MLB The Show 24 – Recensione

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Il baseball di San Diego Studios si ripresenta ai nastri di partenza della nuova stagione con un pacchetto tanto ricco e completo quanto piuttosto prevedibile, MLB The Show 24.

Sviluppatore / Publisher: San Diego Studios / Sony Prezzo: € 59,99/€ 69,99/€ 84,99/€ 99,99 Localizzazione: Assente Multiplayer: Competitivo e cooperativo offline e online PEGI: +12 Disponibile su: PS5, PS4, Xbox One, Xbox Series X|S, Nintendo Switch Data d’uscita: Già disponibile

Nel lontano marzo 1977 Beppe Viola, geniale e compianto giornalista Rai, nel suo servizio della Domenica Sportiva dedicato a un Milan-Inter particolarmente noioso decise di sorprendere tutti. Decise di non mostrare la partita, ma di trasmettere immagini di repertorio, di un derby passato notevolmente più avvincente ed emozionante.




Ora, di fronte a MLB The Show 24, sarei tentato di fare lo stesso. Di ritagliare qualche pezzo di un articolo pubblicato in passato e di finirla lì, lasciando al breve commento il compito di esprimere il mio giudizio. In questo caso non lo farei, sia beninteso, perché quest’anno MLB The Show è un titolo deludente. Tutt’altro. Mi sono divertito (e presumo di farlo ancora per mesi) a giocarci. Lo farei perché, in tutta onestà, c’è poco da dire che non sia già stato scritto (e ripetuto) per una serie dal passato tanto glorioso quanto molto spesso troppo simile a sé stesso.

DAL PASSATO AL PRESENTE: CAMBIATO NIENTE

Iniziamo subito da un punto fisso. MLB The Show 24, lato gameplay, è una copia quasi perfetta della passata stagione. È l’equivalente videoludico di “Aguzza la Vista” sulla Settimana Enigmistica, che costringe a perdere diottrie alla ricerca di piccoli particolari che non modificano in maniera rilevante il quadro generale. Una scelta, questa, nel solco della continuità dopo i passi in avanti fatti in ambito difensivo nell’edizione 2023, che può anche essere compresa, ma che lascia comunque adito a diverse perplessità.

L’atmosfera complessiva è ottima, con un pubblico vivace, intermezzi, replay e statistiche su schermo che rendono l’azione particolarmente televisiva.

Se infatti da un lato sono comprensibili le difficoltà di un team di sviluppo che si trova a dover fare i conti con un’uscita a cadenza fissa e con una struttura di gioco rifinita nel corso degli anni, che per la natura stessa del baseball propone meccaniche che si ripetono ciclicamente e seguono pattern ben definiti, dall’altro è davvero straniante scendere sul diamante (virtuale) e sapere perfettamente cosa attendersi, muoversi tra le varie fasi di gioco come se i mesi trascorsi dall’ultima partita fossero invece secondi, e avere la sensazione di trovarsi all’interno di un “giorno della marmotta” scandito da mazze e palline. Chiunque abbia almeno una volta nella vita calcato i campi da baseball di MLB The Show, ancor di più se nelle ultime tre-quattro annate, non avrà certo bisogno di nessun tutorial né tantomeno di spulciare le schermate delle opzioni in cerca di novità, e si troverà di fronte a dinamiche di lancio e battuta tanto complete e funzionali quanto collaudate, con un set di nuove animazioni che rende più fluidi e vari i movimenti in campo, senza però influire in maniera importante sullo svolgimento delle singole giocate.

La modalità dedicata alla Negro League, arrivata quest’anno alla sua seconda stagione, permette di conoscere meglio una parte della storia del baseball ingiustamente dimenticata.

Inning dopo inning si confermano la modulabilità dell’esperienza di gioco, la cura nella fisica del contatto mazza/pallina e un’atmosfera generale più che convincente, che deve però fare i conti con il peso degli anni. L’immobilismo di San Diego Studios riguarda infatti anche il comparto audiovisivo, con un impianto generale che funziona, ma che necessiterebbe di una rinfrescata soprattutto per quanto riguarda i modelli dei giocatori, oltre che a un lavoro di messa a punto audio atto a eliminare alcune incongruenze e commenti che hanno ben poco a che vedere con quanto sta effettivamente accadendo in partita.

TANTO DA GIOCARE TRA STORIA, CARRIERE E FIGURINE IN MLB THE SHOW 24

MLB The Show 24 si conferma anche per quanto riguarda il parco modalità, proponendo una gamma di varianti che riescono a toccare le giuste corde con qualunque giocatore. Le principali novità a riguardo sono relative all’inserimento di una storyline dedicata a Derek Jeter, storico seconda base dei New York Yankees, con una serie di brevi sfide che consentono di ripercorrerne la gloriosa carriera, costellata di successi personali e di squadra, e della seconda stagione con protagonisti i più importanti esponenti della Negro League, con un set di episodi che riportano sotto le luci della ribalta campioni ai più sconosciuti e troppo poco celebrati.

MLB The Show 24 offre un’esperienza completa a 360 gradi, che spazia dalla possibilità di controllare un solo giocatore alla gestione di un’intera franchigia.

Protagonista di qualche ritocco anche Road To The Show, opzione che consente di seguire la carriera di un rookie partendo dal draft e dalle leghe minori fino ad arrivare (si spera) al debutto (e oltre) in Major League. Oltre alla possibilità di creare un personaggio femminile, con qualche leggera modifica nelle (rare) opzioni di dialogo e nei commenti, il cambiamento di maggiore rilievo riguarda l’aggiunta di una dinamica a quick time event che si inserisce nella fase difensiva per accompagnare le giocate più spettacolare: curiosa la prima volta, simpatica per un paio di tentativi, perde di fascino rapidamente senza impattare in maniera rilevante nel corso di un incontro. Poco è stato fatto nella modalità Franchise, che invece necessiterebbe di un’attenta calibrazione per quanto riguarda il comportamento delle franchigie controllate dalla cpu e, in generale, il comparto mercato, così come non è poi cambiato molto in Diamond Dinasty.

Il roster dei giocatori è davvero ricco e, oltre ai giocatori attualmente in attività, presenta una selezione davvero ricca di leggende appartenenti a diverse epoche storiche.

L’immancabile struttura a figurine con pacchetti da aprire si conferma piuttosto divertente sia nella sua componente single player che in quella multigiocatore, afflitta di tanto in tanto da qualche indecisione nella connessione, e riesce a proporre un percorso di crescita che premia la costanza e non richiede alcun investimento di denaro euro extra per dare vita a un roster perlomeno competitivo con cui divertirsi da soli oppure online.

In Breve: Parlando in termini meramente numerici, MLB The Show 24 potrebbe essere quasi definito 23 ½. Le novità presenti sono più quantitative che qualitative, con una struttura di gioco che segue il percorso della passata edizione senza la benché minima deviazione. A cambiare sono principalmente i contenuti, tra cui spiccano l’ottima seconda stagione dedicata alla Negro League e la sezione con protagonista Derek Jeter. Poco da segnalare su Road To The Show, Franchise e Diamond Dinasty, che si mantengono su livelli discreti/buoni senza l’aggiunta di particolari extra che impattino in maniera considerevole sull’esperienza di gioco. Nessuna particolare magagna nel comparto tecnico, che necessiterebbe però di qualche intervento di pulizia e ammodernamento globale, con particolare attenzione ai modelli dei giocatori.

Piattaforma di Prova: PS5
Com’è, Come Gira: Ho provato MLB The Show 24 su PlayStation 5 costruendo la mia squadra a figurine, portando avanti la mia carriera e celebrando il passato del baseball affrontando sfide storiche. Non ho incontrato particolari glitch o bug offline, mentre online le partite non si sono sempre svolte all’insegna della fluidità e della stabilità.

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Pro

  • Struttura di gioco sempre divertente / Notevole mole di contenuti

Contro

  • Pochissime novità rispetto alla passata edizione / I modelli dei giocatori necessitano di un evidente lavoro di restyling
8.2

Più che buono

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