Tutto il bello di Atari VCS - Speciale

atari vcs gdc specialeAtari ci sta riprovando. Sa benissimo che il suo marchio ha un forte richiamo emotivo e una certa sacralità all’interno della cultura pop, specie in questo periodo di nouvelle vague per quegli anni ‘80 nella cui prima metà Atari spadroneggiava senza troppi problemi. C’è anche da dire che Atari non è più la stessa: a seguito di fallimenti su fallimenti, nel corso degli anni ha cambiato più mani che una banconota da cinque euro. Quel che rimane è appunto un marchio, sinonimo di ludicità d’antàn, superbamente immortalata nelle enormi pubblicità del retro-futuro di Blade Runner. Ma c’è davvero della sostanza sotto questa enorme operazione di rilancio del brand nel mercato consumer?

Alla scorsa GDC, la più grande manifestazione del mondo dedicata allo sviluppo di videogiochi, Atari ha rivelato alcuni dettagli in più sul suo progetto hardware di punta. Conosciuto inizialmente come Atari Box e ora ufficialmente rinominato Atari VCS, questa piccola scatola del mistero è stata annunciata qualche mese fa, congiuntamente a una campagna di crowdfunding su Indiegogo. La campagna è stata poi cancellata, secondo quanto dichiarato da Atari, per concedere maggior tempo ai progettisti di concentrarsi su alcuni aspetti critici della realizzazione. Se, come credo, si trattava di una mera operazione di marketing, credo gli sia riuscita bene: il progetto ha ottenuto un ottimo risalto mediatico negli ultimi mesi, un po’ perché rappresentava il ritorno della casa americana all’hardware, e un po’ per l’aura di mistero che circonda il prodotto. Un’aura di mistero che Atari ha solo leggermente diradato a San Francisco, invitandoci per una chiacchierata e per toccare con mano il suo Atari VCS, o almeno la sua bellissima scocca vuota.

UNA PIATTAFORMA PER TUTTI

Nel corso della mia chiacchierata con Michael Arzt, uno dei responsabili del progetto, ho cercato di capire i piani dell’azienda americana per il suo Atari VCS. Una cosa è chiara fin da subito: il VCS non è una console, ma è molto più simile per concezione e utilizzo a Steam Box, un PC da salotto in grado di offrire contenuti multimediali ad ampio spettro. Il cuore di silicio di Atari VCS è un System-on-Chip, ovvero un dispositivo che integra al suo interno CPU e GPU insieme, come avviene per i Tegra di NVIDIA inclusi in NVIDIA Shield e in Nintendo Switch, ma costruito da AMD appositamente per Atari. Al momento non si hanno ancora dettagli circa l’effettiva potenza di questo dispositivo, ma l’idea è quella di piazzare il prodotto finito sul livello di un computer portatile di fascia medio-alta. Sul fronte ludico, Atari VCS sembrerebbe avere abbastanza muscoli per far girare tranquillamente titoli che non richiedono particolare potenza computazionale, in maniera non dissimile da quanto avviene con Switch. Siamo quindi lontani dall’approccio strettamente “retro” di mini-console come il Nintendo NES/SNES Mini o il C64 Mini, per quanto Atari VCS offrirà sicuramente contenuti classici targati Atari, inclusi nella confezione o a pagamento. In quanto PC da salotto, Atari VCS non si limiterà al mero gioco ma offrirà contenuti multimediali più ampi, dallo streaming dalle principali piattaforme fino all’utilizzo come Media Center per riprodurre film in 4K e HDR. Non è invece previsto alcun tipo di funzionalità di streaming per poter giocare direttamente sulla TV ai giochi sul nostro PC, possibile invece con dispositivi come NVIDIA Shield.

atari vcs gdc speciale

il VCS non è una console, ma è molto più simile per concezione e utilizzo a Steam Box

Sul fronte del sistema operativo si sa ancora poco, ma c’è qualche certezza in più. Atari VCS avrà un’interfaccia utente custom, che sarà possibile usare per configurare il dispositivo, comprare contenuti ed effettuare ogni sorta di operazione più o meno standard. Tuttavia, per i più smaliziati sarà possibile accedere liberamente a quella che Atari chiama modalità “sandbox”, ovvero al sistema basato su Linux che gira sul VCS. In questo modo sarà possibile installare ogni sorta di software tra cui ovviamente Steam, e tutti i suoi giochi compatibili con Linux, oltre che utility ed emulatori. La scelta di lasciare gli utenti completamente liberi di usare Atari VCS è indubbiamente coraggiosa e potrebbe rivelarsi vincente, permettendo un quasi totale controllo sulla macchina come se si trattasse di un PC piuttosto che di un sistema chiuso, come quello di una console.

UN LOOK ACCATTIVANTE

Anche l’occhio vuole la sua parte e sembra che sul fronte estetico Atari sia sulla strada giusta. La scocca che abbiamo visto alla GDC, vuota ma con i led funzionanti, era davvero molto ben realizzata e unica nel suo design, compatta e con un ottimo equilibrio di linee moderne e retrò. L’inserto in finta radica, che aveva fatto la storia di Atari col suo 2600 quasi quarant’anni fa, è qui riproposto sul frontale del dispositivo senza forzature, a incorniciare un logo Atari retroilluminato. Le zigrinature ondulate sulla parte superiore del dispositivo sono un altro chiaro richiamo al 2600, ma anche qui vengono modernizzate e adattate a un’estetica moderna, senza risultare affettate.

Il controller classico, riproposizione in chiave moderna del classico joystick del 2600, mi è sembrato una vera chicca, con la sua plastica lucida di ottima qualità e una striscia di led rossi attorno allo stick, che si illumina quando spostiamo la leva o premiamo il pulsante. Il controller moderno invece, presente solo con la sua scocca vuota, mi è sembrato una semplice rilettura in chiave Atari del controller Xbox One. Insomma, per quel che riguarda l’estetica, Atari VCS si vuole porre chiaramente al di sopra dei suoi concorrenti, strizzando l’occhio anche a chi del gaming ne fa una questione di look.

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Troppo è ancora incerto su potenza e infrastruttura della macchina per poter dare un giudizio anche vago

Il prezzo finale di Atari VCS non è ancora annunciato, ma dovrebbe assestarsi intorno ai 300 dollari/euro, collocandosi quindi più o meno nella stessa fascia di prezzo delle console attualmente sul mercato. L’idea complessiva che ho avuto è che Atari stia cercando di proporsi a un pubblico vasto, con un PC semplice ed esteticamente aggraziato che l’utente medio possa attaccare comodamente alla TV senza troppi pensieri, magari comprando qualche vecchio gioco Atari per rivangare i “bei tempi andati”. Il tutto, però, offrendo contemporaneamente la possibilità agli utenti avanzati di sfruttarlo come vogliono, grazie al libero accesso al suo sistema Linux. È difficile capire se tale approccio possa ripagare sul lungo termine; certo il mero marchio Atari e le linee potrebbero richiamare molti affezionati (fra cui me), ma il prezzo non proprio basso e il recente insuccesso di prodotti simili, come le Steam Machine, potrebbero altrettanto facilmente decretarne una fine prematura. Troppo è ancora incerto su potenza e infrastruttura della macchina per poter dare un giudizio anche vago e, per quanto i preordini dovrebbero aprirsi entro la fine del mese di aprile, non è stata annunciata ancora alcuna data di uscita.

Vi aggiorneremo non appena ci saranno novità sul prodotto ma nel frattempo, vi prego, non chiamatela la nuova console Atari. Non lo è.

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