Kill la Kill: IF - Recensione

PC PS4 Switch

Kill la Kill è una serie d’animazione veramente folle, capace di unire con totale indifferenza momenti fuori di testa a situazioni insospettabilmente drammatiche e combattimenti ipercinetici. A noi artisti marziali del pad interessano stavolta solo questi ultimi, anche per via della supervisione di Arc System Works; un pedigree che ha creato attorno a Kill la Kill: IF una certa attesa, giustamente popolata da giocatori interessati tanto al dinamismo degli scontri, quanto al generoso fanservice per cui l’anime è venerato.

CUCITO SU MISURA PER I FAN

Kill la Kill: IF dà la massima importanza alla narrazione, tanto che la modalità storia è inizialmente l’unica disponibile. Si inizia in media res saltando a piè pari una buona porzione dell’anime, con una trama alternativa che saprà donare un nuovo punto di vista sugli avvenimenti della serie grazie alla consulenza di Studio Trigger, ma che ovviamente lascerà all’oscuro chi si approccia per la prima volta alla produzione, chiedendosi perché un paio di signorine mezze nude se le diano costantemente di santa ragione. La campagna è suddivisa in due parti, dedicate rispettivamente alla stoica presidentessa del consiglio studentesco Satsuki Kiryuin e alla vagabonda Ryuko Matoi, perennemente sulle tracce dell’assassino del padre con la sua spada a forma di mezza forbice. Ogni arco narrativo è diviso in una decina di episodi dove pregevolissime scene d’intermezzo si alternano a combattimenti esteticamente eccezionali e vicinissimi al materiale originale, dimostrando ancora una volta la maestria dello sviluppatore A+ Games dopo il buon lavoro svolto su Little Witch Academia: Chamber of Time, un’altra delle proprietà di Studio Trigger.
Kill la Kill IF Recensione

Kill la Kill: IF vanta un sistema di combattimento assai intuitivo, reattivo e non banale

Kill la Kill: IF è un gioco di combattimento ad arene, e prevede quindi il movimento libero da parte dei lottatori in un’area di gioco tridimensionale: i due contendenti dispongono dunque di combo corpo a corpo abbastanza semplici e attacchi a distanza, normali e caricati che siano, mentre un particolare colpo contraddistinto da un’evidente lentezza permette di aprire la guardia avversaria per lanciarsi all’attacco. Non esistono proiezioni, ma ognuna delle tecniche appena descritte può avvalersi di una versione potenziata attingendo ad un’apposita barra d’energia. È un sistema semplice, ma trova la sua dimensione nell’economia dei cosiddetti arena fighter grazie a un dinamico sistema di movimento che concentra in comandi molto semplici da assimilare una buona gamma di tecniche evasive, difensive e di avvicinamento, confermandosi nel complesso come un sistema di combattimento assai intuitivo, reattivo e non banale, adatto a titillare le papille gustative degli esperti del genere senza scoraggiare i “semplici” fan dell’anime. Da segnalare il cosiddetto Blood Valor, ovvero una particolarissima meccanica che consiste in uno scambio di colpi governato da un meccanismo in stile morra cinese, con cui ottenere potenziamenti di vario genere; vincete tre diversi “round” e il vostro lottatore guadagnerà l’accesso a una mossa capace di concludere il combattimento con un colpo solo.

QUESTA VESTE DIVINA MI STA UN PO’ STRETTA

Se visivamente Kill la Kill: IF raggiunge vette davvero poderose, non riesce tuttavia a confermare un simile splendore nel resto dell’offerta. A partire dalle tipologie di gioco: non è infatti presente una modalità arcade, e l’unico modo per lottare contro la CPU passa attraverso semplici match singoli o nella classica sopravvivenza. Sulla carta, parrebbe quasi che A+ Games abbia deciso di puntare tutto sulla scena competitiva in locale o online, tuttavia un altro peccato capitale tarpa le ali al gioco, ovvero il roster microscopico. Questo è composto da appena otto volti “unici”, a cui si aggiungono le versioni potenziate (dotate quindi di moveset differenti) di Satsuki e Ryuko; va detto che quasi ogni lottatore differisce drasticamente dagli altri per meccaniche proprie, e che altri due personaggi arriveranno successivamente sotto forma di DLC, tuttavia è assurdo concepire una scuderia tanto esigua per una serie come Kill la Kill, popolata sin dalle prime puntate da nemici eccentrici.
Kill la Kill IF Recensione

Il roster microscopico è un altro peccato capitale che tarpa le ali al gioco

Al di là dell’aspetto puramente quantitativo, Kill la Kill: IF presenta anche qualche altro problema, come una telecamera impossibile da riposizionare che, tra zoomate e rotazioni, rende spesso più arduo del dovuto seguire l’azione, specialmente quando si gioca contro un amico o si affrontano più avversari: a tal proposito esiste una modalità secondaria che ci pone contro un esercito di COVERS (i nemici “usa e getta” nell’universo di Kill la Kill) dove abbandonarsi mestamente all’oscura arte del button mashing nella confusione più totale. La pecca più grave è rappresentata però dalla mancanza di grinta da parte degli sviluppatori di fronte alla stuzzicante e relativamente inesplorata tipologia di gioco: le arene sono piatte, prive di elementi interattivi o conformazioni del terreno tali da sviluppare altre strategie che vadano oltre l’attacco frontale, una caratteristica davvero triste che pone il titolo di A+ Games un gradino al di sotto dei capisaldi del genere come l’indimenticato Power Stone di Capcom. Per lo meno la galleria dove sbloccare quisquilie come diorami e voci pare ben fornita: saranno felici i fan di Ryuko, gli altri un po’ meno.

Kill la Kill: IF ha buone potenzialità, ma non si applica: imitando le affascinati eroine della saga a cui si ispira, mostra un sistema di combattimento graficamente spettacolare, tuttavia non è in grado di supportare un simile splendore visivo con un numero sufficiente di contenuti. Il risultato è un gioco destinato ad annoiare in breve tempo, incapace com’è di garantire una longevità degna di questo nome. Un vero peccato.

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Pro

  • Graficamente sbalorditivo.
  • Trama alternativa che farà la gioia dei fan.
  • Sistema di combattimento accessibile ma non banale.

Contro

  • Roster misero.
  • Modalità ridotte all’osso.
  • Incapace di osare.
7.3

Buono

Il retrogamer della redazione, capace di balzare da un Game & Watch a un Neo Geo in un batter di ciglio, come se fosse una cosa del tutto normale. Questo non significa che non ami trastullarsi anche con giochi più moderni, ma è innegabile come le sue mani pacioccose vibrino più gaudenti toccando una croce digitale che una levetta analogica.
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