SNK 40th Anniversary Collection - Recensione

Switch

Forse non ve ne state accorgendo, ma la storia del nostro hobby è in pericolo, erosa un po’ alla volta dall’implacabile passare del tempo. Solamente quest’anno ci hanno lasciati giganti quali Ben Daglish e Bob Wakelin, mentre la precaria situazione di siti come emuparadise ha reso più difficile reperire vecchi giochi. Non è mai stata una mera questione di accumulo, bensì di preservazione, studio e diffusione, una filosofia che i ragazzi di Digital Eclipse hanno dimostrato di conoscere straordinariamente bene. Prendete ad esempio la recente Street Fighter 30th Anniversary Collection: senza la sua ricchissima raccolta di informazioni nessuno avrebbe mai saputo nulla della cancellata conversione del primissimo Street Fighter su Famicom, grazie a una foto salvata dall’oblio degli archivi di Capcom che ha fatto il giro del mondo.

SNK 40th Anniversary Collection segue una strada simile, offrendo una panoramica su tutto quello che è stata la software house fondata da Eikichi Kawasaki prima della rivoluzione Neo Geo. Si potrebbe obiettare con un pizzico di superficialità che un’idea simile è stata tentata con la raccolta SNK Arcade Classics 0 su PSP, ma la verità è che finora nessuna compilation ha mai racchiuso un simile livello di squisita completezza e dedizione.

ATHENA, IKIMASU!

Questo non riguarda solo il semplice aspetto ludico, ma colpisce nella ricchissima sezione museo, dove vengono brillantemente trattati tutti i giochi della Shin Nihon Kikaku prima che il suo nome divenisse sinonimo di MVS tra le pareti dei game center. Sono genuinamente commosso e stupito dalla ricchezza di informazioni offerte tra flyer, scansioni di materiale rarissimo e testo descrittivo, presentati in un pacchetto facile e piacevole da consultare, destinato ad aprire la mente e a fornire chicche e nuove prospettive di studio anche al più enciclopedico tra gli archeologi digitali. Si tratta di un compendio ricchissimo, che comprende anche una sorprendente sezione extra dove vengono presentate informazioni non strettamente legate alla ludoteca di SNK, come pagine di newsletter o guide strategiche, chiudendo il pacchetto con una bella raccolta di tracce audio.

Si tratta di un compendio ricchissimo, che comprende anche una sorprendente sezione extra

I giochi presenti nella raccolta sono una cricca soddisfacente ed eclettica, disponibili sia in versione giapponese che occidentale. Va detto che la scelta non è eccessivamente varia, ma c’è il trucco: ai tredici immediatamente disponibili se ne aggiungeranno presto molti altri, gratuitamente scaricabili con le prossime patch. Tra le sorprese che ci aspettano nel prossimo futuro figurano il geniale multi evento Fantasy, il fighissimo sparatutto a scorrimento verticale Time Soldiers e il gargantuesco Beast Busters, ultimo coin-op SNK prima della rivoluzione Neo Geo, nonché megalomane risposta all’Operation Thunderbolt di Taito con le sue tre mitragliatrici montate sul cassone! Come sorpresa extra, quasi ogni gioco offre la possibilità di tuffarsi immediatamente nella sua originale versione a gettone, permettendo però di giocare anche alla rispettiva conversione per Famicom, qualora fosse stata pubblicata a suo tempo dalla stessa SNK e libera da licenze oggigiorno impossibili da riscattare.

quasi ogni gioco offre la possibilità di tuffarsi immediatamente nella sua originale versione a gettone

Andiamo in ordine alfabetico: Alpha Mission (1985) elabora la formula di Xevious tra bersagli aerei e terrestri, mettendo sul piatto otto potenziamenti che cambiano l’aspetto della nostra astronave modificando significativamente l’arsenale in uno sparatutto verticale ancora oggi piacevole e impegnativo, che ha trovato il suo degno seguito in epoca Neo Geo. Athena (1986), invece, segna il debutto della mascotte di SNK, sicuramente familiare per chi ha giocato almeno un capitolo di The King of Fighters. È il primo gioco di piattaforme della compagnia, contraddistinto da una grande varietà incarnata da percorsi alternativi e un variegato equipaggiamento da recuperare eliminando nemici e distruggendo blocchi, destinato a cambiare l’aspetto dell’eroina (che saggiamente affronta un ostile mondo fantasy in bikini) a ogni pezzo d’armatura collezionato. È una sorta di Wonderboy in Monsterland ante litteram, e resta celebre l’illustrazione realizzata da Wakelin per le conversioni occidentali, ottenuta “ricalcando” una foto della bellissima culturista Lisa Lyon. Crystalis (1990) è l’unico gioco disponibile solo in versione console, nonché testamento della creatività di SNK: un action RPG post-atomico che si sposa davvero bene con la possibilità – presente ovviamente in ogni titolo della raccolta – di effettuare salvataggi veloci in qualsiasi momento.

LARGO AI GUERRIERI DELLA FURIA!

Ikari Warriors (1986) è la serie SNK più famosa degli anni Ottanta, nonché il motivo per cui questa raccolta non presenta al momento una grande varietà di generi: con due seguiti, uno spin-off e un predecessore spirituale, ne avrete fin sopra i capelli di soldati avversari da decimare! Ikari Warriors segna comunque il debutto di Ralph Jones e Clark Steel (Paul e Vince in occidente), anche loro sicuramente familiari a chi bazzica nel mondo Neo Geo, e offre un’azione simile al Commando di Capcom, ma più ragionata: bisogna avanzare poco alla volta per evitare di essere soffocati da nemici e proiettili, mentre carri armati abbandonati offrono potenza di fuoco extra e relativa invulnerabilità. Come il resto dell’illustre famiglia, Ikari Warriors deve molta della sua fama al cosiddetto Loop Lever, ovvero un sistema di controllo che ha caratterizzato SNK in quegli anni: si tratta di normali joystick con un giallo pomello rotante, che permettevano di muovere il personaggio e far fuoco in direzioni differenti. Nasce dalla pura casualità, con un non meglio precisato impiegato dell’azienda che afferrò un joystick con un contenitore per pellicole al fine di ottenere una migliore presa, e da lì nacque un’idea che a SNK piacque parecchio, avendola utilizzata anche al di fuori dell’ambito bellico in esperimenti quali Fighting Soccer.

Ikari Warriors deve molta della sua fama al cosiddetto Loop Lever, un sistema di controllo che ha caratterizzato SNK in quegli anni

Nelle vecchie raccolte come la già citata SNK Arcade Classics 0, un sistema di comando tanto particolare veniva solitamente emulato con due tasti adibiti alla rotazione del personaggio, offrendo un approccio nettamente più lento e meno naturale rispetto a quanto visto sull’hardware originale; Digital Eclypse ha ovviato a questo con una scelta intelligente, trasformando i giochi che utilizzavano un simile controller in una sorta di twin-stick shooter, con il secondo analogico adibito dunque alla rotazione. Si tratta del compromesso migliore possibile, anche se le repentine virate rendono l’esperienza un filo più facile di quanto fosse originariamente. Tornando a bomba, Victory Road esce lo stesso anno ed è praticamente Ikari Warriors pucciato in un bizzarro contesto fantasy, con plotoni di nemici su schermo e una maggiore varietà di armi, mentre Ikari III: The Rescue vede la luce nel 1989 e abbandona quasi completamente le armi da fuoco in uno strano brawler a scorrimento verticale dai grossi sprite, privo però del carisma dei capitoli precedenti, penalizzato tra l’altro da una difficoltà assassina! Fortunatamente potete metterlo da parte e giocarvi la ben più carismatica versione Famicom, che vi permetterà di godere il gioco tra le pareti domestiche senza scomodare la tremenda conversione per Commodore 64.

Guerrilla War (1987) è il vero successore delle gesta di Ralph e Clark, e mette i giocatori nientepopodimeno che nei panni di Che Guevara e Fidel Castro! Il gioco è conosciuto infatti come Guevara in Giappone ed è basato sulla rivoluzione cubana, con tanto di foto in bianco e nero del Che nell’attract mode. È un titolo ottimo che migliora la formula di Ikari Warriors con una grafica più grande e colorata, una squisita colonna sonora dal sapore drammatico che ben si adatta all’ambientazione bellica, elementi del fondale distruggibili e un’AI spesso imprevedibile: salite su un carro armato e i nemici retrocederanno per lanciare granate, arrivando a darsela a gambe levate quando la situazione si fa calda! Anche qui la versione Famicom è raccomandatissima, con armi e livelli extra, assieme a un livello di difficoltà certamente più abbordabile.

PRESERVAZIONE FATTA BENE

P.OW. (1989) è un po’ la risposta di SNK a Double Dragon, con un sistema di controllo a tre pulsanti e la possibilità di giocare con un amico, immersi ovviamente nella solita ambientazione militaresca. Sfortunatamente si tratta di un gioco davvero difficile, peraltro decisamente carente sul profilo della varietà. Fortunatamente, anche in questo caso potete divertirvi con la versione Famicom, che migliora il gioco praticamente in tutto, offrendo addirittura un nemico finale nuovo di zecca anche se, purtroppo, i limiti della macchina Nintendo hanno costretto a tagliare il gioco in due. Preistoric Isle (1989) è disponibile solo in versione arcade ed è uno sparatutto a scorrimento orizzontale veramente ottimo, il quale permettendo a due giocatori di sorvolare un’isola abitata da dinosauri incarogniti: troverete una grafica colorata e sprite ovviamente mastodontici, assieme a un originale sistema di armamento che permette di ruotare un pod non dissimile dal Force di R-Type, ottenendo un tipo di attacco differente a seconda della sua posizione.

Ai tredici giochi immediatamente disponibili se ne aggiungeranno presto molti altri, gratuitamente scaricabili

Anche Psycho Soldier (1987) vi tocca giocarlo esclusivamente in versione arcade, il che, francamente, è un bel colpo di fortuna, considerando che le uniche conversioni vennero realizzate in modo imbarazzante da Ocean sui computer a otto bit. È il seguito di Athena, ma si gioca come una sorta di Son Son sotto steroidi, coloratissimo e davvero divertente; è ricordato principalmente per la colonna sonora cantata dalla idol Kaori Shimizu su testo scritto da un insospettabile Kawasaki. Questa verrà riproposta come tema dello Psycho Soldier Team in The King of Fighters ’94 (addirittura cantata nella versione Neo Geo CD) dove Athena verrà affiancate da Sie Kensou, che appare per la prima volta proprio in Psycho Soldier come secondo giocatore. Street Smart (1989) è il primo gioco di combattimento di SNK e mostra buone idee, affiancate però da diverse pecche. Introduce una modalità cooperativa dove i due protagonisti (genericamente nominati “Wrestler” e “Karate Man”) possono coalizzarsi contro l’avversario comandato dalla CPU prima di picchiarsi per decidere chi continuerà la partita in modo simile a quanto avverrà qualche anno dopo nel primo Garou Densetsu, ma il fatto che ogni colpo faccia muovere in avanti il lottatore rende il tutto confusionario, una situazione che non si sposa bene con un livello di difficoltà decisamente ripido. Anche qui vi beccate la sola versione a gettoni: Street Smart venne infatti convertito da Treco due anni dopo per Mega Drive con alcune concessioni, non ultima la colorazione arancione del gi di Karate Man che, secondo alcuni, potrebbe aver ispirato il look di di Ryo Sakazaki.

Sono genuinamente commosso e stupito dalla ricchezza di informazioni offerte dalla sezione Museo

T.N.K. III (1988) è stato il primo gioco a implementare un prototipo del Loop Lever ed è davvero un piccolo gioiellino, un picco di qualità dettato stavolta dal mero bisogno: SNK navigava infatti in cattive acque e la bancarotta pareva imminente, quindi ognuno diede il meglio scommettendo su un ultimo gioco. Solita ambientazione militare, stavolta per un solo giocatore (la storia vuole che sia Ralph Jones in persona, qui nella sua prima apparizione) direttamente alla guida di un carro armato; la versione NES è tanto particolare da venire presentata nella lista come gioco a sé, significativamente espansa rispetto all’originale grazie a meccaniche RPG, segreti e intermezzi destinati ad approfondire la trama e fornire un’esperienza nettamente più complessa, appagante e longeva rispetto a quanto visto in sala giochi. Per finire, Vanguard (1981) è stato un grande classico anche in America, dove la versione per Atari 2600 scritta da Dave Payne era davvero diffusissima, accompagnata dall’iconica illustrazione a opera del leggendario Ralph McQuarrie che avrete visto da piccoli un’infinità di volte tra le pagine di Topolino. Con le sue voci digitalizzate, lo scorrimento multiplo e i quattro pulsanti per far fuoco in ogni direzione, questo sparatutto è tra i giochi più ambiziosi dell’epoca, tanto da concedersi un paio di “libertà” (oggi verrebbero chiamate in un altro modo) nella colonna sonora, con pezzi praticamente sgraffignati dai film Flash Gordon e Star Trek: The Motion Picture!

SNK 40th Anniversary Collection offre una panoramica su tutto quello che è stata la software house di Eikichi Kawasaki prima della rivoluzione Neo Geo

Tutti i giochi presenti offrono la possibilità di riavvolgere il tempo per far pratica con i pattern e imparare dagli errori, ma la caratteristica davvero unica è la presenza di superplay da far partire al lancio delle versioni arcade. Si tratta di partite perfette in cui un giocatore sensazionale “demolisce” il titolo di turno, spesso vendute su VHS negli anni Novanta presso i negozi più underground di Akihabara, tuttavia SNK 40th Anniversary Collection si spinge oltre permettendo di interrompere la riproduzione in qualsiasi momento, concedendo al giocatore di “scansare” il campionissimo virtuale e prendere il controllo dell’azione. Concludo segnalando che la prima patch introdurrà un nuovo sistema di controllo per i titoli che usano il Loop Lever, eliminando la rotazione ma garantendo il gioco a due anche tramite singolo Joy-Con in qualsiasi momento.

Se siete appassionati di storia dei videogiochi, la sola modalità museo dovrebbe essere sufficiente a sganciare i soldi richiesti da SNK 40th Anniversary Collection. La scelta dei giochi è buona ma pecca di varietà, una lacuna che verrà comunque corretta dai download gratuiti che arriveranno nelle prossime settimane. Digital Eclypse si conferma uno dei pilastri nel campo della preservazione videoludica offrendo un’emulazione di ottimo livello con una convincente scelta di filtri grafici simil CRT e una serie di intelligenti decisioni. Peccato per l’aspect ratio di diversi titoli presenti: molti sono infatti nati per schermi verticali, e giocarli in modalità landscape tenendo Switch in mano ci condanna ad aree di gioco spesso parecchio piccine. Fortunatamente lo schermo può essere agilmente ruotato, il che rende ancora più febbrile l’attesa per accessori quali il Flip Grip di Fangamer!

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Pro

  • Modalità museo dal valore culturale inestimabile.
  • Interessante selezione di giochi, e altri arriveranno presto gratuitamente.
  • Intelligenti scelte di design.

Contro

  • Poca varietà tra i titoli presenti.
  • Alcuni non sono invecchiati benissimo.
8.4

Più che buono

Il retrogamer della redazione, capace di balzare da un Game & Watch a un Neo Geo in un batter di ciglio, come se fosse una cosa del tutto normale. Questo non significa che non ami trastullarsi anche con giochi più moderni, ma è innegabile come le sue mani pacioccose vibrino più gaudenti toccando una croce digitale che una levetta analogica.
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