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Tom Clancy's Ghost Recon Wildlands

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Tom Clancy's Ghost Recon Wildlands - Diari boliviani - Giorno #3

Che poi io, in Bolivia, mica ci volevo andare. Il Messico è un’ottima meta turistica, con le piramidi Maya e le spiagge mozzafiato. Anche il Brasile non scherza, magari durante il Carnevale. E invece, questo ceffo pelato e grosso come un armadio decide di diventare uno dei più grandi magnati della droga proprio in Bolivia. Nemmeno sapevo dove si trovava la Bolivia, prima di farmi qualche migliaio di chilometri in autostop per raggiungere il luogo d’incontro con il resto della squadra, e tutt’ora non è che io possa dire con estrema sicurezza in quale parte dell’America Latina mi trovi. Se persino il nome del paese comincia con “Bo” c’è poco da stupirsi, no? Dove mi trovo? Boh… Livia.

GIORNO 1

Gente strana. Per girare vestiti così, probabilmente si cospargono di colla e si buttano dentro all’armadio. Donne con poncho, gonne, borsalino in testa e gioielli a caso. Però sono allegri, ridono sempre, fumano sigari grandi come tralicci della luce e, quando il Cartello non è impegnato a radere al suolo qualche paesino che non si è piegato al suo impero, sono anche grandi narratori di storielle. Adorano i musical. Conoscono a memoria Grease, ma forse perché apprezzano particolarmente la protagonista: Bolivia Newton-John.

Ho parlato un pochino con il resto della squadra: El Mancho è un tizio tranquillo, anche se probabilmente tiene più al suo drone che a noi commilitoni; Baci Kalupy è un vero eroe di guerra, ma temo che i mesi passati sul campo di battaglia non gli abbiano fatto troppo bene, e spesso è possibile vederlo minacciare mucche e capre con la sua fidata pistola; infine Il Todeskynee, che si fa chiamare dagli indigeni El Tremo e utilizza come nome in codice Tarija-00014, è bravissimo a nascondersi. Anzi, è proprio come se non ci fosse. Credo sia a causa del suo addestramento speciale da NAT Moderato.

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GIORNO 2

Oggi abbiamo portato in salvo Amaru. È un informatore dei ribelli, un tipo tosto anche se vecchietto. Il piano era infiltrarci in una base del Santa Blanca e, agendo da veri fantasmi, liberare l’ostaggio senza che il Cartello si accorgesse di noi. L’operazione, come si usa dire in termine tecnico, è finita in vacca. Una sirena di troppo, due guardie con l’occhio lungo e un Kalupy con il grilletto facile (maddai… strano eh. NdKikko) ci hanno costretto a compiere un massacro. Poco male: una manciata di narcoterroristi in meno.

La Bolivia, ammetto, è semplicemente meravigliosa. Non pensavo di poter vedere certi scorci paradisiaci in un paese devastato dalla malavita come questo: riserve naturali, montagne, laghi, foreste e Dio solo sa quante altre meraviglie naturali. Alla fine, Narcos a parte, non ci è andata così male.

Dovevamo raccogliere informazioni su un’autovettura di qualche pezzo grosso, e il piano era sempre quello. Questa volta la vacca era così grande che siamo atterrati con un elicottero nel bel mezzo dell’avamposto nemico con i fucili spianati. Un lavoro veloce, ma non direi pulito.

GIORNO 3

Siamo l’asso nella manica dei governi mondiali, eccetera eccetera. Presente quelle storie da film in cui un piccolo manipolo di uomini uccide un intero esercito? Ecco, noi siamo così. Soltanto che invece di focalizzarci sulla missione passiamo le ore a fare le impennate con le moto. O meglio, a provarci, perché queste moto non ne vogliono sapere di impennarsi. Anche la legge della fisica, qui in Bolivia, è andata un po’ in vacca, ma non è un grossissimo problema.

La routine di oggi era bene o male sempre la stessa: trova il documento, salva i ribelli, ruba l’elicottero, interroga il brutto ceffo e libera Amaru. Non chiedete perché, ma è come se avessi liberato Amaru almeno tre volte negli ultimi giorni. Quando riusciamo, ben organizzati, a portare avanti una missione da bravi fantasmi mi sento orgoglioso, e comprendo i motivi per cui ho scelto questo lavoro, ma ammetto che senza follie sento la mancanza di qualcosa. Nel dubbio, all’insaputa dei miei commilitoni, a volte lancio una granata. Così, per il gusto di farlo. Troppo frizzante!

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GIORNO 4

Oggi ho comprato un paracadute e abbiamo portato in salvo Amaru. Poi abbiamo fatto un giretto in barca, sorvolato i boschi boliviani su un piccolo aeroplano, rubato un mezzo corazzato al Santa Blanca, salvato qualche vita, ucciso qualche decina di narcoterroristi e – già che c’eravamo – raccolto un buon numero di risorse strategiche e medaglie. Ora mi sento più forte.

Mentre El Tremo faceva esplodere automezzi, il tutto senza poter essere visto (gli addestramenti del NAT, Nucleo Anti Terrorismo, sono incredibili), mi sono soffermato a pensare a quanto ben di Dio sprecato: la Bolivia andrebbe esplorata in ogni suo centimetro quadrato, e invece ci ritroviamo a correre da un posto all’altro sparando ai tizi con i tatuaggi. Peccato.

Nel pomeriggio il resto della squadra ha avuto un attacco di narcolessia, e mi hanno seguito in pieno stato di sonnambulismo. In questo paese, quando sei un sonnambulo, semplicemente ti puoi teletrasportare a bordo di veicoli lontani e accanto ai propri commilitoni. Fantastico. Nel dubbio ho anche smesso di sparare: ci pensavano i miei compari dormienti a fare a BOTte.

GIORNO 5

La Bolivia è grande. Moltissimo. Talmente grande che dopo che radi al suolo un avamposto di narcos quello si riempie in pochi minuti. Tipo l’Africa, insomma. Il lavoro da compiere è ancora tanto: ci sono buoni da salvare, cattivi da uccidere, zone da liberare e, soprattutto, Amaru deve essere portato in salvo.

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