Final Fantasy XIV : Shadowbringers - Recensione

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Dall’uscita di A Realm Reborn nel 2013, Final Fantasy XIV è riuscito a distinguersi nel panorama degli MMO grazie alla particolare cura per il reparto narrativo. A differenza di tanti altri esponenti del genere, il titolo può infatti tranquillamente essere giocato anche dai giocatori singoli che vogliono solamente godere della sua storia e, fortunatamente, con Shadowbringers questo standard è rimasto intatto. A due anni da Stormblood e quattro da Heavensward, l’MMORPG di Square Enix ha deliziato i suoi circa sedici milioni di giocatori con la sua terza espansione, mettendo sul piatto tantissime novità, sia per quanto riguarda il puro gameplay che lo sviluppo del mondo.
Final Fantasy XIV Shadowbringers Recensione

Norvrandt è l’unica parte di questo pianeta a non essere stata distrutta dall’inondazione di luce

Pur avendo inizio a Mor Dhona, le nuove vicende si sviluppano interamente fuori da Eorzea. Un misterioso personaggio, il Crystal Exarch, riesce infatti a evocarci a Norvrandt, regione di “The First” (uno dei tredici riflessi di Source). Norvrandt è l’unica parte di questo pianeta a non essere stata distrutta completamente dall’inondazione di luce che sta impedendo da ben cento anni il sopraggiungere della notte. Creature infernali chiamate Sin Eater la popolano in lungo e in largo, uccidendo senza pietà i sopravvissuti e facendoli vivere in eterno terrore all’interno di piccoli avamposti e nei pressi e all’interno delle due grandi città: The Crystarium ed Eulmore. Il nostro viaggio verso la liberazione di queste terre ci porta alla scoperta di nuove zone (come l’impenetrabile Rak’tika o l’incantata Il Mheg), razze inedite (le Viera, donne con lunghe orecchie da coniglio, e gli Hrothgar, possenti uomini-bestia) e persino nuove tribù. Ma soprattutto ci metterà davanti agli occhi terribili soprusi, giochi di potere e drammi che rendono particolarmente toccante questo nuovo arco narrativo. Grazie a una corposa storia sviluppata lungo i nuovi dieci livelli a disposizione e a degli antagonisti piuttosto ben costruiti, Shadowbringers riesce a trascinare il giocatore in momenti di tensione, epiche battaglie e missioni di spionaggio, concedendosi anche qualche momento drammatico talmente ben riuscito da far quasi sperare la storia prendesse una piega ancora più tragica.

AL RITMO DI TAMBURELLO

Nuova regione e nuova storia dunque ma, soprattutto, nuove classi da giocare. Shadowbringers ha portato a diciotto il numero di professioni con l’inserimento del tank Gunbreaker e del ranged DPS Dancer. Se il primo è tutto sommato il classico personaggio da MMORPG con gameplay abbastanza diretto e intuitivo (ma con un’interessantissima abilità che riduce gli HP a 1 rendendolo però impenetrabile alla maggior parte degli attacchi), lo stesso non si può dire per il secondo. Il Dancer è sicuramente un’aggiunta fresca al gameplay che distanzia il giocatore dagli schemi classici delle rotazioni sicure. Le sue skill hanno infatti solamente delle probabilità di innescare determinate combo e l’esecuzione ottimale richiede al giocatore di prestare un’attenzione particolare a ciò che compare sul nostro schermo.

Il Dancer è sicuramente un’aggiunta fresca al gameplay

Anche le altre professioni hanno subito qualche cambiamento con l’arrivo di Shadowbringer; in particolare, i curatori sono stati decisamente più orientati al ruolo di supporto puro del party. Sarà forse anche questo il motivo per il quale è sembrato parecchio difficile, in certe situazioni, trovarne il giusto numero per imbarcarsi nei nuovi dungeon? Difficile da dire, ma fortunatamente Square Enix ha involontariamente posto rimedio anche a questo problema grazie al sistema di Trust. Esso ci permette di affrontare i dungeon combattendo al fianco dei PNG, dotati di un’intelligenza artificiale tutto sommato adeguata che riesce a non farci sentire perennemente la mancanza di giocatori in carne ed ossa. Le nuove istanze proposte non sono particolarmente intricate, ma le bossfight finali risultano il più delle volte delle piacevoli sfide, accompagnate il più delle volte da delle gradevolissime colonne sonore.

GIOCO DI SQUADRA

Con il level cap aumentato da 70 a 80, i dungeon non saranno naturalmente le uniche attività disponibili da intraprendere da soli o in compagnia, nel bene e nel male. Una volta completata una manciata di quest principali è sempre necessario passare un considerevole ammontare di ore portando a termine quest secondarie spesso ripetitive e partecipando a eventi FATE per sbloccare il livello successivo. In questo, purtroppo, Shadowbringers non è riuscito a prendere troppa distanza dal genere MMORPG. Per quanto la storia possa essere adatta anche a un pubblico non proprio avvezzo a un genere come quello dei massive multiplayer online, risulta comunque frammentata e poco godibile se non si è interessati ad altro che alle sorti del proprio amato personaggio e al suo gruppo di amici e alleati. Il consiglio è dunque quello di imbarcarsi in questa nuova avventura in compagnia di amici o di cercare una gilda con la quale passare nel migliore dei modi anche i momenti meno coinvolgenti del gioco.

Le novità inserite con Shadowbringer rinfrescano ulteriormente il gameplay e lo storytelling di un MMORPG già abbondantemente sopra la media. Pur con i difetti derivanti dal genere, che impone comunque diverse ore di attività ripetitive come eventi FATE e quest secondarie per salire di livello, Final Fantasy XIV si rivela ancora tra le migliori esperienze vivibili in un massive multiplayer online, specialmente assieme a un affiatato gruppo di amici.

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Pro

  • Storia ben al di sopra dello standard da MMORPG.
  • Nuove classi molto interessanti.
  • In quanto MMO, offre tantissime ore di contenuti...

Contro

  • …ma anche tante ore di noioso farm di eventi.
8.6

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