È stata la generazione dei racing – Speciale

Negli ultimi anni è decisamente cambiata la percezione dell’automobile. Da mezzo di emancipazione, sogno adolescenziale di chi nella patente vedeva un rito di iniziazione verso l’età adulta (altro che diploma), senso unico verso la società, quella vera, dei “grandi”, è diventata quasi un orpello, qualcosa di non essenziale. Sono migliorati i trasporti pubblici, certo, è nato il car sharing, si sono allungati a dismisura i tempi per avere un maledetto contratto di lavoro che permetta di presentarsi in concessionaria per uscirne chiavi in mano. C’è poi una coscienza ecologica decisamente più sviluppata, le emissioni di CO2, Tesla, l’ibrido e un modo di intendere i motori un po’ più slow, rilassato, mentre in TV la Formula 1 diventava eccitante come una coda in A1 al 20 di agosto e il WRC taglio dopo taglio, crisi dopo crisi, si è ridotto a tre utilitarie e poco fascino, restando l’ombra di ciò che rappresentò negli anni ’80-’90.

racing speciale

C’è poco da sorprendersi quindi se di riflesso anche i racing game non sono più sotto i riflettori come una volta, trattati dai più come giochini poco interessanti, appiattiti da una critica largamente incapace di distinguerne pedigree, filosofia, tratti caratteristici che non siano il numero di auto e di tracciati, da archiviare in fretta, fuori dalla home page in giornata.

QUESTA è STATA LA GENERAZIONE IN CUI GLI SVILUPPATORI HANNO POTUTO RAGGIUNGERE QUELLA MATURITÀ TECNICA INSEGUITA DA DECENNI

Uno snobismo generalizzato e inspiegabile, come se il fatto stesso di guidare un’auto possa svilire il puro godimento del gameplay, etichettando come “nicchia” il fertile, nutriente terreno di fanatici e irriducibili del virtua-motorismo da cui il genere ormai dipende per continuare a correre. Questo nonostante una generazione in cui è stato possibile per gli sviluppatori raggiungere quella maturità tecnica inseguita per decenni come una chimera, tra fotorealismo e fisica in scala 1:1 con la realtà. E allora proprio in questo momento storico di passaggio era necessario scrivere uno speciale di celebrazione, festeggiando una nuova dinastia di fenomeni che verrà ricordata negli annali del videogioco. Start your engine!

MOTOR-ESPORT: SIMULAZIONE E COMPETIZIONE

Un nome su tutti suscita sempre entusiasmo omogeneo per i racing game, un po’ come Ferrari per i motori tout court: Gran Turismo. Modello “Sport”, da competizione, con la scuderia Polyphony che ha deciso di uscire dalla comfort zone dei suoi saloni virtuali di lusso, gala di puro sfarzo poligonale, per dimostrare che anche in pista, online, quel motore (grafico) è pura potenza. Un episodio rivoluzionario, che all’immancabile, splendente e muscolare messinscena, capace di sfruttare ogni chip dell’hardware di PlayStation 4, aggiunge un’indole competitiva che dal 2016 non ha ancora smesso di essere uno dei punti di riferimento dell’eRacing e dell’esport in generale.

La lungimirante partnership con FIA a dargli autorevolezza, carattere, mettendo GT Sport sullo stesso piano delle competizioni reali, ma soprattutto un’etichetta di comportamento rigida anche fuori dalle gare ufficiali, che premia il fair play e la correttezza dei piloti, educando i casinisti ed evitando il più possibile gare-farsa che si trasformano in autoscontri appena spento il semaforo. Costantemente aggiornato, perfezionato, rifinito, graziato da uno dei modelli di guida più convincenti e sensoriali mai realizzati, che mischia una gestione della fisica simulativa a una facilità di utilizzo arcade.

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