Sense 8 - Recensione


Un poliziotto americano, una DJ islandese, una coreana esperta di arti marziali (e ti pareva…), un autista in Kenya, una chimica indiana, un criminale tedesco, un attore sex symbol messicano e un hacker transessuale, ecco il cast di Sense 8. Parliamo del serial televisivo prodotto da Netflix (e interamente disponibile sulla piattaforma da poco lanciata anche in Italia, evviva!) diretto dai fratelli Wachowski. In Sense 8 i due folli direttori dietro a Matrix, riprendono in parte l’idea new age già sperimentata in Cloud Atlas (c’è una forza mistica che collega i loro protagonisti) e aggiungono il tocco di Michael Straczynski, figura chiave dell’universo Marvel e DC Comics, dotando il tutto di un tocco fumettistico piuttosto forte che rimanda Sense 8 ai classici comics dei mutanti. I protagonisti dello show sono dei Sensate, collegati mentalmente e capaci di parlare gli uni con gli altri attraverso un ponte telepatico che gli dà accesso a tutte le capacità fisiche, le conoscenze e le emozioni degli altri. Questa mente comune è però di vitale interesse per un’organizzazione al soldo del perfido Whispers che, armato degli stessi poteri, dà loro la caccia.

Forte di un budget stratosferico per una produzione televisiva (si vocifera sia costato più dei singoli film dei registi, quindi la stima si aggira tra i 100 e i 200 milioni di dollari), Sense 8 è quanto di più esoso, ipertrofico e opulento si sia mai visto in televisione, con tutti i pregi e i difetti del caso. Questo nuovo lavoro dei fratelli Wachowski è un grande affresco di storie personali che compongono un mosaico molto grande. Le due anime che lo abitano, quella votata all’azione e quella più intima legata alle vicende umane dei personaggi, sono ben dosate, anche se in alcuni frangenti le prime appaiono goffe e perfino gratuite. Il maggior pregio della serie è sicuramente legato alla scrittura di alcuni dei caratteri, con storie personali molto toccanti e per niente banali. A questo proposito la sceneggiatura è delicata nel riuscire ad affrontare questioni forti e controverse, suggerendo a questi otto personaggi in cerca di un posto nel mondo che il percorso che porta alla felicità passa sempre per l’accettazione di se stessi. Saper raccontare di questi outsiders in modo azzeccato, con diversi momenti di commozione, specialmente per quanto riguarda le storie di Nomi e Lito, eleva un canovaccio altrimenti non proprio brillante. Quando Sense 8 gioca a fare il duro, infatti, scivola a volte nel ridicolo, per questo i personaggi che risultano maggiormente legati alle vicende più fisiche sono decisamente sacrificati a fronte di storie personali ben più interessanti.

La resa, al netto di una qualità tecnica sempre eccezionale visto la grana che c’è dietro, scivola spesso nella forma meno nobile del videoclip musicale, con un montaggio fin troppo ritmato e una fotografia patinatissima. È un peccato, perché tecnicamente il prodotto raggiunge comunque punte di eccellenza che raramente si erano viste in TV. L’altro grande rammarico è per un finale troppo frettoloso, che nella foga di unire i puntini di una trama a cui forse si è dato troppo poco spazio, non colpisce il bersaglio. Sarebbe stato preferibile continuare nel racconto dei personaggi più interessanti, piuttosto che tentare l’accelerazione finale francamente fuori luogo.

VOTO 7


sense 8 locandinaGenere:
 drammatico, fantascienza, azione
Publisher: Netflix
Regia: The Wachowskis
Colonna sonora: Johnny Klimek, Tom Tykwer
Interpreti: Brian J. Smith, Tuppence Middleton, Aml Ameen, Bae Doona, Miguel Ángel Silvestre, Tina Desai, Max Riemelt, Jamie Clayton
Durata: 12 puntate

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