Sabrent Rocket NVMe 2280 2TB – Recensione

Tra tutte le offerte di drive superveloci a stato solido, gli M.2 NVMe di Sabrent spiccano per i prezzi particolarmente aggressivi. Ma come funzionano queste unità?

sabrent rocket 2TB recensione

C’era un solo modo per scoprirlo: provarne una. Così, abbiamo contattato l’azienda americana che, in pochissimi giorni, ci ha recapitato un esemplare dei suoi drive NVMe PCI Express di “terza generazione”, vale a dire compatibili con la versione 3.0 del bus. Come abbiamo già scritto in occasione del test dell’MP400 di Corsair, allo stato attuale queste periferiche sono probabilmente le più interessanti sul mercato: non sono costose come le più recenti controparti dedicate alla versione 4.0 del bus PCI Express, ma forniscono velocità di lettura/scrittura eccellenti (intorno ai 3 GB per secondo, sebbene in condizioni molto particolari) e capienze rispettabili, a un prezzo relativamente contenuto. L’esemplare in prova, per intenderci, offre una capienza di 2 TB e costa 299 euro, in linea con altre soluzioni basate su celle QLC ma, per la nostra gioia, è basato su celle di tipo TLC, solitamente meno economiche ma più veloci e affidabili, garantendo così prestazioni di altissimo livello per una considerevole quantità di tempo.

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Il drive per altro è venduto in un elegante astuccio metallico che, oltre a essere oggettivamente bello da vedere, fornisce una validissima protezione contro gli urti in caso di spedizione.

CON TANTO DI ACRONIS

L’installazione del drive sul nostro testbed non poteva essere più semplice da eseguire. È bastato spegnere il computer, collegare il drive nello slot M.2 NVMe e riaccenderlo, perché il nuovo arrivato comparisse nell’elenco dei drive disponibili su Gestione Disco di Windows. Il nostro obiettivo, però, anche stavolta è stato quello di spostare la partizione di sistema da un precedente drive SSD SATA di piccole dimensioni al nuovo e sgargiante drive NVMe di Sabrent.

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L’azienda mette a disposizione una versione personalizzata di Acronis True Image, con la quale è possibile clonare i dischi: è bastato indicarle il vecchio drive come sorgente, quello nuovo come destinazione e attendere pazientemente un’oretta. Al termine dell’operazione abbiamo controllato la geometria delle partizioni e abbiamo notato che Acronis le replica mantenendo la loro percentuale di occupazione originale. Visto che il volume C occupava il 90% di un disco SATA da 120 GB, la sua replica sul Rocket era grande circa 1800 GB, il 90% esatto. In questo caso, però, non è stato necessario armeggiare con diskpart per modificare la geometria secondo le nostre preferenze: Gestione Disco ha potuto eliminare una piccola (inutile) partizione secondaria e restringere il futuro volume C senza difficoltà.

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