Conferenza Bethesda E3 2017: il commento dei nostri inviati

conferenza bethesda e3 2017Dopo la conferenza Microsoft, il tempo di prendere fiato e precipitarsi dall’altra parte della Città degli Angeli per quella di Bethesda, anticipata dal ricco pre-show in quel di Bethesdaland, un vero e proprio parco di divertimenti con giostre e attrazioni ispirate ai titoli del publisher americano, una piccola ruota panoramica, e chioschetti di dolci e leccornie varie a non finire.


Claudio “keiser” Todeschini

green arrow up hotA caldo, vien da dire tutto quanto. Dopo le conferenze di Microsoft ed Electronic Arts (soprattutto quest’ultima) che hanno proposto un sacco di cose ma non sempre nel migliore dei modi, l’approccio di Bethesda all’E3 si rivela ancora una volta vincente, nel suo contagioso entusiasmo. La fiera di Los Angeles celebra innanzitutto videogiochi e giocatori: è un momento di festa, e come tale è bello viverlo, all’insegna della musica, del divertimento e di una sana leggerezza. Da questo punto di vista, il messaggio di Bethesda è tanto liberatorio da rischiare di passare quasi per rivoluzionario. Conferenza breve, senza tante parole, dal ritmo serrato e con un sacco di titoli. Bella la sottolineatura di Pete Hines, vicepresidente e responsabile marketing di Bethesda, che tutto quanto visto questa sera uscirà entro il 2017. Ho anche apprezzato molto, soprattutto dopo la lunga tiritera di cifre e numeri ascoltati da Microsoft, il fatto che non ci sia stato praticamente mai nessun riferimento a piattaforme, a performance o ad altri fattori che potessero in qualche modo distrarre dai giochi. Come a dire, in maniera inequivocabile, che non ha importanza il “dove”, basta videogiocare. In quest’ottica, Skyrim per Nintendo Switch assume la stessa dignità di un Wolfenstein 2 o dei nuovi contenuti per The Elder Scrolls Legends, del DLC di Dishonored 2 o di quella figata pazzesca che sembra essere DOOM VFR.

red arrow down notForse la logistica di bevande e cibarie assortite, ma immagino che la cosa non vi interessi più di tanto, e direi anche giustamente. È mancata forse la “sorpresa” finale dopo il trailer di Wolfenstein 2, ma qui si tratta più che altro di noi giocatori che in questi anni siamo stati viziati e abituati ad aspettarcela. Bethesda ha presentato molto bene tutto quel che grosso modo si sapeva da tempo, e non è andata oltre. Tutto sommato, va benissimo così.

Davide “Shea” Mancini

green arrow up hotIn tre anni Bethesda ha capito come funziona una conferenza E3 meglio di molti altri. Si tratta di uno spettacolo, di un carrozzone e di un avvenimento che deve essere significativo per chi la segue in streaming, ma soprattutto per chi è sul posto. Sul palco bisogna vendere la propria immagine e l’idea dei propri prodotti, bisogna emozionare le persone e renderle partecipi di una narrazione identitaria. Bethesda sa fare tutto questo perché conosce il suo pubblico alla perfezione e alla politica dell’hype preferisce il lavoro sodo. Ancora una volta annuncia tante uscite per un publisher delle sue dimensioni, e soprattutto presenta praticamente solo titoli che arrivano entro la fine dell’anno. Una dimostrazione di forza notevole, effettuata nel miglior modo possibile: format rapido, conciso, esteticamente inappuntabile, immerso in un contesto da concerto semplicemente gasante. L’idea del parco a tema è stata semplicemente geniale, e il contorno, così come l’anno scorso, ha alimentato l’immaginazione di tutti (e poi c’era lo zucchero filato), anche semplicemente perché si è molto meglio disposti in termine di attenzione nei confronti di chi ti sa parlare di sé. Da appassionato, girare per i padiglioni tematici è stato quello che, tecnicamente, si chiama “figata pazzesca”. Il grande pregio del publisher americano è quello di comunicare in maniera moderna, con un’attenzione all’immagine e all’estetica del messaggio decisamente superiore a quella degli altri sulla piazza. Si tratta di un’azienda estremamente contemporanea e calata nel mondo circostante, che dalle proprie IP trae una forza enorme, bravissima a trasformare il tutto in valore percepito. Bethesdaland dà senso all’E3 e ne celebra al meglio la sua essenza di momento eccezionale, unico, fondativo di un’industry. I due annunci di peso sono tutti d’alto lignaggio e sia Wolfenstein 2: The New Colossuss che The Evil Within 2 secondo me hanno sbaragliato qualsiasi cosa vista finora grazie a dei trailer che ti fanno venire tantissima voglia di giocare. A corredo, a sottolineare quanto siano bravi, se ce ne fosse bisogno, tre importantissimi concetti: Bethesda è l’unico publisher in grado di comunicare bene la VR con le proprie IP portanti, è riuscita a vendere per l’ennesima volta lo stesso gioco, senza che sia online (Skyrim) e nonostante i dati di vendita non eccellenti, crede nelle qualità di Arkane Studios e le lascia lo spazio di completare il suo discorso su Dishonored. Mic drop.

red arrow down notÈ mancata la nuova IP, è vero. Avremmo voluto un teaser di qualcosa su cui arrovellarci, perché d’accordo che l’hype è sempre troppo e spesso ingiustificato, ma è evidente che il rumor di Starfield ci avesse fatto sperare. Ecco, quello che non ha funzionato di Bethesda è che, nonostante i grandissimi sforzi, per lo più riusciti, di non far trasparire informazioni fino a uno stadio avanzato di sviluppo e di rendere significativa la presenza all’evento, internet è in grado di danneggiare anche i piani di comunicazione ben riusciti. Purtroppo sapevamo di Wolfenstein e di The Evil Within, e questa cosa ha tolto un po’ di magia vera agli annunci, e allo stesso modo, sempre i presunti leak hanno creato un hype per qualcosa che, al momento, o non esiste o comunque non andava comunicato adesso. Insomma, il valore assoluto altissimo di #BE3 è stato ucciso proprio dalla voglia di sapere cosa #BE3 potesse offrire.

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