Onward – Provato su Oculus Quest

Prima di iniziare questa disamina sulla nuova versione di Onward, necessariamente incompleta e priva di un vero giudizio finale, occorre un’essenziale premessa che prescinde dai difetti: il gioco di Downpour Interactive è un notevolissimo simulatore di moderna fanteria in prima persona anche nell’adattamento per Oculus Quest, senza veri paragoni su qualsiasi piattaforma VR sia disponibile.

Alcune mappe non sono ancora presenti, idem per funzioni importanti già indicate col loro riquadro in-game, come il Workshop con mappe/contenuti creati dagli utenti e un’opzione per ulteriori modalità alternative, ma il cuore del gioco è già presente con tutte le centrali tipologie di partite e le peculiari meccaniche shooter. Queste, benché toccate anch’esse dalla riduzione tecnica nella misura che vedremo, rappresentano ancora la purezza dello scontro a fuoco tattico su base iper-realistica, senza puntatori aggiuntivi per la mira, minimappe o altre note semplificazioni ludiche (a parte la siringa per curare il proprio soldato, ma qualcosa doveva pure fare eccezione). Tuttavia, nell’accesso anticipato sono ancora evidenti alcuni limiti  che dovranno essere superati dallo sviluppatore, per quanto sia facile consigliare l’acquisto di Onward su Quest anche allo stato attuale: come detto, non c’è niente di simile là fuori.

WIRELESS WAR

Anche all’ingresso in questa versione (interamente in inglese come l’altra per PCVR) la prima cosa essenziale è passare del tempo nel poligono di tiro, dal momento che ogni gingillo ricreato in Onward funziona quasi esattamente come la sua controparte reale.onward oculus quest onward provato anteprima

Onward è un notevolissimo simulatore di moderna fanteria in prima persona anche su Oculus Quest, al netto di difetti di rappresentazione visiva che vanno corretti in ottica PvP

Se ci si accontenta dei più comuni fucili d’assalto (M4 e AK47, naturalmente) è possibile buttarsi nella mischia in meno di un minuto, dopo aver appreso le movenze per cambiare caricatori, ricaricare con l’espulsione dei proiettili e impugnare rigorosamente a due mani l’arma, ma ogni altro pezzo presente – dagli shotgun ai fucili di precisione, dalle light gun a tutti gli accessori che possono essere montati sulla base (impugnature, lanciagranate, mirini assortiti e via così) – necessita di specifici gesti più o meno intuitivi che riproducono quelli reali. Obiettivi e posizioni dei compagni verranno comunicati sempre “fisicamente” con un tablet da afferrare dietro la schiena, col quale potremo persino guidare un drone di ricognizione – ovviamente con i suoi comandi dedicati – e metterlo a supporto della nostra squadra in uno dei limitati slot di equipaggiamento a disposizione.

L’assenza di fili in un gioco del genere è di certo una caratteristica potenzialmente importante, anche in ottica VR eSport

Quando si è soddisfatti e si è appresa un’ulteriore azione fondamentale, ovvero l’atto di cliccare sulla spalla sinistra per attivare la comunicazione di squadra, proprio come se si avesse una radiolina in quella posizione, è possibile darsi da fare in una delle mappe presenti (alcune sono semplici varianti notturne tra deserti, città, stazioni di metropolitana e altre ambientazioni ben progettate nel design di coperture e punti d’interesse) con la modalità che più vi intriga: in Assalto dovremo semplicemente uccidere tutti i nemici senza respawn, in Uplink attivare (con relativo codice da tenere a mente e digitare) o difendere un apparecchio per le trasmissioni satellitari, in Scorta uccidere e proteggere un personaggio VIP mal equipaggiato, o nell’ormai diffusissimo gun-mode acquisire una nuova arma a ogni kill; ci sono poi un paio di opzioni cooperative, Caccia e Recupero, rispettivamente con l’obiettivo di uccidere tutti i nemici controllati dalla CPU o resistere alle ondate fino all’arrivo di un elicottero, a fronte di diversi gradi di IA che ai livelli più alti truccano un po’ le carte in termini di percezione e riflessi, ma risultano sicuramente sfidanti per un po’ di cattivissima pratica.

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