Re: [News&Talk] L'amaro topic del pallone bianco rosso e verde
L'avvocato dei tifosi: "Necessarie riforme su Daspo e processi"
Luca Maggi: "Provvedimenti spesso rovesciati in sede penale, ma nessuno risarcisce del tempo perso. E durante la pandemia misura paradossale"
Il graduale ritorno alla normalità passa anche dal rientro del pubblico negli stadi. Eppure gli spalti vuoti hanno fatto scivolare in secondo piano le vicende giudiziarie che coinvolgono parte del tifo. Ma non per tutti. Fra le eccezioni Luca Maggi, avvocato barese di 44 anni, venti dei quali trascorsi occupandosi di normative su reati da stadio, fra i primi ad aver affrontato il decreto Maroni istitutivo della Tessera del tifoso e il cosiddetto Daspo di gruppo, successivo agli episodi della finale di Coppa Italia fra Napoli e Fiorentina.
Avvocato, gli impianti sono in fase di riapertura, si percepisce forte desiderio di tifo e aggregazione, ma la situazione impone ancora distanziamenti.
«Le misure attuali col pubblico a scacchiera non credo siano conciliabili con le esigenze del tifo organizzato. Un'opzione sarà restare fuori, anche per non prestare il fianco a eventuali forme di repressione, dagli stadi alle città».
Non nutre grande ottimismo.
«Queste ultime stagioni senza pubblico hanno soltanto offuscato il problema, ma nel frattempo i Daspo sono proseguiti».
Anche in pieno lockdown?
«L'aspetto che ha spronato di più me e i colleghi che si occupano di queste vicende è che negli uffici giudiziari di certe città si sono ostinati a rigettare le istanze di sospensione dell'obbligo di presentazione presso gli uffici di PS».
Sembra un paradosso.
«Lo è. Sia perché le partite si giocavano a porte chiuse, sia per l'emergenza sanitaria in corso che metteva in pericolo la salute di chi era chiamato a firmare nonostante i divieti di circolazione. È il paradigma dell'inspiegabile livello di repressione anti-ultras e della schizofrenia delle misure che li riguardano».
I Daspo continuano a essere visti come panacea: c'è perfino chi li ha invocati per la festa dei romanisti del 22 luglio scorso.
«Non mi stupisce più nulla. Sembra che il problema dell'Italia sia nelle forme gioiose di aggregazione. Tutta la normativa attuale punta a vederci soli e disgregati».
Ne fa una questione sociale.
«O social... Meglio confinare tutti lì. Vedo un filo conduttore partito ormai da inizio terzo millennio coi vari grandi fratelli (l'idea della reclusione che diventa "cool") che ci fanno vedere la vita degli altri da casa. La società civile ingoia medicine amare che portano verso l'isolamento, la disgregazione sociale. Ci si incontra quasi soltanto on line. Il movimento ultras è aggregazione, mette in discussione le regole, perciò va confinato».
Si parla spesso di discrepanze fra Daspo e giudizio penale.
«La questione è annosa. Nel 1989 hanno deciso di definire il Daspo misura di prevenzione, come tale appannaggio del questore, con convalida entro 96 ore e obbligo di presentazione per firmare. Ma per fare le cose per bene si sarebbe dovuto prevedere un giudizio di convalida alla presenza dell'avvocato in aula e un processo immediato dando giuste garanzie».
Invece?
«Invece il Gip non ascolta il destinatario del provvedimento, convalida al 99% le decisioni del questore. Quello che noi chiediamo è che l'obbligo di convalida si attui in presenza del destinatario e del suo avvocato, e che riguardi l'intero provvedimento. Se viene comminato un Daspo di 5 anni che poi il processo penale rivela immotivato (e capita...) chi restituisce al destinatario il tempo perso?».
Non si riferisce esclusivamente alla rinuncia allo stadio?
«Purtroppo c'è molto altro, che investe limitazioni alla vita pubblica e alla libertà di circolazione. Per esempio il daspato non può partecipare a concorsi. Noi avvocati depositiamo memorie scritte che spesso nemmeno vengono lette. E magari i nostri clienti sono assolti in sede penale dopo 5 anni persi».
Non esiste risarcimento danni?
«Una richiesta del genere deve smontare una serie di sbagli che equivalgono a scalare l'Everest: bisogna provare dolo e danno ricevuto, avere tempo e soldi per sostenere le cause. Ma entreremmo nella responsabilità dei giudici, un campo fin troppo vasto».
Quale può essere la soluzione?
«Il giudizio cautelare non dà alcuna garanzia. L'indiziato ha diritto al giudizio pieno o ancora meglio a un processo penale rapido, e solo dopo colpevolezza il giudice - e non il questore - dovrebbe avere facoltà di emanare il Daspo».
Da qualche anno lo si rischia anche restando in piedi o cambiando seggiolino.
«All'inizio era un provvedimento per tutelare l'ordine pubblico, oggi ha perso il significato originario e si assiste a evidenti abusi».
La legislazione d'emergenza nasce sull'onda emotiva degli episodi, ma sembra non finire.
«Il trucco è proprio mantenere la situazione emergenziale. In termini di tempo e risorse mentali costano molto di più una legislazione ragionata e una riforma organica. Noi abbiamo proposto diverse bozze di riforma legislativa in materia, mai prese in considerazione».
Al di là di chi è coinvolto direttamente, il tema non appare molto "popolare".
«Chi cerca il consenso interviene più facilmente quando c'è da sbattere i pugni sul tavolo. Attendiamo la riforma del processo penale da oltre trent'anni: evidentemente le lungaggini processuali fanno comodo. In Germania il rinvio è al giorno dopo, in Italia a un anno e mezzo. Mi sembra ci sia interesse a non cambiare. O peggio, a fare in modo che tutto cambi affinché nulla cambi realmente».
Re: [News&Talk] L'amaro topic del pallone bianco rosso e verde
Tutte verità dette e ridette
Re: [News&Talk] L'amaro topic del pallone bianco rosso e verde
Altro che realtà alternative, qua stiamo al delirio più totale e sconclusionato :rotfl: !
Non fosse un avvocato, ci sarebbe da preoccuparsi.
Re: [News&Talk] L'amaro topic del pallone bianco rosso e verde
Papu Gomez shock: "Gasp cercò di picchiarmi. Ecco tutta la verità sul mio addio all'Atalanta"
L'argentino racconta a "La Nacion" i motivi della rottura con il club bergamasco: "Col Midtyjlland rifiutai un ordine del tecnico, nell'intervallo successe di tutto. Io mi sono scusato, Gasp no. E Percassi non ha avuto le p..."
Papu Gomez rompe il silenzio sulle ragioni che lo hanno portato a dire addio all’Atalanta, il suo paradiso da capitano e leader della squadra. L’argentino lo fa in una lunga intervista a "La Nacion", in cui tesse le lodi di tanti amici e compagni, da Messi ("Un capitano vero e la persona più semplice che conosca") al Cuti Romero ("Un fenomeno, un autentico crack"). La nota dolente arriva quando si parla della Dea e di Gian Piero Gasperini. Il Papu ricostruisce la dinamica della separazione, passo per passo, partendo da ciò che successe nella partita di Champions a Bergamo contro il Midtyjlland. "Sbagliai anche io, perché non obbedii a una consegna tattica. Mancavano 10 minuti alla fine del primo tempo, Gasperini mi chiese di spostarmi sulla destra, ma io stavo giocando benissimo a sinistra. Così gli risposi di no. Immaginate che significa, sul campo oggi, con tutte le telecamere. Sapevo che l’allenatore si sarebbe arrabbiato, che mi avrebbe tolto all’intervallo e in effetti fu così. Ma quello che successe poi nello spogliatoio valicò ogni limite".
IL LITIGIO—
Gomez lo racconta dal suo punto di vista, senza peli sulla lingua, per la prima volta. "Gasperini tentò di picchiarmi. Ok discutere, ma un’aggressione fisica non la posso accettare. Così, dopo questo fatto, chiesi ad Antonio Percassi un incontro e gli spiegai che per me non c’erano problemi a continuare assieme, ammettendo anche le mie colpe: come capitano non mi ero comportato a modo, ero stato un cattivo esempio non obbedendo a un’indicazione dell’allenatore. Però chiesi al presidente che per andare avanti avevo bisogne delle scuse di Gasperini. Una società non può tollerare che il tecnico provi ad aggredire un calciatore".
LA SITUAZIONE PRECIPITA— Insomma, c’erano elementi per riportare la pace. Ma non fu così. Il Papu continua nel suo racconto: "Il giorno dopo ci fu una riunione di tutta la squadra. Io mi feci avanti e chiesi scusa a tutti: allenatore e compagni. Gasperini, però, non proferì parola. Ma come? Io riconosco di essermi comportato male e quello che ha fatto lui? Andava bene, nessuna scusa? Dopo qualche giorno comunicai a Percassi che non volevo più stare all’Atalanta e lavorare con Gasperini, se le cose stavano così. Il presidente mi rispose che non mi avrebbe lasciato andare via così a cuor leggero. Cominciò il tira e molla, le cui conseguenze le ho pagate sulla mia pelle: mi misero fuori squadra, ad allenarmi da solo o con le riserve".
DELUSIONE— Da capitano a separato in casa, il Papu Gomez ha vissuto un momento di buio che mai si sarebbe immaginato dopo 7 anni a Bergamo. "Dopo tutto quello che avevo fatto per il club… Sì, si comportarono male e non posso negarlo. Percassi non ha avuto le palle di chiedere a Gasperini di porgermi le sue scuse. Si sarebbe risolto tutto. Poi mi chiusero le porte del calcio italiano: ero il miglior centrocampista della Serie A e non volevano cedermi a una rivale diretta. Avevo offerte dall’Arabia e dagli Stati Uniti, volevano mandarmi per forza là. Grazie a Dio, alla fine spuntò il Siviglia. E’ stato fondamentale per me, perché volevo a tutti i costi giocare la Coppa America con l’Argentina e così è stato possibile".
PAROLE DURE— Ma chi tra Gasperini e i Percassi ha deluso di più l’ex capitano nerazzurro? "La proprietà del club. Dopo tanti anni insieme, con il bel rapporto che avevamo: i miei figli andavano a scuola con i bambini della famiglia Percassi, condividevamo un sacco di cose. Poi mi hanno gettato nella spazzatura. Una cosa che mi fa male ancora adesso. Con un allenatore è normale si possa litigare, sono cose che succedono spesso, anche in altri lavori capita. Ma la reazione della società mi fece soffrire sul serio". Gomez ha una sua ragione sul perché i Percassi si comportarono così: "Motivi economici. Gasperini è uno dei migliori allenatori d’Europa, che con il suo lavoro fa crescere il valore dei calciatori della rosa. Scelsero lui e non me, perché sapevano che avrebbe continuato a garantire loro soldi dalle cessioni dei calciatori". Il Papu ha però un ultimo pensiero per la gente di Bergamo: "Si merita di sapere la verità, per questo oggi ho voluto raccontarla. Ed è giusto anche per me. Da un giorno all’altro mi fecero sparire e l’intenzione era quella di addossarmi tutte le colpe. Volevano far credere che me ne andassi a Siviglia per i soldi. E’ ora che i tifosi dell’Atalanta sappiano come è andata".
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Originariamente Scritto da
Major Sludgebucket (ABS)
Una società non può tollerare che il tecnico provi ad aggredire un calciatore".
oppan delio rossi style!
Re: [News&Talk] L'amaro topic del pallone bianco rosso e verde
Ma non è che a Gasp hanno passato per sbaglio per tutto l'anno gli stessi bibitoni dei suoi calciatori? :rotfl:
Mi ricordo che quando fischiarono il rigore su Hernandez (nettissimo, preso a forbice da due atalantini) era lì che aveva la bava alla bocca da quanto era arrabbiato per il 'torto' subito :rotfl:
Per non parlare di quando rispose male agli addetti antidoping...
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Re: [News&Talk] L'amaro topic del pallone bianco rosso e verde
Gasp ha smentito il Papu e ha detto che è stato lui ad aggredirlo, difficile dire dove sta la verità, bisognerebbe sentire qualcuno che era nello spogliatoio
https://www.gazzetta.it/Calcio/Serie...32332094.shtml
Re: [News&Talk] L'amaro topic del pallone bianco rosso e verde
Considerato che nell'ultimo anno Gasp:
- ha mandato a fare in culo gli addetti antidoping beccandosi pure il procedimento disciplinare
- ha usato la maggior parte del conferenze stampa per fare il fenomeno e/o farsi i cazzi altrui
- ha spesso dato di matto durante e dopo le partite come un invasato anche quando non aveva un cazzo di ragione
per non sapere nulla onestamente mi fido di più del racconto di Gomez :asd:
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Re: [News&Talk] L'amaro topic del pallone bianco rosso e verde
Due begli stronzi.
Ci parlasse del Gatorade il Papu
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Originariamente Scritto da
Angels
Nel frattempo pure Castagne ha detto che durante la sua permanenza a Bergamo Gasp faceva il bulletto con i giocatori.
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Gomez, per quanto massiccio fisicamente, è alto 165 cm.
Non so, io non me lo vedo tanto ad aggredire la gente...
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Originariamente Scritto da
Numero_6
Nel frattempo pure Castagne ha detto che durante la sua permanenza a Bergamo Gasp faceva il bulletto con i giocatori.
Ecco se sono 2 contro il Gasp, farebbe meglio a stare zitto per evitare altre figure di merda.
Re: [News&Talk] L'amaro topic del pallone bianco rosso e verde
Gasperini è il solito simpaticone che si atteggia a tipico represso frustrato, anche a quell'età.
Il tipico soggetto che non appena ha un po' di potere diventa bulletto o peggio.
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Originariamente Scritto da
tomlovin
Gomez, per quanto massiccio fisicamente, è alto 165 cm.
Non so, io non me lo vedo tanto ad aggredire la gente...
Legge del chihuahua: piccoli e stronzi
Re: [News&Talk] L'amaro topic del pallone bianco rosso e verde
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fiorentina a 151 per restare in serie A
Re: [News&Talk] L'amaro topic del pallone bianco rosso e verde
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Originariamente Scritto da
Damon
Non ci prendono sempre
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Ma lo stanno dicendo tutti da una vita, che la Juve è la favorita numero uno, eh... non è che servissero i bookmakers :asd: .
Re: [News&Talk] L'amaro topic del pallone bianco rosso e verde
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Originariamente Scritto da
tomlovin
Ma lo stanno dicendo tutti da una vita, che la Juve è la favorita numero uno, eh... non è che servissero i bookmakers :asd: .
Lo sappiamo benissimo tutti che la Juve è favorita.
Siete voi che vi inalberate ogni volta che lo diciamo :fag: