Herald: An Interactive Period Drama – Recensione

PC

Una volta tanto, devo ammettere di essere partito prevenuto nei confronti di Herald: An Interactive Period Drama. Del resto può capitare se, nel titolo di un videogioco, leggo la parola “interactive”: considerando che l’essenza stessa del gioco – al contrario della fruizione passiva di libri e film – è proprio l’interazione; se qualcuno si sente nel dovere di specificare questa proprietà nel titolo di un’opera, può significare solo che non ci troviamo di fronte a un gioco, ma a qualcosa che aspira a trascendere i limiti di un altro media e diventare, in modo puramente incidentale, un videogioco. Non sarebbe certo la prima volta che succede e, memore di mille esperimenti falliti di “interactive book” o di “interactive comic” all’alba della multimedialità, presentarmi un “interactive drama” – qualunque cosa sia – mi mette subito in allerta. Fortunatamente, l’idea di un “dramma storico interattivo” funziona bene e, alla fine della fiera, l’espressione in questione si rivela soltanto essere un gioco di parole del tutto innocuo per descrivere un titolo piuttosto diverso dagli altri.

IL PROTETTORATO EUROPEO

La storia ha luogo in un diciannovesimo secolo alternativo: eventi storici diversi da quelli effettivamente accaduti hanno unificato l’Europa sotto il dominio di un “Protettorato”, in altre parole un impero che si estende “dalle Alpi alle piramidi, dal Manzanarre al Reno”… e anche oltre.

Herald An Interactive Period Drama immagine PC 02

decidere come affrontare una determinata situazione modifica il corso degli eventi

Grazie alla sua forza militare, il Protettorato ha esteso i suoi domini anche in altri continenti, attuando un’aggressiva politica colonialista in cui la moneta di scambio è il commercio: migliori sono i rapporti commerciali con la “madre patria” e maggiori sono le (per lo più vacue) autonomie riconosciute alle colonie. Noi vestiamo i panni di Devan Rensburg, un giovane indiano adottato e cresciuto da una coppia inglese benestante, salito a bordo del vascello commerciale HLV Hearld, diretto alle sue terre d’origine. All’inizio dell’avventura, sappiamo già che qualcosa deve essere andato storto: Devan, svenuto e ancora infiocchettato nella sua elegante divisa da steward, viene salvato dall’annegamento da una mano sconosciuta. Al risveglio, si ritrova prigioniero – ma trattato come un ospite – al cospetto della vedova di un Rāja morto in circostanze sospette. Il suo interrogatorio diventa dunque il pretesto per un lungo flashback che illustrerà gli eventi che lo hanno portato lì.

PUNTA E PARLA

Herald è un’avventura grafica in 2.5D dove personaggi tridimensionali si muovono, con scenografici spostamenti della telecamera, in ambienti pre-renderizzati. Durante i dialoghi, la scena lascia sostanzialmente il posto a una rappresentazione in 2D del personaggio che parla e al classico menu degli argomenti.

Herald An Interactive Period Drama immagine PC 09Grazie a questo menu, molte volte, possiamo decidere come affrontare una determinata situazione e questo, come ogni buona scelta morale che si rispetti, modificherà il corso degli eventi. Qualora provocassimo nocumento a qualcuno o a noi stessi, dovremo necessariamente conviverci per tutto il resto del gioco, visto che non potremo tornare indietro. Herald: An Interactive Period Drama ci mette spesso in queste situazioni e, prima ancora che farci pensare al gioco, ci pone il classico dilemma “come ci comporteremmo noi al suo posto?”; nemmanco a dirlo la risposta potrà essere data con un clic.

Durante i dialoghi, la scena lascia il posto a una rappresentazione in 2D del personaggio che parla e al classico menu degli argomenti

Scegliere se essere accomodanti con un superiore o comportarsi al limite dell’insubordinazione, se trattare una questione con la massima diplomazia o prendersi la confidenza di una risposta schietta e fin troppo franca ha sempre il suo peso e influisce invariabilmente sugli eventi immediatamente successivi anche se, come è lecito aspettarsi, ci sono dei punti fermi nella trama che non si possono cambiare, altrimenti la storia difficilmente procederebbe. La quantità di scelte che dovremo compiere, notevole se consideriamo la durata dell’avventura, porta con sé una grande curiosità. Io, per esempio, ho finito i primi due episodi disponibili, e non vedo l’ora che escano i capitoli successivi, ma – nel frattempo – credo proprio che me li rigiocherò per vedere cosa succede comportandomi diversamente. La voglia di rigiocare, in un’avventura, è sempre un buon segno.

OGGETTI SMARRITI

Il diario di bordo su cui Devan annota ogni cosa è un altro grande arricchimento di questo gioco. L’agenda ci ricorda subito quale sia l’obiettivo contingente, così, se ci dimentichiamo (o, peggio ancora, non capiamo) cosa fare, basta dargli un’occhiata. Attenzione, non è un sistema di aiuto ma neanche un orpello inutile: mentre svolgiamo un compito per il personaggio A, a volte capita che il personaggio B ci chieda di fare qualcos’altro e, anche se l’ordine di A è più importante, per portarlo a termine occorre invece assecondare prima la richiesta di B. Un’occhiata al diario, in questi frangenti, leva ogni dubbio.

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il gioco, dal punto di vista puramente tecnico, ha le sue debolezze

Indugiando nella consultazione, possiamo anche leggere tutte le annotazioni di Devan sugli oggetti che ha osservato: scopriamo in questo modo un aspetto narrativo del tutto inatteso, capace di aggiungere fascino a un gioco che, dal punto di vista puramente tecnico, ha comunque le sue debolezze. La grafica, a tal propostio, non è granché rifinita, il livello del dettaglio – soprattutto nelle scene in 3D – non fa certo gridare al miracolo, eppure per muovere quel poco che c’è sullo schermo serve una buona scheda video. Di contro, il voice-over dei dialoghi è ispirato e di buona qualità, c’è un’ottima scelta dei tempi e, se all’inizio accoglieremo la storia di Devan con poco entusiasmo, finiremo per farci irretire piuttosto in fretta dagli eventi, approfondendo la conoscenza degli altri personaggi e facendoci coinvolgere dalle loro vite. Certo, gli enigmi sono di una facilità mostruosa e i primi due capitoli scorrono via alla velocità della luce (io li ho finiti in quattro ore abbondanti), ma alla fine lasciano il segno del proprio passaggio. Ed è questo che conta.

Non essendo stato tradotto in Italiano, Herald potrà piacere soltanto a chi conosce l’Inglese. Nulla di mostruosamente difficile, intendiamoci, ma per un avventuriero italico questo può essere davvero l’unico enigma preoccupante in tutto il gioco. Per il resto, Herald: An Interactive Period Drama promette quello che dice nel suo sottotitolo: è un dramma storico interattivo, che però richiede molto più di due o tre semplici scelte dialogiche per proseguire. Insomma, di sicuro non ci troviamo di fronte a un “dating game” giapponese mascherato da avventura ottocentesca, sebbene gli screenshot possano trarre facilmente in inganno, ma di fronte a un bellissimo racconto di mare, avventura, ingiustizie e prevaricazioni. Giocandolo vi arricchirà molto più di quanto vi sia costato.

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Pro

  • Prezzo molto onesto e alla portata di tutti.
  • Impostazione e sceneggiatura molto originali.
  • Doppiaggio coinvolgente, anche se in Inglese.

Contro

  • Non è stato tradotto in Italiano, in nessun modo.
  • Durata globale dei due episodi piuttosto breve.
  • Grafica nel complesso migliorabile.
8

Più che buono

Diffidate delle imitazioni. Il vero prototipo di tecno-nerd ce l’abbiamo noi e si chiama Paolo Besser. La CBS vorrebbe darci un sacco di soldi per un suo cameo in un episodio di BIg Bang Theory, ma il nostro rifiuto è netto e deciso: dopotutto, sapete che figura barbina farebbe fare a Leonard e Sheldon?

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