Monster Boy and the Cursed Kingdom - Recensione

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A volte per riuscire a salvare un intero regno dal caos è necessario tirare fuori il leone che c’è in noi, o magari il drago… oppure il maiale? Dopo anni di sviluppo, il degno successore spirituale della serie Wonder Boy è finalmente arrivato su console, portando con sé una vera e propria ventata di aria fresca. Nato dal piccolo studio francese Game Atelier, Monster Boy and The Cursed Kingdom è stato sviluppato in collaborazione con il creatore della serie, Ryuichi Nishizawa, che ha messo sul tavolo tutta l’esperienza accumulata nei suoi oltre trent’anni di carriera. Evitando che la nostalgia si trasformasse in una palla al piede, in quest’ultimo capitolo sono presenti tante idee nuove e interessanti, espresse attraverso un gameplay curato nei minimi dettagli. Il risultato è un vero capolavoro, che supera tutti i suoi predecessori ed entra di diritto tra i migliori giochi pubblicati nel 2018.

Colorato, divertente e simpatico, Monster Boy and The Cursed Kingdom è in grado di trascinarci all’interno del proprio mondo sin da subito, grazie anche a una intro orecchiabile in pure stile anime. L’intero gioco, d’altronde, prende più di qualche spunto dall’animazione (in particolare quella giapponese), sfoggiando sprite interamente disegnate a mano e sfondi tanto dettagliati da far brillare gli occhi a tutti coloro che hanno amato il remake di Wonder Boy III, uscito lo scorso anno. Nonostante sia stato creato da uno studio di dimensioni ben più piccole di quelli che si occupano dei tripla A a cui siamo ormai abituati, il risultato finale è sbalorditivo. Ad attenderci c’è un mondo vivo e ricco di personaggi peculiari, che riesce a instillare un’irrefrenabile voglia di esplorazione. A fare da ciliegina sulla torta fatta da un reparto grafico quasi impeccabile è una azzeccatissima colonna sonora. I ragazzi di Game Atelier sono andati infatti a colpo sicuro: le musiche che accompagnano la nostra avventura sono state composte nell’arco di due anni da alcuni dei più grandi artisti nipponici della storia dei videogiochi, come Yuzo Koshiro (Sonic the Hedgehog e Street of Rage 2), Motoi Sakuraba (Golden Sun e Dark Souls) e Michiru Yamane (Castlevania e Suikoden).

IMPROBABILI PROBLEMI COL BERE

La storia di Monster Boy and the Cursed Kingdom inizia quando il giullare di corte Nabu, apparentemente ubriaco fradicio, inizia a trasformare tutti gli abitanti di Monster World in animali grazie a una potente bacchetta magica. Dopo esser stato tramutato in un maiale pirata, il protagonista – un ragazzo di nome Jin – si lancia alla ricerca di un modo per invertire l’incantesimo, scoprire la causa dello strano comportamento dello zio e salvarlo così dalla furia del re, pronto a metterlo alla gogna per aver trasformato la “bellissima” mogliettina in un ippopotamo.

Ad attenderci c’è un mondo vivo e ricco di personaggi peculiari, che riesce a instillare un’irrefrenabile voglia di esplorazione

Seguendo il consiglio del Mistigatto ci addentreremo in foreste oscure, caverne ghiacciate e templi abbandonati alla ricerca delle sfere magiche in grado di riportare tutto alla normalità. Ogni boss sconfitto ci regalerà una sfera, permettendoci di assumere le forme di in un animale differente. A cambiare di volta in volta non sarà, però, solo il nostro aspetto. A nostro piacimento passeremo dall’impersonare un suino dagli impressionanti poteri magici a un leone dalla forza straripante, da una ranocchia dalla lingua prensile a un serpente velenoso in grado di arrampicarsi sulle pareti.

L’APPARENZA INGANNA

A primo acchito, Monster Boy and the Cursed Kingdom può sembrare un semplice platform bidimensionale con comandi precisi e un fantastico design dei livelli. Non passa troppo però prima che la sua facciata pucciosa e i colori sgargianti rivelino la sua vera natura da spietato metroidvania, che ci mette alla prova con rompicapi niente male e combattimenti adrenalinici. L’intero gameplay ruota attorno allo scambio tra le varie trasformazioni ottenute, mantenendosi fresco durante tutto il gioco grazie anche alla grande varietà dei puzzle e dei nemici che ci si parano davanti. La difficoltà è gestita in modo magistrale e aumenta in maniera graduale e piacevole fino ad arrivare al punto di portarci al nostro limite e spingerci oltre. Per fortuna, a tenderci la mano c’è il generoso sistema di autosalvataggio, che ci permette di rientrare velocemente nell’azione perdendo raramente una grande quantità di progressi. Gli unici momenti in cui questo non succede è in determinate sezioni che sembrano essere nate per mettere alla prova le nostre abilità prima degli scontri con i boss, decisamente tra gli ostacoli più duri da superare. Per poter sconfiggere i nostri più temibili avversari, infatti, è necessario mettere in moto non solo le dita ma anche il cervello, per scoprire i loro punti deboli e sfruttarli al meglio.

Per poter sconfiggere i nostri più temibili avversari è necessario mettere in moto non solo le dita ma anche il cervello

Per la gioia di tutti i giocatori più incalliti, il Monster World è inoltre stracolmo di segreti e collezionabili. Dai tartufi in grado di donarci nuove magie (o incrementare il numero limitato di quelle a nostra disposizione), agli spartiti musicali da riconsegnare al musicista Ollie, fino a piccoli frammenti di equipaggiamento dorati che, una volta riuniti, permettono di creare il miglior set del gioco. Le armature influiscono parecchio sulle capacità di Jin, donandogli nuove e impressionanti abilità utili sia dentro che fuori dal combattimento. Riuscire a trovare assolutamente tutto è una vera e propria sfida: in oltre 19 ore di gioco ho completato solo circa il 75% del titolo, collezionando tra l’altro ben 244 sconfitte. Infine, un altro piccolo bonus ci attende anche alla fine della campagna, dove una serie di particolari sfide testeranno la nostra abilità in ogni singolo aspetto del gioco. Nonostante la perfezione nel mondo videoludico sia più unica che rara, in Monster Boy di difetti ce ne sono davvero pochi. L’unico vero fastidio è dato dal menù, che risulta poco intuitivo e macchinoso, specie nei casi in cui è necessario cambiare forma nel bel mezzo dell’azione. Un problema che, tuttavia, potrebbe esser tranquillamente risolto all’arrivo della versione PC, la cui uscita è prevista per la prima metà del 2019.

Salvare il regno dei mostri non è di certo un’impresa facile, specie se si è stati tramutati in maiali! Con una presentazione più unica che rara e un gameplay davvero degno di nota, Monster Boy and the Cursed Kingdom è un’avventura che non può che trascinarvi nel suo mondo fatato e che, una volta conclusa, vi lascerà con il sorriso stampato in bocca.

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Pro

  • Stile fantastico e ottime animazioni.
  • Tanta varietà.
  • Puzzle ispirati.

Contro

  • Menù un po' macchinosi.
9

Ottimo

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