La politica del XXI Sec. (green version) La politica del XXI Sec. (green version)

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Discussione: La politica del XXI Sec. (green version)

  1. #1
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    La politica del XXI Sec. (green version)

    Visto l'andazzo nel topic sulla disastrata unione europea e per non ingolfarlo ulteriormente, apro questo topic qua per discutere di destra, sinistra, evoluzioni e politica del XXI sec. E soprattutto per rispondere a Ronin con la mia visione.

    Personalmente considero destra e sinistra categorie morenti, antiquate, legate alle politica del '900, non più adatte a rispondere ai bisogni e alle sfide della società attuale. E preciso che se uno si definisce di destra o di sinistra, mi aspetto che colleghi in qualche modo il suo pensiero alla storia e alla tradizione delle due correnti, anche nelle loro varie sotto-correnti.
    Se invece uno stravolge o reinterpreta a caso le parole sinistra e destra, allora per me queste definizioni perdono di significato. Il legame storico, quantomeno a livello valoriale, ci deve essere, se no non ha senso. E' come se un cristiano non si rifacesse agli insegnamenti di Gesù. Non avrebbe alcun senso.

    Detto questo, giudicando l'andazzo della moderna società, credo che il verso scontro attuale sia più incentrato su:

    - globalisti vs nazionalisti vs localisti

    - identitari vs multiculturalisti vs negazione dell'identità

    - democrature vs liberal-democrazie vs teocrazie vs dittature

    Sopra tutte queste divisioni troviamo il modello dominante, quello industriale-tecnologico, che nessuno osa mettere in discussione, con il capitalismo come sistema di gestione dell'economia, declinato nei suoi vari sotto-rami.

    Personalmente sono un critico di parecchi aspetti e storture del modello industriale-tecnologico, espresso a livello di massa, che a mio parere è andato fuori controllo (data la sua immensa complessità e incapacità di calcolare tutte le sue variabili) e che sta producendo rischi sempre più notevoli, anche per la sopravvivenza della nostra specie (la spada di damocle della guerra nucleare, il nuovo dibattito sulle singolarità tecnologiche e il problema ambientale).

    Il nucleo del sistema, che è "produzione e consumo (virtuale e reale) a crescita infinita ed esponenziale", ha finito per comportare disequilibri in numerosi campi, da quello ambientale a quello sociale, con ripercussioni che stanno aumentando di giorno in giorno.

    Le classi dirigenti che presiedono questo Sistema a mio avviso ne hanno perso il controllo, mentre molti fanno finta o non vogliono guardare in faccia i problemi. Lo stesso accumulo di ricchezza materiale, mai visto prima di quest'epoca, sta generando una pericolosissima illusione di eterna età del bengodi, facendo dimenticare che anche i regni d'oro prima o poi finiscono (ma questa è l'eterna illusione che ha coinvolto tutte le civiltà dall'inizio dell'era umana). Solo che data la tecnologia attuale c'è in gioco la nostra stessa sopravvivenza come specie. Una posta decisamente estrema rispetto al passato...

    Detto questo, la mia personalissima teoria verte sul concetto di ricerca di un equilibrio psico-fisico a livello sociale, all'interno di ciascuna comunità, dove i disequilibri vengono attutiti e ridimensionati a livello accettabile (farli sparire è impossibile e pericoloso). Questo vuol dire che non basta avere una ricchezza materiale smodata, ma bisogna avere anche una società mentalmente sana e non divorata da malattie mentali, nevrosi, depressioni, stress e via dicendo. Se no avrai ottenuto solo un inferno d'oro scintillante.

    Questa visione l'ho elaborata nel tempo grazie alla sociologia e parlando con numerosi psicologi e psicoterapeuti, che mi hanno fatto vedere da vicino il lato oscuro del progresso scintillante.

    Ergo, per me una comunità equilibrata è la chiave di tutto, sia dal punto economico che dal punto sociale/mentale. Proprio per questo sono diventato ostile nei confronti di:




    - una globalizzazione economica selvaggia, spinta in avanti da potentati economici sempre più corrotti e da dottrine dominate da un positivismo imbecille e ottuso, che non tengono conto delle differenze culturale, sociali e politiche presenti nel mondo. Gli ambienti economici e accademici spesso riflettono questa ottusità e ideologia imperante.
    Sappiamo tutti benissimo che la globalizzazione, stando all'evoluzione tecnologica, è un processo in corso da secoli. Ma io mi riferisco a tutte quelle leggi, leggine, trattati e dottrine che sono esplose negli anni '70 per poi circondare il mondo intero, favorendo ovviamente una manica di ricconi e drogando il Sistema ad un livello tale che ora rischia di esploderci in mano.
    Il sistema dei paradisi fiscali e la finanza regolata a favore di lorsignori sono connesse strettamente con questo tipo di globalizzazione e sono la causa di tante tragedie e storture. Che sono state abilmente mascherate con un debito pubblico/privato a livello globale in ascesa continua, schemi ponzi a go go e truffe più o meno legali ovunque. Hanno mangiato a spese delle prossime generazioni.

    - sono invece a favore delle comunità, cioè di società dove la gente vive e partecipa al proprio territorio, dove le classi dirigenti sono strettamente collegate con il territorio locale. Credo che le piccole nazioni siano più funzionali e gestibili meglio per il benessere della maggior parte della gente, invece che super imperi e mega agglomerati dominanti che finiscono per esprimere oligarchie auto-referenziali. Nel caso di nazioni più grosse, credo in un federalismo spinto che tenga conto delle differenze locali interne.
    Alle piccole nazioni ovviamente deve essere concesso di fare patti di difesa o reciproca cooperazione.

    Questo è uno dei motivi che mi hanno spinto a rigettare l'Unione Europea, babele burocratica di 27 stati o il sogno degli Stati Uniti d'Europa. Più gli imperi sono grossi, più la burocrazia va fuori controllo, autoreferenziale, distante dai territori che dovrebbe amministrare e portatrice di una standardizzazione spesso deleteria. Un burocrate finlandese non può pretendere di applicare la stessa ricetta economica a Napoli, così come quelli dell'FMI non possono pretendere che gli africani diventino tedeschi. Ogni volta che l'hanno fatto, hanno combinato disastri, che però sono stati pagati dalla povera gente, non da loro.

    - Non ha alcuna simpatia per dittature, democrature e teocrazie. So benissimo che de facto nell'esercizio reale del potere finiscono per comandare delle elites e non il popolo, ma preferisco una democrazia stile "svizzero" dove la popolazione viene coinvolta spesso nella gestione del territorio, tramite un'adeguato dibattito culturale e non la ciofeca mediatica che va in onda su i mass media occidentali. In poche parole le classi dirigenti devono essere collegate ai subordinati, e qui non si parla solo di politici, ma anche di imprenditori, burocrati, giornalisti, intellettuali, economisti, ecc, ecc.

    Un elite globale che vive spostandosi nelle città globali (Londra, New York, Tokyo, ecc) per me è come se fossero alieni che vivono nei palazzi d'oro, cosa che li porta inevitabilmente a perdere contatto con la realtà locale, esattamente come fecero i nobili francesci che si rinchiusero a Versailles.

    - Sono assolutamente a favore della libertà di opinione e quindi sono contrario a qualsiasi legge che la limita. Il governo può fare la sua politica culturale, ma non può mettere paletti agli altri. Infatti leggi come quelle sul negazionismo, o quelle che impongono "verità di stato" o i safe space di certe università americane mi fanno rabbrividire

    - Non credo minimamente alla storia della civiltà superiore o inferiore, una boiata partorita dai soliti universalisti. Semplicemente credo che ogni comunità abbia il diritto di gestirsi come gli piace, senza ipocrite e schifose supervisioni "umanitarie". In questo caso ritengo molto meno ipocrite le guerre di conquista basate sulla realpolitik, invece che sull'esportazione della liberal-democrazia (sic..)

    Immigrazione


    Ritengo l'immigrazione di massa un problema, sia per coloro che migrano che per coloro che la ricevono. Se si stanno verificando dei flussi migratori di massa, vuol dire che da qualche parte è avvenuto un disastro e qualcuno ci ha mangiato sopra.
    Per sanare i problemi migratori non si fa l'accoglienza imbecille come predicano gli idealisti cretini, ma si risolvono i disequilibri alla base, disequilibri causati da un sistema economico di rapina praticato da potentati esterni e interni.
    Al contrario dei no borders che vivono sulle nuvole, ritengo i confini una cosa necessaria, sia per delimitare spazi, amministrazioni e regolare i rapporti fra le varie comunità. Se uno vuole abolire i confini, allora per quel che mi riguarda deve anche abolire il concetto di proprietà privata.
    Credo nel concetto di integrazione spinta e assimilazione. Per favorire il buon funzionamento della comunità devono essere fin da subito chiari diritti e doveri dei cittadini al suo interno, senza enormi disequilibri. Per esempio il sindaco di Comerio, uno di sinistra, ha spinto i migranti del suo territorio a imparare l'italiano, la costituzione e a fare lavoretti per la comunità, in modo da capire in fretta usi e costumi. In Norvegia fanno corsi per migranti sulla concezione della donna e del sesso in Occidente.
    Noi abbiamo i nostri usi e costumi, che possono cozzare con altre civiltà, ma onde evitare ghetti, razzismi e violenze settarie, è bene ribadire ai nuovi arrivati che sono ospiti e che devono comprendere i nostri usi e costumi. Questa è la vera integrazione, non quella dei radical chic che parlano, parlano, e poi fanno i ghetti come a Parigi dove rinchiudere i poveri per non disturbare i loro quartieri per bene.

    Onde evitare conflitti sociali e guerre fra poveri i flussi vanno limitati, regolati e non devono essere di massa. Ricordiamoci sempre che una comunità non deve dimenticarsi dei propri appartenenti e quando si assistono ad episodi dove in nome dell'idelogia si privilegiano gli stranieri perchè i poveri "bianchi" sono figli del capitalismo cattivo, vuol dire che non ci siamo proprio.

    Riguardo ai flussi attuali, invece che svegliarsi nel 2017, bisognava svegliarsi negli anni '90. Il business della tratta degli esseri umani è in corso da decenni e ci prosperano mafie, cooperative, terroristi, trafficanti, ecc. Andare a fare gli scafisti di Stato non ferma il traffico e le sofferenze inflitte ai poveri africani, ma anzi alimenta il giro criminale.
    I 4 miliardi di € che spendiamo all'anno per gestire l'emergenza sarebbero mille volte spesi meglio per micro-progetti in Niger e altrove, atti a contenere la natalità eccessiva e promuovere una sviluppo sostenibile. Ma per fare questo serve volontà di ferro e visione di lungo periodo, non un branco di corrotti con i conti nei paradisi fiscali, che si fottono ogni anno 1000 miliardi dollari dall'Africa...



    La società multiculturale e i diritti civili


    Non credo nella società multiculturale, avendo studiato per anni questa teoria. In un determinato territorio prima o poi avviene questo:

    - un cultura sottomette più o meno l'altra

    - le due culture si fondono creando un'unica cultura

    Dato che credo nel valore della diversità e non amo l'omologazione in nome del consumatore anonimo, rifiuto la società multiculturale che finisce per creare ghetti, contrasti, violenze e alimenta sotto traccia il razzismo e xenofobia.

    Perché il problema non sono gli scambi culturali, economici, sociali, ecc. Sono sempre esistiti e sono un bene, se no la società deperisce. Il problema è la velocità e la massa di questi scambi. Quanto troppe persone si spostano in un determinato posto, gli equilibri si incrinano.

    Il confronto per esempio che abbiamo ora fra la nostra società secolarizzata e l'islam è un ottimo esempio di come due culture diverse possono finire per non conciliarsi, creando ghetti, rivalità e ostilità di fondo. Se io sono un vero islamico e ho una certa concezione della donna, esco di casa e vedo Belen nuda su un fottuto cartellone, la cosa mi urta. Se io sono secolarizzato e vedo a Parigi bar e quartieri dove le donne non sono ben viste dai barbuti locali la cosa mi urta.

    Pretendere di far convivere obbligatoriamente due culture diverse è umiliante per entrambi. Invece i multiculturalisti, che sotto sotto sono degli autoritari omologatori, credono che le tutte le civiltà abbracceranno felicemente il totem democratico e il nostro modello. Sono degli ipocriti che vivono di paradossi.

    Detto questo, sono contro l'islamofobia, che dipinge l'islam come un monolite (un chiaro esempio è stato il romanzo di Houellebecq: molti cretini l'hanno inteso come una denuncia dell'islam, quando in verità è un critica ferocissima contro l'Occidente, mentre al contrario l'ìslam ne esce positivamente). Fra l'altro molti di quelli che insultano l'islam non si rendono conto che l'Isis lo stanno combattendo proprio gli islamici, fra cui i curdi che sono in maggioranza sunniti, dato che i "cristiani occidentali" non hanno la decenza di farsi vedere sul terreno, a parte qualche squadra speciale.

    Sono assolutamente anti-razzista, anti-xenofobo, in quanto trovo queste cose prive di senso. Ma essendo realmente così, questo non mi impedisce di criticare certe culture o etnie per certe loro pratiche. Se un'etnia delinque più degli altri, va detto. Se una visione culturale, come quella salafita, crea problemi interni, va denunciata. Non nascosta in nome del politically correct. E ci si ragiona sopra.

    Sono favorevole alle unioni civili. E sono per il trattamento paritario di tutti, senza distinzioni di sesso, religione o altro. Credo inoltre che i cambiamenti in tal senso vadano operati a livello culturale, e non con imposizioni dall'alto tipo quote rosa, che finiscono per creare una rabbia di sottofondo e rigetto (la strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni...).

    La religione e lo Stato vanno tenuti assolutamente separati. E tratto allo stesso modo sia i preti che gli iman, al contrario di molti di sinistra e destra.



    Economia




    Credo che l'economia non dovrebbe essere il centro dell'universo e che la misura del PIL debba essere sostituita assai in fretta. Credo che la finanza dovrebbe essere repressa assai bene, con controlli feroci dei capitali, mentre i paradisi fiscali vengono bombardati, Londra in primis. In certi aspetti sono molto keynesiano, in altri no.
    Concepisco il debito pubblico in caso di emergenza e crisi, ma se diventa un'abitudine allora vuole dire che i parassiti si stanno mangiando il futuro.
    Non credo nell'assistenzialismo becero come abbiamo visto al sud negli ultimi 50 anni, ma credo nell'incoraggiamento ad uno sviluppo umano, culturale e valoriale con responsabilità individuale e di comunità. Credo nel welfare state e nelle tutele per i più poveri, che però vanno "guadagnate". I pasti gratis non esistono.



    Giustizia


    La giustizia italiana va per metà buttata via, e quella americana pure. In primis va cambiato gran parte del codice penale, civile, ecc.

    Per me molte pene sono inconcepibili. Partiamo dal presupposto che la pena ha, per me, in primis un fattore di deterrenza e protezione delle persone oneste. Poi segue il concetto di riabilitazione del reo, che non può essere un concetto assoluto. Per i reati più gravi non dovrebbe esistere la riabilitazione in automatico, anche perchè non sempre avviene. In tal caso sono favorevole ad una commissione di esame, come se non sbaglio in Norvegia.

    Molti reati non andrebbero puniti con il carcere, ma con altro. Per esempio per i reati finanziari di lorsignori metterei dei servizi sociali seri, 6 giorni su 7, 8 ore al giorno ,per 10 o 20 anni e l'espropriazione totale delle ricchezze rubate. Una come Silvio, condannato per frode fiscale, sotto il mio governo si sarebbe fatto 10 anni di lavoro alla casa anziani, perdendo le ricchezze illegali accumulate, con una bella maglietta arancione da netturbino. Fine della carriera, fine di tutto.
    A uno come Tanzi o come Dell'Utri avrei dato 20 anni di lavoro duro, altro che carcere dove leggere libri a sbafo a carico dello Stato. Chi fotte la comunità, deve ripagare la comunità fino in fondo. Niente attenuanti inutili, niente processi lunghi secoli. E se in primo grado si viene condannati, si passa dalla presunzione di innocenza alla presunzione di colpevolezza.
    Fra l'altro i reati finanziari sono molto, molto più gravi di quelli del ladro comune.
    Stesso ragionamento per gli spacciatori.

    In carcere ci vanno mafiosi, quelli che hanno commesso crimini violenti e quelli che rappresentano una minaccia per la società. Inoltre viene sempre tutelata per prima la vittima, dopo caino.

    Di quella americana non parliamo che è meglio.



    Politica estera




    Credo nella realpolitik, meno ipocrita e che fa meno danni. Quando arrivano gli idealismi, iniziano sempre le immense tragedie. Credo in comunità pacifiche, che non vuol dire pacifiste, con approcci regolati. Dato il Sistema attuale, pura utopia.



    Cultura


    Sono assai ostile a tanti aspetti della cultura mediatica attuale: dall'esaltazione della demenza, al culto del lavoro americano, al culto dell'individualismo imbecille, al culto degli status symbol e dell'immagine, al culto del dio denaro, fino all'ipocrisia politically correct dove minoranze settarie pretendono di avere la verità in tasca e di tappare la bocca a tutti.
    Ritengono questa società profondamente malata, paranoide, nevrotica e debole, mentalmente debole. Il mondo delle corporation lo ritengo deleterio e vivere per lavorare non alcun senso a mio avviso.
    Ritengo i ritmi che abbiamo folli e troppo veloci. Anti-equilibrio. Il modello dominante del consumatore fintamente felice con il sorriso falso falsissimo in tasca mi fa ribrezzo. E credo anche che a furia di andare avanti su questa strada, prevarranno altre civiltà.



    Quindi concludendo, metto al centro:

    - comunità
    - territorio
    - benessere psico-fisico e rigetto della paranoia del modello attuale
    - ambientalismo, non solo per il riscaldamento globale, ma anche semplicemente per l'inquinamento in sè che produce malattie letali come i tumori.
    - equilibrio da ricercare nei rapporti con le altre comunità e civiltà
    - piccole nazioni
    - esaltazione delle differenze, all'interno di scambi culturali proficui
    - economia a protezione dei più deboli e che tenga sotto bastone i più ricchi
    - sostituzione del turbo-capitalismo con un mercato assai regolamentato (ma non la burocrazia italiana )
    - potenziamento della scienza, soprattutto sul settore dell'esplorazione spaziale

    Utopia? Probabile, molto probabile, ma tranquillo Ronin, dopo la guerra proveremo a fare una società del genere

    P.s. infine sarebbe bene iniziare un bel dibattito sul trasumanesimo. In Italia molti stanno ancora a scannarsi su fasci e commie ( ), mentre da altre parti si troveranno presto innovazioni che cambieranno radicalmente tutto.



    Breve e veloce sintesi del mio pensiero ( ). Se proprio vuoi darmi una definizione Ronin, considerami un localista, cultore della curiosità e della conoscenza, seguace dell'equilibrio psico-fisico, da applicare in una comunità armonica ben regolata, dove il rapporto umano e ambientale sono al centro dei valori fondanti.

  2. #2
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    Re: La politica del XXI Sec. (green version)

    eh, mamma mia, e poi ero io quello che scriveva WOT. hai fatto un lavoraccio, mi ricordi i WOT che scrivevo quando avevo la forza dei vent'anni.
    non lo voglio sminuire in alcun modo, ma oggi viviamo un'epoca di velocità, e le tecniche di lettura veloce mi hanno insegnato che infilandosi in centomila distinguo si perdono di vista i tratti essenziali, e in ultima analisi la sostanza delle cose.
    certi indizi (appunto: il dichiararsi equidistanti da categorie superate, come fanno tutti quelli che la pensano così; l'uso del termine gente invece che popolo; i "ricconi" che viaggiano tra londra e newyork: ma non stavi parlando con me? ; gli imbecilli e i cretini che sono poi quelli che la pensano diversamente da te) sono più importanti
    nel mio sintetico messaggio avevo scritto:

    antieuropeismo + localismo no-global + protezionismo + risposta all'immigrazione sul piano della forza + "tutela" (invece di sviluppo) delle fasce deboli + presunto indipendentismo da qualsiasi posizione politica ufficiale (che però è solo presunto) + rifiuto dei partiti = tipica posizione di estrema destra (nel moderno arco di posizioni politiche in cui la presa e l'esercizio del potere con la violenza non è più un'opzione praticabile).

    e poi ci avevo aggiunto la congiura internazionale dei plutocrati e il paternalismo.

    - l'antieuropeismo c'è, mi pare inutile ritornarci. di per sè non significa niente, è una pennellata del quadro.
    - il localismo no-global è evidente, tutto questo insistere sulle piccole comunità (ma piccolo è un concetto relativo: in realtà dimensioni piccolo e grande in base a quella UE che tanto critichi e che invece è il punto di riferimento della tua visione "contro" un sacco di cose)
    - il protezionismo pure, tutto questo insistere sui confini, sui flussi migratori che scardinano le comunità locali (una % di persone che è il 10% del totale; e cresce a ritmi del 3% l'anno: 3%*10%=0,3% una forza scardinante? solo perchè siamo inefficienti nel gestirla)
    - la congiura internazionale dei plutocrati ce l'abbiamo
    - il rifiuto dei partiti (ma i partiti sono l'essenza della democrazia, in cui ci si divide per percorrere interessi che sono tutti di parte: tu invece mi propini un modello dove la società rinuncia alla sua nevrosi, per assumere la sanità mentale di chi la pensa come te )
    - aggiungiamo ovviamente il rifiuto del multiculturalismo (me l'ero scordato: ci sta sempre bene, la società multiculturale è la cosa più spaventosa, perchè implica quella rinuncia alla comunità "primigenia" ed "omogenea" che è vista come l'età dell'oro, e invece è solamente una autarchia portatrice in primo luogo di povertà; eppure abbiamo avuto esempi italiani che hanno funzionato per secoli).
    - aggiungi l'aiutiamoli a casa loro (pia illusione che non comprende come "a casa loro" ci sia 100 volte più corruzione e razzismo che qui da noi; sono fuggiti per quello)

    come vedi c'è tutto: è un tipico campionario di estrema destra (aggiungo che l'immaginario da "forze di tutte le piccole nazioni della terra di mezzo unite contro l'impero del male" è un classico di certi riferimenti culturali tipicamente ultradestrorsi). l'unica scontata "novità" è che non c'è la buonanima del pelatone sullo sfondo. ma è ovvio, mica sei un nostalgico: però per il resto le posizioni sono esattamente le stesse. tu rifiuti l'etichetta, ma poi ne condividi il 95% dei pensieri, salvo minimali distinguo non sostanziali (è quasi l'una di notte, non ce la faccio a entrare dettaglio per dettaglio, magari più avanti).

    e vedi anche che il punto chiave è proprio quello in cui ho sintetizzato ulteriormente, e cioè il paternalismo.
    tu dici che sei a favore della libertà di espressione e dell'autodeterminazione, ma negli ultimi 50 anni ogni volta che un popolo ha liberamente potuto dire la sua ha semplicemente detto: voglio il capitalismo. con o senza la democrazia, con i fondamentalisti, la divisione in caste, i comunisti del partito al potere, con le donne velate, gli uomini barbuti, con le infinite varianti tante quanti sono gli uomini in terra, ma voglio quello. it's a matter of facts; le alternative sopravvivono in un ristretto numero di luoghi dove non c'è scelta, e perfino dittature granitiche si sono dovute adattare concedendo spazi di capitalismo, per quanto razionato.

    dici bene quando dici che neppure le elite lo controllano, perchè la società moderna è così complessa che nessuno ci capisce davvero. ed è indubbio che ci siano dentro germi di squilibrio potenzialmente autodistruttivi (d'altra parte nessuna altra società è sopravvissuta, se non il modello pauperista degli indios nella giungla: ma così la società si perpetua indefinitamente, ma l'individuo vive trent'anni). però il punto è che sai tu come si deve fare: sai la dimensione giusta che la nazione deve avere, sai i valori che la comunità deve perseguire, sai il ritmo che si deve tenere per essere "sani", sai la quantità giusta di immigrati che dobbiamo far entrare perchè non siano troppi, e così via.
    questo appunto è il paternalismo.

    ti devo un appunto sulla tutela dei poveri e delle fasce deboli rispetto allo sviluppo: il paternalista pensa che sotto sotto i poveri saranno sempre tali, ecco perchè insiste sulla loro "tutela": fanno parte della comunità tradizionale a cui si vuole ritornare. una volta la sinistra invece era tale perchè propugnava non la tutela, ma lo sviluppo, che queste fasce di popolazione dovevano raggiungere (anche con la forza e con la violenza: vedi appunto i marxisti e i comunisti) per non essere più povere. la sconfitta storica di quella sinistra è dovuta proprio al fatto che la globalizzazione capitalista con tutte le sue storture è stata ed è senza tema di smentite fino ad oggi la più gigantesca e la più efficace delle forme di lotta alla povertà, alla denutrizione, all'analfabetismo, alla mortalità infantile e femminile (non completamente efficace, ci mancherebbe; ma senza ombra di dubbio la più efficace: efficace per miliardi di persone, un numero senza precedenti).

    molti aspetti della globalizzazione non piacciono neanche a me: ma ho l'onestà intellettuale di riconoscere che è così: uno strepitoso successo prima di tutto per miliardi di persone uscite da condizioni indegne di miseria. è la forza di questi miliardi di persone che la sostiene, non quella illusoria dei "ricconi" del jet-set, quelli sono appunto surfisti tra le onde, quello che conta è l'oceano che li solleva. forza contro il quale tutti i nostri mezzi di superiorità bellica non basteranno: anche perchè la maggioranza di noi non vuole usarli.

    io non ho la pretesa di sapere chi ha ragione e chi no, a quello dovete pensarci voi giovani. per quelli della mia età rimangono ambizioni più basse, di correggere certe storture "low-level". dici che "dopo la guerra" (altro indizio) proverete a fare una società del genere? ti credo sulla parola, ma spero che non lo vedrò con i miei occhi, perchè avrò lottato fino all'ultimo respiro perchè non scoppi.

  3. #3
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    Re: La politica del XXI Sec. (green version)

    ahahahahaha, ma non è possibile. Anzi questo spiega tutto:

    Citazione Originariamente Scritto da Ronin Visualizza Messaggio
    non lo voglio sminuire in alcun modo, ma oggi viviamo un'epoca di velocità, e le tecniche di lettura veloce mi hanno insegnato che infilandosi in centomila distinguo si perdono di vista i tratti essenziali, e in ultima analisi la sostanza delle cose.



    Lascia perdere le tecniche di lettura veloce che sono una stronzata, dato che su certe cose, per cogliere le sfumature, si ragiona con calma e non di certo all'una di notte.
    Comunque il tuo messaggio è la perfetta cartina tornasole del tuo modo di discutere. Che funziona così:

    - hai la tua granitica e imperturbabile visione delle cose

    - leggi i messaggi degli altri e li re-interpreti seconda la tua visione delle cose, ovviamente demolendoli con mega-wottoni se vanno contro le tue idee

    - affibbi agli altri pensieri mai detti, che però tu hai "dedotto" dalle risposte.

    Per esempio ti sei convinto che io sono di estrema destra, secondo la tua personalissima concezione che ti sei inventato, e non la cambierai nemmeno se domani mi iscrivo al PD e vado in giro con i libri di Gramsci (probabilmente dopo ti inventerai che sono un rossobruno )
    Peccato che l'estrema destra, nella sua varietà, è sempre stata declinata in certi modi e così viene percepita dalla gente: https://it.wikipedia.org/wiki/Estrema_destra


    i "ricconi" che viaggiano tra londra e newyork: ma non stavi parlando con me?
    Cosa c'entri te lo sai solo te. Poco egocentrismo eh


    e vedi anche che il punto chiave è proprio quello in cui ho sintetizzato ulteriormente, e cioè il paternalismo.
    io non ho la pretesa di sapere chi ha ragione e chi no





    Detto da te siamo alle comiche finali, dato che stai facendo lezione a tutti qua dentro facendo calare la tua sapienza wottoniana ex cathedra

    Non ti sei reso conto che con tutti quelli che hai discusso qua dentro, ma proprio tutti (caesarx, chiwaz, balmung, lightning, battlerossi, ecc, ecc), non hai mai cambiato un opinione o espresso un dubbio sincero? Io qualche domanda me la farei...

    Comunque lasciam perdere e ti risolvo in fretta la faccenda: il pirla sono io. Che ho perso ore a scrivere un wottone inutile. A pensarci bene d'ora in poi mi dedicherò ad altro, ben più produttivo e utile per me, anche perché è ormai inutile discutere su un forum.

    Fine del dibattito.


  4. #4
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    Re: La politica del XXI Sec. (green version)

    No no, tecnicamente sono io il pirla, che di wot ne ho scritti 300, mica 2. E non era mica per farvi cambiare opinione (magari avessi questa capacità: Ti ricorderai che ho scritto che non si può), ma per testimoniarvi dei fatti. Che è l'unico modo in cui il dibattito arricchisce tutti. Sentivo che bisognava farlo e allora lo ho fatto, anche se sapevo che alcuni mi avrebbero considerato arrogante.
    non credo di non aver ottenuto nulla facendolo.

    per il resto, tutti noi cogliamo indizi sugli altri da quel che viene scritto che magari gli altri intendevano diversamente (ad es. io ti rispondevo all'una di notte perchè erano tre ore che ti leggevo e rileggevo, e durante il giorno non mi paghi per leggere dei forum). Poi per carità anche io ho le mie opinioni e sono anche io un paternalista (di sinistra), non nego mica di esserlo. Se non lo fossi non sarei nemmeno entrato nel forum, probabilmente.

    Però se mi definiscono tecnocrate statalista di sinistra (o in qualsiasi altro modo) mica mi inalbero, colgono degli aspetti significativi del mio modo di essere; a maggior ragione quando lo scopo NON è di insultarmi. tu rivendichi differenze dove io vedo analogie. io non è che non lo capisca, ma poi ascolto Meloni in tv e dice le stesse identiche cose che dici tu, solo che lo fa con dietro una gigantografia della fiamma tricolore. è una mia distorsione personale? va bene, prendilo come un warning

    L'ultimo quote un po' mi ha deluso ("non ho la pretesa di sapere chi ha ragione e chi no" era riferito a chi cerca di entrare rispetto a chi vuole chiudere le porte, estrapolandolo così come hai fatto se ne distorce il senso).
    Ma grazie comunque per lo sforzo che hai fatto, non è che non lo ho apprezzato.
    Ultima modifica di Ronin; 28-04-17 alle 08:30

  5. #5
    Cchiù pilu pe' tutti! L'avatar di gmork
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    Re: La politica del XXI Sec. (green version)

    ronin, io ti invidio. dico seriamente. non sarei capace di scrivere i tuoi wottoni senza perderci delle ore
    - in una società in cui ogni più piccolo diritto è perseguito, nessuno ha più diritti - Kungfucio
    - sempre sano e ricco, mai povero e malato - kungfucio Vol.2
    - meglio un osso oggi che due domani - Alì Baubau e i quaranta cagnoni

  6. #6
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    Re: La politica del XXI Sec. (green version)

    ma anch'io ce le perdo

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