Suburra - Recensione


Sette giorni all’Apocalisse. Inizia così l’ultimo film di Stefano Sollima, con un Santo Padre che richiama le fattezze di Benedetto XVI prossimo a dare le dimissioni dal pontificato. Roma martellata da una pioggia destinata a non mollarla più per tutta la durata del film. Come nelle serie televisive che l’hanno reso famoso, Sollima intreccia il destino di diversi personaggi tutti in qualche modo legati alla malavita romana. C’è il politico destrorso (Pierfrancesco Favino) che nell’ennesima notte di eccessi finisce per essere ricattato da uno degli esponenti degli Anacleti, gli zingari criminali della capitale. C’è Numero 8 (Alessandro Borghi), padrone della malavita di Ostia, destinato a scontrarsi proprio con la famiglia degli Anacleti. Infine il Samurai (Claudio Amendola), filo rosso (o meglio nero) che collega Suburra ai lavori precedenti del regista, figura emblematica del crimine in contatto con le famiglie del sud, interessate a oliare i meccanismi per far passare una proposta di legge che trasformerà Ostia in una piccola Las Vegas.
Suburra è il primo film italiano a uscire con il logo di Netflix nei titoli di testa. All’estero è già arrivato sulla piattaforma online, e il colosso americano ha annunciato una serie televisiva legata al titolo che sarà sempre diretta da Sollima e rappresenterà il primo Netflix Original italiano. Suburra si muove in un ambiente ben noto per chi conosce il regista romano di Romanzo Criminale, ACAB e Gomorra: un affresco di genere realizzato con estrema perizia e uno sguardo internazionale. Questa volta non c’è alcuno spazio per la caratterizzazione romantica dei personaggi di Romanzo Criminale e nemmeno per l’umanità – inquinata – dei poliziotti del suo primo lungometraggio: Suburra è un film nerissimo, in cui i caratteri agiscono condannando Roma a un inferno senza speranza di redenzione. Tristemente familiare per le vicende di Mafia Capitale che hanno scosso l’opinione pubblica di recente (Il Samurai è la maschera di Massimo Carminati, Il Nero di Romanzo Criminale; gli Anacleti come i Casamonica; il personaggio di Favino ben poco sorprendente visti gli scandali legati agli esponenti della politica italiana) Suburra è ben più vicino a quel villaggio dei dannati che è la serie televisiva di Gomorra. Non c’è alcuno spiraglio di luce in un quadro che, dal governo al Vaticano, rappresenta il potere come viscido, strisciante e avido, piegato a un gioco invisibile – quello della mafia – spaventoso proprio perché taciuto.
Uniche zone d’ombra un ritmo che rimanda irrimediabilmente al format televisivo, una colonna sonora a volte troppo presente, anche a sproposito, e un finale forse poco credibile in un quadro che, per il resto, è sempre plausibile e graffiante.

VOTO 8

Suburra locandinaGenere: drammatico
Publisher: RAI Cinema
Regia: Stefano Sollima
Colonna sonora: M83
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Claudio Amendola, Alessandro Borghi, Elio Germano.
Durata: 130 min

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