BAMLAVINIMAB, CORTE DEI CONTI E GLI IPPOPOTAMI CHE VOLANO
La riapertura della questione sul 'deal' bamlavinimab dell’ottobre 2020 (non chiamiamola inchiesta sui monoclonali. Si parla, come si parlava allora, esclusivamente di un prodotto tra i tanti disponibili) da parte dell’esposto dell’Avv. Grimaldi in rappresentenza dei sostenitori delle c.d. terapie domiciliari, suggerisce alcuni approfondimenti, che toccano dalle politiche commerciali e di autorizzazione al ruolo delle agenzie regolatorie.
Allora, iniziamo dal punto di partenza. 29 ottobre, riunione non ufficiale, ottimamente descritta da un articolo di Francesco Borgonuovo su La Verità, tra i cui partecipanti appare il management esecutivo di AIFA in cui si discute, a leggere i giornalisti informati (tipo l’ottimo MacKinson de Il Fatto) di una fornitura a titolo gratuito di 10.000 dosi di bamlavinimab 700 da parte di Ely Lilly.
Fermiamoci un attimo. 29 Ottobre 2020. A quell’epoca il farmaco denominato bamlavinimab non aveva autorizzazione, neppure di emergenza, in nessun Paese del mondo, neppure negli USA. Autorizzazione che arrivò il 9 Novembre 2020 (
https://www.fda.gov/news-events/pres...tment-covid-19). Nel momento della famosa riunione, quindi, bamlavinimab era un farmaco sperimentale, che aveva concluso (non superato, anzi, formalmente fallito) uno studio di fase 2 (BLAZE 1,
https://www.nejm.org/doi/full/10.1056/nejmoa2029849). Formalmente fallito, perche’ l’endpoint primario NON fu raggiunto.
Quindi, in questa situazione, come poteva Lilly offrire 10.000 dosi di prodotto?
1) Avrebbe dovuto chiedere l’approvazione d’emergenza ad AIFA. Sebbene i trattati europei prevedano la procedura centralizzata per i prodotti biologici (tra i quali i mAb, ovviamente), questo è formalmente possibile in quanto gli Stati membri hanno completa autonomia in materia di salute. Pero’, ahimè, nessuna richiesta e’ stata depositata.
2) Uso compassionevole ai sensi della legge Di Bella. Puo’ darsi, aspettiamo qualche documento, ma per legge, l’uso compassionevole è senza onori per il sistema sanitario e per le aziende ospedialiere, quindi è ovvio che la fornitura avrebbe dovuto esser gratuita. Ma, chi ha chiesto questo uso? Quale ospedale? Quale comitato etico? AIFA? Direi di no, visto che non ha accettato. Quindi, salvo prova contraria, nessuna richiesta di uso compassionevole.
3) Regalo di 10.000 confezioni di un prodotto che NON era un farmaco, non avendo AIC. Per farne cosa, non si sa, non essendo un farmaco e non potendo quindi esser impiegato al di fuori di un trial clinico autorizzato o un uso compassionevole autorizzato. Tra l'altro, il regalo da parte di un’azienda farmaceutica sarebbe cosa molto, molto delicata. Tenderei quindi decisamente ad escluderlo per amor di patria.
4) Fornitura del farmaco per trial clinici. Pare, leggendo l’eccellente Mackinson, che sia questa l’intepretazione corretta.
Bene. 10.000 dosi sono un numero stratosferico. Considerate che in Italia, in 10 mesi di uso (non solo bamlavinimab, ma di tutti quelli autorizzati) ne sono state usate appunto, poco piu’ di 10.000. Quale trial clinico richiede 10.000 dosi? Il trial blaze 1 ha trattato poco piu’ di 400 pazienti…. Un studio randomizzato contro placebo? Vuol dire reclutare 20.000 contagiati, sani, e portarli in ospedale nel pieno di un’ondata pandemica. Pur concedendo agli attori di questa surreale vicenda tutta l’ignoranza possibile, tenderei ad evitare di pensare ad una cosa simile. Inoltre, i lettori devono sapere che il farmaco e’ il costo minore di uno studio clinico di fase 3. Quindi, il SSN si sarebbe accollato una spesa enorme per fare l’esclusivo (e legittimo) interesse di una casa farmaceutica, che detiene brevetto ed esclusività.
5) Rimane quindi il fantomatico trial pragmatico. Che nella visione degli ignoranti è un ‘proviamo in real life’, nella sostanza e’ un trial complicatissimo con cluster anziche’ pazienti ed un trattamento statistico di grande complessità.
Fatto sta, che AIFA (che avrebbe ben fatto a spiegare dettagliatamente) non accetta il deal. In mancanza di un qualsiasi dato di efficacia, cosa altro avrebbe dovuto fare?
Ora, qualcuno puo’ pure starnazzare come papera nell’aia, ma non e’ che ripetere una bugia mille volte questa diventa verità: bamlavinimab, nelle parole di Lilly, non nelle mie, non ha mai funzionato. Con aspetti francamenti ridicoli: un farmaco antivirale che (nell’ottobre 2020, non oggi) non modificava la carica virale; un farmaco che a 7 grammi (7 grammi!!!!) non funziona, a 700 mg non funziona, a 2.8 grammi qualche risultato lo dà. Da far ridere i polli. Poi, circa 400 pazienti divisi su tre gruppi: uno 7000 mg, uno 2800 mg, uno 700 mg. Se si fa la somma (la somma!!!!!) dei risultati, c’e’ significatività contro placebo nel ridurre le visite (le visite!!!!) in ospedale. E’ ovvio che Lilly, gente seria, non ha neppure chiesto l’autorizzzione ad EMA…. Del placebo (quindi, non trattati) su 149, solo 9 hanno bisogno di una visita (visita!) in ospedale. Questo vuol dire che il 93.4% deille persone cui si dovrebbe dare bamlavinimab, monta una risposta anticorpale autonoma che li fa guarire in 10 giorni. E qualche furbastro vorrebbe dare un anticorpo a 1200 euro a soggetti pieni di anticorpi… Il tutto, con una monoterapia che chiunque dotato di un titolo di terza media avrebbe previsto subire rapidissima evasione virale.
Diranno gli intelligenti, eh ma FDA ha approvato, l’approvazione la fa il regolatore, non i lavori pubblicati. Ma che tenerezza, gli ignoranti... Ecco cosa scrive FDA nella relazione di autorizzazione, del 9 Novembre:
The data supporting this EUA for bamlanivimab are based on an interim analysis from a phase two randomized, double-blind, placebo-controlled clinical trial in 465 non-hospitalized adults with mild to moderate COVID-19 symptoms. Of these patients, 101 received a 700-milligram dose of bamlanivimab, 107 received a 2,800-milligram dose, 101 received a 7,000-milligram dose and 156 received a placebo within three days of obtaining the clinical sample for the first positive SARS-CoV-2 viral test.
Quindi nulla piu’, nulla piu’, di quanto è riportato nel lavoro pubblicato (da Lilly, non da me). Chi parla di vite che avrebbero potuto esser salvate mente, mente per ignoranza. Vite potrebbero esser state salvate se invece di dire che l’epidemia era finita e di invitare la gente ad andare a feste, funerali, partite e matrimoni (fonte disponibile a richiesta) senza mascherine, si fosse aiutato a mantenere azioni di contenimento nella fase piu’ difficile, proprio quella tra novembre e febbraio.
Infine, torniamo alla Corte dei Conti. La domanda, che io stesso insieme a molti altri feci in quelle settimane, è perche’ Ely Lilly non ha fornito le dosi a dicembre o a gennaio? Cos’era, un’offerta prendere e lasciare? Tipo poltone e sofà?
La posizione ufficiale (sempre lo stratosferico Mackinson come fonte, naturalmente) è che: “il prezzo era ormai definito, e non si poteva piu’ procedere a fornitura gratuita’. Infatti, e l’ippopotamo giallo che volava conferma che è cosi…. Ma per favore. Prima cosa, una azienda fornisce gratuitamente quello che vuole per procedere a test clinici financo pragrmatici autorizzati dal comitato etico o da AIFA. Secondo, i giornalisti d’inchiesta tipo il fantasmagorico Mackinson potrebbero nientemeno che consultare Google e accorgersi che nel dicembre 2020 Lilly ha offerto 10.000 dosi di prodotto (ma pensa un po’ le coincidenze) allo stato del New Mexico per uno studio pragrmatico (ma dai, incredibile!, prego, ecco la fonte riservatissima:
https://investor.lilly.com/news-rele...y-bamlanivimab)
Ma come, non era il prezzo gia’ fissato? E perché allora le dosi sono state regalate a New Mexico? . E poi, che diavolo significa il prezzo gia’ fissato???
E, diteci cari, quale e’ stato il risultato di questo studio pragmatico? Dove sono i dati? Centra qualcosa il fatto che contestualmente sono state vendute 300.000 dosi? (non impiegate, naturalmente, perche il 5 marzo FDA revoca l’autorizzazione a bamlanivimab). Anzi no, impiegate in combinazione con etesevimab, che in realtà non e’ combinazione, perche’ bamlavinimab è acqua fresca…
Concludendo: la fornitura gratuita era un atto dovuto. Avrebbe comportato un costo notevolissimo per il SSN italiano. Non esiste nessuna prova, nessuna dell’efficacia a Ottobre 2020, di bamlavinimab, tant’e’ che non fu chiesta l’autorizzaizone (né ad EMA né ad AIFA) ma fu proposto un trial. Quindi, per definizione, non c’erano informazioni sull’efficacia o erano negative (altrimenti non sarebbe stato proposto un trial). AIFA, correttamente ma inopinatamente autorizza l’uso quando viene data l’autorizzazione d’emergenza da EMA. Perche’ Lilly non ha reiterato allora l’offerta?
Si, molte cose da chiarire, molte, molte. L’unica cosa chiara è che speculare sulle paure della gente è vergognoso e parlare di 'miglialia di vite che potevano esser salvate' lo è ancora di piu' . E questi mesi nulla hanno insegnato, neppure quando la bestia cui hai accarezzato la pancia per mesi ti si rivolta contro, pensi di moderarti...