Divento insofferente dopo una giornata di moto, quando fa troppo caldo, figuriamoci dopo 5 giorni di corsa in montagna senza riposo :asd:
Bell'episodio
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Divento insofferente dopo una giornata di moto, quando fa troppo caldo, figuriamoci dopo 5 giorni di corsa in montagna senza riposo :asd:
Bell'episodio
dai daiii <3
Cazzo che storie
Tu stai male
I racconti li scrivo perché siano interessanti e creino una sensazione nel lettore.
"Tu stai male" è un ottima risposta.
Mi è sempre piaciuto scrivere racconti che giochino tra il reale e l'onirico e questa avventura mi ha risvegliato la voglia, perché sono entrato in uno dei miei numerosi racconti che scrivevo nell'epoca pre-internettiana... e quello che scrivo qua è successo per davvero.
Semplicemente le mie sensazioni di confusione e stanchezza, le paure e le varie allucinazioni confuse le ho trasformate in qualcosa di solido e descrivibile.
Purtroppo le giornate sono fatte da 24 ore...troppi interessi e troppo poco tempo.
Questi racconti richiederebbero ore, se non giorni per essere affinati. Anche una semplice frase può essere messa giù in modo molto più elegante e d'impatto studiandoci sopra.
Ti dirò, apprezzo moltissimo invece la loro spontaneità, è assolutamente perfetta a rendere l'idea di quella sottile linea su cui corri :sisi:
Tu stai male però te lo riscrivo e sottoscrivo :asd:
Oro fai i libro che ci tiri su qualche soldino
"avvocato civilista di giorno, spericolato trailer di notte"
:asd:
Io lo comprerei :sisi:
daredevil spostati proprio :asd:
se c'è di mezzo un omicidio lo compro subito
chi ha ucciso la tizia della zuppa? l'avvocato dovrà difendersi dalle accuse e trovare il vero colpevole mentre corre 'sto cazzo di trail
Vedo già il film, telecamera fissa sull'avvocato che corre e intanto flashback su tutte le scelte della propria vita e telefonate via auricolare per scoprire un assassino e fermarlo prima che possa colpire di nuovo.
sai che non è nemmeno un'idea così idiota :asd:
e deve farlo prima di arrivare al traguardo (stando attendo a non morire nel frattempo, vuoi per un incidente o vuoi perchè il vero colpevole SA che l'avvocato è sulle sue tracce) perchè all'arrivo ci stanno i carramba ad aspettarlo.
nel frattempo, ovviamente, puntare al suo PB
mi piace, deve bilanciare la voglia di fare il PB con la necessità di risolvere il caso
cioè più va veloce meno tempo ha per risolvere il CASO
beh, adesso che sei coviddato, andare avanti con la storia no?
Più di 20 pagine indietro per trovare sta discussione...
Come sempre, ribadisco che è tutto vero quello che ho scritto, al massimo ci ho aggiunto delle licenze poetiche per trasmettere le sensazioni che stavo provando.
...é il penultimo racconto della saga del TOR....più uno bonus che non mi va di concludere col numero 13...
12) OLTRE LA LINEA DELL’INFINITO
CORREVO NELL’IPERSPAZIO…
Fondo nero e linee luminose, alcune che mi venivano sparate addosso, altre che mi mancavano ed uscivano dal campo visivo.
CORREVO NELL’IPERSPAZIO…
Fondo nero e linee luminose e tanto rumore…
Il TOR era iniziato domenica a mezzogiorno ed ora era sabato… erano circa le quattro e mezza di notte o di mattina a seconda di come la si osservi.
Ero entrato nel sesto giorno di gara… quinto se si vuole essere pignoli, perché solo a mezzogiorno sarei entrato ufficialmente nel sesto.
Mezzogiorno…era l’orario entro cui speravo di tagliare il traguardo.
L’arrivo a Courmayeur, ormai l’avevo immaginato più volte…e immaginandolo mi veniva da piangere…
Mancavano circa 40km all’arrivo (di 330km totali), ma ormai era un’unità di misura che non mi apparteneva più, era da tempo che non contavo i chilometri.
La gara era suddivisa in tappe, mi interessava solo raggiungere la prossima base vita e ogni tappa aveva quattro montagne da attraversare, poi resettavo il conteggio.
I chilometri erano quindi ininfluenti… contava quanto erano dure le montagne...
Ora ne restava solo una di montagna…
CORREVO NELL’IPERSPAZIO…
Fondo nero e linee luminose e i raggi che mi colpivano li sentivo pesanti…
Ormai erano passate sette ore dalla partenza dell’ultima tappa che era composta da sole due montagne e poi una discesa trionfale verso l’arrivo.
Ma non era per nulla finita, la vittoria non era scontata e sicura…le previsioni davano un arrivo tranquillo se si partiva dall’ultima base vita alle nove di sera del venerdì e io invece ero partito attorno alle nove e trenta…
Si poteva perdere anche per poco.. il TOR non fa sconti a nessuno…
CORREVO NELL’IPERSPAZIO…
Avevo perduto due o tre ore preziose durante la prima tappa perché non avevo portato abbastanza gel… nutrimento vitale (quattro ne avevo… invece come avrei scoperto me ne servivano sei per tappa…).
In una gara del genere non si ha un libretto delle istruzioni…
Quelle ore le avevo perse ad arrancare sull’ultima montagna della prima tappa… di notte, senza energie, affaticato…mi ripetevo che quell’errore di calcolo mi avrebbe fatto perdere il TOR…
Di sicuro quel tempo perso l’avevo pagato per tutta la gara, tempo perso per dormire, tempo perso per fare una tappa più rilassata e meno impiccata…
CORREVO NELL’IPERSPAZIO…
Nell’ultima tappa ero partito baldanzoso, con soli quattro gel rimasti della mia scorta. Meno dei sei previsti, ma era la tappa più corta e l’euforia della fine mi avrebbe dato il resto dell’energia, almeno era quello che pensavo…
CORREVO NELL’IPERSPAZIO…
Nell’ultima tappa il ristoro l’avevo consumato nel Rifugio delle fate, ma ora non ne ero più sicuro. Quello che avevo visto era stato vero? Ma soprattutto avevo mangiato? Il piatto di polenta era stato reale? Non ero più sicuro di nulla…
Poi durante la discesa l’inizio della pioggia sempre più forte e il secondo rifugio dove ho preso un secondo (?) piatto di polenta, per poi ripartire, prima che Caronte, quel demone fastidiosi mi si appiccicasse ancora. Non avrei retto, la mente troppo confusa…
CORREVO NELL’IPERSPAZIO…
Sette ore e i quattro gel ritenuti insufficienti erano ancora tutti lì. La mente stava scivolando via, mi stavo dimenticando di tutto, anche di alimentarmi. Il mio corpo si stava esaurendo velocemente e io non me ne stavo accorgendo…
CORREVO NELL’IPERSPAZIO…
La fortissima pioggia continuava a cadere mentre io correvo nella notte lungo una strada sterrata leggermente in discesa.
Un percorso molto largo, percorribile anche con un fuoristrada.
Sapevo che a breve ci sarebbe stata l’ultima salita per la montagna finale e questo mi metteva ansia, piano paino stavo perdendo il focus sul fatto che ero quasi alla fine del TOR…
L’acqua continuava a cadere, in abbondanza, le gocce più pesanti perché faceva freddo ma non abbastanza per nevicare.
Se fosse stata neve sarei stato nel bel mezzo di una bufera…invece ora mi trovavo in un nubifragio in alta montagna..
CORREVO NELL’IPERSPAZIO…
La pioggia che martella sul guscio termico e sul cappuccio…rimbomba tutto…sono realmente su una astronave.
La torcia frontale illumina la pioggia come scie luminose su sfondo nero che mi colpiscono…veramente sembrava di correre nell’iperspazio…
Ansia, tanta ansia, paura di non tagliare il traguardo in tempo, paura della salita imminente ma che non arriva e io che continuo a correre lungo una discesa che non finisce mai.
Vedo una scia luminosa, mi faccio superare.
Sono due concorrenti, mi sembrano gemelli, hanno tutti e due lo scudo termico rosso.
Almeno, io pensavo che fosse di quel colore. Tra la pioggia, l’acqua gelida in faccia, il rumore, le scie luminose, l’oscurità…e la stanchezza che mi faceva vedere in bianco e nero ormai da tempo…tutto era sempre più confuso.
Vedo rosso…rosso allarme…rosso pericolo…devo seguirli anche se corrono dannatamente forte.
Mi focalizzo sulle scarpe di uno di loro, come ho sempre fatto nei momenti di grossa crisi.
Mi disinteresso di tutto, della stanchezza, del percorso, di cosa ci sta attorno..
Ora ci sono solo un paio di scarpe che si muovono e io devo seguire quelle…
Ma la mia concentrazione viene interrotta da un’altra scia luminosa…mi giro…E’ CARONTE…
O almeno, in quella situazione climatica e con quella visibilità poteva essere chiunque…ma io ho pensato che fosse lui…
Mi spazientisco, non ho voglia che mi si affianchi, che mi parli…non sono nelle condizioni mentali giuste…
Quelli davanti corrono forte e io con loro…e CARONTE non ci sta dietro…si allontana…piano piano lo semino.
Sono quasi sollevato, ho un sorriso stampato sul mio volto bagnato…
Eppure, c’è qualcosa che non va…
Ricordo una vecchia storia, una storia di una casa infestata e di un investigatore che doveva risolvere il caso.
Degli incubi che ha vissuto e dei pericoli…per poi scoprire che era il villaggio infestato… mentre la casa non era stregata, ma l’unico punto di luce che voleva proteggerlo.
Forse Caronte non era quel demone malvagio…
Mi aveva fatto uscire sano dalla Montagna della Follia.
L’avevo seguito e mi aveva innervosito, ma mi aveva tenuto sveglio..e mi aveva guidato sul quell’altipiano dove tutto era immobile e sospeso nel tempo e nello spazio…
…ora invece l’avevo seminato.
Il TOR che voleva sconfiggermi…e ora ero solo, veramente solo…
I quattro gel sempre intonsi nello zaino, la forte pioggia, il correre oltre il mio limite per stare dietro a due concorrenti e l’imminente salita per l’ultima montagna…e l’ansia sempre più vaga, con sempre meno focus...ero ormai un animale braccato.
Bravo Orologio!
Dai che c'è grande attesa per il finale!
Ma non mettevi le sveglie per mangiare?
Gesù, Orologio hai letto il racconto "la lunga marcia" di King? Ecco, sembra fatto apposta per te :asd:
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Cmq che a questi eventi ci siano un sacco di giapponesi è normale visto che la sofferenza fa parte della cultura giapponese (cit.)
13) L'autostrada della vita e della morte.
Se nella montagna della follia ho avuto veramente inquietudine e paura, perché la stanchezza si faceva sentire e l’integrità mentale stava cedendo, qua invece il cervello mi è scoppiato realmente.
… ormai erano cinque giorni e cinque notti che ero in gara…
Avevo sperimentato ogni tipo di terreno, ogni clima dal caldo al gelo, ogni tipo di dolore, privazione del sonno con 1 ora in media di riposo al giorno, cibo irregolare semplice carburante.
Pensate a quello che fate in una settimana…ecco io sono stato costantemente in gara, costantemente in alta montagna, costantemente sotto sforzo, costantemente attento perché sempre tra passi e creste di montagna mi dovevo districare…
Bene…torniamo a quella notte…
Tutti i ritmi li ho persi, ho perso la disciplina…
Non ingerisco gel…ormai da sette ore.…
Mi sto dimenticando che mancano circa 30 km all’arrivo, consistenti un un’ultima salita e poi una discesa verso Courmayeur.
Se presa singolarmente è solo una scampagnata in montagna.
Sono partito da Courmayeur, sto ritornando a Courmayeur…ho fatto il giro di TUTTA la Valle d’Aosta…
Doveva essere festa… invece lì in quel momento sono confuso.
Sono circa le 4 di notte, sotto la pioggia battente misto neve. Quasi una tormenta.
Fa freddo…? Non saprei, ormai il mio corpo ha un concetto relativo del freddo…
Corro lungo una strada sterrata leggermente in discesa inseguendo due concorrenti davanti a me.
Sono troppo confuso per essere autonomo e come in altre occasioni mi sto focalizzato sulle scarpe di uno di loro.
Io vedo solo quelle, non sono in grado di seguire il percorso.
Ogni tanto mi fermo di colpo, come un robot che si disattiva in piedi, pochi secondi, per poi ripartire e correre di nuovo.
Ogni tanto anche uno di loro fa la stessa cosa, tanto che in un’occasione l’ho scartato al volo per non andargli addosso.
Il mio IO si sta disattivando, minuto dopo minuto… ma il mio corpo continua funzionare…
Vi ricordate “Caronte” che avevo seminato?
Bene, l’avessi avuto vicino si sarebbe accorto che stavo sbarellando e magari mi avrebbe imposto di fermarmi e prendere un gel e mi sarei ristabilito…
Ma non c’è più …
Corro con l’ansia di stare dietro a quelle due persone perché se li perdessi mi sentirei perduto.
Vedo sfuocato, in bianco e nero, sono confuso.
Anzi, tutto è in bianco e nero, solo la loro mantellina è rossa. E’ vera questa immagine? Frutto della mia immaginazione. Fatto sta che è tutto in bianco e nero con questi drappi rossi davanti a me…
Sono bagnato fradicio, l’acqua in faccia che martella…
Mi metto in testa che stiamo scendendo troppo a lungo, che non è normale che manchi una salita da così tanto tempo.
Probabilmente devo fare qualcosa...ma mi sono dimenticato cosa fare...
L’ansia mi assale feroce…
Io devo stare dietro a queste due persone e correre il più possibile perché loro sanno che cosa bisogna fare…
Vedo dopo un tempo infinito a valle le luci di un paesino.
Di notte in alta montagna un paesino sembrare Los Angeles di notte, le illuminazioni delle strade come le highway americane.
Non penso più alla gara, mi immagino che in quel posto ci sia una sorta di convegno dove dobbiamo dire qualcosa.
Ma che cosa devo dire…non lo so…sono agitato. Ma quelli davanti a me lo sanno e non li devo perdere…
Corro…corro…corro…
Ormai nevica, c'è una tormento...Il paesino è vicino…
Strade asfaltate, case...
Arrivo finalmente al check point, l’ultimo prima dell’arrivo.
Sarebbe dovuto essere un momento di euforia, ormai per l’arrivo c’era solo l’ultima salita…un tre o quattro ore di fatica, mettiamo anche cinque con la stanchezza e poi solo discesa e l’arrivo. Nulla rispetto alla SETTIMANA di gara.
Ma in quel momento ho solo ansia, una feroce ansia indistinta.
Sono confuso.
Con un movimento che ormai è automatico allungo il braccio e il gps che ho sul polso viene strisciato. Mi registrano ed entro nel padiglione.
PANICO…VERO PANICO…
Non trovo più i due atleti davanti, i drappi rossi che ho seguito sono spariti.
Forse si sono tolti lo scudo termico e non li riconosco più.
C’è gente, ma a me servono loro due, loro sanno cosa devo fare…
Mi siedo, c’è una ragazza. Credo una concorrente.
Le chiedo che cosa devo fare, mi risponde con un sorriso. Probabilmente è straniera.
Forse non ho parlato ed è tutto nella mia testa.
Sono confuso.
Oddio…forse i due concorrenti non si sono fermati. Sono usciti, li sto perdendo. Devo raggiungerli, perché io non so dove andare…
Completamente gocciolante, senza ingerire nulla, perché nemmeno capisco bene dove sono e cosa sto facendo, esco subito dal padiglione.
Il funzionario dice ad alta voce il mio numero, un altro mi registra su un foglio.
Il blip del gps scatta.
Sono fuori da padiglione.
Nessuno si accorge che sono fuori dalla grazia di dio…lo staff medico non mi ferma….
[Ora parla Orologio dal futuro…in quel momento rischio la vita realmente. In quel padiglione, col cibo per rifocillarsi, con gente che stava anche dormendo, con un tempo più che sufficiente per prendersela con calma…nonostante tutto quanto a disposizione... dalla telemetria sono stato dentro meno di tre minuti…]
C’è solo panico…
Piove?
Nevica?
Non saprei è tutto buio sempre più buio e io non riesco a trovare quelle due persone.
Seguo una via. Qualcuno mi urla che devo andare da un’altra parte.
Sono confuso.
Faccio fatica a capire la direzione.
Inizia la salita.
Una concorrente mi supera. Mi sembra…forse è July…una straniera che ho incrociato.
Bonfonchio che le sto dietro perché non capisco niente.
Salgo lungo un sentiero.
Lungo una montagna.
Seguo il suo culo.
Per quanto tempo?
Un minuto, un’ora, due ore…bho..
E’ sempre tutto più nero.
Sento una voce dire “cavoli ci sono proprio i riccioli”.
Mi fermo.
Alzo lo sguardo verso il cielo nero come la pece.
Vedo questo capello ricciolo, bianco, che si staglia nel nero del cielo.
Cade lentamente, a rallentatore.
Lo vedo avvicinarsi sul mio viso e quando tocca la mia guancia sento un pizzico di freddo.
E’ un ricciolo di capello bianco gelato.
Ora è tutto nero.
Sono immobile.
Mi guardo attorno, ho perso il senso dell’alto e del basso.
Cerco dei punti per orientarmi e vedo in lontananza un’autostrada.
La vedo, corre perpendicolare lungo tutto l’orizzonte.
E’ lontana qualche chilometro, ma si staglia benissimo nella notte.
Vedo i pali della luce che illuminano la grande strada e le luci di qualche macchina che la percorrono in un senso e nell’altro. Le luci bianche quelle di un senso. Le luci rosse quelle dell’altro senso.
Io sono perduto, non so più che fare. Ma c’è quell’autostrada.
E’ l’unico punto di riferimento che ho.
Ma come faccio a raggiungerla? Non c’è modo, non capisco, non riesco.
Sembra un elemento non raggiungibile pizzato sullo sfondo di un videogioco.
Mi guardo le mani.
Forse mi sono fatto male.
Durante la gara ho sentito per tre volte un elicottero.
L’elicottero vuol dire che qualcuno si è fatto male sul serio.
Qualche giorno fa c’era un assistente ad un ristorno che nel parlare diceva che c’era una ragazza che si era sfondata la faccia su un masso. Non si capiva nemmeno più che faccia avesse.
Forse, quella notte strana, troppo strana sulle montagne della follia sono caduto e mi sono spaccato la faccia…e sono morto.
Io sono morto?
L’orizzonte e quell’autostrada.
Io so che oltre quell’autostrada c’è la vita, ma non posso raggiungerla.
Nessuno mi aiuta.
Non c’è nessuno.
…continuo a guarda la mano o meglio il mio guanto nero.
Muovo le dita.
E così è questa la morte?
La consapevolezza di vedere a pochi chilometri il mondo dei vivi, oltre quell'autostrada e non poterlo raggiungere mi dispera.
Sono solo nel buio.
Guardo la mano e poi vedo il mio pettorale col numero di gara e il mio nome.
Lì c’è il numero dell’emergenza.
Ho in mano il mio cellulare.
Tolgo i guanti inzuppati per premere sul touch.
Compongo il numero dell'emergenza gara e mi risponde una persona che mi insulta.
Io dico che sono in difficoltà, che ho perso l’orientalmente, ma questa persona continua ad insultarmi e una persona in sottofondo insulta la persona che mi sta insultando…
“Stai lì, mandiamo qualcuno”
La conversazione si interrompe.
Nessuno verrà a prendermi.
Sono morto.
L’autostrada all’orizzonte è così vicina, ma allo stesso tempo così irraggiungibile.
Questa è la morte penso.
Ho ancora il cellulare in mano.
Chiamo mio papà. Mi risponde dopo uno squillo.
“Ciao papà, sono quasi arrivato, non ti preoccupare, è stata dura ma la gara l’ho quasi finita. Ti richiamo all’arrivo”.
Sono rimasto freddo e impassibile.
Non ho voluto dargli preoccupazione.
Penso che questa sarà una di quelle telefonate che in futuro non si comprenderà bene …perché dalle indagini dovevo essere già morto.
Ma almeno l’ho salutato.
Ora ho capito come succedono questi misteri.
Ora devo esplorare questo nuovo mondo, questa è la mia nuova esistenza.
L’ansia non c’è più…la paura sta passando…ora c’è rassegnazione…mi sto tranquillizzando…
L’autostrada e sempre là che taglia l’orizzonte, ma non posso raggiungerla.
OROLOGIO!
Una persona pronuncia il mio nome e una mano mi prende sotto la spalla.
E’ sufficiente questo tocco per darmi un fremito.
Sono in piedi.
Forse dormivo in piedi.
OROLOGIO!
La persona mi chiama ancora per nome.
La sua voce mi scuote e mi guardo attorno e non è più buio.
E’ tutto bianco. Nevica, lentamente, come in un film di Natale.
E’ l’alba e c’è neve ovunque e cade lentamente.
TI PIACE LA CIOCCOLATA?
Annuisco.
Mentre questa persona scarta una barretta io osservo l’alba…e capisco che era l’autostrada…la linea dell’orizzonte, il sole che stava salendo.
Mi sto riattivando.
DAI CHE MANCA POCO, LA VEDI QUELLA CIMA, SIAMO QUASI ARRIVATI E POI SCENDIAMO E C’E’ L’ARRIVO!
Il mio nome l'ha letto da mio pettorale...ha un forte accendo romano e mi mette in mano la barretta. Gli do un morso.
“Grazie”
E’ una barretta CLIF. Sono probabilmente le più buone.
Ma io non le utilizzo, sono troppo consistenti per una gara in movimento. Sono un pasto.
Ma quel morso, quel semplice boccone mi ha ridato vita.
E' buonissima.
E' pura vita...è energia...
Sono ancora confuso, poco prima avevo accettato la morte e ora sto masticando un boccone di una barretta al cioccolato.
LE TUE SCARPE SONO IN GORETEX?
Annuisco e guardo i piedi.
Penso che non sono in goretex, non vanno bene le scarpe ermetiche, fanno soffrire i piedi…ma i piedi non li vedo.
Lla neve mi arriva ad oltre le caviglie…è soffice…
La persona mi cerca la tasca della giacca.
MA DOVE HAI LA TASCA, HAI IL GUSCIO SALOMON NUOVO DI PACCA E POI NEMMENO HA LE TASCHE?
…ecco, mi sono fatto vedere come il solito milanese...
Ha solo una tasca piccola in alto, non è pensato per riporre le cose. Si indossa sopra a tutto. Anche allo zaino ...è appunto un guscio termico che copre tutto, in questo modo non si perde tempo a togliere lo zaino per indossarlo...
Apro la cerniera e lui mi sfila dalle mani la barretta che mi aveva offerto e la ripone nella mia tasca…
“Ma io mi sono ritirato”
Esclamo un po’ confuso...
Intanto penso…dove ho il telefono?
Avrei dovuto togliere il guscio, togliere lo zaino, ravanarci dentro e nel punto più centrale prenderlo, rivestirmi e chiamare?
L’ho fatto?
DAI CHE SIAMO ARRIVATI E INDICA LA VETTA
Io sono salito fino a qua? Io non mi ricordo...
E’ una cresta che si intravede tra le nuvole…e sento un elicottero.
Anzi ne sento due…
C’è tanta gente che si è fatta male penso…e poi penso che ha nevicato tantissimo e io non me ne sono accorto.
Gli elicotteri ronzano attorno alla montagna.
I rotori sono molto vicini...
Una voce urla dal basso.
Urla forte.
Orologio è di nuovo in comando.
Ci sono, sono vivo, sono presente.
Gli elicotteri girano…e una persona urla più a valle…e io sono vivo...
Pensa a quelli che oltre la settimana di scalata sono anche in privazione d'ossigeno... nel tuo caso forse è pure peggio, vista la mancanza di sonno :O