Space Hulk: Tactics - Recensione

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Nello sconfinato ecosistema dei videogiochi dedicati a Warhammer 40.000, il nome Space Hulk è uno di quelli che appare con maggior frequenza. Nato sul finire degli anni Ottanta come un gioco da tavolo prodotto da Games Workshop, dal 1993 in poi sono state prodotte numerose trasposizioni videoludiche di questo particolare board game che vede un manipolo di Space Marine scontrarsi con l’orda dei temibili Tiranidi per il raggiungimento dei più disparati obiettivi di missione. Space Hulk: Tactics di Cyanide Studio è quindi solamente l’ultimo dei tanti videogame ispirati all’omonimo gioco da tavolo ad approdare sui nostri schermi. Dopo tanti tentativi dai risultati altalenanti, sarà riuscito questo team francese a catturare l’essenza dell’eterna lotta tra i guerrieri dell’Imperium e i famelici Genestealer?

ABBANDONATI AL PROPRIO DESTINO

Messa da parte la piacevole ma forse troppo ambiziosa divagazione FPS di Space Hulk: Deathwing targato Streum on Studio, Cyanide ha voluto riportare la serie all’interno dei suoi confini naturali: quelli di un tattico a turni quanto più fedele possibile al board game originale. È così che nasce Space Hulk: Tactics, un’opera che prende spunto dall’ultima edizione del gioco da tavolo per raccontare le vicende di un distaccamento degli Space Marine del capitolo dei Blood Angels, inviati a rispondere a una richiesta di aiuto inviata dal pianeta Gorgonum, un mondo-forgia imperiale minacciato da una massa gigantesca di detriti spaziali in rotta di collisione con il corpo celeste.
Space Hulk Tactics recensione

I Blood Angels decidono di avventurarsi nell’intricatissimo dedalo di vascelli spaziali che danno forma al Forsaken Doom

Determinati a sventare un cataclisma che debiliterebbe in maniera sostanziale la catena di rifornimenti delle truppe imperiali di stanza in quel settore della galassia, i Blood Angels decidono di avventurarsi nell’intricatissimo dedalo di vascelli spaziali che danno forma al Forsaken Doom, il colossale Space Hulk in grado di annientare in pochi istanti ogni forma di vita presente su Gorgonum nel caso in cui dovesse scontrarsi con il pianeta. La missione degli Space Marine è quindi estremamente chiara e diretta, almeno inizialmente: abbordare l’ammasso di detriti per piazzare alcune cariche esplosive in altrettanti luoghi strategici dell’agglomerato di relitti, per poi farli esplodere all’unisono e sventare l’obliterazione del mondo-forgia. Peccato che, come spesso accade, le cose non sono mai così semplici e la situazione tenda a precipitare rapidamente quando non si mette in conto la presenza dei Tiranidi. Già perché gli Space Hulk sono il terreno di caccia prediletto dai Genestealer, una temibile razza aliena dotata di agilità sovrumana e artigli in grado di penetrare qualsiasi corazza, anche quelle più resistenti degli Space Marine. Inoltre, laddove i soldati scelti dell’Imperatore sono pochi (seppur armati fino ai denti), i Tiranidi hanno dalla loro parte la forza dei numeri: i Genestealer sono una legione virtualmente infinita capace di sopraffare anche i guerrieri più forti e di mettere in difficoltà persino gli strateghi più capaci.

IL SIGILLO DELL’IMPERATORE

Detto questo, armati di fucile requiem d’assalto e maglio potenziato, è tempo di mettere piede all’interno del Forsaken Doom e dare il via alla campagna degli Space Marine. Si tratta di una serie di mappe suddivise in capitoli che contengono diversi missioni – tra principali e secondarie – affrontabili liberamente dal giocatore. Sta quindi a noi decidere come muovere la squadra di Blood Angels all’interno dello Space Hulk, se tirare dritto verso lo scenario finale di ogni capitolo, oppure se portare a termine delle missioni secondarie per accumulare più risorse utili al potenziamento di ogni singolo membro del team.
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Non ci si sente mai davvero pronti ad affrontare l’orda dei Genestealer

Per sbloccare armi o abilità aggiuntive, difatti, è essenziale esplorare ogni anfratto della massa di detriti. Non ci si sente mai davvero pronti ad affrontare l’orda dei Genestealer, ma di certo avere più opzioni tattiche a disposizione può fare la differenza, soprattutto nelle battute finali della campagna. Una campagna che però non brilla sul versante della longevità, soprattutto se si considera che le missioni secondarie dopo poco tendono a ripetersi sia sul versante degli obiettivi da portare a termine, sia sul fronte della struttura delle mappe. Spesso per completare un incarico secondario ci viene richiesto di interagire con una console, o di estrarre un servo-teschio contenente informazioni vitali per l’impresa degli Space Marine, oppure – molto più banalmente – l’obiettivo è lo sterminio completo delle unità nemiche. La varietà di situazioni che incontreremo sullo Space Hulk si ferma qui, laddove le missioni principali sono in grado di offrire un minimo di varietà aggiuntiva.

FAME GENETICA

Molto più compatta e strutturata la seconda campagna, quella che ci vede al comando dell’orda tiranide. In questo caso viene accantonata la conformazione semiaperta vista all’opera nella controparte dedicata agli Space Marine, per proporre invece una ben più classica successione lineare di nove missioni. L’obiettivo in ognuno di questi scenari è sempre lo stesso: eliminare i guerrieri dell’Imperium ed evitare che portino a termine i loro scopi. La narrazione ci porta indietro di diversi secoli rispetto alla campagna dei Blood Angels, spiegandoci cosa accadde alle squadre degli Ultramarine, dei Dark Angel e degli Space Wolf che precedettero i figli di Sanguinius nel tentativo di distruggere lo Space Hulk, mostrando i loro fallimenti attraverso i loro stessi occhi, con l’ausilio di brevi cutscene realizzate con sapienza e nel pieno rispetto del materiale originale.
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L’obiettivo in ognuno di questi scenari è sempre lo stesso: eliminare i guerrieri dell’Imperium

Anche qui, però, la longevità è molto scarsa, addirittura inferiore alla lunghezza della campagna degli Space Marine. Tuttavia, l’assenza di missioni secondarie garantisce un ritmo migliore permettendo di gustare al meglio ogni singolo scenario, eliminando del tutto lo spauracchio della ripetizione degli incarichi. L’impressione è che sì, la sequela di missioni dei Blood Angels rappresenta senza dubbio la portata principale, ma la campagna dei Genestealer non sia stata aggiunta tanto per dare un contentino ai fan o semplicemente per allungare il brodo, quanto per offrire ai giocatori la possibilità di sperimentare la forza dell’orda e narrare la medesima storia da un punto di vista differente, quello di una razza di predatori mossa principalmente dall’istinto di sopravvivenza.

CARTE E DADI

Al di là della struttura delle due diverse campagne, nel momento in cui si dà il via alle danze e si iniziano a schierare le proprie unità, Cyanide Studio dimostra di aver studiato per bene l’ultima incarnazione del gioco da tavolo per dar vita a Space Hulk: Tactics. Al comando degli Space Marine, ci ritroveremo a controllare le azioni di cinque componenti della squadra da selezionare prima dell’inizio della missione da un pool di otto confratelli, ognuno di essi dotato di armi e abilità specifiche. Ai classici terminator d’assalto che possono essere specializzati sia nel combattimento a distanza che in corpo a corpo, possiamo affiancare i marine dotati di armi pesanti come cannoni a ripetizione, lanciafiamme e fucili plasma, un sergente armato di spada potenziata oppure di scudo Tempesta e martello Tuono (l’apice degli strumenti di morte degli Space Marine), un apotecario in grado di rianimare i fratelli feriti a morte, e infine un potentissimo psionico che con i suoi poteri psichici può ribaltare le sorti della battaglia.
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Cyanide Studio dimostra di aver studiato per bene l’ultima incarnazione del gioco da tavolo

I terminator sono estremamente lenti e goffi nei movimenti, per questo sono dotati di pochi punti azione, ma controbilanciano questa scarsa mobilità con la possibilità di sparare gratuitamente ogni volta che si spostano di almeno una casella. La loro mira è poi virtualmente infallibile, rendendoli delle macchine di morte perfette, a patto che le loro armi non decidano di incepparsi proprio nel momento meno opportuno. Dal momento che ogni azione – sia essa offensiva o difensiva – passa attraverso un tiro di dadi, è possibile che la dea bendata decida di negarci la sua fortuna; è per questo che, al fine di limitare al minimo gli effetti di un fallimento, ogni giocatore può utilizzare delle carte per fornire capacità straordinarie a una o più unità: è addirittura possibile giocare carte che eliminano del tutto il tiro di dadi per garantire automaticamente il successo di una determinata azione. Ovviamente ogni carta ha un costo in punti comando che varia in base alla potenza del suo effetto, e questi sono estremamente scarsi dal momento che al pool di punti a disposizione ne viene aggiunto solamente uno all’inizio di ogni turno. Giocare la carta giusta al momento giusto, quindi, può fare davvero la differenza.
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È addirittura possibile giocare carte che eliminano del tutto il tiro di dadi

I Genestealer si comportano in maniera simile, con qualche sostanziale differenza. In primo luogo hanno a disposizione un numero di unità virtualmente illimitato, questo perché ogni turno possono schierare un numero variabile di blip da uno dei diversi punti di generazione presenti sulla mappa. I blip sono dei segnali che possono contenere da zero a tre unità, un valore noto a chi gioca dalla parte dei Tiranidi, ma oscuro agli Space Marine, che invece scoprono quanti Genestealer contiene solo una volta entrati in contatto visivo diretto con il segnalatore. Va da sé che la strategia dell’orda è tutta incentrata sul sotterfugio volta ad accerchiare gli avversari per colpirli quando meno se l’aspettano, anche perché gli alieni possono combattere solamente in corpo a corpo, e in uno scontro diretto raramente ne escono vincitori. Anche le carte dei Genestealer sono meno incisive rispetto a quelle dei Marine, per controbilanciare la possibilità di schierare un gran numero di unità e sopraffare l’avversario in pochi turni. Insomma, Space Hulk: Tactics riesce a portare il board game originale in un ambiente digitale coerente e fedele al materiale di partenza, peccato solo per una longevità non proprio ottimale, a cui però si può sopperire buttandosi nel multiplayer competitivo online, oppure sfruttando l’articolato editor di missioni e la possibilità di condividere gli scenari creati con gli altri giocatori.

Dopo molti anni, finalmente Space Hulk: Tactics rappresenta una trasposizione quanto più fedele possibile del gioco da tavolo originale. Le due campagne di Space Marine e Genestealer non sono molto longeve, ma permettono di familiarizzare con le meccaniche e narrano delle vicende coerenti con il background di Warhammer 40.000. Sul versante della stabilità da segnalare la possibilità di imbattersi in qualche crash durante i caricamenti iniziali delle missioni, ma il salvataggio automatico elimina quasi del tutto gli eventuali disagi causati dall’improvvisa chiusura del programma. Gli appassionati del Tetro Millennio non dovrebbero lasciarsi sfuggire l’opera di Cyanide Studio.

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Pro

  • È Space Hulk, quello vero!
  • L’editor di missioni aumenta di molto la longevità.
  • È possibile personalizzare ogni unità, sia l’equipaggiamento che l’estetica.

Contro

  • Le due campagne sono un po’ corte, con scarsa rigiocabilità.
  • Qualche crash durante il caricamento all’inizio di una missione.
  • Graficamente si poteva fare di più.
8

Più che buono

Le leggende narrano che a Potenza ci sia un antro dentro al quale vive una misteriosa creatura chiamata Alteridan. In realtà è solo il nostro Daniele, che alterna stati diurni di brillantezza ad altri notturni dove i suoi amici non hanno ancora capito che non conviene fargli assumere troppo alcol.
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