Conferenza Ubisoft E3 2018 - Speciale

Le conferenze di Ubisoft difficilmente sono state il massimo in termini di tenuta dello spettacolo, a prescindere dai titoli presentati, ma è una cosa che ormai ti aspetti e non fatichi ad accettare (fanno storia a sé le tornate con Aisha Tyler come presentatrice, in grado di aggiustare tutto con la sua piacevole presenza). Tanti siparietti non necessari, momenti abbastanza catatonici come il concerto su Mario Rabbids, in un’euforia paradossa spesso mal posta che è stata talvolta risollevata dalla forza dei giochi, per quanto stasera faccia una certa fatica a ricordarne altri al di là di Beyond Good and Evil 2 e dell’ultimo, attesissimo reveal in-game, quello di Assassin’s Creed Odyssey.

Tutto questo nonostante sul palco siano passate star di sicuro impatto come Elijah Wood – ancora per Tranference, il gioco VR della sua compagnia – e del frizzante Joseph Gordon-Levitt – presente per annunciare una bizzarra iniziativa intorno al seguito dell’opera di Michel Ancel, volta a inserire nel gioco contenuti espressivi degli utenti, in collaborazione con la sua HitRecord.conferenza ubisoft

Quello di Beyond Good and Evil 2è stato uno dei passaggi in cui l’interesse per il gioco in sé ha fatto la differenza

D’altra parte, il trailer in CGI di Beyond Good and Evil 2 ha scaldato il cuore dei tanti cultori del primo capitolo, con l’inquadratura a sorpresa di Jade sul finale, ma davvero non si può dire che il filmato successivo di gameplay abbia placato la sete di gameplay degli appassionati, con un paio di combattimenti e qualche minuto di volo sulla città fantascientifica, a bordo di navetta o via jetpack, con la precisazione precedente che il nuovo ARPG potrà essere giocato da soli o in coperativa. Assolutamente non male, comunque, è stato uno dei passaggi della conference in cui l’interesse per il gioco in sé ha fatto la differenza.

Con The Division 2 si è poi tornati nel territorio della pura atmosfera con un paio di video descrittivi dello scenario di Washington, ancora più selvaggia e involuta rispetto alla Manhattan del primo capitolo, a sei mesi dall’infezione, riservando il gameplay vero e proprio per uno spazio dopo lo show: opzioni di gestione e caratteristiche puramente visive sono vicinissime a quel che abbiamo visto nel predecessore, forse fin troppo, e certo l’annuncio dei Raid, in quest’epoca di “nuovi” MMO guidati da Destiny, non è sufficiente ad aggiungere hype su una produzione precocemente risaputa. Certo è che molto aspetti di The Division erano migliorabili e sono stati ben aggiustati sul finale del ciclo di vita del titolo, meno scoppiettante di quel che avrebbe potuto, e il sequel può godere di questa eredità che pochi giocatori (almeno, rispetto al successo iniziale) hanno avuto la pazienza di testare.conferenza ubisoft

Opzioni di gestione e caratteristiche visive di The Division 2 appaiono vicinissime al predecessore

Mi permetterete di passare velocemente sul redivivo For Honor, non per mancanza di rispetto ma perché, a mio modo di vedere, si tratta di un altro caso in cui il tardivo risveglio difficilmente risolleverà le sorti del gioco, a lato dell’esordio niente male: sia come sia, l’impegno è considerevole per la gratuità temporanea dello starter pack del gioco come per il nuovo DCL, Marching Fire, con una nuova fazione e una modalità assedio per due squadre da quattro giocatori, disponibile il prossimo ottobre insieme a una serie di improvement gratuiti per grafica e gameplay.

Metto addirittura il turbo per Just Dance 2019, Starlink e per quella specie di rip in salsa multigiocatore di Assassin’s Creed 4 che passa sotto il nome di Skulls and Bones, che ha il solo pregio, almeno per i gusti del sottoscritto, di buttare l’azione su una grafica realistica rispetto all’indistinto gusto cartoon di Sea of Thieves. Discorso diverso per The Crew 2 (opena beta dal 21 luglio) e l’annuncio di Trials Rising, di sicuro interesse per chi interpreta i gli sport “motorizzati” in modo particolarmente libero e spettacolare. Io non sono fra questi, e nemmeno fra gli appassionati di titoli sportivi in genere, ma non ho fatto fatica a togliermi il cappello di fronte alle pazze evoluzioni dei piloti.conferenza ubisoft

Su Assassin’s Creed Odyssey si possono avere diverse chiavi di lettura connesse al recente capitolo di Origins

Sulla chiusura dedicata a Assassin’s Creed Odyssey, infine, si possono avere diverse chiavi di lettura connesse a Origins: per chi ha spolpato l’ultimo capitolo, l’unico punto che può fare la differenza è l’amore per l’ambientazione ellenica, dal momento che praticamente tutto, dalle animazioni d’esplorazione alle mosse di combattimento (a parte il calcio à la 300, citato ossessivamente nei filmati), dalle schermate di gestione di inventario a quelle delle abilità, sembra essere stato “semplicemente” trasposto su un altro scenario storico. Lo stesso si può dire per chi non è riuscito a farsi acchiappare dall’ambientazione egiziana, come il sottoscritto, ma con una potenza ben maggiore: ho saggiato per qualche ora gli ottimi interventi sul sistema di combattimento e sulla struttura prossima a un vero ARPG, prima di essere sopraffatto dallo scarso interesse per piramidi e faraoni (colpa dell’indigestione fatta da bambino, forse), e sono davvero contento di poter godere degli stessi aggiornati stilemi in un un contesto tematico che mi piace enormemente di più.

Miglioramenti dei dialoghi a parte, con conseguenze precise sul proseguo della trama, mi basta il pensiero di poter indossare quelle armature, di alzare lo scudo e tirare di lancia, di poter navigare fra i misteri perduti del Mar Egeo, per andare a letto placido e sorridente. Basta poco per far felice un uomo anziano.

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