Fist of the North Star: Lost Paradise - Recensione

PS4

In attesa di vedere che direzione prenderà il nuovo corso di Yakuza dopo la dolorosa uscita di scena del drago Kazuma Kiryu, il team capeggiato dall’uomo abbronzato per eccellenza, Toshiro Nagoshi, ha deciso di divertisti un po’ “prendendo in giro” una delle serie animate più amate di sempre: Hokuto no Ken… meglio conosciuto in Occidente come Ken il Guerriero. L’annuncio di questo pseudo spin-off il salsa post-apocalittica aveva sorpreso tutti. Molti avevano gridato al sacrilegio, altri ebbero fenomeni di polluzione spontanea al solo vedere la prima delle sette stelle sul petto del celebre protagonista. Ora che Fist of the North Star: Lost Paradise è arrivato possiamo dire quale delle due fazioni aveva ragione? Probabilmente entrambe e per vari motivi che cercheremo di spiegare nei prossimi 9.000 caratteri.

PARADISO AL NEON

Riuscire a incastrare il gameplay di Yakuza negli scenari e nella trama di Ken il Guerriero non deve essere stato facile. Non possiamo dire che tutto sia andato per il meglio ma, vista l’aura di sacralità che circonda questa creatura, il compito non era affatto facile. Il gioco segue la prima serie di Hokuto no Ken. La trama parte con la ricerca dell’amata Giulia/Yuria e viene cadenzata dall’incontro con gli altri maestri Hokuto Shinken e Nanto Seiken: Shin, Toki, Rei, Jagi e ovviamente il possente Raoh… ma lo fa da un binario parallelo, un po’ come se raccontasse cosa è accaduto ai protagonisti tra un punto saliente e l’altro della saga originale. I puristi potrebbero inorridire per le generose licenze che gli sviluppatori si sono presi nel raccontare la storia dei personaggi creati da Buronson e Tetsuo Hara, quindi vi avvertiamo: se fate parte di questa categoria dovrete chiudere un occhio in più di un’occasione. Piccolo esempio: Rei. Anche nel gioco è alla ricerca dell’amata sorella Airi ed è convinto che sia stato proprio Ken a rapirla il giorno prima delle nozze. Fin qui ci siamo, l’incontro tra i due però avviene in tempi diversi e soprattutto in un luogo inedito, la città di Eden, che funge da snodo centrale per l’intero gioco.
Fist of the North Star Lost Paradise Recensione PS4

Riuscire a incastrare il gameplay di Yakuza negli scenari e nella trama di Ken il Guerriero non deve essere stato facile

Stiamo parlando di un titolo ambientato in un’era post-atomica, ma nonostante tutto è impossibile non vedere in essa una versione decadente della Kamurocho di Yakuza. Non c’è la stessa quantità di luci, ma non mancano negozi dove rifornirsi di manzo essiccato e scatolette scadute (tranquilli, Ken può digerire l’acciaio), luoghi in cui intrattenersi con dolci fanciulle, un’arena in cui sgranchire i muscoli e persino una sala giochi. Per quest’ultima vale però la pena fare un piccolo discorso a parte: per tutta la prima metà del gioco ci siamo imbattuti nell’insegna di questo luogo e abbiamo provato ad entrare. Nulla da fare, la sala diventerà disponibile solo dopo aver portato a termine una delle tante “side stories”, nella quale il proprietario vi chiederà di trovare vecchi cabinati arcade abbandonati nelle wasteland, che lui si preoccuperà di restaurare e far funzionare. Ciò significa che se volete far provare a Kenshiro l’ebrezza di una partita a Outrun o Hang-On non vi basterà infilare qualche moneta arrugginita nella gettoniera. Nell’attesa le alternative non mancano: poker, roulette, nightclub da gestire, cocktail da preparare, taglie da incassare, un piccolo aiuto da dare a Lin con il suo banco del mercato, una gara con il fuoristrada o magari una partita a “sbatti fuori il bastardo”, variante molto particolare del baseball. In termini di quantità insomma le cose da fare non mancano, ma infilate nel contesto di Hokuto no Ken potrebbero forse far venire il mal di stomaco ai puristi della saga.

SEI GIÀ MORTO

Se il gameplay all’interno di Eden offre una discreta varietà grazie soprattutto alle attività accessorie, lo stesso non si può dire delle fasi ambientate all’esterno della città. Da un certo momento in poi avrete a disposizione una potente jeep con la quale potrete uscire all’esterno per recuperare materiali da crafting o compiere missioni. Purtroppo queste ultime (a parte un paio di casi) sono piuttosto ripetitive e il divertimento è minato ulteriormente dalle pattuglie di nemici che vi attaccheranno non appena sarete a portata di assalto. Fasi di gioco simili si sono già viste in Mad Max, ma nel gioco sviluppato da Avalanche Studios erano decisamente più stimolanti grazie a un combat system su ruote abbastanza ispirato e a una lunga serie di collezionabili da recuperare mentre si sgasava tra le dune del deserto. In Lost Paradise, invece, il tutto si ridurrà ad un parcheggio temporaneo con seguente scazzottata. Si sarebbe certamente potuto fare di più anche dal punto di vista della densità, invece l’intera mappa esterna è costellata unicamente di piccolissimi avamposti e ostacoli ambientali che vanno superati modificando il mezzo con appositi potenziamenti. Alla lunga il dover uscire nelle Wasteland diventa un fastidio invece di un diversivo alla vita in città.
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Inutile negare la grande soddisfazione che si prova nelle prime ore dopo aver portato a termine la Mossa dei Cento Colpi o la Goccia di Pietra di Hokuto

Un altro degli interrogativi che i fan di Kenshiro si sono posti fin dal primo annuncio di Fist of the North Star: Lost Paradise è se il gioco sarebbe stato capace di ricreare in maniera efficace gli adrenalinici e sanguinolenti scontri della serie originale. Partendo dal sistema di combattimento di Yakuza, il team di Nagoshi è riuscito a trasporre piuttosto fedelmente i cruenti combattimenti dell’anime, con generoso spargimento di arti esplosi e l’inconfondibile “UATTA” finale. Inutile negare la grande soddisfazione che si prova nelle prime ore dopo aver portato a termine la Mossa dei Cento Colpi o la Goccia di Pietra di Hokuto. Con il passare del tempo è possibile sbloccarne altre, una più devastante dell’altra e tutte legate a veloci Quick Time Event in grado di aumentarne il potere distruttivo. Per forza di cose con lo scorrere delle ore l’effetto “WOW” dei combattimenti è destinato a smorzarsi, soprattutto nei frequenti scontri contro i gruppi di banditi e scagnozzi minori. Rimane invece immutata la goduria provata durante i combattimenti con i boss, che mimano fedelmente le caratteristiche delle controparti animate… dal placido ma letale stile di Toky (che durante l’avventura diventerà il vostro maestro) all’elegante Uccello d’Acqua di Rei, passando per il folle segreto del cattivissimo Souther/Sauzer. Sconfiggere questi personaggi significa acquisirne parte dei poteri e conquistare uno dei tanti talismani del gioco. Potrete guadagnarli, equipaggiarli e modificarli trovando i giusti ingredienti, e ognuno vi garantirà un importante vantaggio, anche se limitato nel tempo. Il grado di personalizzazione del “vostro” Ken è piuttosto basso e si limita a una manciata di vestiti e accessori che garantiscono bonus di difesa. Il discorso si fa invece più ampio nella schermata delle abilità, praticamente identica a quella dei vari Yakuza ma ovviamente orientata verso l’Hokuto-style. Oltre a poter sbloccare nuove mosse (che diventeranno più potenti con l’uso) potrete allungare la barra della salute e potenziare gli indicatori delle 7 stelle che si caricheranno portando a termine le combo di base. Una volta riempiti potrete usufruire di una sorta di modalità Berserk che donerà a Ken una potenza ancora maggiore e la possibilità di usare mosse completamente nuove… e finalmente più dinamiche visto che solo in questa modalità potrete saltare e far roteare le gambe come un vero successore della scuola di Hokuto.

NIENTE DRAGHI

Come probabilmente già saprete, Fist of the North Star: Lost Paradise non utilizza l’ormai famoso Dragon Engine. È stato lo stesso Toshiro Nagoshi a spiegare di recente il motivo di questa scelta dicendo che il motore di gioco è ancora in via di sviluppo e il team che si è occupato di questo gioco non aveva le skill adatte a sfruttarne al meglio le caratteristiche. Le differenze rispetto a Yakuza 6 in alcuni casi sono evidenti, ma nulla che faccia gridare allo scandalo… in fondo lo stesso Yakuza Kiwami era un ottimo titolo sotto il profilo tecnico, no?
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I fan di Kenshiro rimarranno soddisfatti da questo Fist of the North Star: Lost Paradise? Dipende dal loro grado di “fanboysmo”

Per quanto riguarda le sezioni di gioco ambientate nelle Wasteland il problema non si poneva, gli scenari sono estremamente piatti e desolati, e la quantità di personaggi su schermo non è mai troppo elevata. Per gestire al meglio le sezioni all’interno di Eden gli sviluppatori sono invece ricorsi a trucchi abbastanza comuni. Giocando vi accorgerete che le costruzioni poligonali non sono particolarmente elaborate, che non esistono spazi troppo aperti e che la palette di colori è piuttosto limitata. Ciò ha consentito al team di dedicarsi con maggiore perizia ai modelli poligonali dei protagonisti (decisamente piacevoli, grazie anche a un ottimo cell-shading), ma al tempo stesso di dare vita a una Eden sufficientemente viva senza appesantire il lavoro del vecchio engine. I combattimenti casuali con i drappelli di banditi che girovagano in città iniziano senza stacchi se non in rari casi e i caricamenti sono rari e veloci. Da tutto questo si ricava un’esperienza che sicuramente non mette in mostra i muscoli di PS4 e PS4 Pro, ma che al tempo stesso fila via liscia e con pochissimi tentennamenti.

I fan di Kenshiro rimarranno soddisfatti da questo Fist of the North Star: Lost Paradise? Dipende dal loro grado di “fanboysmo”. Se riusciranno a digerire le libertà narrative e a sorridere quando vedranno Kenshiro in tenuta da barista, si troveranno di fronte a un gioco che ricrea in maniera piuttosto fedele il carattere dei personaggi principali e il feeling dei combattimenti. Si sarebbe potuto fare di più? Sicuramente sì, magari trattando con più cura la materia prima a disposizione, che per molti ha una valenza quasi sacra. Non ci sarebbe dispiaciuto ad esempio qualche pezzo della colonna sonora originale e non abbiamo gradito la mancanza di qualche protagonista chiave, ma non possiamo negare di esserci divertiti con le numerose attività a disposizione. Non è una trasposizione fedele di Ken il Guerriero ma una divertente reskin post-atomica di Yakuza… ci si può stare.

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Pro

  • Tantissime attività secondarie.
  • Ottima caratterizzazione del cast.
  • Longevità elevata.
  • I colpi speciali regalano grandi soddisfazioni.

Contro

  • Trama a volte un po' troppo alternativa.
  • Tecnicamente non lascia alcun segno.
  • Fasi di gioco nelle wasteland poco ispirate.
7.4

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