L'ascesa degli Auto Chess - Speciale

Non so se considerarlo favolosamente ironico o pazzescamente appropriato. Viene quasi da pensare che ci abbiano messo lo zampino le Moire, o forse l’oracolo di Delfi, perché la nascita del sottogenere degli Auto Chess, cui appartengono esemplari del calibro di Dota Underlords (di cui parliamo in dettaglio nella nostra rubrica dedicata agli Early Access) e Teamfight Tactics, va ricercata risalendo la corrente del tempo verso Dota 2 e ancor prima Warcraft 3, proprio come la nascita e il regno di Zeus tra gli dei dell’Olimpo ha avuto origine dai “patricidi” di Cronos, e Urano prima di lui.

RIVOLUZIONI GENERAZIONALI

In principio c’era dunque la mitica Blizzard, entità celestiale che ha fornito all’umanità numerosi doni, tra cui la saga di Warcraft. Nel 2002, a pochi mesi dall’uscita del terzo capitolo, Kyle “Eul” Sommers sviluppò la mod Defense of the Ancients, vero e proprio prototipo di quello che sarebbe diventato un nuovo tipo di giochi, i MOBA. Tale genere si sarebbe presto liberato dal legame con gli RTS che lo avevano generato, in parte anche contribuendo al relativo periodo di oscurantismo che avrebbe colpito i giochi strategici in quegli anni, proprio come un figlio ribelle avrebbe soppiantato il padre. Che si tratti di Cronos con Urano, o di Arthas con Re Terenas, lo lascio decidere a voi. In maniera del tutto simile, ci ritroviamo ora una generazione più avanti, e sembra di assistere a un dejà vu: all’alba del 2019 lo sviluppatore Drodo Studio crea una mod che rivolta come un calzino le regole di Dota 2 e nel giro di pochi mesi raccoglie intorno a sé una comunità tale che i ragazzi cinesi decidono di terminare consensualmente la propria collaborazione con Valve per procedere in maniera autonoma alla creazione di un titolo a sé stante. Anche la casa statunitense decide di seguire lo stesso esempio e creare il proprio Auto Chess, tra l’altro. E anche Riot Games, che di stare a guardare dalla finestra non ci pensa neanche, si butta nella mischia. Capita l’antifona? Ma quindi, ‘sti giochi, che diavolo sono?
Auto Chess speciale

A dispetto di MOBA e RTS che fanno da padri e nonni agli Auto Chess, qui la nostra abilità con mouse e tastiera non influenza in alcun modo l’esito della partita

Il primo aspetto fondamentale da sottolineare è che non si tratta di un genere d’azione in cui la nostra abilità con mouse e tastiera influenza in alcun modo l’esito della partita, il che lo distanzia alla grande tanto dai MOBA che gli fanno da padre videoludico, tanto dai “nonni” RTS. Negli Auto Chess, anche noti come Auto Battler, ogni partita si divide in diverse fasi distinte: nella prima abbiamo a disposizione una quantità di moneta in-game, via via crescente, per reclutare eroi o comprare esperienza in modo da aumentare di livello. Quest’ultima operazione ha senso perché il numero di combattenti che possiamo collocare nell’arena di gioco è pari al livello raggiunto, quindi essere in superiorità numerica può aiutare parecchio. Altro aspetto fondamentale sulla selezione dei guerrieri è che tutti i giocatori li scelgono da un insieme comune, quindi quelli che mi accaparrerò io non saranno disponibili per gli altri. Ciò introduce un aspetto pseudo-randomico di non poco conto, anche perché tre copie del medesimo eroe si combinano in una sua versione più potente, che possono essere a loro volta unite per ottenere la versione definitiva di terzo grado, una sorta di temibile Super Sayan dai poteri micidiali. Oltre alle consuete classi d’appartenenza, ogni combattente fa parte di una specifica razza, e avere sulla scacchiera più esemplari di ciascuna di esse crea delle sinergie che garantiscono bonus alla propria squadra; inoltre, ulteriori modificatori vengono assegnati attraverso gli equipaggiamenti, i quali hanno maggiore o minore efficacia in base a chi li porta. Capirete come l’insieme di tutti questi elementi configuri gli Auto Chess come un tipo di gioco dalla soglia di accessibilità per niente bassa, che richiede rapidità di pensiero, chiarezza di intenti ma al tempo stesso flessibilità strategica, e anche tanta, tanta conoscenza di eroi, oggetti, abilità e in generale del meta del gioco. Non demoralizzatevi dunque se passerete le prime partite a subire batoste, o se riuscirete a cavarvela solo durante i primi round per poi affondare verso il fondo della classifica: è normale, normalissimo!

I NUOVI DEI

Finora vi ho parlato della fase prettamente gestionale, ma negli stessi trenta secondi dovrete sia arrabattarvi tra tutti questi ragionamenti sia occuparvi della componente strategica, ovverosia il posizionamento degli eroi sulla scacchiera di gioco. Ognuno di loro si muove e attacca in base a regole proprie che vanno considerate sia in chiave offensiva che difensiva: giusto per fare un esempio banale, i maghi/arceri vanno protetti dagli attacchi di mischia altrui e in particolare dalla classe degli assassini, i quali tendono a saltare sul fondo della scacchiera per prendersela con bersagli isolati. Per questo i pochi combattenti da disporre vanno posizionati con estrema cura, e in ogni caso capiterà che anche tattiche pensate a fondo abbiano la peggio; non disperate, perché gli scontri da affrontare in una partita sono numerosi, il che permette una grande sperimentazione di posizioni, consigliata anche per prendere confidenza con ogni personaggio a disposizione. Al termine di ciascun round il numero di guerrieri rimasti al vincitore determina l’ammontare di danni inflitti all’avversario, e la vittoria va chiaramente all’ultimo giocatore in vita. Detto questo, non cominciamo a dire che si tratta di battle royale, per favore.
Auto Chess speciale

Il salto generazionale si nota nella forte predisposizione nativa per smartphone e tablet, a volte anche a discapito della piattaforma madre PC

Al momento i principali Auto Battler sul mercato sono quelli già menzionati: Auto Chess di Drodo Studio, Dota Underlords di Valve e Teamfight Tactics di Riot Games, ma non mancano altri esemplari come Chess Rush del gigante cinese Tencent Games. Dopo averli provati tutti, posso dirvi che mi ha colpito la poca differenza di stile grafico e di ambientazione: nessun titolo si distacca affatto dai MOBA che li hanno generati, con un lore fantasy dove paladini, druidi e demoni la fanno da padrone, insieme all’occasionale robot o macchinario volante. In particolare, numerosi eroi di Auto Chess sono presi pari pari da Dota 2 e a malapena si riesce a trovare qualche differenza, sia nel modello estetico che nel moveset messo in mostra durante le partite. Si nota invece il salto generazionale rispetto ai MOBA nella forte predisposizione mobile nativa di questi prodotti. Dota Underlords, per esempio, offre già dal day one di Early Access il cross-play con iOS e Android, e lo stesso Auto Chess, il primo ad essere sviluppato, è per ora solo disponibile per dispositivi mobili; una versione PC è comunque in arrivo, e per il momento è in fase di beta chiusa. Su quale negozio? Epic Games Store, ovvio. Teamfight Tactics per adesso si può invece giocare solo su PC, ma tale scelta ha senso se si pensa che Riot Games fa capo al gruppo Tencent, che, come detto, copre già il mercato di smartphone e tablet con Chess Rush. Quest’ultimo si distingue poi per una durata ridotta delle partite, intorno ai dieci minuti, mentre sulla concorrenza si arriva senza problemi alla mezz’ora anche quando si finisce tra i primi ad essere eliminati.
Auto Chess speciale

La generale similitudine tra questi giochi va ricondotta allo stato di infanzia del genere di appartenenza

Per quanto riguarda le meccaniche di gioco, risulta immediato passare da un titolo all’altro perché sono del tutto simili; per il momento si distingue Teamfight Tactics per la forma delle piastrelle di gioco, non quadrate come negli scacchi tradizionali, bensì esagonali. Le conseguenze in fase di posizionamento sono considerevoli, specie dopo aver passato parecchie ore ad apprendere i segreti delle componenti gestionali. La generale similitudine tra questi giochi va ricondotta allo stato di infanzia del genere di appartenenza, ma la loro presa sulla comunità globale è tale che mi viene facile prevedere una costante crescita nei prossimi anni con conseguente variazione e ampliamento sostanziale dell’offerta. Se ci pensate, abbiamo dovuto aspettare anni per avere un Apex Legends che facesse venire voglia anche a me di giocare ai battle royale, per cui lo stesso potrebbe succedere con questo neonato genere. Siccome mi piace guardare al risvolto positivo delle cose, voglio far notare che la mancanza di sostanziali differenze permette di provare qualsiasi Auto Chess (inteso come genere, non il gioco di Drogo Studio) senza dover imparare da zero le basi di ciascun gioco. Tutti i titoli citati, inoltre, sono free to play, con microtransazioni mirate ad aspetti estetici, per cui se vi interessa buttarvi nella mischia avete modo di provarli un po’ tutti fino a quando troverete il più adatto ai vostri gusti. Io vi avverto, però: preparatevi a prendere schiaffi!

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