Remnant: From the Ashes – Recensione

PC PS4 Xbox One

Avete presente tutti quei giochi che prendono ispirazione dai Souls di From Software? A meno che in questi anni non abbiate vissuto in una grotta lontano dalla civiltà, avrete sicuramente assistito allo sbocciare di un vero e proprio nuovo sottogenere di action RPG ispirati alle opere di Miyazaki. A una prima, distratta occhiata, anche Remnant: From the Ashes potrebbe apparire come un emulo di Dark Souls e compagnia, tuttavia Gunfire Games ha preso in prestito solamente poche meccaniche dai titoli della software house giapponese per dar vita a un videogioco che, detto nella maniera più diretta possibile, con quella particolare tipologia di RPG ha ben poco a che spartire.

OBSCURA SOMNIA

Sì è vero, si muore tanto, c’è un sistema di checkpoint il cui funzionamento richiama alla mente quello dei falò (con tanto di respawn dei nemici presenti nell’area), gli attacchi in mischia e le schivate sono direttamente correlati al consumo di stamina, c’è persino un oggetto simile alla fiaschetta di Estus per rigenerare la salute, e che dire poi dei portali di nebbia da attraversare per raggiungere le arene dei boss; eppure le similitudini con i Souls si fermano qui, d’altronde vi basti pensare che quando si muore non vi è alcuna penalità: non si perdono esperienza oppure oggetti, bensì veniamo semplicemente catapultati all’ultimo posto di blocco visitato. Remnant: From the Ashes sfrutta questi elementi per sviluppare un videogioco fondamentalmente diverso, con un’enfasi particolare sull’azione cooperativa e sul gioco di squadra. A tal proposito è meglio mettere immediatamente le cose in chiaro: l’ultima fatica degli autori di Darksiders III è perfettamente godibile in solitaria, ma è quando si fa parte di un team di tre amici che dà il meglio di sé. Gli sviluppatori hanno addirittura pensato a un sistema di bonus che si attiva nel momento in cui i membri del team si trovano nelle immediate vicinanze gli uni dagli altri, guadagnando esperienza bonus e infliggendo una quantità maggiore di danni.
Remnant From the Ashes Recensione PC PS4 Xbox One

l’ultima fatica degli autori di Darksiders III è perfettamente godibile in solitaria, ma è quando si fa parte di un team di tre amici che dà il meglio di sé

Arrivati a questo punto vi starete dunque chiedendo cos’è e di cosa tratti questo Remnant: From the Ashes. Siamo di fronte a uno shooter in terza persona atipico ambientato in un setting post-apocalittico, qui i giocatori sono chiamati a far fronte alle conseguenze dell’invasione della Terra e di altri mondi da parte dei Root, una piaga proveniente da un’altra dimensione che corrompe tutto ciò con cui entra in contatto per portare ordine nell’universo. Dove ordine significa morte e silenzio eterno, manco a dirlo. Per questo motivo, a noi – uno dei pochi esseri umani ancora vivi – viene dato il compito di indagare sulla corruzione, individuarne la fonte ed eliminarla una volta per tutte. Un altro elemento che pone un punto di discordanza con i Souls è quindi la narrazione, che qui si presenta in maniera piuttosto diretta, senza mai risultare criptica o di difficile lettura. Tutti i personaggi secondari che incontriamo lungo il cammino sono sempre pronti a fornire dettagli aggiuntivi e di background, mentre le diverse cutscene riescono a fornire un quadro generale chiaro e puntuale. Va altresì detto che non ci troviamo certo alla corte di una trama particolarmente elaborata, ma questa risulta sempre appropriata alla tipologia di gioco, dimostrandosi godibile e funzionale rispetto all’esperienza ludica.

VETUS MEMORIA

La particolarità di Remnant: From the Ashes risiede nella generazione procedurale del mondo in cui si svolge la campagna. Si tratta di un meccanismo di creazione abbastanza atipico, però, dal momento che la generazione avviene soltanto nel momento in cui si dà il via a una campagna, dunque l’intera partita di un giocatore si svolge su un mondo unico e completamente diverso da quello di un altro utente. Ciò significa che, sebbene la struttura generale della campagna sia tendenzialmente identica (la trama, il suo sviluppo e gli obiettivi delle missioni non cambiano), i livelli e alcuni boss vengono determinati in maniera casuale. Ciò ha un impatto maggiore su tutto ciò che gravita attorno alle attività secondarie, quali possono essere i dungeon opzionali disseminati sui vari mondi, ma anche sugli oggetti da raccogliere e sulle ricompense ottenute una volta eliminati i vari boss.
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anche alla difficoltà normale, la più bassa, Remnant: From the Ashes risulta piuttosto impegnativo

Tutto questo fa sì che il fattore di rigiocabilità di Remnant: From the Ashes schizzi alle stelle perché non si sa mai cosa potrebbe capitare dopo il reset di un mondo già sviscerato a dovere. Senza dimenticare che Gunfire Games ha ben pensato di offrire tre livelli di difficoltà, in modo tale da garantire un grado di sfida adatto a tutti i palati. Da notare che anche alla difficoltà normale, la più bassa, Remnant: From the Ashes risulta piuttosto impegnativo, soprattutto se si affronta la campagna in solitaria. Ecco, uno dei difetti principali del gioco è proprio il bilanciamento altalenante dell’esperienza in caso ci si avventuri da soli alla ricerca della cura per la contaminazione Root. Avendo affrontato l’avventura sia in singolo che in co-op, posso affermare con una discreta sicurezza che gli sviluppatori hanno bilanciato tutta l’esperienza pensando perlomeno al gioco in coppia. In questo caso, Remnant fila via abbastanza liscio, laddove in solitaria è facile fermarsi più del dovuto in qualche punto piuttosto ostico. Nulla che non possa essere risolto armandosi di un po’ di pazienza, sia chiaro. È una sensazione che diventa più forte al cospetto di determinati boss che fanno ampio uso dell’aggiunta di nemici di base per mettere in difficoltà i giocatori: in questo caso appare chiaro che la strategia migliore sia quella di dividersi i compiti, con almeno un membro del gruppo impegnato nel cisiddetto “crowd control”, mentre i rimanenti dovrebbero picchiare malamente il tizio grosso di turno. Va da sé che un tale approccio appare di difficile applicazione, seppur tutt’altro che impossibile, da soli.

SEA OF TREES

Ciò che invece Remnant: From the Ashes centra in pieno riguarda tutti gli elementi che gravitano attorno al sistema di progressione del proprio personaggio. Si tratta di un approccio innovativo che non prevede la presenza di statistiche di base quali possono essere la forza, la resistenza o la destrezza, bensì un agglomerato di talenti da sbloccare man mano che si va avanti nell’avventura. Queste caratteristiche si acquisiscono portando a termine i compiti più disparati: per esempio, mettendo piede per la prima volta fuori dalla Terra si ottiene il tratto “Giramondo”, che riduce il consumo di stamina, mentre portando a termine una quest secondaria ho ricevuto il talento “Rovistatore” per guadagnare più scarti (la valuta accettata da tutti i mercanti).

le mod sono intercambiabili, dunque sta a voi cercare la combinazione che più si addice al vostro stile di gioco

Tutte queste caratteristiche possono poi essere potenziate investendo i punti abilità guadagnati a ogni passaggio di livello, migliorandone i bonus offerti in base a come si è deciso di impostare il proprio personaggio. Ovviamente non manca la possibilità di potenziare la salute o la resistenza massima, a cui si affiancano talenti meno tradizionali che riguardano la velocità di ricarica, la riduzione del danno ricevuto dalla distanza, o la possibilità di attivare gli effetti delle mod delle armi. Già, le mod. Ogni arma è dotata di uno slot al cui interno incastonare un’abilità da attivare dopo aver caricato l’apposita barra. L’energia delle mod viene accumulata utilizzando l’arma a essa assegnata, per poi essere sprigionata in caso di necessità. Avete mai provato un fucile da cecchino che spara buchi neri? No? Magari volete una mitraglietta che alla bisogna si trasforma in lanciafiamme… tranquilli, abbiamo anche quella. Revolver con proiettili esplosivi, doppiette con missili a ricerca radioattivi, falcetti con attacchi vampirici che ripristinano la salute, e chi più ne ha più ne metta. Il bello è che le mod sono intercambiabili, dunque sta a voi cercare la combinazione che più si addice al vostro stile di gioco, eccezion fatta per le armi ottenute dopo aver sconfitto determinati boss, che al contrario sono dotate di abilità fisse.

FINEM SOLIS

Insomma, Remnant: From the Ashes è una vera e propria boccata di aria fresca. È un piacere esplorare in lungo e in largo i livelli alla ricerca di qualche segreto, di un puzzle da risolvere (sì, ci sono anche quelli!) per ottenere un set di armature, di un dungeon con un boss secondario. E quando si ha l’impressione di aver visto tutto non bisogna far altro che ritornare all’hub, il bunker Ward 13, e resettare la campagna mantenendo tutti i progressi e gli oggetti legati al proprio personaggio, magari aumentando il livello di difficoltà per una sfida più impegnativa.
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È un piacere esplorare in lungo e in largo i livelli alla ricerca di qualche segreto

Certo, non mancano delle sbavature. In particolare, si nota soprattutto l’assenza di alcune feature che avrebbero potuto migliorare l’esperienza di gioco rendendola meno meccanica e più immediata. Per dire, mancando una funzione di autoloot bisogna stare sempre lì a premere il tasto per raccogliere gli oggetti dal terreno. Per non parlare di alcune situazioni poco leggibili durante una partita co-op nel momento in cui, mancando il nickname dell’utente sulla testa del relativo avatar, non si sa mai chi è il giocatore che abbiamo di fronte; un problema chiaramente irrilevante quando si gioca in coppia, ma che si fa sentire in un gruppo di tre persone. Qualche scivolone anche nella localizzazione in lingua italiana, completa sia per quanto riguarda i testi che il doppiaggio, ma con l’interpretazione letterale di svariati termini che dà l’impressione che sia stato impiegato un programma di traduzione automatico. Da citare anche il riciclo costante di asset grafici e pezzi di livelli, una caratteristica purtroppo comune alla maggior parte dei giochi con generazione procedurale dei contenuti. Insomma, stiamo parlando di difettucci tutto sommato di poco conto che hanno scarse ripercussioni sull’esperienza complessiva, a fronte di una qualità generale piuttosto elevata.

Remnant: From the Ashes è una boccata di aria fresca nel genere degli action cooperativi. È vero, prende in prestito diversi elementi dal filone dei cosiddetti souls-like, eppure ha davvero poco a che spartire con le opere derivate dai giochi di From Software. Definirlo semplicemente un “Souls con le pistole” sarebbe riduttivo, anche perché l’ultima fatica di Gunfire Games è molto di più di questo. Gli autori di Darksiders III sono riusciti a confezionare un prodotto a suo modo innovativo, soprattutto per ciò che concerne la progressione del personaggio, dando così vita a un titolo adatto principalmente all’azione co-op, ma che può risultare godibile anche dai lupi solitari. Un bella sorpresa: siamo al cospetto di uno di quei giochi che, nonostante l’apparenza modesta, dimostra un carattere eccezionale in grado di stupire.

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Pro

  • Progressione del personaggio innovativa.
  • Il sistema di mod si presta a una gran varietà di approcci.
  • Perfettamente godibile sia in singolo che in co-op…

Contro

  • Mancano alcune feature basilari.
  • Generazione procedurale significa riciclo di asset.
  • ...ma le sbavature nel bilanciamento si notano.
8.5

Più che buono

Le leggende narrano che a Potenza ci sia un antro dentro al quale vive una misteriosa creatura chiamata Alteridan. In realtà è solo il nostro Daniele, che alterna stati diurni di brillantezza ad altri notturni dove i suoi amici non hanno ancora capito che non conviene fargli assumere troppo alcol.
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