Razer Raiju - Recensione

razer-raiju-recensione-immagineQuando si tratta di periferiche da gaming toste, pochi produttori rivaleggiano con nomi del calibro di Razer, che dopo aver presentato il primo, vero concorrente dell’Elite Controller di Xbox One, si avventura anche nel mondo PlayStation con il suo nuovissimo Raiju, uno dei due nuovi controller pensati per gli eSport con licenza ufficiale di Sony, presentati proprio in queste settimane (l’altro è di Nacon, e lo recensiremo a brevissimo).

Il riferimento al Razer Wildcat, che abbiamo recensito lo scorso giugno non è casuale: a parte la disposizione degli stick analogici e del D-pad, che riprendono quella del DualShock di PlayStation (con gli stick analogici affiancati nella parte bassa del pad e i direzionali digitali in alto a sinistra), lo chassis è assolutamente identico per forma e dimensione, dal peso del tutto confrontabile (poco più di 280 gr per il Raiju, contro i 260 abbondanti del Wildcat), e anche come fascia di prezzo non andiamo poi molto lontano. Va comunque detto che, almeno per chi ha sempre e solo avuto in casa una console di Sony, la differenza rispetto a un controller standard è molto più marcata rispetto a chi, invece, è abituato con i ben più ingombranti pad di Microsoft. Personalmente, vista anche la dimensione non indifferente delle mie mani, ho sempre preferito i pad di Xbox rispetto a quelli di PlayStation, e ho salutato l’arrivo del Raiju con grande piacere, trovandomi molto più a mio agio, specialmente nelle sessioni di gioco più lunghe.

DENTRO LA SCATOLA

Fin dall’apertura della confezione si respira un sapore di prodotto di fascia alta, a cominciare dalla morbida spugna preformata della custodia in cui si trova il pad, con una pratica tasca che contiene il lungo cavo da tre metri in fibra intrecciata da collegare alla console, e un alloggiamento per il cacciavite che consente di smontare i tasti inferiori. Diversamente dal Wildcat, gli adesivi gommati preformati sono già applicati al dispositivo, così come i grippini (di colore blu, naturalmente), già infilati sugli stick analogici, ma che possono essere facilmente rimossi qualora abbiate un’innaturale avversione al loro utilizzo.

Fin dall’apertura della confezione si respira un sapore di fascia alta

Oltre a replicare i pulsanti del DualShock 4, sul Raiju troviamo (come anche sul Wildcat, nelle medesime posizioni) due bumper dorsali posizionati al centro, vicino all’attacco del cavo USB, e due grilletti posti sul retro, che all’occorrenza possono essere smontati col cacciavite in dotazione. Il primo pulsante del pannello di controllo, collocato nella parte bassa del pad, consente di associare al volo una funzione extra ai tasti aggiuntivi, mentre gli altri servono a gestire i profili di gioco, a silenziare il microfono e a regolare – a intervalli prefissati – il volume delle cuffie.

PAD IN MANO

Come la sua controparte per Xbox, una volta preso in mano anche il Raiju permette di apprezzarne gli ottimi materiali, piacevoli al tatto, e la grande sensazione di solidità e robustezza. Parimenti, gli stick analogici hanno la struttura interna rinforzata in carbonio, e al di là dell’indubbio vantaggio in termini di durata, è la loro risposta a rivelarsi superiore rispetto al DualShock: nonostante una minima zona morta, la sensazione di controllo e precisione che riescono a restituire è davvero straordinaria.

razer-raiju-recensione-immagineMolto efficaci anche i trigger posteriori, più “resistenti” rispetto a quelli del DualShock 4, così da controllarne meglio la corsa, feature che si apprezza soprattutto nei titoli di corsa in cui occorre dosare al meglio il gas e il freno. Due levette poste sotto il pad possono ridurre la corsa dei trigger, rendendone più rapida la risposta. Attenzione, però, perché non tutti i giochi supportano questa funzionalità: se in The Division, per esempio, è possibile sparare più velocemente con il fucile, lo stesso non accade in Destiny (e lo zoom “abbreviato” sul trigger sinistro non funziona in nessuno dei due, per dire). Continua a convincermi poco il D-pad, con quattro tasti direzionali separati, ottimo per gli shooter in cui si richiamano funzioni e gadget vari, molto meno per i picchiaduro, perché rendono molto più complicati i movimenti in diagonale rispetto al D-pad composto da unico elemento fisico del DS4. E sono proprio i beat’em up i giochi più penalizzati dal Raiju, perché i tasti extra non possono essere associati alle combo (e non è neanche un male, volendo, perché in questo modo si otterrebbe un notevole vantaggio competitivo sugli altri giocatori).

I tasti extra richiedono un po’ di esercizio per essere utilizzati, ma una volta fatta l’abitudine diventa difficile farne a meno. Quelli sotto il pad sono ideali per i giochi di corse, perfetti per le cambiate manuali, o per gli shooter, in cui possono agilmente sostituire L3 ed R3 (che fatico sempre a usare). Meno comodi i due centrali accanto agli shoulder: di base funzionano come alternativa ai bumper, ma è fin troppo facile trovarsi a premere accidentalmente gli shoulder stessi. Giudizio a metà anche per il touchpad centrale, che richiede una pressione superiore al solito per essere attivato (e di base questo non è un problema, quando si gioca), ma si rivela assai più scomodo per digitare con il movimento delle dita nei messaggi.

NON È TUTTO BLU QUEL CHE LUCCICA

Ci sono però alcuni difetti che non possono essere ignorati: le dimensioni generose del pad possono risultare poco gradite a chi ha le mani piccole, specialmente nell’uso dei pulsanti extra, che costringono a una posizione poco naturale e rapidamente affaticante. Più di tutto, però, pesa la mancanza della possibilità di giocare senza cavi, soprattutto alla luce del prezzo cui viene venduto il pad.

razer-raiju-recensione-immagineRazer giustifica questo l’obbligo del cavo con l’annullamento del lag, funzione che però il DS4 supporta già da qualche tempo con la possibilità di collegare il pad direttamente a una porta USB della console. Di base, trovarsi un cavo che attraversa tutto il salotto non fa molto 2016, ecco, una sensazione ulteriormente accentuata dal fatto che il Raiju non consente di accendere la console con il tasto PS centrale, ma costringe a premere il pulsante fisico sulla PlayStation. First world problems, verrebbe da dire, ma resta il fatto che non non è quello a cui siamo abituati da qualche anno a questa parte.

CONCLUSIONI

Il Raiju, esattamente come il suo “gemello” Wildcat, è un pad davvero ben fatto, ottimamente costruito e con diverse feature davvero interessanti, e che dà il suo meglio negli shooter e nei titoli di guida, regalando una sensazione di controllo e precisione di gran lunga superiori al DualShock di PlayStation 4. Rispetto a quest’ultimo, occorre prestare un po’ l’abitudine al “form factor” da Xbox, ma si apprezzano i tasti extra, specialmente quelli nella parte bassa. Pesa l’assenza di una modalità wireless, e alcuni elementi non convincono del tutto (specialmente la touch bar e il D-pad). Val la pena sottolineare che il pad di Razer può essere utilizzato anche su PC, con l’installazione di driver in versione beta. Il Raiju viene venduto al prezzo consigliato di 169,99 €, una cifra non indifferente, e difficilmente giustificabile a meno di non essere alla ricerca ossessiva di quanto di meglio può offrire il mercato. Ben altro discorso (e voto) se il prezzo si fosse aggirato intorno alla soglia psicologica dei 100 €.

VOTO 7,5

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