Horizon Chase Turbo - Recensione Switch

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Se dopo anni – tanti nel mio caso – chi scrive e chi legge TGM si trova ancora a passare diverse ore della propria settimana davanti a uno schermo con un pad tra le mani, il motivo è da ricercare nella capacità dei videogiochi di trasportarci lontano dalle preoccupazioni quotidiane. Ciascuno lo fa a modo suo: qualcuno imbraccia un fucile, qualcun altro preferisce improvvisarsi condottiero di antichi eserciti o risolvere enigmi. Negli ultimi giorni, per quanto mi riguarda, mi è capitato di trovare la formula per lo scaccia-pensieri (quasi) perfetto: una macchina veloce, un panorama mozzafiato e curvoni veloci da fare tutti in derapata. Strano che nessuno ci abbia pensato prima, vero?

DOVE CI SIAMO GIÀ VISTI?

A questo punto è inutile far finta di non vedere il gigantesco elefante rosa che troneggia nella stanza: Out Run è l’evidente spirito guida di Horizon Chase Turbo e i riferimenti al gioco di guida, che più di ogni altro ha segnato l’immaginario collettivo, sono disseminati in lungo e in largo per tutta l’esperienza di gioco. Sarebbe però ingeneroso ridurre il racing di Aquiris a un clone fuori tempo massimo del classico SEGA, e non tanto perché la sua formula in realtà è un collage di numerosi classici dell’epoca 16bit, da Lotus Turbo Challenge a Top Gear (vera fonte di ispirazione esplicita come dichiarato dagli sviluppatori di Aquiris), quanto piuttosto per la capacità mostrata dal team di sviluppo di dare vita a un gioco di corse fresco e attuale pur rappresentando di fatto un collage di idee con diversi anni sul groppone.

LA SUA FORMULA È UN COLLAGE CHE OMAGGIA NUMEROSI CLASSICI DELL’EPOCA 16BIT, DA LOTUS TURBO CHALLENGE A TOP GEAR

Il fulcro dell’esperienza è la modalità Tour Mondiale concepita per trasportare il giocatore per il mondo attraverso 12 scenari, dalla California all’Islanda passando per Sud Africa ed Emirati Arabi Uniti. Ciascuna ambientazione si compone di tre tappe, a loro volta suddivise in tre differenti competizioni, a cui si aggiunge poi una gara di resistenza che consente di sbloccare un potenziamento utilizzabile sull’intero parco macchine a disposizione. La schematicità dettata dal ripetersi di gare ed eventi in numero sempre uguale viene compensata dalla varietà di condizioni in cui si svolgono le corse e dalla progressiva difficoltà insita nel design dei tracciati. Siamo pur sempre dalle parti dell’arcade più spudorato, perciò sarebbe abbastanza ingenuo pensare che un terreno sterrato o la pioggia battente possano generare conseguenze sostanziali nel comportamento della vettura prescelta, tutt’al più le gare in notturna con le loro condizioni di visibilità ridotta possono rivelarsi più ostiche rispetto a quelle diurne. Il cambio di scenario tuttavia funge da stimolo costante, un ritorno a quella voglia di scoprire cosa riserva di nuovo il livello successivo. In questo senso il lavoro svolto da Aquiris è davvero lodevole, sia per la ricerca di ambientazioni esotiche, lontane dalle classiche tappe obbligate a cui i giochi di guida ci hanno abituato negli anni, sia per la loro rappresentazione, che spesso esula dagli abusati luoghi comuni e gioca coi colori per regalare suggestioni che lasciano il segno pur ricorrendo a un set minimale di poligoni.

Completano il piatto i tornei, composti da un mix di piste pescate dalla medesima area geografica, ma riproposte in diverse condizioni climatiche o nella variante speculare, e l’Area Giochi, nuova modalità introdotta in esclusiva nella riedizione per Switch ed Xbox One del gioco, disponibile solo tra qualche tempo anche per le altre versioni, Steam incluso. Si tratta di un’aggiunta più che apprezzabile, non solo perché offre un’ulteriore variante da affrontare da soli, ma anche perché prova a compensare l’assenza di un vero e proprio multiplayer online proponendo sfide aggiornate regolarmente, che presentano regole create ad hoc, attraverso cui si può cercare di portare il proprio nome al vertice delle classifiche mondiali.

LE VOGLIO TUTTE

Per quanto si possa essere bravi a farlo, copiare una formula classica non è garanzia di successo. Anzi, per riuscire a riproporre modalità di gioco così rigide e schematiche oggi bisogna dimostrare una buona dose di talento nel bilanciare alla perfezione tutti gli altri elementi: per quanto dimostrato con Horizon Chase Turbo, si può affermare con un certo grado di sicurezza che ad Aquiris non manchi il manico. Perché la voglia di scoprire cosa riservi dal punto di vista grafico ogni nuova tappa è uno stimolo che può funzionare per le prime fasi di gioco, poi servono ricompense più concrete, e da questo punto di vista Horizon Chase Turbo è un continuo crescendo. A partire dalle auto. Per sbloccare le prime basta accumulare abbastanza punti con buoni piazzamenti nel Tour Mondiale, poi diventa indispensabile tirare fuori la grinta collezionando primi posti e superando le sfide più dure in ogni modalità. Benché il canovaccio delle gare poi sia sempre simile, con la partenza dall’ultimo posto, l’ingorgo iniziale e la volata nell’ultimo giro in cerca del sorpasso decisivo per tagliare in testa la bandiera a scacchi, i diversi livelli di obiettivi presenti contribuiscono ad elevare il tasso di rigiocabilità. Perché non basta arrivare primi: per ottenere il super-trofeo bisogna anche collezionare tutte le monete sparse per la pista, che come ovvio, procedendo nel gioco richiedono traiettorie sempre più azzardate e rischiose. Se non fosse abbastanza, dalla metà del Tour Mondiale diventa praticamente indispensabile raccogliere qualche tanica di benzina lungo il percorso per evitare di concludere anzitempo i giri a disposizione, introducendo un altro elemento di complessità che ben si integra con un sistema di controllo semplice e immediato, come da tradizione, ma efficace. C’è parecchia soddisfazione nel superare un codazzo di auto rivali affrontando una parabolica con una lunga derapata nella traiettoria esterna, per poi bruciare i rivali sul rettilineo azionando un turbo, mentre le loro sagome sfocate dalla velocità scivolano inesorabilmente alle nostre spalle.

L’AREA GIOCHI È UN’AGGIUNTA PIÙ CHE APPREZZABILE CHE PROVA A COMPENSARE L’ASSENZA DI UN VERO E PROPRIO MULTIPLAYER ONLINE

Ultimo, ma non meno importante elemento che contribuisce all’esaltazione complessiva è il comparto audiovisivo del gioco. Dal punto di vista grafico Horizon Chase Turbo mescola un livello di fedeltà commovente agli stilemi del racing arcade classico con un’interpretazione moderna fatta di un stile low poly che aiuta le performance (garantendo i 60 fps anche su Switch) e al contempo garantisce un impatto estetico originale e vivacissimo, costellato da colori accesi e cieli blu che rimandano ai giorni più gloriosi di SEGA. La ciliegina sulla torta è infine rappresentata dalle musiche di Barry Leitch, figura storica per quanto concerne l’audio dei racing anni ’90, incluso quel Top Gear il cui ricordo ha costituito un faro guida nella realizzazione del gioco, al punto che la musica suonata durante la schermata iniziale ne rappresenta una reinterpretazione moderna del tema originale.

Mentre giocavo una partita mi è capitato di fare una telefonata e dall’altro capo dell’auricolare mi sono sentito chiedere: “Ma sei in sala giochi?”. Onestamente penso non si possa fare complimento migliore ad Aquiris e al loro Horizon Chase Turbo. Pochi altri titoli sono riusciti a rievocare così bene un genere legato a un’epoca passata senza rinunciare a imporre una propria personalità e un proprio stile.

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Pro

  • Low poly affascinante.
  • Musiche adrenaliniche.
  • Senso di velocità vertiginoso.

Contro

  • Canovaccio di gara sempre simile.
  • Non c’è multiplayer online.
8.5

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