Burning Crusade Classic: ode al reietto – Editoriale

Era da un po’ che la mia scimmia stranglethorniana mi pungolava, per la precisione da quando ho varcato i cancelli dell’Aldilà per recensire Shadowlands, l’ultima espansione di World of Warcraft. Da lì in poi è stato un continuo punzecchiamento immaginario fatto di “scrivine, dai” e “racconta, ricama, verga, insomma fa’ qualcosa, stupido umano”. Impossibile e mentalmente rischioso ignorarla, sicché eccoci qua.

Burning Crusade Classic Editoriale

A dirla tutta c’è un altro motivo che mi spinge a scrivere dell’MMORPG di Blizzard. Con la recente (ri)apertura del Dark Portal (volutamente in inglese, a quei tempi la traduzione in italiano ce la sognavamo), per me come per tanti altri veterani di Azeroth il 2 giugno 2021 si è tramutato nel 16 gennaio 2007. Nel giorno della Festa della Repubblica Italiana, infatti, World of Warcraft Classic si è arricchito con Burning Crusade Classic, la prima espansione pubblicata per il titanico gioco della software house di Irvine. Dopo di lei ne sono state rilasciate altre a cadenza regolare, sette per l’esattezza, ma non penso che quelle venute dopo si offenderanno se indico proprio Burning Crusade come una delle espansioni più importanti della storia di World of Warcraft.

Burning Crusade Classic Editoriale

Probabilmente chi non c’era nel 2007 non capirà fino in fondo la scintilla da cui scaturisce questo sproloquio, ma in fondo è giusto che sia così: l’MMORPG di Blizzard è cambiato profondamente nel corso degli anni, ammirare le Outland di allora con gli occhi di oggi è praticamente retro gaming. Viverle poi è un’avventura sospesa a metà fra l’anacronistico e l’obsoleto, perciò confido nella memoria dei navigati eroi che, quattordici anni or sono, temprati dalle loro imprese su Azeroth, varcarono il maestoso portale per la prima, indimenticabile volta. Chi non la ricorda? Un piccolo passo per un azerothiano, ma un grande passo per l’umanità. Come si suole dire sui social? Ah sì, “vi sblocco un ricordo”: recarsi nelle Blasted Lands su commissione, attraversare il Dark Portal e ritrovarsi dall’altra parte assediati dalle orde di demoni della Burning Legion in una minacciosa terra rosso sangue.

HOME SWEET HOME

È bello tornare a Hellfire Peninsula dopo tanto tempo e trovare l’inferno intonso: casa dolce casa, anzi home sweet home. Tuttavia non è una bellezza adatta a tutti, non c’è dubbio. L’intera operazione Classic è roba per veri nostalgici, è un progetto rivolto alla frangia più tradizionalista della community, fors’anche a qualche cultore del vintage eccezionalmente curioso di partecipare agli albori di World of Warcraft. Per quanto concerne la Burning Crusade originale parliamo di un’espansione che, a suo tempo, riscosse un successo clamoroso e piazzò qualcosa come 2.4 milioni di copie circa solamente al day one. Con lei cominciò una nuova era in World of Warcraft e la ritengo il punto più alto raggiunto da Blizzard insieme a Wrath of the Lich King.

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