Neo 2D: il Rinascimento delle due dimensioni – Speciale

ANCHE UBISOFT SI DEDICÒ AL 2D, PRODUCENDO OTTIMI TITOLI COME RAYMAN ORIGINS, VALIANT HEARTS E CHILD OF LIGHT, MA PURTROPPO MANCANDO DI PERSEVERANZA

Era nata una stella e sia il particolarissimo RPG Child of Light che l’educativo e struggente Valiant Hearts, memento agli orrori della Prima Guerra Mondiale, furono la conferma di un motore grafico che avrebbe potuto fare meraviglie e che invece si è fermato lì, accantonato come accade alle cose più belle, per diventare ispirazione di questa seconda corrente, quella che idealmente prosegue la filosofia dei primi anni 2000.

Già col primo Shank (2010) Klei aveva battezzato la via del 2D disegnato e animato in stile cartoon, molto coreografico e visivamente più fresco, hipster, contemporaneo rispetto alla pixel art, andando poi a migliorarsi fino a quel grandissimo gioco che è Mark of the Ninja, le cui sinuose animazioni del protagonista diventano l’arma principale di uno stealth-platform affilato come l’acciaio temprato di una katana. Ma anche senza armi da taglio bastano i “pugni nelle mani” di Guacamelee! a colpire duro, metroidvania/beat ‘em up griffato DrinkBox Studios la cui estetica sembra uscita dal palinsesto di Cartoon Network, con quel tratto molto spigoloso, tipico dell’animazione nord-americana, senza contorni, a tratteggiare un mondo che partendo dagli stereotipi della cultura messicana (Dia de los muertos, luchadores, sombreri) riesce a dare quel tocco umoristico e colorato al genere, veicolato da un gameplay tutto mazzate e combo che è una vera gioia per i polpastrelli.

Da questa parte dell’Atlantico c’è però chi, con tratto morbido, tondeggiante e irriverente, si è reso protagonista di remake e insperati ritorni di serie cult che sembravano essersi perse tra le pieghe del business, mettendoci tanto cuore e tante palle. 9e arrondissement, Paris, France. Un piccolo gruppo di fanatici che ha sempre maneggiato porting sacri, una software house che diventa atelier e una trinità di top-model per presentare la loro provocazione.

DOTEMU PRODUCE REMAKE CHE PERÒ NON SONO SEMPICI ROM CARICATE SU UNO STORE, C’È RISPETTO PER LA VISIONE ORIGINARIA

Wonder Boy: The Dragon’s Trap, Streets of Rage 4 e Windjammers 2 (prossimamente). Sono perfetti, iconoclasti, scioccanti. Il disegno a mano copre il pixel, lo veste, leviga gli angoli ma la reattività, le collisioni e le sensazioni sono quelle di un cabinato, di una console attaccata a un tubo catodico, quel profumo di estate e plastica surriscaldata. Questo è amore per la Storia, non vendere l’ennesima ROM caricata su uno store con un cartellino attaccato. Il rispetto per la visione originaria prima di tutto, lo stile studiato per adattarsi in modo naturale al contesto, senza stravolgerne l’immaginario. È così che si fanno innamorare delle due dimensioni le nuove generazioni.

Nuove generazioni che hanno in comune con le vecchie, diciamo dal secondo dopoguerra in poi, una cosa in particolare. Se prima c’era la Bibbia, la religione a creare un collegamento, un filo conduttore nella tradizione tramandata dai genitori ai figli del mondo occidentale, da qualche decennio quel posto alla tavola della cultura popolare l’ha preso Disney, togliendo la sedia da sotto le chiappe di divinità e santi assortiti. È la nuova fiaba, parabola, racconto della buonanotte, qualcosa talmente radicata in noi che è cosa naturale e giusta ritrovarsi a raccontare di come Steamboat Willie e progenie abbiano influenzato anche il videogioco.

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