Polemica per alcuni versi della canzone "Vorrei ma non posto" (già disco d'oro) in cui si fa riferimento alla compravendita degli esami. Intanto l'Anvur pubblica il checkup biennale: riprendono le immatricolazioni
«E ancora un'altra estate arriverà/E compreremo un altro esame all'università», testo e musica di JAx e Fedez che con il nuovo tormentone musicale Vorrei ma non posto (già disco d'oro) fanno infuriare i rettori delle università italiane. La canzone, che punta ad essere il tormentone dell'estate 2016 anche grazie alla pubblicità in tv di una nota marca di gelati, è stata presa di mira dal mondo accademico. A Firenze, il gruppo di ricercatori Rete 29 Aprile valuta la possibilità di fare causa all'Unilever per aver utilizzato a scopi commerciali una canzone che dà un'immagine negativa degli atenei italiani. Ma come stanno veramente le nostre università? A rispondere ci ha pensato il rapporto biennale Anvur (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca) presentato il 24 maggio. Il dato più incoraggiante riguarda le immatricolazioni: dopo anni di riduzioni, le iscrizioni tornano a salire (+1,6% negli ultimi dodici mesi). Tuttavia, nelle lauree triennali solo il 58% degli studenti arriva in fondo al percorso di studi mentre il 39% abbandona. La questione sollevata dalla canzone di Fedez e JAx non viene direttamente affrontata, ma ci sono due dati che parlano chiaro: il voto medio d'esame per gli universitari italiani è del 26,78 mentre la valutazione finale si attesta sul 104,41. Insomma, l'università italiana certamente non è un mercato e, come riportano alcuni commenti Facebook alla pagina di Fedez, «per una laurea acquistata ci sono altri mille studenti che si fanno il mazzo».





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Da me alcuni andavano per l'ottantina 

