Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][wot] - Pagina 2

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Discussione: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][wot]

  1. #21
    Si sbrighi, coglionazzo! L'avatar di Lo Zio
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    6 ore alla mattina, 6 ore prima di pranzo, 6 ore nel pomeriggio, 6 ore la sera


  2. #22
    Disagio&Disagi, Inc. L'avatar di Moloch
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    ogni estate si davano alla guerra lontano dai doveri agricoli che erano già doveri di ufficio: l’agricoltura richiede sei ore di lavoro al giorno, non le due orette dell’età dell’oro quando il cibo si cacciava e si raccoglieva

    buon dio quanto ritardo
    davvero, pensavo che certe trisomie fossero incompatibili con la vita postnatale, ma mi sa che mi sbagliavo

  3. #23
    La Nonna L'avatar di Lux !
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][


    Il padre di famiglia è strettamente eterosessuale, e man mano che si inoltra nel Novecento, diventa sempre meno propenso a scappatelle extraconiugali, o comunque le effettua in maniera sempre più coperta salvo incappare in Monica Lewinski. Eppure dietro Odisseo c’è sempre l’ombra di Achille: ancora in pieno Novecento l’esplosione nazista riproduce il gruppo dei cacciatori guerrieri, le giovani belve assetate di sangue saltano fuori dalle trincee e sconvolgono il mondo di sangue, di spari e d’innovative forme di sacrificio umano. Così fan tutti.



    Davanti a gente che ha fatto il classico, ci sentiamo tutti ignorantelli

  4. #24
    Ginzo
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    Fra l'altro:

    >agricoltura richiede due ore al giorno per cacciare e raccogliere


  5. #25
    Senior Member L'avatar di Ciome
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    Citazione Originariamente Scritto da Ginzo Visualizza Messaggio
    >l'agricoltura richiede 6 ore di lavoro al giorno

    Sono abbastanza sicuro che non sia vero
    Se è per questo non è nemmeno nata 7000 anni fa...
    riassunto topic pirateria domestica:

    Citazione Originariamente Scritto da darkeden82 Visualizza Messaggio
    Tu non lavori nell'it ma per il sociale



    l'apice di svapo:


    Citazione Originariamente Scritto da Milella Visualizza Messaggio
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  6. #26
    Ginzo
    Guest

    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    >nazisti
    >gente che salta fuori dalla trincee

    GHHHHHN

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    Citazione Originariamente Scritto da Ciome Visualizza Messaggio
    Se è per questo non è nemmeno nata 7000 anni fa...
    Non ho letto tutto ovviamente

  7. #27
    Senior Member L'avatar di Ciome
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    Citazione Originariamente Scritto da Ginzo Visualizza Messaggio
    Non ho letto tutto ovviamente
    nemmeno io. ho letto il primo, poi il secondo mi sono fermato quando ho letto questa.
    riassunto topic pirateria domestica:

    Citazione Originariamente Scritto da darkeden82 Visualizza Messaggio
    Tu non lavori nell'it ma per il sociale



    l'apice di svapo:


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  8. #28
    La Nonna L'avatar di Lux !
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    Che poi, a dirla tutta, a me le ball gag non piacciono, però in questi casi, ne capisco l'utilità

  9. #29
    Senior Member L'avatar di Cesarino
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    Molocchio, in realtà leggevo in giro che i nuovi studi archecosi hanno un po' ribaltato la storia per cui i cacciatori-raccoglitori facevan una vita di merda appresso ai mammut, mentro i contadini eran belli, forti, sicuri e spensierati. sarebbe il contrario. la caccia richiedeva effettivamente poche ore di impegno a fronte pasti lauti e abbondanti, while l'agricoltura sedentaria incatena effettivamente il contadino a ore di lavoro sfiancante. prova ne sarebbe (tra le varie) che gli scheletri dei cacciatori paleolitici eran più alti e con ossa e denti meglio messi rispetto ai contadinozzi di millemila anni dopo

  10. #30
    Disagio&Disagi, Inc. L'avatar di Moloch
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    sisi, 2000 kcal/die per individuo in una tribù di trenta persone, da recuperare ogni santo giorno da fonti instabili, erratiche e mobili. immagino il tempo libero guarda, ore e ore da dedicare alla filosofia
    la vita dei contadini era una merda uguale, ma almeno erano in grado di produrre surplus.

  11. #31
    Senior Member L'avatar di Cesarino
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    tie molocchio, beccati sto malloppone:

    http://discovermagazine.com/1987/may...the-human-race





    The Worst Mistake in the History of the Human Race



    To science we owe dramatic changes in our smug self-image. Astronomy taught us that our earth isn't the center of the universe but merely one of billions of heavenly bodies. From biology we learned that we weren't specially created by God but evolved along with millions of other species. Now archaeology is demolishing another sacred belief: that human history over the past million years has been a long tale of progress. In particular, recent discoveries suggest that the adoption of agriculture, supposedly our most decisive step toward a better life, was in many ways a catastrophe from which we have never recovered. With agriculture came the gross social and sexual inequality, the disease and despotism, that curse our existence. At first, the evidence against this revisionist interpretation will strike twentieth century Americans as irrefutable. We're better off in almost every respect than people of the Middle Ages, who in turn had it easier than cavemen, who in turn were better off than apes. Just count our advantages. We enjoy the most abundant and varied foods, the best tools and material goods, some of the longest and healthiest lives, in history. Most of us are safe from starvation and predators. We get our energy from oil and machines, not from our sweat. What neo-Luddite among us would trade his life for that of a medieval peasant, a caveman, or an ape?

    For most of our history we supported ourselves by hunting and gathering: we hunted wild animals and foraged for wild plants. It's a life that philosophers have traditionally regarded as nasty, brutish, and short. Since no food is grown and little is stored, there is (in this view) no respite from the struggle that starts anew each day to find wild foods and avoid starving. Our escape from this misery was facilitated only 10,000 years ago, when in different parts of the world people began to domesticate plants and animals. The agricultural revolution spread until today it's nearly universal and few tribes of hunter-gatherers survive.

    From the progressivist perspective on which I was brought up, to ask "Why did almost all our hunter-gatherer ancestors adopt agriculture?" is silly. Of course they adopted it because agriculture is an efficient way to get more food for less work. Planted crops yield far more tons per acre than roots and berries. Just imagine a band of savages, exhausted from searching for nuts or chasing wild animals, suddenly grazing for the first time at a fruit-laden orchard or a pasture full of sheep. How many milliseconds do you think it would take them to appreciate the advantages of agriculture?

    The progressivist party line sometimes even goes so far as to credit agriculture with the remarkable flowering of art that has taken place over the past few thousand years. Since crops can be stored, and since it takes less time to pick food from a garden than to find it in the wild, agriculture gave us free time that hunter-gatherers never had. Thus it was agriculture that enabled us to build the Parthenon and compose the B-minor Mass.

    While the case for the progressivist view seems overwhelming, it's hard to prove. How do you show that the lives of people 10,000 years ago got better when they abandoned hunting and gathering for farming? Until recently, archaeologists had to resort to indirect tests, whose results (surprisingly) failed to support the progressivist view. Here's one example of an indirect test: Are twentieth century hunter-gatherers really worse off than farmers? Scattered throughout the world, several dozen groups of so-called primitive people, like the Kalahari bushmen, continue to support themselves that way. It turns out that these people have plenty of leisure time, sleep a good deal, and work less hard than their farming neighbors. For instance, the average time devoted each week to obtaining food is only 12 to 19 hours for one group of Bushmen, 14 hours or less for the Hadza nomads of Tanzania. One Bushman, when asked why he hadn't emulated neighboring tribes by adopting agriculture, replied, "Why should we, when there are so many mongongo nuts in the world?"

    While farmers concentrate on high-carbohydrate crops like rice and potatoes, the mix of wild plants and animals in the diets of surviving hunter-gatherers provides more protein and a bettter balance of other nutrients. In one study, the Bushmen's average daily food intake (during a month when food was plentiful) was 2,140 calories and 93 grams of protein, considerably greater than the recommended daily allowance for people of their size. It's almost inconceivable that Bushmen, who eat 75 or so wild plants, could die of starvation the way hundreds of thousands of Irish farmers and their families did during the potato famine of the 1840s.



    So the lives of at least the surviving hunter-gatherers aren't nasty and brutish, even though farmes have pushed them into some of the world's worst real estate. But modern hunter-gatherer societies that have rubbed shoulders with farming societies for thousands of years don't tell us about conditions before the agricultural revolution. The progressivist view is really making a claim about the distant past: that the lives of primitive people improved when they switched from gathering to farming. Archaeologists can date that switch by distinguishing remains of wild plants and animals from those of domesticated ones in prehistoric garbage dumps.

    How can one deduce the health of the prehistoric garbage makers, and thereby directly test the progressivist view? That question has become answerable only in recent years, in part through the newly emerging techniques of paleopathology, the study of signs of disease in the remains of ancient peoples.

    In some lucky situations, the paleopathologist has almost as much material to study as a pathologist today. For example, archaeologists in the Chilean deserts found well preserved mummies whose medical conditions at time of death could be determined by autopsy (Discover, October). And feces of long-dead Indians who lived in dry caves in Nevada remain sufficiently well preserved to be examined for hookworm and other parasites.

    Usually the only human remains available for study are skeletons, but they permit a surprising number of deductions. To begin with, a skeleton reveals its owner's sex, weight, and approximate age. In the few cases where there are many skeletons, one can construct mortality tables like the ones life insurance companies use to calculate expected life span and risk of death at any given age. Paleopathologists can also calculate growth rates by measuring bones of people of different ages, examine teeth for enamel defects (signs of childhood malnutrition), and recognize scars left on bones by anemia, tuberculosis, leprosy, and other diseases.

    One straight forward example of what paleopathologists have learned from skeletons concerns historical changes in height. Skeletons from Greece and Turkey show that the average height of hunger-gatherers toward the end of the ice ages was a generous 5' 9'' for men, 5' 5'' for women. With the adoption of agriculture, height crashed, and by 3000 B. C. had reached a low of only 5' 3'' for men, 5' for women. By classical times heights were very slowly on the rise again, but modern Greeks and Turks have still not regained the average height of their distant ancestors.

    Another example of paleopathology at work is the study of Indian skeletons from burial mounds in the Illinois and Ohio river valleys. At Dickson Mounds, located near the confluence of the Spoon and Illinois rivers, archaeologists have excavated some 800 skeletons that paint a picture of the health changes that occurred when a hunter-gatherer culture gave way to intensive maize farming around A. D. 1150. Studies by George Armelagos and his colleagues then at the University of Massachusetts show these early farmers paid a price for their new-found livelihood. Compared to the hunter-gatherers who preceded them, the farmers had a nearly 50 per cent increase in enamel defects indicative of malnutrition, a fourfold increase in iron-deficiency anemia (evidenced by a bone condition called porotic hyperostosis), a theefold rise in bone lesions reflecting infectious disease in general, and an increase in degenerative conditions of the spine, probably reflecting a lot of hard physical labor. "Life expectancy at birth in the pre-agricultural community was bout twenty-six years," says Armelagos, "but in the post-agricultural community it was nineteen years. So these episodes of nutritional stress and infectious disease were seriously affecting their ability to survive."

    The evidence suggests that the Indians at Dickson Mounds, like many other primitive peoples, took up farming not by choice but from necessity in order to feed their constantly growing numbers. "I don't think most hunger-gatherers farmed until they had to, and when they switched to farming they traded quality for quantity," says Mark Cohen of the State University of New York at Plattsburgh, co-editor with Armelagos, of one of the seminal books in the field, Paleopathology at the Origins of Agriculture. "When I first started making that argument ten years ago, not many people agreed with me. Now it's become a respectable, albeit controversial, side of the debate."

    There are at least three sets of reasons to explain the findings that agriculture was bad for health. First, hunter-gatherers enjoyed a varied diet, while early fanners obtained most of their food from one or a few starchy crops. The farmers gained cheap calories at the cost of poor nutrition, (today just three high-carbohydrate plants -- wheat, rice, and corn -- provide the bulk of the calories consumed by the human species, yet each one is deficient in certain vitamins or amino acids essential to life.) Second, because of dependence on a limited number of crops, farmers ran the risk of starvation if one crop failed. Finally, the mere fact that agriculture encouraged people to clump together in crowded societies, many of which then carried on trade with other crowded societies, led to the spread of parasites and infectious disease. (Some archaeologists think it was the crowding, rather than agriculture, that promoted disease, but this is a chicken-and-egg argument, because crowding encourages agriculture and vice versa.) Epidemics couldn't take hold when populations were scattered in small bands that constantly shifted camp. Tuberculosis and diarrheal disease had to await the rise of farming, measles and bubonic plague the appearnce of large cities.

    Besides malnutrition, starvation, and epidemic diseases, farming helped bring another curse upon humanity: deep class divisions. Hunter-gatherers have little or no stored food, and no concentrated food sources, like an orchard or a herd of cows: they live off the wild plants and animals they obtain each day. Therefore, there can be no kings, no class of social parasites who grow fat on food seized from others. Only in a farming population could a healthy, non-producing elite set itself above the disease-ridden masses. Skeletons from Greek tombs at Mycenae c. 1500 B. C. suggest that royals enjoyed a better diet than commoners, since the royal skeletons were two or three inches taller and had better teeth (on the average, one instead of six cavities or missing teeth). Among Chilean mummies from c. A. D. 1000, the elite were distinguished not only by ornaments and gold hair clips but also by a fourfold lower rate of bone lesions caused by disease.

    Similar contrasts in nutrition and health persist on a global scale today. To people in rich countries like the U. S., it sounds ridiculous to extol the virtues of hunting and gathering. But Americans are an elite, dependent on oil and minerals that must often be imported from countries with poorer health and nutrition. If one could choose between being a peasant farmer in Ethiopia or a bushman gatherer in the Kalahari, which do you think would be the better choice?

    Farming may have encouraged inequality between the sexes, as well. Freed from the need to transport their babies during a nomadic existence, and under pressure to produce more hands to till the fields, farming women tended to have more frequent pregnancies than their hunter-gatherer counterparts -- with consequent drains on their health. Among the Chilean mummies for example, more women than men had bone lesions from infectious disease.

    Women in agricultural societies were sometimes made beasts of burden. In New Guinea farming communities today I often see women staggering under loads of vegetables and firewood while the men walk empty-handed. Once while on a field trip there studying birds, I offered to pay some villagers to carry supplies from an airstrip to my mountain camp. The heaviest item was a 110-pound bag of rice, which I lashed to a pole and assigned to a team of four men to shoulder together. When I eventually caught up with the villagers, the men were carrying light loads, while one small woman weighing less than the bag of rice was bent under it, supporting its weight by a cord across her temples.

    As for the claim that agriculture encouraged the flowering of art by providing us with leisure time, modern hunter-gatherers have at least as much free time as do farmers. The whole emphasis on leisure time as a critical factor seems to me misguided. Gorillas have had ample free time to build their own Parthenon, had they wanted to. While post-agricultural technological advances did make new art forms possible and preservation of art easier, great paintings and sculptures were already being produced by hunter-gatherers 15,000 years ago, and were still being produced as recently as the last century by such hunter-gatherers as some Eskimos and the Indians of the Pacific Northwest.

    Thus with the advent of agriculture and elite became better off, but most people became worse off. Instead of swallowing the progressivist party line that we chose agriculture because it was good for us, we must ask how we got trapped by it despite its pitfalls.

    One answer boils down to the adage "Might makes right." Farming could support many more people than hunting, albeit with a poorer quality of life. (Population densities of hunter-gatherers are rarely over on person per ten square miles, while farmers average 100 times that.) Partly, this is because a field planted entirely in edible crops lets one feed far more mouths than a forest with scattered edible plants. Partly, too, it's because nomadic hunter-gatherers have to keep their children spaced at four-year intervals by infanticide and other means, since a mother must carry her toddler until it's old enough to keep up with the adults. Because farm women don't have that burden, they can and often do bear a child every two years.

    As population densities of hunter-gatherers slowly rose at the end of the ice ages, bands had to choose between feeding more mouths by taking the first steps toward agriculture, or else finding ways to limit growth. Some bands chose the former solution, unable to anticipate the evils of farming, and seduced by the transient abundance they enjoyed until population growth caught up with increased food production. Such bands outbred and then drove off or killed the bands that chose to remain hunter-gatherers, because a hundred malnourished farmers can still outfight one healthy hunter. It's not that hunter-gatherers abandoned their life style, but that those sensible enough not to abandon it were forced out of all areas except the ones farmers didn't want.

    At this point it's instructive to recall the common complaint that archaeology is a luxury, concerned with the remote past, and offering no lessons for the present. Archaeologists studying the rise of farming have reconstructed a crucial stage at which we made the worst mistake in human history. Forced to choose between limiting population or trying to increase food production, we chose the latter and ended up with starvation, warfare, and tyranny.

    Hunter-gatherers practiced the most successful and longest-lasting life style in human history. In contrast, we're still struggling with the mess into which agriculture has tumbled us, and it's unclear whether we can solve it. Suppose that an archaeologist who had visited from outer space were trying to explain human history to his fellow spacelings. He might illustrate the results of his digs by a 24-hour clock on which one hour represents 100,000 years of real past time. If the history of the human race began at midnight, then we would now be almost at the end of our first day. We lived as hunter-gatherers for nearly the whole of that day, from midnight through dawn, noon, and sunset. Finally, at 11:54 p. m. we adopted agriculture. As our second midnight approaches, will the plight of famine-stricken peasants gradually spread to engulf us all? Or will we somehow achieve those seductive blessings that we imagine behind agriculture's glittering facade, and that have so far eluded us?
    Ultima modifica di Cesarino; 21-05-16 alle 12:39

  12. #32
    Mr. Temperino L'avatar di Rot Teufel
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    Citazione Originariamente Scritto da Moloch Visualizza Messaggio
    com'è il pan per focaccia, bitches?
    Il perfetto tl/dr del wottone

  13. #33
    METAFISICO SISTEMICO L'avatar di macs
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    Sento puzza di ritardo mentale e trisomia 21, forse pure 18

  14. #34
    Ginzo
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    Citazione Originariamente Scritto da Moloch Visualizza Messaggio
    sisi, 2000 kcal/die per individuo in una tribù di trenta persone, da recuperare ogni santo giorno da fonti instabili, erratiche e mobili. immagino il tempo libero guarda, ore e ore da dedicare alla filosofia
    la vita dei contadini era una merda uguale, ma almeno erano in grado di produrre surplus.
    Non ho letto il wot di cesarcoso ma quoto moloch in toto. Mi sono dovuto sorbire giusto qualche mese fa un intero capitolo di sociologia sul come le disuguaglianze economiche sono state create dall'agricoltura perchè ha permesso di accumulare quantità sempre maggiori di cibo.

  15. #35
    Senior Member L'avatar di EddieTheHead
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    secondo certe teorie, l'uomo non è diventato sedentario agricoltore per produrre il pane, ma per produrre la birra non scherzo

  16. #36
    Disagio&Disagi, Inc. L'avatar di Moloch
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    Citazione Originariamente Scritto da Cesarino Visualizza Messaggio
    tie molocchio, beccati sto malloppone:

    http://discovermagazine.com/1987/may...the-human-race
    ne ho letto metà, qualcosa non mi tornava, ho aperto il link.

    JARED DIAMOND





    cesarino ammazzati

  17. #37
    Senior Member L'avatar di Cesarino
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][


  18. #38
    Senior Member L'avatar di Cesarino
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    Maschilismo 2016, anche gli uomini si sentono discriminati

    Il 19 novembre si celebra l’International Men’s Day, diventata un’occasione per attirare l’attenzione sul mondo maschile, investito da problemi nuovi come i disturbi alimentari e i frequenti suicidi. C’è chi ha anche chiesto un ministero per la tutela dei maschi





    Sul calendario, da celebrare, non c’è solo l’8 marzo. Forse non tutti lo sanno, ma anche gli uomini hanno la loro festa: l’International Men’s Day (Imd), che si celebra dal 1999 ogni 19 novembre. In Italia è riconosciuta dal 2009, anche se non si vedono in giro molte donne intente a fare gli auguri ai compagni, mariti, padri, fratelli. L’idea di una festa maschile era già nata in Russia negli anni Venti per celebrare il valore dei poderosi maschi sovietici, che non ritenevano giusto che ci fosse una festa per le donne e non una per gli uomini. Ma negli anni, davanti al declino della cultura patriarcale, la celebrazione si è trasformata in una sorta di rivendicazione della mascolinità. Quasi fosse una categoria da proteggere, ora che il maschio alfa è diventato più debole. Celebrando le gesta e i sacrifici che gli uomini hanno fatto per contribuire al progresso della società. Se l’orgoglio femminile esiste, meglio ricordare anche quello maschile.

    «È un’idea eccellente per garantire l’equilibrio di genere», disse Ingeborg Breines, direttrice della sezione Donne e cultura della pace dell’Unesco, a proposito della festa. Come se, con l’emergere della questione di genere, femminile, si fosse innescata una battaglia tra i sessi. Con una discriminazione al contrario, che porta a una disattenzione verso le esigenze maschili. La polemica emerge puntuale sui social network ogni 8 marzo, con una lunga fila di post di uomini arrabbiati che rivendicano una celebrazione anche per sé, ignari dell’esistenza di una festa equivalente al maschile. Tant’è che quest’anno il comico inglese Richard Herring si è messo di santa pazienza e ha risposto a ogni tweet polemico che l’8 marzo maschile esiste, ed è il 19 novembre.

    Finora parole come oppressione, pregiudizio, discriminazione, sessismo sono state agitate dalle donne. E gli uomini sono sempre stati gli imputati, non le vittime. Ma ora pure il sesso forte ha qualcosa di cui lamentarsi. I maschi si sentono oppressi proprio come le donne. Ecco perché recriminano una festa tutta per loro. Ecco perché in Gran Bretagna, in risposta allo storico programma della Bbc, Woman’s Hour, nel 2010 è partito anche Men’s Hour, «la trasmissione per gli uomini moderni». Che hanno le loro paturnie, soffrono (uno degli ultimi podcast si chiama “Boys don’t cry?”) e rivendicano la propria mascolinità.

    Anche in Italia, in risposta all’associazionismo femminile, sono spuntati i comitati maschili. Come il “Cerchio degli uomini”, che oltre a riflettere sul cambiamento della figura maschile, fa cose molto utili, come la promozione di una linea telefonica dedicata agli uomini che si accorgono (per tempo) di avere reazioni violente. Ma ci sono anche nomi come l’Associazione uomini casalinghi (il vero uomo sa anche lavare, dicono) e Maschile Plurale, che raccoglie uomini con orientamenti sessuali diversi.

    Davanti al declino della cultura patriarcale, l’International Men’Day si è trasformato in una sorta di rivendicazione della mascolinità. Quasi fosse una categoria da proteggere, ora che il maschio alfa è diventato più debole

    Qualche anno fa fece molto rumore un libro scritto dal filosofo sudafricano David Benatar, The Second Sexism. Discrimination Against Men and Boys. Secondo Benatar, una nuova forma di sessismo latente opprime gli uomini nel mondo occidentale. Fatta eccezione per la violenza sessuale e la violenza domestica, dice Benatar, gli uomini sono vittime della violenza molto più delle donne. Ed elenca una serie di esempi. Sono arruolati molto più delle colleghe per combattere le guerre. Tra i senzatetto, la popolazione maschile è prevalente. Fanno lavori più usuranti. In caso di divorzio, hanno minori probabilità di tenere la casa coniugale e ottenere la custodia dei figli. E nel caso di un naufragio, sulle scialuppe di salvataggio salgono per ultimi. Se a questo aggiungiamo il fatto che gli uomini hanno una tendenza al suicidio dieci volte maggiore rispetto alle donne, viene fuori quello che secondo Benatar è il “secondo sessismo”. Secondo, perché il primo, quello verso le donne, esiste eccome. E Benatar non lo nega, vuole soltanto fare giustizia e dire che anche gli uomini hanno i loro problemi.

    Se nell’immaginario collettivo le donne sono oppresse da figure femminili scolpite e perfette, anche gli uomini subiscono lo stereotipo dei muscoli a tutti i costi. Una ragazza può sentirsi inadeguata mentre guarda l’ultima pubblicità di Irina Shayk, un ragazzo può avere le stesse sensazioni davanti alle foto di David Beckam. Non a caso, come abbiamo già scritto su Linkiesta, i disturbi alimentari non sono più solo un problema femminile. Se fino a vent’anni fa una persona su dieci tra chi soffriva di problemi legati all’alimentazione era di sesso maschile, oggi l’incidenza è aumentata a uno su quattro. Non solo anoressia e bulimia, gli uomini sconfinano spesso e volentieri nella ortoressia e vigoressia, l’ossessione per i muscoli, nata nella cultura del benessere a tutti i costi, delle palestre e dello sport eccessivo.

    Per identificare l’uomo attento all’estetica è stato coniato anche il termine metrosexual, utilizzato per indicare una nuova generazione di uomini consumatori di prodotti cosmetici e molto curati nell’aspetto. In controtendenza rispetto allo stereotipo dell’uomo rude “che non deve chiedere mai”. Come per le donne, anche per gli uomini, spiegano gli psichiatri, il corpo è diventato teatro di rappresentazioni e di conflitti. Dall’adolescenza all’età adulta. E poiché i disturbi alimentari sono stati considerati finora con una connotazione prevalentemente femminile, gli uomini hanno difficoltà a chiedere aiuto agli specialisti. Anche perché se ci sono giustamente centri per le donne, case per le donne ecc, sono pochi gli equivalenti maschili. E anche le strutture specializzate nella gestione delle patologie specifiche degli uomini. Basta pensare che fino a due anni fa, il Dsm (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), la Bibbia dei disturbi psicologici, tra i criteri per descrivere l’anoressia indicava addirittura “l’assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi”. Gli uomini non venivano neanche presi in considerazione.

    Secondo David Benatar, una nuova forma di sessismo latente opprime gli uomini nel mondo occidentale. Fatta eccezione per la violenza sessuale e la violenza domestica, dice Benatar, gli uomini sono vittime della violenza molto più delle donne

    Come spiegano Laura Dalla Ragione e Marta Scoppetta nel libro Giganti d’argilla, se l’identità dell’uomo in passato si costruiva attraverso il lavoro, in un momento di crisi si punta tutto sul corpo. La costruzione di un corpo perfetto può diventare un obiettivo che distrae da una vita non proprio soddisfacente. Non a caso, rispetto alle donne, negli uomini che soffrono di disturbi alimentari si registra una forte prevalenza di disturbi psichiatrici. E spesso alle spalle di un uomo anoressico o bulimico ci sono storie di obesità infantile, più ricorrente tra i maschi che nelle femmine. Che subiscono gli insulti e le prese in giro dei coetanei tanto quanto accade tra le bambine, provocando nei ragazzi le stesse sofferenze delle ragazze.

    L’organizzazione inglese CALM, acronimo che sta per Campaign Against Living Miserably , ha pubblicato in occasione di una delle ultime Feste dell’uomo uno studio dal titolo “Crisi nella moderna mascolinità: capire i suicidi maschili”. In Inghilterra e Galles il suicidio è la principale causa di morte tra gli uomini nella fascia d’età 20-49 anni. E gli uomini rappresentano il 78% di tutti i suicidi nel Regno Unito, mentre quelli femminili sono in declino. Lo studio analizza le pressioni e le aspettative che uomini e donne affrontano nella vita di tutti i giorni, concludendo che gli uomini non riescono a reagire ai problemi perché tendono a non parlarne, tenendosi tutto per sé. Tra gli intervistati, il 42% degli uomini quando va al lavoro dice di sentirsi oppresso dalla necessità di “portare il pane a casa”. Tra le donne, si scende al 13 per cento. Non solo: quasi un uomo su tre teme di perdere il lavoro, perdendo così la stima della propria compagna. E a proposito di relazioni, tre uomini su dieci ritengono di non avere le qualità e le abilità che una partner cerca in un uomo. Senza dimenticare che, soprattutto in un periodo di crisi, gli uomini ammettono di sforzarsi per mostrarsi forti e padroni della situazione, senza lasciare intravedere debolezze ed emozioni. Finché non scoppiano, appunto. Tanto che qualcuno in Inghilterra si è spinto fino a chiedere un “ministero degli Uomini”. I pesci, ha scritto Tim Samuels sul Telegraph, hanno maggiori rappresentanti in politica degli uomini: c’è chi combatte per la loro tutela e per la sostenibilità della pesca. È tempo che qualcuno combatta anche per la tutela dell’uomo nuovo, contro il logorio della vita moderna.

  19. #39
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    no però solo peggio del femminismo ci può essere solo il "maschilismo"

  20. #40
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    Re: Caro Maschio Italiano Moderno, mi spiace ma tu soffri di figafobia... [daiuccia][

    Citazione Originariamente Scritto da Decay Visualizza Messaggio
    no però solo peggio del femminismo ci può essere solo il "maschilismo"
    o quattro wot nello stesso thread

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