita dall’estrema superficialità con cui, in questa delicata vicenda, è stato trattato il mondo della solidarietà internazionale, già vittima di una vera e propria campagna di delegittimazione nel nostro Paese. Tutti i mezzi d’informazione, nessuno escluso, definiscono Silvia “una giovane cooperante, in Kenya per conto di una ONG marchigiana”.

    Cosa c’è di sbagliato in questa definizione?

    Più o meno tutto. 1) Silvia Romano non è una cooperante. Anzi, per essere precisi, non è nemmeno una volontaria, nell’accezione oggi in vigore nel mondo della cooperazione. Per intenderci, un Volontario delle Nazioni Unite beneficia di un contratto remunerato ed opera all’interno di uno specifico programma di sviluppo. 2) Africa Milele, la onlus con cui collaborava, non è una Ong.

    D’accordo, fermiamoci per un attimo al ruolo di Silvia Romano. Chi era allora e cosa faceva questa giovane ragazza milanese nel villaggio di Chakama, dove il 20 novembre 2018 è stata rapita.

    Se ci atteniamo ai fatti, Silvia è arrivata in Kenya a 23 anni, con un semplice visto turistico che non le consentiva di dedicarsi a nessuna attività di cooperazione internazionale. Neolaureata, inesperta, non aveva all’attivo nessuna esperienza professionale pertinente. Durante la sua permanenza a Chakama, il suo impegno umanitario consisteva semplicemente nel far giocare i bambini del villaggio.

    Che differenza c’è esattamente con un cooperante internazionale?

    La differenza è abissale. I cooperanti sono professionisti retribuiti e altamente specializzati. Hanno un contratto di lavoro e sono coperti da un’assicurazione internazionale. I programmi di sviluppo in cui sono inseriti non consistono in opere di carità o assistenzialismo. Si tratta di strategie con obiettivi ben precisi.

    Lei, ad esempio, che mansioni ha svolto nei suoi 12 anni in Africa?

    In qualità di capoprogetto, le mie competenze spaziavano dalla gestione di attività complesse alla scrittura progetti nell’ambito di bandi internazionali, dalla rendicontazione finanziaria alla gestione di partenariati strategici, dal team management al reporting ufficiale. Il mestiere di cooperante, insomma, non si improvvisa: sono richieste specifiche competenze, una formazione ad hoc, tra cui anche – come nel mio caso – un master di secondo livello in Cooperazione e sviluppo, oltre alle varie specializzazioni, e ovviamente tanta esperienza sul campo. Anche la mia esperienza è iniziata nell’ambito del volontariato internazionale, seppure con qualche anno in più rispetto a Silvia ed una prima, significativa esperienza professionale in Italia.

    Quell’esperienza che a Silvia mancava…

    Vede, l’Africa è piena di villaggi come Chakama. Le associazioni fai-da-te che pretendono di salvare il mondo proliferano in tutta Europa. Ed ogni anno sono centinaia i ventenni che si affidano a sedicenti “Ong” per vivere un’esperienza di solidarietà in un Paese in via di sviluppo. Questo fenomeno in rapida crescita ha addirittura un nome: “volonturismo”.

    In pratica, sta dicendo che Silvia Romano si è affidata a un’organizzazione improvvisata che l’ha mandata in Africa a suo rischio e pericolo?

    Purtroppo è esattamente ciò che è avvenuto. Africa Milele Onlus è un’associazione piccolissima, sconosciuta, non accreditata dall’AICS (Associazione Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, ndr), non iscritta a nessuna delle federazioni che raggruppano la quasi totalità delle Ong italiane. L’organigramma consultabile sul sito dell’associazione fa pensare ad una struttura a gestione familiare. Ho notato che ricorrono gli stessi cognomi (un caso?) e che la persona indicata come referente dei progetti in Kenya è la stessa persona che, al momento del rapimento di Silvia, era stato indicato come il guardiano che avrebbe dovuto vegliare sulla guest house di Chakama.

    Com’è stato possibile?

    L’anno di svolta, il “liberi tutti”, è arrivato nel 2014 con la riforma della legge sulla cooperazione internazionale che ha, di fatto, riunito Ong, Onlus, fondazioni, cooperative sociali e associazioni culturali sotto un’unica etichetta, quella di Enti del Terzo Settore. Col risultato che tutti, anche le associazioni di provincia sono abilitate ad operare nell’ambito della solidarietà internazionale, anche in continenti difficili e complessi come l’Africa, mettendo a rischio in primis le ragazze come Silvia che si avventurano con tanti sogni e nessuna esperienza.

    Di quali numeri parliamo?

    I numeri sono impressionanti. Oggi in Italia esistono 336mila enti di terzo settore. Di questi solo 233 sono registrati presso l’AICS e, dunque, riconosciuti idonei ad operare nel settore ed a ricevere finanziamenti pubblici.

    Di cosa si occupa precisamente Africa Milele?

    È difficile saperlo con certezza. Il sito dell’associazione menziona generiche azioni rivolte ai bambini, alludendo agli ambiti della salute, dell’istruzione, dell’igiene, dell’alimentazione. Nessun bilancio certificato che rendiconti la gestione dei fondi raccolti, nessun rapporto annuale delle attività, nessun indicatore quantitativo e qualitativo. Non conosco direttamente né l’associazione né i suoi operatori, ma l’assenza di un qualsiasi dato concreto inerente le attività realizzate ed i risultati raggiunti è un messaggio eloquente per chi lavora nel settore. La cosa più importante di cui si è occupata quest’associazione è il sostegno scolastico di qualche bambino e la costruzione di uno spazio giochi all’aperto costato poche centinaia di euro, anche se l’informazione non è più disponibile, perché dopo il rapimento di Silvia tutti i contenuti del sito sono stati rimossi.

    Che misure di sicurezza sono state prese dalla onlus a Chakama per tutelare Silvia? C’è stata una valutazione dei rischi?

    La Presidente di Africa Milele Onlus, Lilian Sora, ha dichiarato a più riprese che Chakama non si trova in una zona a rischio e che il rapimento di Silvia non ha precedenti. Tanto basta per trarre un giudizio. Il fatto che il panorama della solidarietà internazionale sia in gran parte costituito da piccole realtà associative non esenta queste ultime dall’obbligo di garantire la sicurezza dei suoi operatori. Qualsiasi Ong seria assicura il suo personale in missione all’estero, ne segnala la presenza all’Ambasciata italiana, applica scrupolosamente un piano di gestione dei rischi, partecipa ai cluster nazionali (comitati tecnici che identificano priorità d’azione e linee di condotta), concorda i propri programmi di sviluppo con le autorità locali.

    Cosa le ha dato più fastidio di tutta questa vicenda?

    Il modo in cui è stata trattata dai media. Ogni volta che la stampa evoca i cooperanti italiani rapiti negli ultimi anni, dovrebbe citare Rossella Urru, capoprogetto del CISP sequestrata in Algeria nel 2011. Oppure Francesco Azzarà, operatore di Emergency, rapito in Darfur nello stesso anno. Dovrebbe parlare di Giovanni Lo Porto, cooperante in Pakistan per conto di una Ong tedesca, che purtroppo non ce l’ha fatta e non ha mai fatto ritorno in patria. Colleghi competenti e preparati, consapevoli dei rischi a cui andavano incontro e – soprattutto – inseriti in organizzazioni in cui il rispetto di norme e procedure di sicurezza è primordiale. La vicenda di Silvia Romano si avvicina piuttosto a quella di Greta e Vanessa, le due ragazze sequestrate (e poi liberate) in Siria qualche anno fa, che tanto clamore ha suscitato.

    Cosa possiamo imparare dalla vicenda di Silvia Romano?

    Lungi da me esprimere un giudizio di valore sulle motivazioni – certamente nobili – che hanno spinto questa ragazza a partire. Semplicemente, la convinzione erronea che dei ventenni privi di un’adeguata preparazione possano contribuire significativamente allo sviluppo locale sottende un atteggiamento paternalistico e perpetua gli stereotipi negativi legati al concetto di beneficenza. Idealizzare il loro impegno, anche se sincero, significa screditare il lavoro di chi opera sul campo con professionalità e abnegazione.

    In conclusione, cosa si sente di dire alle tante (o ai tanti) Silvia che sognano di andare in Africa o in zone remote del pianeta ad aiutare il prossimo?

    Di unire sempre i propri sogni e il proprio sano altruismo a una buona dose di coscienza e competenza, fondamentale in situazioni del genere. Di appoggiarsi ad una struttura credibile, solida e ben organizzata, un punto sul quale hanno già insistito autorevoli esperti del settore. Facciamo in modo che la vicenda di Silvia Romano – conclusasi fortunatamente con un lieto fine – diventi spunto di riflessione costruttivo sull’argomento, affinché nessun giovane venga più mandato allo sbaraglio sotto il paravento del No Profit. Perché, se è vero che “si può fare del bene solo se lo si fa bene”, le buone intenzioni – ahimè – non bastano.

    https://www.tpi.it/cronaca/silvia-ro...0200513601639/

  15. #15
    Senior Member L'avatar di Damon
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    Re: Liberata

    Citazione Originariamente Scritto da Major Sludgebucket (ABS) Visualizza Messaggio
    “Silvia Romano non è una cooperante. Le ‘Ong’ fai-da-te mandano giovani come lei allo sbaraglio”

    TPI ha intervistato Daniela Gelso, Project manager di alcune delle principali Ong italiane e francesi, sul caso Silvia Romano: "Questo mestiere non si improvvisa, altrimenti si rischia la vita"

    “Silvia Romano non era una cooperante e, tecnicamente, neppure una volontaria, ma una ragazza neolaureata, inesperta, che è stata incautamente esposta a rischi enormi da chi l’ha mandata in un villaggio sperduto del Kenya senza la minima sicurezza, né il rispetto dei più elementari protocolli di cooperazione internazionale. Silvia è vittima due volte: dei rapitori e di chi non l’ha protetta”.

    Ogni parola è pesata, ogni virgola è frutto di anni di esperienza sul campo: dodici anni per l’esattezza – dal 2005 al 2017 – che Daniela Gelso, 43 anni, originaria di Saronno, ha trascorso in Africa occidentale e centrale, tra Guinea Bissau, Burundi e Costa d’Avorio, come Project manager per conto di alcune delle principali Ong italiane, francesi e portoghesi, prima di rientrare in Europa, in Francia, nel 2017, continuando a lavorare come manager in ambito sociale. E, di fronte al clamore mediatico suscitato dal caso di Silvia Romano, offre una chiave di lettura nuova, fino ad oggi rimasta in sottofondo, coperta dalle urla da stadio, i commenti degli hater e le posizioni ideologiche su una vicenda in realtà molto complessa.”Facciamo subito una premessa” chiarisce Daniela. “A fronte della liberazione di una venticinquenne che per 18 mesi è stata tenuta in ostaggio da un gruppo armato, non posso che provare un profondo sentimento di gioia. Senza se e senza ma. A prescindere dall’abito indossato e dalla religione adottata e indipendentemente dal valore del riscatto pagato, perché la vita di un essere umano non ha prezzo”.

    Ma…

    Ma sono rimasta colpita dall’estrema superficialità con cui, in questa delicata vicenda, è stato trattato il mondo della solidarietà internazionale, già vittima di una vera e propria campagna di delegittimazione nel nostro Paese. Tutti i mezzi d’informazione, nessuno escluso, definiscono Silvia “una giovane cooperante, in Kenya per conto di una ONG marchigiana”.

    Cosa c’è di sbagliato in questa definizione?

    Più o meno tutto. 1) Silvia Romano non è una cooperante. Anzi, per essere precisi, non è nemmeno una volontaria, nell’accezione oggi in vigore nel mondo della cooperazione. Per intenderci, un Volontario delle Nazioni Unite beneficia di un contratto remunerato ed opera all’interno di uno specifico programma di sviluppo. 2) Africa Milele, la onlus con cui collaborava, non è una Ong.

    D’accordo, fermiamoci per un attimo al ruolo di Silvia Romano. Chi era allora e cosa faceva questa giovane ragazza milanese nel villaggio di Chakama, dove il 20 novembre 2018 è stata rapita.

    Se ci atteniamo ai fatti, Silvia è arrivata in Kenya a 23 anni, con un semplice visto turistico che non le consentiva di dedicarsi a nessuna attività di cooperazione internazionale. Neolaureata, inesperta, non aveva all’attivo nessuna esperienza professionale pertinente. Durante la sua permanenza a Chakama, il suo impegno umanitario consisteva semplicemente nel far giocare i bambini del villaggio.

    Che differenza c’è esattamente con un cooperante internazionale?

    La differenza è abissale. I cooperanti sono professionisti retribuiti e altamente specializzati. Hanno un contratto di lavoro e sono coperti da un’assicurazione internazionale. I programmi di sviluppo in cui sono inseriti non consistono in opere di carità o assistenzialismo. Si tratta di strategie con obiettivi ben precisi.

    Lei, ad esempio, che mansioni ha svolto nei suoi 12 anni in Africa?

    In qualità di capoprogetto, le mie competenze spaziavano dalla gestione di attività complesse alla scrittura progetti nell’ambito di bandi internazionali, dalla rendicontazione finanziaria alla gestione di partenariati strategici, dal team management al reporting ufficiale. Il mestiere di cooperante, insomma, non si improvvisa: sono richieste specifiche competenze, una formazione ad hoc, tra cui anche – come nel mio caso – un master di secondo livello in Cooperazione e sviluppo, oltre alle varie specializzazioni, e ovviamente tanta esperienza sul campo. Anche la mia esperienza è iniziata nell’ambito del volontariato internazionale, seppure con qualche anno in più rispetto a Silvia ed una prima, significativa esperienza professionale in Italia.

    Quell’esperienza che a Silvia mancava…

    Vede, l’Africa è piena di villaggi come Chakama. Le associazioni fai-da-te che pretendono di salvare il mondo proliferano in tutta Europa. Ed ogni anno sono centinaia i ventenni che si affidano a sedicenti “Ong” per vivere un’esperienza di solidarietà in un Paese in via di sviluppo. Questo fenomeno in rapida crescita ha addirittura un nome: “volonturismo”.

    In pratica, sta dicendo che Silvia Romano si è affidata a un’organizzazione improvvisata che l’ha mandata in Africa a suo rischio e pericolo?

    Purtroppo è esattamente ciò che è avvenuto. Africa Milele Onlus è un’associazione piccolissima, sconosciuta, non accreditata dall’AICS (Associazione Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo, ndr), non iscritta a nessuna delle federazioni che raggruppano la quasi totalità delle Ong italiane. L’organigramma consultabile sul sito dell’associazione fa pensare ad una struttura a gestione familiare. Ho notato che ricorrono gli stessi cognomi (un caso?) e che la persona indicata come referente dei progetti in Kenya è la stessa persona che, al momento del rapimento di Silvia, era stato indicato come il guardiano che avrebbe dovuto vegliare sulla guest house di Chakama.

    Com’è stato possibile?

    L’anno di svolta, il “liberi tutti”, è arrivato nel 2014 con la riforma della legge sulla cooperazione internazionale che ha, di fatto, riunito Ong, Onlus, fondazioni, cooperative sociali e associazioni culturali sotto un’unica etichetta, quella di Enti del Terzo Settore. Col risultato che tutti, anche le associazioni di provincia sono abilitate ad operare nell’ambito della solidarietà internazionale, anche in continenti difficili e complessi come l’Africa, mettendo a rischio in primis le ragazze come Silvia che si avventurano con tanti sogni e nessuna esperienza.

    Di quali numeri parliamo?

    I numeri sono impressionanti. Oggi in Italia esistono 336mila enti di terzo settore. Di questi solo 233 sono registrati presso l’AICS e, dunque, riconosciuti idonei ad operare nel settore ed a ricevere finanziamenti pubblici.

    Di cosa si occupa precisamente Africa Milele?

    È difficile saperlo con certezza. Il sito dell’associazione menziona generiche azioni rivolte ai bambini, alludendo agli ambiti della salute, dell’istruzione, dell’igiene, dell’alimentazione. Nessun bilancio certificato che rendiconti la gestione dei fondi raccolti, nessun rapporto annuale delle attività, nessun indicatore quantitativo e qualitativo. Non conosco direttamente né l’associazione né i suoi operatori, ma l’assenza di un qualsiasi dato concreto inerente le attività realizzate ed i risultati raggiunti è un messaggio eloquente per chi lavora nel settore. La cosa più importante di cui si è occupata quest’associazione è il sostegno scolastico di qualche bambino e la costruzione di uno spazio giochi all’aperto costato poche centinaia di euro, anche se l’informazione non è più disponibile, perché dopo il rapimento di Silvia tutti i contenuti del sito sono stati rimossi.

    Che misure di sicurezza sono state prese dalla onlus a Chakama per tutelare Silvia? C’è stata una valutazione dei rischi?

    La Presidente di Africa Milele Onlus, Lilian Sora, ha dichiarato a più riprese che Chakama non si trova in una zona a rischio e che il rapimento di Silvia non ha precedenti. Tanto basta per trarre un giudizio. Il fatto che il panorama della solidarietà internazionale sia in gran parte costituito da piccole realtà associative non esenta queste ultime dall’obbligo di garantire la sicurezza dei suoi operatori. Qualsiasi Ong seria assicura il suo personale in missione all’estero, ne segnala la presenza all’Ambasciata italiana, applica scrupolosamente un piano di gestione dei rischi, partecipa ai cluster nazionali (comitati tecnici che identificano priorità d’azione e linee di condotta), concorda i propri programmi di sviluppo con le autorità locali.

    Cosa le ha dato più fastidio di tutta questa vicenda?

    Il modo in cui è stata trattata dai media. Ogni volta che la stampa evoca i cooperanti italiani rapiti negli ultimi anni, dovrebbe citare Rossella Urru, capoprogetto del CISP sequestrata in Algeria nel 2011. Oppure Francesco Azzarà, operatore di Emergency, rapito in Darfur nello stesso anno. Dovrebbe parlare di Giovanni Lo Porto, cooperante in Pakistan per conto di una Ong tedesca, che purtroppo non ce l’ha fatta e non ha mai fatto ritorno in patria. Colleghi competenti e preparati, consapevoli dei rischi a cui andavano incontro e – soprattutto – inseriti in organizzazioni in cui il rispetto di norme e procedure di sicurezza è primordiale. La vicenda di Silvia Romano si avvicina piuttosto a quella di Greta e Vanessa, le due ragazze sequestrate (e poi liberate) in Siria qualche anno fa, che tanto clamore ha suscitato.

    Cosa possiamo imparare dalla vicenda di Silvia Romano?

    Lungi da me esprimere un giudizio di valore sulle motivazioni – certamente nobili – che hanno spinto questa ragazza a partire. Semplicemente, la convinzione erronea che dei ventenni privi di un’adeguata preparazione possano contribuire significativamente allo sviluppo locale sottende un atteggiamento paternalistico e perpetua gli stereotipi negativi legati al concetto di beneficenza. Idealizzare il loro impegno, anche se sincero, significa screditare il lavoro di chi opera sul campo con professionalità e abnegazione.

    In conclusione, cosa si sente di dire alle tante (o ai tanti) Silvia che sognano di andare in Africa o in zone remote del pianeta ad aiutare il prossimo?

    Di unire sempre i propri sogni e il proprio sano altruismo a una buona dose di coscienza e competenza, fondamentale in situazioni del genere. Di appoggiarsi ad una struttura credibile, solida e ben organizzata, un punto sul quale hanno già insistito autorevoli esperti del settore. Facciamo in modo che la vicenda di Silvia Romano – conclusasi fortunatamente con un lieto fine – diventi spunto di riflessione costruttivo sull’argomento, affinché nessun giovane venga più mandato allo sbaraglio sotto il paravento del No Profit. Perché, se è vero che “si può fare del bene solo se lo si fa bene”, le buone intenzioni – ahimè – non bastano.

    https://www.tpi.it/cronaca/silvia-ro...0200513601639/
    Questa intervista dovrebbero leggerla tutti ma proprio tutti prima di parlare della vicenda Aisha Romano.
    Ha espresso in termini più posati quello che diceva Silvana De Mari con tutti i suoi difetti.
    Chi conosce tutte le risposte non si è posto tutte le domande. (Confucio)

  16. #16
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    Re: Liberata

    Citazione Originariamente Scritto da Major Sludgebucket (ABS) Visualizza Messaggio
    Ma infatti io non capisco perchè lagggente se la prende con questa povera ragazza, manco si fosse imbarcata da sola per l'Africa di testa sua...
    Lei voleva fare volonariato, si è affidata a un'associazione che l'ha mandata lì. E' colpa dell'associazione se è successo tutto questo, non sua.

  17. #17
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    Re: Liberata

    Citazione Originariamente Scritto da MrBungle Visualizza Messaggio
    Ma infatti io non capisco perchè lagggente se la prende con questa povera ragazza, manco si fosse imbarcata da sola per l'Africa di testa sua...
    Lei voleva fare volonariato, si è affidata a un'associazione che l'ha mandata lì. E' colpa dell'associazione se è successo tutto questo, non sua.
    Veramente anche secondo l'articolo lei non è esente da colpe.
    Per lo meno ha peccato di (tanta) ingenuità altrimenti potremmo arrivare a dire che è un'idiota.
    Cosa che non credo.
    Chi conosce tutte le risposte non si è posto tutte le domande. (Confucio)

  18. #18
    A punto & a capo L'avatar di Napoleoga
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    Re: Liberata

    Comunque siamo un paese da TSO
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  19. #19
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    Re: Liberata

    Citazione Originariamente Scritto da Napoleoga Visualizza Messaggio
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    Programma televisivo preferito: Le Iene

    C'è bisogno d'aggiungere altro?

  20. #20
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    Re: Liberata

    Citazione Originariamente Scritto da Napoleoga Visualizza Messaggio
    Comunque siamo un paese da TSO
    https://www.facebook.com/silvia.romano.7524
    Ma è il suo?
    Ieri avevano detto che l'aveva chiuso.
    Chi conosce tutte le risposte non si è posto tutte le domande. (Confucio)

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