11-11 Memories Retold - Recensione

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“On the eleventh hour of the eleventh day of the eleventh month in 1918 the guns of Europe fell silent”. Alle ore 11 del giorno 11 novembre del 1918, le armi infine tacevano su un’Europa scossa dal più devastante e sanguinolento conflitto mai esploso fino a quel momento. Sei ore prima, alle cinque del mattino, a bordo di una carrozza ristorante nel cuore della foresta di Compiègne, in Francia, veniva siglato l’armistizio che poneva fine alla Prima Guerra Mondiale, dopo oltre 4 anni di scontri e 17 milioni di morti.

UN RICORDO LUNGO CENT’ANNI

È passato appena un secolo da quei giorni, eppure il ricordo del primo conflitto a coinvolgere (quasi) tutte le nazioni esistenti all’epoca è già flebile nella memoria collettiva dell’umanità, superato dagli orrori della Seconda Guerra Mondiale e dalla velocità con cui la Storia ha preso a viaggiare nelle ultime decadi. Tra le diverse figure che negli anni si sono impegnate affinché la memoria degli eventi rimanesse vivida e indelebile, la più rilevante per le nostre pagine è senza dubbio quella di Yoan Fanise. Sviluppatore francese in forza per lungo tempo presso Ubisoft come Sound Designer, Yoan si è fatto notare nel 2014 per aver diretto e sceneggiato una piccola avventura bidimensionale, al confine tra il gioco e l’edutainment, ambientata proprio durante il primo conflitto mondiale.

LE SIMILITUDINI TRA VALIANT HEARTS E QUESTO NUOVO PROGETTO NON VANNO OLTRE L’AMBIENTAZIONE

Il successo di Valiant Hearts: The Great War ha dato una svolta alla carriera di Yoan, convincendolo a lanciarsi nella fondazione di un proprio studio indipendente, Digixart, attraverso il quale continuare a raccontare le sue storie. Realizzata anche grazie al supporto di Aardman Animation, lo studio responsabile tra gli altri di Wallace & Gromit, la prima tappa di questo nuovo percorso professionale si intitola 11-11 Memories Retold e ci riporta nuovamente nella fangose trincee della Grande Guerra. Se state pensando che anche Fanise sia caduto nella tentazione, che accomuna diversi suoi colleghi, di riproporre in una nuova veste lo stesso gioco che l’ha portato alla gloria, per una volta vi sbagliate: le similitudini tra Valiant Hearts e questo nuovo progetto non vanno oltre l’ambientazione nel medesimo periodo storico. In questa occasione il conflitto è infatti raccontato non solo in 3D, ma anche attraverso due punti di vista diversi, seppur convergenti, di uomini comuni finiti sul campo di battaglia per motivi e su schieramenti diametralmente opposti. Il primo è Harry Lambert, giovanotto canadese e garzone presso un negozio di fotografia dove ha conosciuto Julia, figlia del suo principale di cui è, nemmeno troppo segretamente, innamorato. Proprio la reazione di Julia al fascino della divisa esercitato dal Maggiore Barrett, di passaggio presso il laboratorio, convince Harry ad accettare la proposta del militare britannico di arruolarsi come fotografo bellico e seguirlo nel Vecchio Continente. L’altro sguardo sulla Storia ci viene invece offerto da Kurt Waldner, ingegnere tedesco presso una fabbrica di dirigibili, sorpreso un giorno dalla notizia, appresa da una radio che stava riparando, della scomparsa della divisione in cui è arruolato il figlio. Incapace di reggere l’incertezza circa il destino del suo primogenito, Kurt decide di partire volontario per il fronte.

L’OBIETTIVO DI 11-11 MEMORIES RETOLD NON È PUNTATO TANTO SUL CONFLITTO O I SUOI ORRORI, QUANTO SULLE PERSONE CHE L’HANNO COMBATTUTO

Come prevedibile, a un certo punto del racconto le strade dei due uomini finiranno per incrociarsi, ma l’alternanza tra i personaggi rappresenta il focus del gioco, sia per quanto riguarda le meccaniche da avventura grafica al confine col walking simulator che approfondiremo tra poco, sia per la progressione del racconto. Quel che è chiaro fin dalle prime battute, infatti, è che l’obiettivo di 11-11 Memories Retold non è puntato tanto sul conflitto o i suoi orrori, quanto sulle persone che l’hanno combattuto e subito. Da un lato Harry si ritrova a fare i conti con la consapevolezza di essere finito in una situazione decisamente più drammatica e cupa di quanto si fosse immaginato attraverso le foto dei giornali, un gesto incosciente commesso d’impulso nella speranza di impressionare una ragazza; dall’altro lato della barricata Kurt è costretto a riconoscere il puro egoismo come motore delle sue azioni, che l’ha spinto ad abbandonare una moglie e una figlia per andare in cerca di risposte.

IMPRESSIONI DI GUERRA

Il tratto più caratteristico e originale di 11-11 Memories Retold è lo stile grafico utilizzato per la messa in scena. Superato il pulitissimo 2D a scorrimento di Valiant Hearts, la nuova fatica di Yoan Fanise è un’avventura grafica in 3D “sporco”, in cui gli ambienti e i personaggi sono raffigurati come se fossero realizzati in presa diretta da un pittore impressionista. Il risultato, benché un po’ destabilizzante nei primi istanti, è di sicuro effetto e proprio come il movimento pittorico a cui è ispirato riesce a trasmettere molto bene la tempesta di emozioni vissute dall’Europa e dal mondo intero negli anni in cui è ambientata la storia. Forse utilizzata per mascherare valori produttivi che non consentono meraviglie tecnologiche, questa raffigurazione fatta di pennellate rapide e istintive tuttavia porta con sé anche alcune controindicazioni, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di trasmettere stati d’animo attraverso le espressioni del viso, spesso troppo sfumate, condizionando le possibilità recitative di protagonisti e comprimari. Se Harry e Kurt si salvano però grazie a una maggiore cura per le loro linee di testo e al doppiaggio di due attori di livello (rispettivamente, Elijah Wood e Sebastian Koch), è decisamente più complicato sviluppare empatia per le decine di comparse che si incontrano nelle trincee o nei campi di battaglia, con le loro brevi frasi, monocordi e abbastanza banali.

Si tratta di una precisa scelta nella direzione da imporre al gioco: privilegiare il (micro) racconto degli uomini rispetto al (macro) racconto del conflitto bellico. Il rovescio della medaglia è una minore efficacia quando si attraversa quello spettro di emozioni più strettamente legate alle guerra. L’esempio più calzante è il breve capitolo in cui a Harry viene chiesto di raggiungere il crinale di Vimy sotto gli incessanti colpi dell’artiglieria tedesca, per immortalare le eroiche gesta del Maggiore Barrett. Benché nell’aria balenino i gialli lampi delle mitragliatrici, è difficile sentirsi davvero in pericolo, pur vestendo i panni di un ragazzo disarmato nel pieno dell’inferno. Non aiuta, in questo senso, la nonchalance con cui il gioco gestisce la morte, riportando il giocatore al suo posto in una frazione di secondo, senza attribuire alcun valore all’avvenimento.

L’ATTITUDINE IMPRESSIONISTA NON SI LIMITA A CARATTERIZZARE L’ASPETTO GRAFICO, MA SI ESTENDE ALL’INTERO IMPIANTO DI GIOCO

Più in generale, l’attitudine impressionista non si limita a caratterizzarne l’aspetto grafico, ma si estende all’intero impianto di gioco. Pur proponendosi come un’avventura grafica tridimensionale, quelle che arrivano al giocatore sono solo “impressioni di un’avventura”. Nelle circa sei ore richieste per giungere a uno dei sette possibili finali, sono solo brevi scampoli di gioco quelli passati nella risoluzione di un semplice puzzle o alla ricerca del giusto oggetto. Più spesso ci si trova invece a muoversi per lo scenario, cercando di intuire dove si debba andare sulla base della scarna didascalia a inizio missione. In fondo, tutto quello che è richiesto a Harry e Kurt nella maggior parte dei casi è raggiungere il punto di innesco della breve cutscene successiva o del cambio di personaggio seguente, interagire con gli NPC incontrati lungo la strada oppure raccogliere i collezionabili disseminati nei livelli, non sempre ben integrati per altro. Ancora una volta, però, la sorpresa arriva quando il gioco decide di avvicinare lo sguardo sugli uomini e lasciare a chi impugna il pad la responsabilità di scelte solo all’apparenza ininfluenti, come la decisione dei soggetti da immortalare con la macchina fotografica di Harry o delle parole da far utilizzare a Kurt nelle lettere che periodicamente invia alla sua famiglia. Sono questi i ricordi più vividi che 11-11 Memories Retold riesce a trasmettere e imprimere, e per quanto sia lecito supporre che fosse davvero questo l’obiettivo primario del suo autore, l’indubbio valore artistico dell’opera non cancella la sensazione che nella sua realizzazione si sia sfruttato ben poco il potenziale offerto da un medium versatile come il videogioco.

Se da un lato 11-11 Memories Retold riesce nel nobile obiettivo di catalizzare l’attenzione sul ricordo della Grande Guerra, dal punto di vista del giocato si registrano alti e bassi. L’attività richiesta al giocatore è minima, mentre il ritmo si alza solo nelle fasi finali. L’ottima recitazione nel doppiaggio inglese, lo stile grafico ispirato e un’ottima colonna sonora rappresentano però buoni motivi per concedere al gioco un’opportunità.

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Pro

  • Stile grafico originale.
  • Voice acting di alto livello.
  • Storie individuali interessanti.

Contro

  • Narrazione non sempre efficace.
  • Puzzle poco ispirati.
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