Judgment Provato Anteprima PS4 04

Judgment

PS4

Judgment – Provato

Lo scandalo che ha colpito l’attore Pierre Taki non ha rallentato più di tanto la localizzazione di Judgment, la nuova avventura nata sotto la supervisione di Toshihiro Nagoshi che ha catapultato la mia PS4 nel quartiere di Kamurocho da una settimana a questa parte. Un titolo che tenevo d’occhio da parecchio, avendolo provato durante lo scorso Tokyo Game Show, dove un gargantuesco stand esaltava il pregevole colpo d’occhio del Dragon Engine, stavolta al servizio di un nuovo protagonista. Takayuki Yagami è infatti ben diverso dal torreggiante Kazuma Kiryu, gangster dal cuore d’oro e dal pugno d’acciaio, capace di zittire una stanza colma di yakuza navigati con la sola presenza: snello e agile, Yagami è un ex avvocato caduto in miseria in seguito a un emblematico caso che ha distrutto la sua credibilità, privandolo della fiducia nel sistema in cui credeva fermamente.

DÉJÀ-VU

Spronato da un’insaziabile sete di giustizia, il vecchio legale ha aperto un’agenzia investigativa tra i vicoli inondati di neon della cara vecchia Kamurocho assieme all’amico Kaito, ex yakuza animato dal nekketsu (sangue bollente) tanto caro a Yoshihisa Kishimoto. Una cosa è certa: cambieranno protagonisti e motivazioni, ma Judgment potrebbe passare per un nuovo capitolo di Yakuza senza sforzo, giacché la formula di gioco è sempre quella: c’è una storia davvero ben scritta, un doppiaggio come da abitudine stellare, la prossima destinazione viene puntualmente evidenziata sulla mappa e il familiare quartiere è sempre al suo posto.
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Judgment potrebbe passare per un nuovo capitolo di Yakuza senza sforzo

Spostarsi in Judgment è un’attività prevedibile e per certi versi tediosa se avete vissuto la lunga epopea di Kiryu, perché tutto sa inequivocabilmente di già visto; è comprensibile che per molti Kamurocho rappresenti una sorta di coprotagonista nonché una presenza fissa nei lavori del Ryu ga Gotoku Studio, ma un cambio di ambientazione sarebbe stato preferibile per conferire al gioco un’identità personale e riconoscibile. Dalla precedente produzione, Judgment riprende ed esaspera – per quanto possibile – una certa facilità di fondo in virtù delle doti atletiche di Yagami: laddove Kiryu era un tostissimo carrarmato antropomorfo, il nuovo protagonista appare come una scheggia impazzita, capace di darsi lo slancio dalle pareti per colpire in volo tra attacchi e proiezioni degne di un luchador, il tutto senza contare l’efficacia delle combo, capaci di falciare gruppi di nemici con uno sforzo minimo. Basti dire che dopo diverse ore trascorse giocando al livello di difficoltà più arduo non ho mai avuto il bisogno di trangugiare una bevanda energetica, neppure durante i combattimenti contro i boss. Questi vantano però un particolare asso nella manica che tratterò in sede di recensione, giusto il tempo di constatare l’abilità dei nemici più formidabili.

OBIEZIONE!

Messe da parte le grane, Judgment riesce comunque a portare una ventata d’aria fresca grazie alle doti investigative dei due amici, che spesso e volentieri sfociano in risse e situazioni in stile buddy cop movie veramente pregevoli. Yagami si troverà dunque a esaminare scene del crimine con una visuale in prima persona a piedi o ai comandi del fido drone, scassinando serrature o indossando travestimenti per infiltrarsi dove la sua giacca di pelle non sarebbe gradita. Il primo capitolo ruota attorno a un processo dove i trascorsi da avvocato si sposano a meraviglia con la nuova vocazione investigativa, trasformando il gioco in una sorta di Phoenix Wright con contorno di pugni e calci che funziona bene, retto da una narrazione solida e da personaggi convincenti che fanno chiudere volentieri un occhio sulla semplicità all’acqua di rose delle attività secondarie: presentare prove errate ad esempio non sortisce penalità di sorta, mentre la vicenda resta comunque pilotata senza margine di errore.
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la vicenda resta comunque pilotata senza margine di errore

Tra le attività secondarie mi preme come sempre segnalare i nuovi coin-op presenti nei vari Club SEGA; tra questi è imperativo notare l’arrivo di Fighting Vipers, trascuratissimo picchiaduro competitivo qui emulato con un’inedita fedeltà, visto che precedentemente aveva trovato un’imperfetta dimensione domestica solo su Saturn. A questo si aggiunge Motor Raid, praticamente l’anello mancante tra Road Rash e Wipeout, fino a oggi orfano di un qualsiasi adattamento casalingo. Per adesso, insomma, Judgment si presenta come un titolo conservativo, che farà sicuramente la gioia dei fan di Yakuza; da segnalare la presenza di sottotitoli in italiano che renderanno l’affascinante vicenda comprensibile anche a chi non vuole proprio saperne dell’inglese.

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