Creative SXFI Trio – Recensione

Le cuffie da gamer sono un dispositivo indispensabile per noi giocatori, soprattutto quelle dotate di sistemi surround virtuali: coi loro capienti padiglioni, circondati da comodi cuscinetti in simil-pelle che aderiscono alle nostre orecchie, possono isolarci dai rumori esterni e indicarci con precisione la direzione da cui arriva ogni rumore. Il problema, in particolare d’estate, è che questi attrezzi provocano sudore e arrossamenti, rendendo sicuramente meno piacevoli le sessioni di gioco, soprattutto se si protraggono a lungo.

La soluzione più ovvia sarebbe ricorrere a un bel paio di auricolari ma… seriamente: quanti di noi li indosserebbero per qualcosa di più “complesso” di una telefonata, o per ascoltare la musica in Mp3 memorizzata sul telefono? Ebbene, i nuovi auricolari SXFI Trio di Creative sono il prodotto ideale per frantumare questo pregiudizio.

MICROSCOPICI, MA SURROUND

Prendete tutto ciò che abbiamo detto di buono sulla qualità dell’audio e sul realismo del surround virtuale delle cuffie SXFI Gamer, recensite poche settimane fa, e condensatelo su una coppia di auricolari cablati: avete ottenuto gli SXFI Trio, un prodotto pensato principalmente per altri scopi, come l’ascolto della musica ad altissima fedeltà o la visione di film con tutto l’impatto emotivo dell’audio surround, ma che grazie alle sue caratteristiche può fare la differenza anche nei campi di battaglia elettronici. Questo paio di cuffiette, nonostante le minime dimensioni, offre una risposta in frequenza sbalorditiva, da 8 a 30.000 Hz, un rapporto SNR fino a 100 dB e una straordinaria capacità di restituire la posizione virtuale delle sorgenti sonore, offrendo un vero effetto di circondamento durante l’ascolto.creative sxfi trio recensione I due mini altoparlanti hanno un diametro di soli 10 mm, ma una volta infilati nelle orecchie sembra di indossare un paio di cuffie chiuse: i bassi sono pompati e profondi, i medi precisi e vibranti, gli alti secchi e perfettamente distinguibili, merito in parte delle ottime caratteristiche dell’hardware e in parte della tecnologia proprietaria SXFI.

NON FATEVI INGANNARE DALLE DIMENSIONI: LA QUALITà AUDIO DELLE SXFI TRIO è OTTIMA

Il dispositivo ha un telecomando piazzato sul cavo, a 30 cm dagli altoparlanti, con quattro pulsanti e un indicatore luminoso. Le funzioni sono quelle classiche: pausa/chiamata, volume e SXFI on/off, almeno stando al manuale. Premendo due volte di fila il tasto pausa/chiamata si avanza di una traccia e premendolo tre volte si retrocede, mentre una pressione lunga consente di chiudere una chiamata in corso. Paradossalmente, manca la possibilità di escludere momentaneamente il microfono durante una chiamata, operazione che ci costringe a estrarre il telefono dalla tasca per agire sul display.

L’USO COL CELLULARE

Gli auricolari SXFI Trio usano un connettore cablato USB di tipo C. Niente connessione bluetooth o con jack stereofonico ausiliario: l’unica concessione alla “non più modernità” è costituita da un adattatore USB da tipo C a tipo A, già incluso nella scatola. Con il medesimo, è possibile collegare il prodotto a un PC o a una console con una porta USB tradizionale versione 2.0 o superiore. Questa scelta, inevitabilmente, taglia fuori la stragrande maggioranza di smartphone dotati della vecchia porta di tipo B e, a meno che non troviate un adattatore compatibile, per sfruttare questi auricolari sarà necessario passare a un modello più recente.

Se il cellulare ha la porta adatta, gli auricolari vengono immediatamente riconosciuti come dispositivo audio e possono essere usati per ascoltare la musica o per effettuare telefonate. Per poter accedere a tutte le funzioni degli auricolari è necessario installare il programma SXFI App, con cui è possibile creare un nuovo profilo personale sui server di Creative e inviare tre foto del proprio capo, operazione necessaria per dare al software i dati biometrici necessari a equalizzare il suono nel modo che, secondo i loro ingegneri, è più congeniale alla struttura del nostro cranio e delle nostre orecchie. Sembra ancora fantascienza quando lo raccontiamo, ma funziona veramente.

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