Tales of Kenzera: ZAU – Recensione

PC PS5 Switch Xbox Series X

A pochi mesi di distanza dal sorprendente Prince of Persia: The Lost Crown, un altro metroidvania dallo spiccato sapore esotico si affaccia alla ribalta. È Tales of Kenzera: ZAU e porta con sé una storia triste ma coraggiosa, dipinta dagli sgargianti colori dei lussureggianti panorami centro-africani. Il gameplay è a dir poco classico e farà la felicità degli amanti del genere, ma chi è in cerca di qualcosa di originale potrebbe rimanere un po’ deluso.

Sviluppatore / Publisher: Surgent Studios / Electronic Arts Prezzo: 19,99 euro Localizzazione: Testi Multiplayer: Assente PEGI: +7 Disponibile su: PC (Steam, Epic Games Store, EA App), Xbox Series X|S, PS5, Switch Data d’uscita: Già disponibile

La perdita di una persona cara è una delle prove più difficili che ognuno di noi è costretto ad affrontare più volte nel corso della vita. Ognuno reagisce diversamente. Alcuni vivono la cosa intimamente, lacerandosi nei momenti di solitudine. Altri danno sfogo al dolore aprendosi e appoggiandosi a chi gli è vicino o affrontando percorsi che li aiutino ad accettare la perdita. C’è chi arriva a maledirsi per non aver sfruttato meglio il tempo a disposizione con l’affetto perduto o addirittura a chiedersi se tale evento sia stata in parte colpa loro.

Religioni orientali come la shintoista sono convinte che lo spirito di una persona (chiamato Kami) dopo la morte riacquisti il suo potere e continui ad interagire con i vivi, mentre in certe culture africane il trapasso viene festeggiato in quanto passaggio ultimo di un percorso circolare che porta ad una nuova vita. In Tales of Kenzera si parla appunto di morte, quella di un padre, di mentore e faro spirituale, una storia che procede su due binari apparentemente lontanissimi ma in realtà molto simili, che scorreranno sotto i vostri occhi come ponte tra le tradizioni del passato e le aspirazioni del futuro.

TRA FANTASIA E REALTÀ, IL BELLO DI TALES OF KENZERA: ZAU

Tales of Kenzera prende vita in un luogo che non esiste ma ispirato agli usi e costumi della cultura Bantu, una delle etnie più diffuse dell’Africa subsahariana, opportunamente contaminati da suggestioni fantasy che danno vita ad un mondo lussureggiante, selvaggio e pericoloso. Tra gigantesche foreste di Baobab, impervie paludi e affascinanti deserti sarete chiamati a gestire azioni ed emozioni di Zau, giovane sciamano profondamente segnato dalla morte del padre. Incapace di rassegnarsi alla perdita il ragazzo si rivolge al Dio della Morte Kalunga, che gli promette di riportare in vita il baba in cambio di un favore: donare la pace eterna a tre spiriti che si sono rifiutati di trapassare.

Il level design è buono ma non eccezionale e manca la possibilità di “segnalare” punti temporaneamente inaccessibili dove è possibile tornare una volta acquisito il potere giusto.

Le sue imprese sono (scusate il gioco di parole) impresse in un libro che viene letto da Zuberi, un ragazzo che vive nello stesso luogo di Zau ma molti anni nel futuro. Tra i due viene a crearsi un legame che ricorda quello dei protagonisti de La Storia Infinita, ma questo non è l’unico sentore letterario/cinematografico che si può percepire in Tales of Kenzera. Dentro c’è anche un bel po’ di Miyazaki (Hayao, non Hidetaka) e del suo Studio Ghibli, che da sempre racconta storie intrise di morte, speranza, mondi morenti, amore e soprattutto di forti contrasti tra bene e male, luce ed ombra.

GLI OPPOSTI SI COMPLETANO

Questi contrasti in Tales of Kenzera si materializzano nelle maschere che Zau deve utilizzare per portare a termine la sua missione. Una rappresenta la luna e l’altra il sole, entrambe concedono enormi abilità a chi le utilizza e come ben sappiamo, da grandi poteri… L’utilizzo di poteri opposti ma complementari non è una novità nei videogiochi. Tra i molteplici esempi del passato ci piace ricordare Outland, titolo del 2011 pubblicato su PSN e Xbox Live Arcade da Ubisoft ma sviluppato dai maestri di Housemarque. In quel gioco il protagonista deve gestire due energie, Luce e Oscurità, i cui effetti si riflettevano su TUTTO il mondo di gioco dando vita ad un’esperienza frenetica e divertente.

Un letalissimo boss.

Tales of Kenzera riprende in parte quelle meccaniche ma purtroppo le limita ai combattimenti e risoluzione di semplici puzzle ambientali che ruotano più che altro intorno alle meccaniche platform. Un tale elemento di gioco avrebbe potuto essere sfruttato meglio e sfaccettato ancora di più grazie agli amuleti che troverete nascosti nella variegata (e discretamente estesa) mappa di gioco. Questi ultimi invece sono stati utilizzati unicamente come poteri addizionali, che possono essere equipaggiati e cambiati a piacimento in specifiche location. Solo verso la fine il gioco alza un po’ l’asticella buttando in campo nemici tosti che richiedono un più attento management dei poteri. In generale però Surgent non ha mai affondato i colpi, limitandosi ad agganciare il gameplay all’ABC del genere senza osare il benché minimo guizzo creativo. Ciò non toglie che giocare Tales of Kenzera: ZAU sia comunque piacevole, anche la difficoltà è ben bilanciata a livello normale e più che abbordabile se si seleziona l’opzione Facile.

PRINCIPE O SCIAMANO?

Pur appartenendo allo stesso genere e condividendo molte delle meccaniche del recente Prince of Persia: The Lost Crown, Tales of Kenzera: ZAU può essere considerato per certi versi la sua esatta antitesi. La dove l’avventura Ubisoft lasciava in sottofondo trama e protagonisti per mettere in risalto una giocabilità classica ma raffinata, impegnativa e sfaccettata, il gioco Sargent punta molto sulla narrazione, tratteggiando i suoi personaggi con profondità e raccontando una storia triste ma coraggiosa, costellata di insegnamenti filosofici e dipinta da colori sgargianti che fanno da contrappunto alle tinte polverose e un po’ piatte di PoP. Entrambi i titoli non sono lo stato dell’arte sotto il profilo tecnico ma risultano piacevoli, precisi e fluidi esattamente come un metroidvania dovrebbe essere.

Il Dio della Morte Kalunga accompagna il protagonista nel suo viaggio, dispensando consigli e informazioni sul passato… che non sempre Zau accetterà di buon grado.

Sotto il profilo del gameplay invece il titolo EA Origins perde ai punti pur rimanendo adattissimo anche a giocatori meno esperti grazie ad un livello di difficoltà ben bilanciato sia a livello Normale che Facile e una “navigabilità” a prova di labirintite. Chi ha voglia di una sfida più elevata può optare per un gradino di difficoltà superiore, che tuttavia influirà unicamente sulla ruvidita di alcuni boss e delle occasionali sfide “ad arena” che vi attendono. La longevità complessiva si aggira sulle 8 ore, destinate a salire di un paio di unità se avete voglia di completare tutte le mappe al 100%, un rapporto qualità-quantità/prezzo più che onorevole visto il prezzo budget a cui Tales of Kenzera: ZAU è stato lanciato.

In Breve: Un metroidvania classico e piacevole da giocare, che tuttavia non propone particolari spunti creativi ed offre una sfida in linea con la maggior parte degli esponenti del genere. Sezioni platform, combattimenti ed enigmi ambientali si alternano attraverso scenari ispirati alla cultura africana, nei quali prende vita una storia importante, ben raccontata e costellata da un cast di personaggi ben caratterizzati.

Piattaforma di Prova: PS5
Com’è, come gira: Pur non essendo lo stato dell’arte dal punto di vista tecnico, Tales of Kenzera offre suggestivi colpi d’occhio e una fluidità/dinamicità quasi sempre impeccabile. I cali di frame rate sono sporadici e mai pregiudicano l’esperienza ma vanno fatte notare alcune “sporcizie” del codice che si materializzano in occasionali blocchi del personaggio quando si entra nei menù (riattivabile utilizzando una schivata) e qualche ritardo nelle inquadrature durante le sezioni più dinamiche.

 

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Pro

  • Una storia meravigliosa, profonda e ben raccontata. / Gameplay da metroidvania classico, piacevole e fluido... / Scegliete il doppiaggio in lingua Swahili!

Contro

  • Tecnicamente un po' “sporco” e poca varietà nei nemici. / ... ma senza particolari guizzi creativi e con qualche inciampo.
7.5

Buono

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