PathCraft – Recensione

PC VR

Vertigo Games è un produttore di giochi per realtà virtuale ormai scafato, con un portfolio di titoli vari ma ugualmente validi come Unplugged: Air Guitar e A Fisherman’s Tale. Questa volta ci portano un gioco per Meta Quest 2 e Meta Quest Pro sviluppato da Devil Cow Games, il puzzle platformer PathCraft.

Sviluppatore / Publisher: Devil Cow Games / Vertigo Games Prezzo: N.D. Localizzazione: Assente Multiplayer: Assente PEGI: 3 Disponibile Su: Meta Quest Pro, Meta Quest 2 Data di Lancio: 19 gennaio 2023




I platform sono tra i generi principi in assoluto del videogioco, e anche i puzzle game hanno offerto vere gemme nel corso degli anni. Quando questi generi si ibridano tra di loro, il potenziale sfiora l’infinito. Non so a voi, ma a me viene subito in mente Braid. Qui non siamo esattamente da quelle parti, ma il risultato è di sicuro interesse, e mostra il potenziale che la realtà virtuale consente di sviluppare per i puzzle platformer.

PATHCRAFT: FORGIA IL TUO PERCORSO

PathCraft è riuscito in qualche modo a farmi sentire a casa fin dal primo momento, e ho il sospetto che capiterà anche a molti di voi. La sua grafica dallo stile colorato, semplice e quasi da cartoon ricorda altri platform, magari potrebbe riportarvi a qualche ricordo di Little Big Planet, da cui trae anche una certa ispirazione per le possibilità di personalizzazione del personaggio giocante.

PathCraft è riuscito in qualche modo a farmi sentire a casa fin dal primo momento

Il nostro piccolo eroe è un ragazzino in pigiama e costume di cartone che non controlliamo direttamente, quasi fosse una sorta di Lemming (tanto per andare ancora più indietro nella strada della memoria, a rischio di perdersi nella nostalgia). Il nostro scopo è quindi di guidarlo nei limiti dei nostri poteri: prendere e spostare scatole. Fico, eh? Potrebbe non sembrare, ma in realtà ci si diverte, e poi i livelli cominciano a farsi sempre più complicati nel giro di non molto.

PathCraft recensione

Spostare i blocchi per salvare il nostro eroe. Neanche fosse un lemming.

Ma parlavamo di scatole. A noi spetta trovare la posizione migliore per far raggiungere al protagonista i cristalli posizionati all’interno di ciascun livello. Come esempi tipici, dovremo collocarle per creare un ponte che permetta di passare attraverso un precipizio, o, al contrario, le sistemeremo in modo da evitare che il ragazzino prenda una direzione che lo porterebbe a un dirupo. Dal secondo dei quattro mondi di gioco, intervengono altri meccanismi che complicano parecchio i rompicapo e rendono più difficile capire con esattezza come vada a incastrarsi ogni ingranaggio.

A noi spetta trovare la posizione migliore per far raggiungere al protagonista i cristalli posizionati all’interno di ciascun livello

In alcuni casi abbiamo modo di intervenire in maniera diretta, per esempio premendo pulsanti che fanno comparire e scomparire blocchi sistemati altrove, mentre altre volte dovremo esercitare la nostra influenza in maniera indiretta, come quando vogliamo evitare che un blocco cada e attivi un pulsante che a sua volta elimina dei blocchi fondamentali per raggiungere l’obiettivo.

I livelli diventano abbastanza arzigogolati abbastanza in fretta.

Spero che da questi esempi si intuisca come man mano i livelli diventino più complessi da leggere, il che secondo me li rende progressivamente più divertenti e più soddisfacenti da risolvere. Magari non riuscirete a finire un mondo intero in una sola sessione, ma arrivare a farne anche metà non è un obiettivo da poco. Anche perché alla fine di ogni livello vedrete con quante mosse sono riusciti a completarlo gli altri giocatori che l’hanno affrontato, per cui il rischio di cercare la run perfetta è dietro l’angolo.

E SE VUOI FORGIA ANCHE IL TUO LIVELLO!

PathCraft si presenta come gioco “casual”, ma ciò non significa “facile”; piuttosto, direi che ha un approccio rilassato che ben predispone l’umore: colori pastello, musichetta rilassante e in generale un’estetica molto family-friendly. L’interazione con i controller è di immediata comprensione: tenendo premuto il trigger inferiore con il dito medio, muoviamo l’intera scena spostandola più o meno vicino a noi in assoluta libertà, al punto che possiamo girarci attorno o sottosopra per intero.

PathCraft si presenta come gioco dall’estetica molto family-friendly

Io ho giocato seduto, e per fortuna ho utilizzato una sedia da gaming, perché spesso e volentieri ho cominciato a fare giri su giri per meglio vedere il livello da ogni punto di vista, in modo da capire quali potessero essere i percorsi più probabili. E se vi siete dimenticati che i controller avevano le pile scariche? No problemo, perché la semplicità dei controlli di PathCraft permette di giocare semplicemente con le vostre mani, sfruttando l’hand tracking di Quest 2.

PathCraft recensione

Osservare il livello da lontano aiuta a comprenderlo meglio.

E funziona bene: basta pinzare indice e pollice e spostare una mano per muoversi all’interno di ogni stage, mentre se si pinzano le dita mentre si indica un blocco, allora lo potremo spostare. Ci vuole qualche momento per abituarsi a fare il movimento con pollice e indice in maniera piuttosto accentuata (soprattutto in fase di rilascio) in modo da farlo leggere al visore Meta senza errori, ma nel giro di poco diventa un metodo alternativo di controllo più che dignitoso.

lo sviluppo di gioco è molto lineare, pure troppo a volte

Tornando a questioni più prettamente di gameplay, mi tocca registrare come lo sviluppo di gioco è molto lineare, pure troppo a volte. Cosa intendo? I già menzionati quattro mondi di gioco di PathCraft si sbloccano in maniera strettamente sequenziale. Capisco almeno in parte la motivazione legata alla difficoltà crescente, ma dal secondo mondo in poi sarebbe stato bello avere un po’ più di libertà, anche perché manca del tutto una progressione narrativa di qualsivoglia natura che giustificherebbe una determinata sequenza nell’ordine dei livelli da affrontare.

Gli interruttori fanno comparire e scomparire altri blocchi. Magia!

Ad ogni modo, se proprio vi scocciate con le restrizione dettate dagli sviluppatori, potete sbizzarrirvi con l’editor di gioco, che vi permette di partire da zero e elaborare il livello che più vi piace. Lo farete semplice e elegante, o macchinoso al punto da diventare cervellotico? Tutto dipende dalla vostra immaginazione. L’editor è di facile utilizzo, e ironicamente mette a disposizione fin da subito tutti i blocchi, anche quelli dei mondi ancora da sbloccare. Meglio così.

In Breve: PathCraft è un gioco che ti mette a tuo agio. Le meccaniche da puzzle game sono bene o male già viste altrove, per cui non sorprendono, ma non mi è parso questo l’intento di Devil Cow. Piuttosto, gli sviluppatori ci offrono un’esperienza che fa del comfort la propria base, su cui poi costruisce la sfida di rompicapo progressivamente più complessi. Con una direzione artistica precisa che punta a un mondo di riferimento fanciullesco e familiare, PathCraft evita fronzoli inutili e ci focalizza su quello che conta, facilitando il nostro scopo anche con comandi tanto immediati quanto funzionali.

Piattaforma di Prova: Quest 2
Configurazione di Prova: Meta Quest 2
Com’è, Come Gira: La grafica pulita e senza fronzoli si presta bene alla realtà virtuale, e facilita anche la sensazione di comfort, che PathCraft restituisce alla grande. Seduti o in piedi, con i controller o con l’hands tracking, vi capiterà di giocare fino a scaricare la batteria.

 

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Pro

  • Grande comfort / Puzzle progressivamente più elaborati / Estetica rilassante.

Contro

  • Struttura fin troppo lineare / Manca un elemento narrativo.
8.4

Più che buono

Dopo traverse vicende in alcune cittá italiche, il nostro Solar Nico é sbarcato in terra d’Albione. Se da una parte ancora si da alla ricerca matta e disperata di un parco (ma anche un praticello va benissimo) per approfittare di qualsiasi mezza giornata di sole londinese, dall’altra Nicoló ha rassegnato ogni speranza all’idea di stare al passo della propria, sempre crescente, libreria Steam.

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