Altered Carbon – Prima stagione – Recensione

Siamo nel 2384. L’umanità, grazie a una tecnologia aliena, è riuscita a ridurre la morte alla stregua di un banale incidente domestico: fin dalla nascita, difatti, la coscienza di ogni uomo e donna viene incapsulata in una pila, una sorta di piccolo hard disk che può essere reimpiantato in un altro corpo, chiamato custodia. Chiaramente, nel momento in cui si concretizza la possibilità di ottenere la vita eterna sorge una forte richiesta, e la domanda e l’offerta creano automaticamente delle diseguaglianze a livello sociale: i più ricchi, considerati vere e proprie divinità, avranno a disposizione benefit, molteplici backup dati e custodie sempre di prima qualità, i poveri – invece – dovranno faticare anche solo per avere un corpo di terza categoria.

In questa realtà troviamo il miliardario Laurens Bancroft (James Purefoy) “rinato” dopo il suo assassinio, che assolda il mercenario Takeshi Kovacs (Joel Kinnaman) per cercare il responsabile dell’efferato omicidio. Qui già incuriosisce il nome orientale del protagonista, che però ha le fattezze di un attore occidentale. C’è dunque una forte dichiarazione d’intenti in questa nuova produzione originale NetflixAltered Carbon è una serie dalle forti ambizioni e, catalogo alla mano, risulta la più violenta ed estrema.Altered Carbon immagine Netflix 01

Altered Carbon è una serie dalle forti ambizioni e, catalogo alla mano, risulta la più violenta ed estrema

Esteticamente entusiasmante ma narrativamente difettosa, Altered Carbon inciampa già nell’incipit, che getta lo spettatore in “realtà” sature e già sfruttate. Questo è un problema che, di base, affligge ogni tipo di produzione cinematografica o televisiva, ancor di più quando si affronta il genere cyberpunk, soprattutto considerata la resa visiva violenta che – come già accennato – restituisce sempre una macabra, nondimeno affascinante fusione della carne con il metallo; quando tuttavia Altered Carbon si sofferma per raccontare regole, usi e costumi del suo mondo, la narrazione trova un’imbarazzante e ingiustificata battuta d’arresto, che perdura fino alla quinta puntata. Questo avviene perché, dopo l’infarinatura sulla trama orizzontale, che di base è l’unico elemento a tenere alta l’attenzione, ci si scorda definitivamente delle indagini per porre un focus eccessivo sul protagonista: elementi, verbosità e ricordi che troveranno una loro forma solo nelle puntate finali rendono Altered Carbon una serie ingabbiata in un piccolo spazio nero senza la capacità di poter esprimere il pieno potenziale, almeno fino a metà percorso. Anche quando si cimenta nella semplice rappresentazione di Bay City, troviamo i soliti fumi che fuoriescono copiosi dai tombini, sfavillanti insegne al neon e un’architettura che mostra la dissonanza tra ricchi e poveri, con i primi che dimorano in alto, mentre i disagiati stazionano nei bassifondi e nelle fogne.

Fortunatamente, al giro di boa le cose cambiano rapidamente: le indagini, finalmente, riprendono e l’applicazione dei metodi investigativi restituisce nuovi spunti di interesse, così come cominciano a emergere le sopraccitate potenzialità. Notevole è anche la visione molto più calibrata, raffinata e stratificata di tutti i personaggi secondari che diventano sia un vero e proprio motore delle vicende, sia un punto forte per arricchire l’immaginario cyberpunk (a cui si aggiunge, mi preme sottolineare, la presenza di una IA con le fattezze di Edgar Allan Poe, a capo dell’albergo The Raven). Pur nel suo essere totalmente anacronistica, la figura di Poe pare invece rammentare, sotto forma di metafora romantica, la totale disperazione in cui è caduta l’umanità, nonostante la promessa di eterna felicità che l’eliminazione della morte dovrebbe recare con sé. Eppure, senza un limite, l’uomo non è che un animale perso tra vizi estremi e la ricerca delle massime forme di godimento, che passano anche attraverso l’omicidio e la pedofilia.Altered Carbon immagine Netflix 02Oltre all’incredibile resa tecnica, non va dimenticata una notevole parentesi etica e religiosa concernente i concetti di vita, morte e anima. Le pile consentono il transfer della coscienza, i corpi si possono possedere (come si fa ad essere sicuri dell’identità di chi abbiamo davanti?), dunque, in questo torbido gioco di ricicli, è ancora lecito parlare di anima? Dove si manifesta Dio in tutto ciò?

Altered Carbon decolla al giro di boa quando le indagini riprendono e le potenzialità della serie cominciano ad emergere

C’è molto di buono in Altered Carbon che potrà, anzi dovrà, esplodere definitivamente durante un’ipotetica seconda stagione. Questo primo ciclo di dieci episodi elargisce cose buone (a cui possiamo affezionarci) e cattive (che possiamo liberamente criticare): rimane il fatto che lo sforzo produttivo di Netflix si è rivelato di un impatto sicuramente affascinante, forse proprio perché non ha ancora sciolto completamente ogni nodo di trama, il che – ovviamente – può accendere il desiderio di visionare subito nuove puntate. Anche la scelta estetica legata alla violenza, ai nudi integrali e al sangue (profuso a fiumi) è un’inedita nel catalogo originale Netflix e richiamerà maggiore attenzione da parte del pubblico. Buona la prima sulla lunga, ma con la seconda bisogna partire subito con la marcia giusta!

VOTO 7.5

Altered Carbon immagine Netflix locandinaGenere: fantascienza
Publisher: Netflix
Regia: vari
Colonna Sonora: Jeff Russo
Interpreti: Joel Kinnaman, Martha Higareda, James Purefoy, Chris Conner, Ato Essandoh
Durata: 10 episodi

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