Shadows of Doubt – Provato

Shadows of Doubt

PC

Shadows of Doubt – Provato

Il seguito spirituale di un simulatore di città, Shadows of Doubt, potrebbe trasformarsi in uno dei giochi più ambiziosi (e intriganti) di sempre.

Tanti anni fa, quando attendevo l’arrivo di TGM in edicola con la frenesia del lettore accanito e non col terrore di che teme di aver dimenticato un typo in un articolo, il mio numero preferito era quello del E3. Al tempo l’accesso a internet faceva ancora uno strano suono di chip violentati e bisognava accontentarsi di poche righe incastrate in un boxettino accompagnate da un paio di screenshot da miniaturisti per immaginarsi cosa ci avrebbe riservato il futuro. In questi giorni, proprio grazie al qui presente Shadows of Doubt, mi sono ritrovato spesso a ripensare a un gioco su cui in quel periodo fantasticavo in abbondanza: il mitologico Republic.

Shadows of Doubt Provato

L’atmosfera è quella del noir, ma l’abbondanza di neon richiama scenari cyberpunk, per quanto la tecnologia non sia futuribile.

Apparso dal nulla in un angolo dello speciale E3 di chissà che anno, Republic prometteva una simulazione sociale senza precedenti, con colpi di stato e trame cospiratorie in una nazione virtuale riprodotta tenendo conto della vita di ogni singolo cittadino. Perché nel pieno di una pandemia mi ritrovo a pensare a Republic? Perché forse ho trovato nel solo gioco capace di superarlo in ambizioni.

TUTTA MIA LA CITTÀ

Se non avete mai sentito nominare Shadows of Doubt, siete in buona compagnia. Sarei anche io dei vostri se qualche giorno fa non mi fossi imbattuto per caso in un tweet di Maxim Samoylenko, PR di Blizzard, che ne magnificava le intuizioni. Si tratta del secondo titolo di ColePowered Games, etichetta composta da un solo sviluppatore, Cole Jefferies, già autore di Concrete Jungle, gestionale cittadino ibridato con un gioco di carte: Shadows of Doubt nasce, in fondo, come evoluzione spirituale del suo predecessore.

L’idea iniziale del gioco era quella di gestire una squadra di investigatori in una pulsante città a tinte noir

L’idea era quella di mantenere la visuale dall’alto sulla città, aggiungendo però al suo interno la variabile rappresentata da una squadra di investigatori da mandare in missione. Ovviamente la svolta crime avrebbe richiesto un look decisamente più noir, ma anche un diverso tipo di simulazione cittadina, basata sulla routine e sulle attività di ciascun abitante.

Shadows of Doubt Provato

Nonostante sia preferibile agire nell’ombra, se necessario si dovranno usare le mani.

Per funzionare, le indagini devono svolgersi in una città viva, in cui ogni abitante esce di casa ai suoi orari, va al lavoro, si ferma a fare spese e torna nel suo appartamento, mentre il gioco registra ogni avvenimento, come gli incontri fortuiti o programmati tra gli abitanti, ma anche dettagli all’apparenza più marginali come il luogo e l’ora in cui il tizio al quarto piano ha comprato l’insalata che ha nel frigo.

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