Antica Libreria TGM #4 – Speciale

In qualche modo la nostalgia sembra essere un filo conduttore nella nostra rubrica letteraria. Non è del tutto colpa nostra: l’editoria videoludica è molto spesso focalizzata e concentrata sui tempi che furono, anche per motivi di target, suppongo (ci sono delle eccezioni, comunque, e ne parliamo nelle prossime occasioni, promesso). Il discorso sul passato però può essere declinato in tante modalità differenti. Si può celebrarlo visivamente, come nei compendium di Bitmap Books, o ragionare su ciò che avrebbe potuto essere. Vivere mille vite. Storia familiare dei videogiochi di Lorenzo Fantoni sceglie invece di raccontarlo attraverso uno sguardo personale, senza tuttavia trascurare la riflessione critica.

File 004 – Vivere mille vite. Storia familiare dei videogiochi

Dove trovarlo: EffeQu

vivere mille vite

Credo che chiunque passi sulle pagine di The Games Machine si ricordi distintamente quel momento avvenuto durante la propria infanzia o adolescenza in cui un PC o una console è entratə nella sua vita. Per moltə si è trattato di un crocevia fondamentale: è probabile che senza quell’incontro tra un ragazzə e un pezzo di silicio, moltə di coloro che scrivono quotidianamente la vostra rivista e il vostro sito preferitə oggi farebbero altro nella vita. Sono convinto che abbandonandosi un po’ al gioco della memoria, ciascunə di noi potrebbe scandire le fasi della propria esistenza attraverso il videogioco del momento. Faccio coming out: non ho mai giocato BioShock perché l’ho comprato in un giorno molto brutto della mia vita e ogni volta che ho provato a prendere la confezione dalla mensola sono stato assalito da sensazioni orribili. Molto più piacevole, invece è il ricordo della cartucciona di Fifa Soccer per Mega Drive, col suo inserto di plastica gialla, comprata a Londra dai miei come regalo della vacanza. Fare leva sui ricordi funziona sempre, la retronostalgia utilizzata negli ultimi anni come canna da pesca per millennial da serie tv e videogiochi ne è un esempio lampante. Il problema non è la retronostalgia, ma il suo utilizzo acritico, in cui il passato diventa un momento mitologico di perfezione, scevro da qualunque tipo di problema. Di fondo: non erano gli anni della nostra gioventù ad essere felici, eravamo noi ad essere giovani.

Quell’inserto di plastica gialla sulla cartuccia di FIFA è rimasto indelebile nella mia memoria.

Per questa ragione, l’uso della retronostalgia operato da Lorenzo Fantoni (penna già nota su queste pagine) nel suo Vivere mille vite. Storia familiare dei videogiochi, edito da Effequ, è particolarmente efficace: perché non si limita a ricordare “i bei tempi andati” davanti a uno schermo, ma li mette in prospettiva raccontando la propria crescita personale in parallelo con la crescita dell’industria del videogioco.

TUTTI I PIXEL DELLA MIA VITA

Dopo i primissimi capitoli in cui sono ricapitolate le vicende che hanno portato i videogiochi a manifestarsi all’interno dei laboratori informatici, tutte storie già raccontate più volte per quanto non manchino mai aneddoti divertenti perché inediti, la storia familiare dei videogiochi di Fantoni prende a viaggiare su due binari paralleli: da un lato la sua vita, sull’altro l’evoluzione del medium.

vivere mille vite

Lorenzo Fantoni, autore del libro, di fronte a un reperto di un’altra epoca.

La generazione di Fantoni, che poi è la mia e quella di moltə alla lettura, è cresciuta coi videogiochi, mentre i videogiochi sono cresciuti con noi. Abbiamo assistito al tramonto di generi che parevano immortali (i picchiaduro) e alla nascita di nuovi che hanno inglobato parti intere dell’industria (MMO e open world), mentre intorno a noi il mondo cambiava e giochi rivolti a una nuova generazione (Fortnite, ad esempio) ci hanno fatto sentire per la prima volta esclusə.

Continua nella prossima pagina…

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