Night Driver e Tempest 4000 - Speciale Atari

night driver tempest 4000 speciale atariSe Atari VCS ha indubbiamente capitalizzato l’attenzione di pubblico e stampa negli ultimi mesi (ve ne abbiamo recentemente parlato qui), la casa americana non si sta tirando indietro nemmeno sul fronte del software, e infatti alla scorsa GDC ha voluto presentarci alcuni dei suoi prodotti in uscita, il tutto – ovviamente – all’insegna della nostalgia e dello sfruttamento di marchi e titoli che hanno fatto la (prei)storia del videogioco. Fra le varie ennesime riedizioni e collezioni di giochi classici Atari, abbiamo provato due “nuovi” titoli in particolare, Night Driver e Tempest 4000, con impressioni del tutto polarizzanti.

GUIDARE NELLA NOTTE

Andiamo con ordine cominciando con Night Driver, il cui solo nome dovrebbe bastare a far sussultare i più “vecchietti” fra voi. L’originale arcade e la sua conversione per Atari 2600 (usciti rispettivamente nel ‘76 e nel ‘78) sono infatti fra i primi titoli videoludici della storia che hanno proposto un approccio alle corse automobilistiche in prima persona, col cofano della macchina in vista e una serie di coppie di pixel a rappresentare la strada da seguire. Night Driver è quindi un classico che ha fatto la storia, a suo modo, ma questa nuova versione per dispositivi mobile sembra già pronta per finire nel dimenticatoio dieci minuti dopo averla scaricata.

night driver speciale atariCavalcando l’ovvia ondata di nostalgia, Atari ha realizzato quello che di fatto sembra l’ennesimo giochino “endless runner” per cellulari e tablet, stavolta travestito da gioco di corse arcade, compreso di obbligatoria grafica stile neon e musica retrowave. Il tutto è molto semplice: si usa il dito sullo schermo del dispositivo per accelerare, lo si sposta per sterzare e lo si abbassa di scatto per tirare il freno a mano a mandare la macchina in derapata. Con questi controlli è necessario seguire la strada, evitare macchine ed ostacoli e raggiungere il successivo checkpoint prima dello scadere del tempo. Tutto qui sostanzialmente, a meno di icappare in vari power-up sparsi sui tracciati e qualche upgrade da sbloccare.

Il tutto mi è sembrato particolarmente scialbo, per nulla rappresentativo dello status leggendario del titolo originale, senza contare che si tratta di un titolo free-to-play che mi ha dato l’impressione di essere particolarmente afflitto dalla piaga degli acquisti in-app. L’unica cosa che ho trovato carina è la possibilità di giocare utilizzando la grafica a pixelloni dell’originale, che paradossalmente era più divertente e affascinante dell’anonima modalità principale. Insomma pare si siano limitati ad applicare un nome relativamente conosciuto a un titolo mobile mediocre e per nulla ispirato, con la speranza di raggranellare qualcosa dai giocatori attratti dal marchio. Se siete interessati a questo tipo di gioco su dispositivi mobili, date un’occhiata a Horizon Turbo piuttosto. Night Driver è già uscito sugli store mobile canadesi e dovrebbe essere fare la sua comparsa nel resto del mondo nelle prossime settimane.

UN GIOCO IN TEMPESTA

Tutt’altra impressione, invece, mi ha dato Tempest 4000, che mi è stato messo nelle mani del leggendario e psichedelico Jeff Minter, autore non solo di Tempest 2000 ma anche di una sostanziosa produzione più o meno lisergica per C64 e altri computer 8 bit, a cominciare dall’ormai mitico Attack of the Mutant Camel. Comincio col rassicurare i fan di Tempest: qualsiasi sostanza stupefacente stiano dando al buon Jeff è sempre di ottima qualità! Tempest 4000 rappresenta l’avvento di uno dei progenitori degli sparatutto arcade nell’era moderna, iniettato direttamente nelle vostre retine in tutta la magnificenza dei suoi 4K. L’immediatezza e la profondità del gameplay e la grafica vettoriale sono sempre lì, e guai a toccarle in effetti, ma il tutto è stato trasposto in chiave moderna, adattandola ai nuovi controller e con qualche modifica qui e lì per limarne gli spigoli e migliorarne la varietà. I cattivissimi alieni vettoriali continuano ad assaltare le iconiche mura nello spazio profondo ed il compito dell’astronave Claw, l’artiglio che controlliamo, è quello di farli saltare in aria in minuscoli segmenti colorati in un tripudio di effetti particellari. Che dire, è il Tempest che ricordiamo, e va benissimo così perché il suo ritmo frenetico, la sua difficoltà impietosa e il suo stile vector-punk non sono invecchiati di un giorno dal 1981, e questa riedizione sembra trasporre il tutto in maniera ineccepibile.

tempest 4000

è il Tempest che ricordiamo, e va benissimo così

Nella versione finale, che dovrebbe uscire su PC, PS4 e Xbox One entro la fine dell’anno, ci saranno 100 livelli di gioco e tre modalità diverse: una classica Arcade in cui il giocatore ha a disposizione tre vite, perse le quali può ripartire dall’ultimo checkpoint al solo costo dei punti accumulati; una denominata Pure, con una sola vita, niente checkpoint e tanta tanta fiducia nel divino; infine, una Endurance con livelli infiniti. Tutto giusto nella sua essenzialità che è poi il principale punto di forza della serie. Se Rez Infinite ci ha insegnato qualcosa è che questo tipo di giochi renderebbe davvero bene in realtà virtuale, quindi tutto ciò che posso fare ora è aspettare Tempest 4000 e incrociare le dita per una sua versione in VR.

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