SEGA 3D Classics Collection - Recensione

3DS

SEGA 3D Classics Collection è meglio della somma delle sue parti, perché la qualità dei giochi presenti in questa collezione è altalenante, inutile girarci attorno. Non si vive, del resto, di soli Out Run e Space Harrier, e la lodevole iniziativa del team M2 doveva prima o poi toccare qualche ostacolo, è ovvio. Tra i nove titoli qui riproposti grazie a un’emulazione sopraffina e un effetto tridimensionale che non sbaglia un colpo, va premiata soprattutto la varietà, alla luce di una selezione piuttosto eclettica adatta a tutti i palati. Prendiamoci quindi il dovuto tempo e analizziamo i giochi con cognizione di causa ponendoci, innanzitutto, la domanda più importante…

DI NUOVO?

“Ma vale la pena comprarli nuovamente?”. Dipende. Molti dei titoli qui presenti li avrete giocati fino allo sfinimento, tanto che la tridimensionalità e la possibilità di averli sempre con sé potrebbe non essere un motivo sufficiente a sganciare la grana. Prendiamo Altered Beast, o Juuouki, a seconda del vostro lato nippofilo: di per sé, si tratta di un picchiaduro a scorrimento orizzontale che non regge particolarmente la prova del tempo per via del suo schema di gioco mnemonico, con pattern dei nemici fissi da memorizzare per avere una possibilità di finire il gioco con un solo gettone. SEGA 3D Classics Collection immagine 3DS 03Può piacere o meno (personalmente l’ho ridimensionato molto col passare degli anni), ma perché proporlo qui nella sua versione per Mega Drive, al posto dell’originale su PCB System 16? Una conversione importante nel 1988 per aprire le danze sul 16 bit SEGA, tuttavia inferiore alla controparte arcade, che sarebbe potuta essere ospitata nella raccolta senza problemi. Sarà stata preferita per via dello scorrimento parallattico, assente nel coin-op? Rinunciando pertanto agli effetti di zoom originali, che avrebbero giovato maggiormente della terza dimensione? Certo, come extra c’è la gustosa possibilità di venire trasformati in una bestia random a ogni stage, ma non riesce a quietare il senso di delusione.

Stessi dubbi per Puyo Puyo 2, un puzzle game divertente, ma che dell’effetto 3D se ne fa ben poco. Si tratta di un titolo di gran classe, convertito per una serie quasi infinita di formati (del resto Compile non ne sbagliava una all’epoca), tra cui una versione a gettoni che trova per la prima volta su 3DS una pubblicazione casalinga, ma non credo sia uno dei giochi a cui si pensa, quando si evocano i classici SEGA. Ecco, Sonic the Hedgehog, invece, è sicuramente tra questi, ma se ai suoi tempi lo avete giocato fino a consumare il pad (e lo avete fatto, fidatevi!), difficilmente farete i salti di gioia trovandovelo nuovamente davanti, anche perché è stato riproposto in una serie quasi infinita di compilation, partendo dall’ottimo Sonic Jam su Saturn. È possibile usare lo spin dash introdotto nel secondo capitolo come extra, ma non ne sono rimasto impressionato.

Tra i nove titoli qui riproposti grazie a un’emulazione sopraffina e un effetto tridimensionale che non sbaglia un colpo, va premiata soprattutto la varietà

Per cominciare a far battere il cuore a mille c’è bisogno della conversione di Power Drift, arcade corsistico ideato da Yu Suzuki e potentissimo alfiere della tecnologia super scaler, che permetteva di ottenere effetti tridimensionali attraverso grafica bitmap. Per il 1988 era qualcosa fuori parametro, con le sue venticinque piste realizzate a mo’ di montagne russe con saliscendi, tunnel e salti. Un delirio incredibile da vivere al ritmo di sessanta fotogrammi al secondo mentre si gareggia contro altri undici piloti comandati dalla CPU per raggiungere il podio; SEGA e Suzuki, da sempre fieri del loro pantheon, avevano in serbo anche citazioni con i fiocchi, mettendo al comando del giocatore l’F-14 di Afterburner o la moto di Hang-On qualora avesse conquistato il trofeo d’oro nelle cinque gare che costituivano una singola divisione. SEGA 3D Classics Collection immagine 3DS 08Power Drift dona indubbiamente alla collezione la prima killer application: le migliori conversioni casalinghe sono quelle per Saturn e Dreamcast, ma la prima corre a soli trenta fotogrammi al secondo, mentre l’altra è disponibile solo come allegato al libro Yu Suzuki Game Works vol. 1, oramai piuttosto costosetto. Il resto è dimenticabile, perché Power Drift era semplicemente troppo: la storia ama ricordare lo squisito adattamento in singolo caricamento per Commodore 64 a cura di Chris Butler, ma si tratta “solo” di un titolo molto giocabile, lungi dal riproporre la scarica d’adrenalina del coin-op, una prova di forza contro cui Amiga, ST e PC Engine uscirono con le ossa rotte. Un gioco così estremo da non vantare cloni, a parte Drivin’ Force di Digital Magic Software su Amiga, ambizioso e lontano dal fallimento perpetrato da Activision sulla stessa piattaforma, ciononostante orfano del know-how corsistico di Suzuki.

Anche Thunder Blade merita la nostra attenzione, vuoi perché l’effetto 3D regala momenti fantastici mentre l’elicottero (dichiaratamente ispirato al film “Tuono Blu”) fa lo slalom tra palazzi o formazioni rocciose nella sua duplice visuale, dall’alto o in terza persona à la Afterburner, vuoi perché l’unica conversione come si deve gira sull’amatissimo X68000 di Sharp, sogno mostruosamente proibito di ogni retrogamer degno di tale nome. Senza contare che l’intricato sistema di comando può avvalersi del Circle Pad Pro, replicando agilmente e senza compromessi il divertimento offerto dal tamarrissimo cabinato dedicato, ovviamente senza il movimento idraulico. Non solo, essendo la creatura di Takashi Ozama un titolo piuttosto breve, qui viene fornita una modalità supplementare sbloccabile una volta completato il gioco principale, con un livello extra, nuovi nemici e regole modificate.

MEGLIO CHE IN SALA GIOCHI

Galaxy Force 2 guadagna tantissimo dal 3D, con lingue di fuoco e asteroidi che si precipitano in maniera esaltante verso il giocatore. Considerato l’apice della tecnologia super scaler, questo “bestione” è rimasto da sempre un’irraggiungibile chimera per i giocatori casalinghi, forte della scheda SEGA System Y e dei suoi tre microprocessori MC68000. SEGA 3D Classics Collection immagine 3DS 04Abbiamo dovuto attendere l’era PS2 con il volume 30 (ne sono usciti tantini, in effetti) della serie economica SEGA Ages 2500, dove la stessa M2 convertì il gioco nel 2007 andando ben oltre il compitino, impreziosendo la versione casalinga con trasparenze e altri gustosi effetti. Troverete proprio questa versione su 3DS, assieme al già citato effetto tridimensionale che – ribadisco – trasforma uno dei più impressionanti videogiochi bidimensionali di sempre in un vero tour de force grafico. Un super coin-op in tasca, dotato (come del resto tutti i giochi della raccolta simili) di una cospicua serie di visuali opzionali che riproducono l’esperienza dei cabinati originali, rumori idraulici inclusi. Com’è il gioco? Semplicemente Afterburner nello spazio, con maggiore manovrabilità e spettacolarità, plagiato però da una meccanica succhia-soldi un po’ fastidiosa legata all’energia costantemente in diminuzione.

Forse, però, la vera star della raccolta è il zuccheroso Fantasy Zone 2. Sparatutto coloratissimo ispirato a Defender, il secondo episodio delle avventure dell’astronave senziente Opa Opa appare inizialmente solo in versione domestica su Master System, ma i soliti maghi di M2 realizzarono un remake con i controfiocchi (Fantasy Zone II DX) per il volume 33 della serie SEGA Ages 2500 nel 2008, riprogrammando il gioco come se dovesse girare sulla storica scheda System 16, arrivando anche a creare una PCB arcade promozionale da far giocare durante particolari eventi pubblicitari, programmando la ROM con lo stesso codice della versione PS2! Il risultato va oltre il semplice remake, con la possibilità di attraversare portali opzionali per trasportare Opa Opa nella dimensione oscura, più difficile ma maggiormente remunerativa per quanto riguarda punteggio e soldi, da investire in armi e potenziamenti. Dato che M2 ci vuole particolarmente bene, questa versione è basata su quanto visto su PS2: il 3D valorizza lo scorrimento parallattico, i colori sono vivissimi e tutto è straordinariamente divertente. Le monete acquisite giocando vengono messe inoltre da parte in una sorta di banca, pronte per essere investite in opzioni nascoste o ritirate prima di giocare, per aver subito accesso ai potenziamenti più costosi e partire a razzo.

Ciliegina sulla torta è il Link loop Land, una modalità infinita dalle meccaniche inedite in cui si gioca per il punteggio grazie ai moltiplicatori da tenere in salute a suon di monete. Semplicemente fantastico e, nel caso i miei elogi possano sembrarvi eccessivamente altisonanti, nella compilation è inclusa anche la versione Master System che occupa il capitolo dedicato agli extra assieme a Maze Walker, un gioco di labirinti con vista dall’alto che non voleva assolutamente nessuno, anch’esso inizialmente uscito su Master System e degno di menzione solo perché sfruttava gli occhiali 3D per l’otto bit SEGA, trovandosi ovviamente a casa su 3DS. Ma quanto è vecchio e brutto? Considerate che la sua unica recensione italiana risale al secondo numero della vostra rivista di videogiochi preferita, che relegava il bizzarro gioco di labirinti nel dimenticatoio con un mesto 62%.

SEGA 3D Classics Collection è una compilation discreta, priva di pezzi da novanta come Out Run o Super Hang-On, tuttavia dotata di un forte carattere, esaltato da alcuni mostri sacri dell’epoca super scaler nella loro miglior versione. Aggiungete nel calderone la miglior versione di Fantasy Zone in circolazione e avrete una raccolta assai valida, specialmente al prezzo attuale.

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Pro

  • Fantasy Zone 2 più bello che mai.
  • La tecnologia super scaler non è mai stata così a suo agio tra le pareti domestiche.
  • Ottimo prezzo di lancio.

Contro

  • Altered Beast in versione Mega Drive?!
  • Alcuni titoli poco impressionati e scontati.
8

Più che buono

Il retrogamer della redazione, capace di balzare da un Game & Watch a un Neo Geo in un batter di ciglio, come se fosse una cosa del tutto normale. Questo non significa che non ami trastullarsi anche con giochi più moderni, ma è innegabile come le sue mani pacioccose vibrino più gaudenti toccando una croce digitale che una levetta analogica.

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