Samurai Riot - Recensione

PC

Una volta i giochi di combattimento a scorrimento orizzontale dominavano il panorama arcade, ed è pertanto logico pensare che godano di una discreta popolarità tra i nostalgici, come testimoniano la community di Beats of Rage e i prezzi decisamente alti che le PCB di classici come Final Fight (originali eh, niente bootleg), ancora oggi, riescono a raggiungere sul mercato collezionistico. Da grandissimo appassionato del genere, non posso che accogliere con gioia ogni tentativo indie di riportare in auge un genere a me tanto caro, mostrando il piglio del videogiocatore d’annata di fronte a ogni sfida… tipo non cadere in catalessi davanti a Samurai Riot!

THE LAST NINJA… PER FORTUNA!

Samurai Riot è la storia di due personaggi differenti, uniti in una missione che li vede inizialmente chiamati a soffocare una ribellione, poi destinata ad evolversi in qualcosa di più grosso attraverso un sistema di bivi che porterà l’avventura dell’eroico duo verso un epilogo che comprende un minimo di otto finali diversi.Samurai Riot immagine PC 03

Giocare in due è caldamente consigliato

Scendendo nel dettaglio, il gioco di Wako Factory è un “elementale della noia”, un titolo da affrontare rigorosamente in due, pena la trasformazione in un vero e proprio calvario da scalare tra orde di nemici tutti uguali, complice anche una veste grafica che non fa molto per scostarsi da un look poco più che amatoriale con fondali immobili come carta da parati, mentre la colonna sonora – monotona e martellante – implora di zittire le casse. Samurai Riot è davvero così angosciante, proprio come ve l’ho descritto, e io sono uno di quelli che finisce titoli del calibro di The king of Dragons o Shadow Warriors con un solo “gettone”, ben disposto quindi a sacrificare tempo ed energie per sviscerare a fondo le meccaniche di un genere che, ancora oggi, fa palpitare il mio cuore.

Il combattimento di Samurai Riot è semplice, forse troppo: il debole sistema di combo, tra colpi leggeri e forti (calci, generalmente), appare come una versione un filo goffa di quanto visto in Sengoku 3 (o, sfoggiando una volta tanto il campanilismo delle grandi occasioni, Gekido Advance), ma si rivela inadeguato ad arginare l’assalto delle orde di nemici create in serie da una versione Edo di Skynet.

Gli avversari – tutto meno che formidabili – non tolgono molta energia, ma sono tanti e prima o poi qualche colpo lo piazzano, classificandosi come vere e proprie seccature. Avremo dunque a che fare con schiere senza fine di uomini occhialuti, brutti e armati di lancia e donne col torace fasciato e tonfa in pugno, propense a parare i nostri colpi e a rispondere con uno Shoryuken (o simile); avversari che – in quanto a carisma – perderebbero la sfida con un barattolo di fagioli! Occasionalmente, il gioco tira fuori qualcosa di nuovo, come kappa disegnati tanto male da farti chiedere dove sia nascosta la candid camera, e non si fa mancare nemmeno il riciclo dei boss di fine livello, purtroppo privi di attrattiva e personalità.

SCUOLA DI BOTTE

In Samurai Riot non ci sono armi da raccogliere né potenziamenti, quindi il fatto che i due protagonisti siano sufficientemente differenziati è una benedizione. Il samurai Tsurumaro attacca con la katana e può lanciare esplosivi frontalmente e dall’alto per fare piazza pulita, afferrare i nemici per eseguire proiezioni e sfruttare una provvidenziale parata. La Kunoichi Sukane, invece, è più mobile, e vanta – al posto della parata – una capriola per spostarsi indenne tra i colpi nemici e una serie di tecniche che sfruttano le proprietà mutaforma della sua volpe, che cita il buon vecchio Shadow Dancer rimpicciolendosi nei momenti di cooldown.Samurai Riot immagine PC 06Purtroppo, non esiste una vera e propria tecnica di crowd crontrol da usare quando le cose vanno male, ma bisogna affidarsi a un paio di attacchi speciali per colpire a ripetizione i nemici che abbiamo di fronte o attorno, a seconda del consumo di un apposito indicatore non esattamente leggibilissimo.

Il combattimento di Samurai Riot è semplice, forse troppo: un debole sistema di combo, tra colpi leggeri e forti (calci, generalmente)

Giocare in due è caldamente consigliato, come già detto: in primis, perché rende il combattimento contro la folla di nemici nettamente più gestibile, e poi perché giocatori ben affiatati saranno in grado di creare interessanti juggle tenendo gli avversari in aria a suon di colpi. Al di là dei differenti finali, l’unico stimolo ad andare avanti risiede nella possibilità di acquistare nuove scuole, ovvero una serie di tratti distintivi tra cui scegliere (rigorosamente uno per giocatore) a inizio partita, abilità che conferiscono bosnus come avvelenamento, vite extra o doppio salto.

Samurai Riot non ce la fa: gli mancano personalità, fascino e un sistema di combattimento che sappia offrire qualcosa di nuovo rispetto ai classici picchiaduro a scorrimento che prova a scimmiottare. Allo stato attuale potrebbe essere un buon punto di partenza per qualcosa di interessante, ma Wako Factory ha davvero ancora tanta strada da percorrere prima di arrivare al risultato.

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Pro

  • Sufficientemente interessante se giocato in due.
  • Finali multipli.
  • Le diverse scuole garantiscono una certa rigiocabilità.

Contro

  • Estetica priva di appeal.
  • Monotono e ripetitivo.
  • Da soli è pura noia digitale.
5.6

Insufficiente

Il retrogamer della redazione, capace di balzare da un Game & Watch a un Neo Geo in un batter di ciglio, come se fosse una cosa del tutto normale. Questo non significa che non ami trastullarsi anche con giochi più moderni, ma è innegabile come le sue mani pacioccose vibrino più gaudenti toccando una croce digitale che una levetta analogica.

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