Corsair Sabre Pro Championship Series – Recensione

Corsair presenta il Sabre Pro Championship Series: un mouse dalla linea essenziale, senza luci ed effetti speciali, che punta su leggerezza e velocità di polling per soddisfare il pubblico dei gamer professionisti.

sabre pro recensione

Se vi chiediamo di immaginare un mouse da gamer professionista, probabilmente molti di voi penseranno a un mouse fantascientifico, pieno di luci personalizzabili, con otto pulsanti programmabili e la possibilità di cambiare al volo la risoluzione, così da prendere meglio la mira in modalità cecchino. Un mouse leggero, sì, ma anche no: meglio senza fili, anche al costo di dover aggiungere l’ingombro di una batteria ricaricabile, tanto ormai non ci si accorge quasi più della loro presenza, tanto sono diventate piccole! Invece, pare proprio che questo nostro mouse dei sogni dalle mille e una funzionalità non sia esattamente il massimo della vita per un gamer professionista: no, non un semplice appassionato come quasi tutti noi, intendo uno di quelli che vengono pagati per giocare, che partecipano alle Olimpiadi e magari le vincono pure, mandano i fan in delirio.

IL MOUSE DI CORSAIR SI DISTINGUE PER UNO STILE SEMPLICE E SOBRIO

Ecco, sono proprio queste persone che hanno ispirato Corsair nella realizzazione di questo mouse, così diverso dalle nostre nuove abitudini eppure così simile a ciò che eravamo sempre stati abituati a usare, quando i mouse avevano a malapena abbandonato le palline per abbracciare i sensori laser, più precisi e leggeri, oltre che meno inclini ai guasti e a raccogliere polvere tra gli ingranaggi.

ESSENZIALE

Già, il Sabre Pro Champion Series è l’oggetto più anonimo che potreste afferrare dalla vostra scrivania: un mouse fatto interamente di plastica senza fori, senza vestitini in gomma, senza scanalature e soprattutto senza LED luminosi, né sul dorso né sotto il palmo della mano. Anzi, sulla scocca in plastica antiscivolo troviamo solo la rotella e i canonici cinque tasti sinistro, destro, centrale, avanti e indietro, questi ultimi solo sul lato sinistro – per la “gioia” dei mancini più irriducibili. Ovviamente la possibilità di cambiare i DPI c’è, ma per farlo dovremo per forza sollevare il mouse dal tappetino, rovesciarlo e pigiare un tasto posizionato sulla sua “pancia”.

sabre pro recensioneVicino a questo pulsante magico c’è anche un LED che assumerà un colore diverso per ogni livello di DPI selezionato. Di default, questi colori sono il rosso per i 400 punti per pollice, il bianco per gli 800, il verde per i 1.200, il viola per i 1.600 e l’azzurro per i 3.200. C’è anche una speciale modalità cecchino da 200 DPI, dal colore giallo, che però non ha nessun tasto assegnato per accedervi e, per tanto, andrà abilitata a mano dall’utilizzatore riprogrammando uno dei cinque tasti a disposizione. I colori del LED, così come i sei preset delle risoluzioni, si possono modificare per mezzo del software iCue, che va opportunamente aggiornato. Il mouse ha un cavo calzato – per scivolare meglio durante il movimento – e si collega al computer per mezzo di una porta USB 2.0 o superiore. È qui che, paradossalmente, si nasconde il suo segreto più grande.

POLLING OTTUPLICATO

Normalmente, mouse e tastiere USB comunicano con il computer al massimo per 1000 volte al secondo. La frequenza con cui questa comunicazione avviene – nel caso del mouse, per segnalare un movimento o la propria posizione sul piano – è detta velocità di polling. Le classiche tastiere economiche “del supermercato” solitamente inviano dati 125 o 250 volte al secondo, mentre invece le tastiere meccaniche per il gaming comunicano a frequenze maggiori per non “perdersi” neanche un clic, visto che l’input durante il gioco è sicuramente più frenetico rispetto alla normale digitazione di una lettera o di un foglio Excel.

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