Annunciato nell’autunno del 2022, Process of Elimination è un videogioco investigativo che potrebbe piacere agli appassionati del Sol Levante e delle visual novel.
Sviluppatore / Publisher: Nippon Ichi Software/ NIS AMERICA Prezzo: € 49,99 Localizzazione: Assente Multiplayer: Assente PEGI: 16 Disponibile su: PlayStation 4, Nintendo Switch Data d’uscita: 11 aprile
Se c’è una caratteristica che ho sempre apprezzato delle visual novel, è il loro modo di raccontare delle storie attraverso i dialoghi e le espressioni facciali dei protagonisti. In alcune occasioni la formula è riuscita mentre in altre no, a causa di un modo errato nel coniugare la struttura di gioco con il racconto.
Con Process of Elimination, sviluppato da Nippon Ichi Software, il discorso è delicato. Il progetto, già uscito in Oriente, ha mostrato profonde lacune sotto il profilo ludico che gli hanno impedito di arrivare all’obiettivo, esaurendo la sua magia fin troppo presto e non proponendo nulla di nuovo. Nonostante l’atmosfera ricordi Detective Conan e Death Note, non basta ad amalgamare un insieme che risulta frammentato e poco incisivo.
TREDICI DETECTIVE E UN MISTERO DA RISOLVERE
Sembra proprio che la crisi non abbia in alcun modo sfiorato il settore investigativo nel paese del Sol Levante. In realtà, pare proprio che la Detective Alliance, un gruppo formato dai migliori investigatori al mondo, non senta in alcun modo il peso del denaro sporco di sangue che guadagna quotidianamente. C’è un nuovo cattivo che imperversa nel Paese seminando panico e zizzania, creando un gran po’ di grattacapi alla polizia giapponese e all’intero nucleo investigativo nipponico. Si tratta del Duca Squartatore, un’ispirazione in sashimi dell’assassino che imperversava il quartiere di Whitechapel nella Londra del 1800, e che si chiamava Jack. La compagine, formata dai migliori detective al mondo, risulta l’unica speranza per scoprire al più presto la verità su chi sia in realtà e perché sta commettendo atrocità di ogni genere.
La storia, semplice ma mediocremente raccontata, utilizza un linguaggio chiaro ma poco incisivo, non riuscendo a coinvolgere a causa di una narrazione lenta e frammentata che ne compromette il ritmo
Compromessa la storia, a non risultare efficace per i giocatori è il contesto, comunque accettabile ma non innovativo nel tentativo di favorire una presentazione dell’intero gruppo che si dilunga per circa un terzo dell’esperienza. Inefficace e poco stimolante, il lato narrativo si ritrova a dover fare i conti con una mole di dialoghi esagerati che perde di mordente fin troppo presto, non impreziosendo la trama, ma rendendola lenta e poco accattivante. Le emozioni, i sentimenti e l’empatia sono totalmente azzerati, così come i colpi di scena che non appagano il giocatore, ma lo anestetizzano sulla sedia, impedendogli di godersi l’esperienza nella sua interezza. In una produzione pensata per stupirlo e lasciarlo sgomento, è un vero peccato notare la poca cura riservata nei confronti del racconto, privo di un reale scopo.
PROCESS OF ELIMINATION, UNA STRUTTURA DI GIOCO POCO ACCATTIVANTE
Se da una parte c’è una struttura da visual novel, dall’altra è presente un’ibridazione curiosa, da strategico. L’opera, infatti, tramuta totalmente, abbandonando il tipico approccio alla World’s End Club per abbracciare la visuale isometrica, dando la possibilità di muovere i personaggi come fossero delle pedine su delle basi esagonali. Nessun turno, perché i movimenti e le azioni avvengono tutte in tempo reale. Essendo del tutto lineare, Process of Elimination è suddiviso in capitoli, con casi dedicati che si devono affrontare man mano che si avanza nell’esperienza di gioco. Una volta entrati nelle arene, degli spazi poco ampi, inizia il combattimento a colpi di acume e intelletto. I personaggi sono diversi e hanno abilità specifiche, utili per risolvere le indagini e trovare le soluzioni più adatte alle circostanze.
risolvere i casi è molto più semplice di quanto appaia: spesso si è guidati anche dal gioco, il quale perde il suo senso e la propria logica finendo per lasciare l’amaro in bocca
Non si tratta di una struttura di gioco complessa né profonda, tanto che risolvere i casi è in realtà molto più semplice di quanto appaia: spesso si è guidati anche dal gioco, il quale perde il suo senso e la propria logica finendo per lasciare l’amaro in bocca. La struttura ludica, infatti, è confezionata in modo maldestro perché non consente di approfondire al meglio i sistemi di gioco. Oltre a essere inutile, la meccanica dedicata alle indagini è composta da troppe interfacce e non definisce le sfumature dell’opera, portando la principale abilità (“Denoument”) a essere più un riempitivo che una parte rilevante del suo game design.
La struttura ludica è confezionata in modo maldestro perché non consente di approfondire al meglio i sistemi di gioco
In Breve: Nippon Ichi Software manca platealmente l’obiettivo, costruendo un’opera imperfetta e imprecisa che si propone come una produzione investigativa ma si dimostra tutt’altro. È complesso giudicarla ben più di una visual novel con enormi problemi narrativi, specie se il risultato finale è insufficiente sotto molto punti di vista e, nel complesso, l’esperienza si rivela poco convincente, coinvolgente e accattivante, flagellata da ibridazioni mal sfruttate.
Piattaforma di prova: PlayStation 5
Com’è, come gira: Nessun problema tecnico né intoppo da segnalare sull’ammiraglia Sony, nonostante la versione non fosse specifica per la console.