Un po' ci credevo... ad Anthem Next

anthem matchmaking

Mi sarebbe piaciuto parlare di Anthem Next tra lidi e cornici più luminose, ma così non è stato. Sin dall’arrivo sui nostri computer e console, la creatura di BioWare si è inserita nel mercato dei GaaS timidamente, claudicante, appoggiata sul bastone di uno sparuto gruppo di utenti che, nonostante tutto, credevano nel titolo anche se le fortissime criticità erano sotto gli occhi di tutti.

Dopo i problemi sottolineati anche nell’ottima recensione della nostra Erica, e dopo aver ripreso personalmente il discorso più volte (QUI e QUI), io un po’ ci ho creduto ad Anthem Next, pur avendo in più di un’occasione ridicolizzato la mia – terribile – esperienza durante la campagna principale. La BioWare di oggi è solo l’ombra di quella di ieri e la mal gestione da parte di Electronic Arts non ha sicuramente aiutato un titolo dalle indubbie qualità, ma che non ha mai registrato un vero e proprio momento di “gioia” o vero successo.

nonostante sia stato uno dei detrattori più accaniti, io credevo alla rifondazione di Anthem

“Quando uscirà Anthem, non sentirete più parlare di Destiny tuonò il web prima dell’uscita, ma la pioggia è arrivata proprio dove nessuno si sarebbe aspettato, picchiettando sulle armature dei nostri freelancer, facendo sopraggiungere la ruggine prima del tempo. Anthem aveva anche delle ottime cartucce nel gameplay e, dal mostro deforme che ci venne presentato, qualche lucido bagliore prendeva vita distaccandosi da tutto il resto: sistema di volo e verticalità delle mappe non banali, combo elementali con relativa possibilità di concatenare danni ed effetti permanenti; un chiaro e limpido scheletro, mai sorretto da organi giovani e funzionali, una vera testimonianza di un lavoro travagliato, cambiato e radicalmente mutato in corsa per poi approdare sul mercato palesemente incompleto. Se ancora oggi ci accaniamo su Cyberpunk 2077, la storia ci dimostra che questo non è stato certo l’unico caso rilevante in termini di contenuti mancanti. Al netto del fatto che una parte molto rilevante di giocatori ha amato il gioco di CDPR, ovviamente su PC, pronta a difenderlo davanti alla schiera, anch’essa notevole, di detrattori, mentre tanti fra i sostenitori di Anthem sono rimasti nascosti fin dalla release, quasi si vergognassero. Almeno io non l’ho fatto.

anthem bioware rilancio

Il resto è storia recente: nomi importanti che si sono allontanati dal progetto, roadmap cancellata, comunicazione praticamente inesistente fino all’annuncio della rifondazione con un team dichiaratamente ridotto: appena trenta persone per un miracolo, accanto alla promessa di una riprogettazione totale della struttura di gioco, mantenendo saldo le parti già solide dello scheletro. L’incoraggiamento migliore venne proprio dall’arrivo della next-gen, che avrebbe potuto salvare il progetto riproponendolo magari in una forma ridotta, ma dimostrando che Anthem, nonostante tutto, aveva qualcosa da dire.

nomi importanti che si sono allontanati dal progetto, roadmap cancellata, comunicazione praticamente inesistente fino all’annuncio di una rifondazione  presto negata

Sono stato il primo detrattore del titolo e al tempo stesso il primo a tifare per la sua seconda possibilità, perché Anthem è l’esempio concreto di quanto l’onda dei GaaS (Games as a Service, per i due o tre che non lo sanno, ndMario) è stata intrapresa da molti sviluppatori e publisher, ma la sfida si è dimostrata ben più ardua del previsto. Più che un’onda, un vero e proprio colosso dinnanzi a noi, da sconfiggere, armati di un piccolo pungolo e qualche freccia fatta con rami secchi. Bastava cercare il punto debole e la sfida sarebbe stata alla nostra portata, ma qualcuno è intervenuto sul campo di battaglia decretando lo stop finale. EA ferma lo sviluppo dopo un anno buono di lavori. Niente rifondazione, niente Next, niente Anthem.

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