My Friend Pedro - Recensione

PC Switch

Pedro è uno di quegli amici casinisti che non ha neanche finito le medie, un figlio di buona donna di scarso fascino e intelletto ma sempre in grado di piazzare la battuta giusta, a tradimento. Un senso dell’umorismo grezzo, sboccato, che fa contrasto con l’estrema eleganza di doti atletiche innate, educatissime. My Friend Pedro è il brutto della compagnia Devolver, almeno fin quando non lo si vede saltare da un muro all’altro con due 9mm in mano. Il tempo sembra rallentare, i caricatori si svuotano su due malviventi, mentre nell’aria lo si vede dipingere piroette che nemmeno Evgenij Pljuščenko sotto acidi. È lì che ci si rende conto di volergli un bene dell’anima, nonostante il vizio di parlare con una banana immaginaria.

BANANARAMA

E se questo è proprio il tratto distintivo del tuo videogioco, il “segno particolare” sulla carta d’identità, caratteristica che si scoprirà anche essere meno incisiva e divertente del previsto (almeno nella prima metà di gioco), probabilmente devi fare all-in sul gameplay. DeadToast Entertainment ha quindi saggiamente virato sulla spettacolarità di un’azione al fulmicotone, estremamente infiammabile come le pellicole di John Woo, frenetica quanto la voglia di tenere attivo il moltiplicatore delle combo con una vena freestyle alla Tony Hawk in versione killer-parkour. “Hai una pistola in tasca o sei solo felice di vedermi?”. Entrambe le cose, sicuramente, perché come riesce a gonfiare l’ego My Friend Pedro non lo sanno fare tutti. Il run ‘n’ gun si fa stylish, danza acrobatica su scenografie decadenti, tanto anonime da sembrare asset predefiniti di Unity che non corrono il rischio di distrarre dalla nostra letale azione. Gli stessi personaggi, nelle animazioni come nelle fattezze sono poco più che crash test dummy dal grilletto facile, bersagli di un poligono a scorrimento orizzontale dove il tempo è relativo, malleabile.
My Friend Pedro Recensione

Un’azione al fulmicotone, estremamente infiammabile come le pellicole di John Woo, frenetica quanto la voglia di tenere attivo il moltiplicatore delle combo

Lo slow motion a disposizione del giocatore è volutamente generoso nelle quantità, innanzitutto perché in generale, nella vita videoludica, è un cliché splendido da utilizzare, e poi perché presto l’azione diventerà talmente frenetica da volerla rallentare, per leggerla attentamente e districarsi in un sistema di controllo abbastanza tentacolare. Corsa, mira, doppia mira (pronta a diventare doppia libidine), un elegantissimo giro su sé stesso alla Michael Jackson per schivare le pallottole in avvicinamento e magari una rapida ricarica da infilare in mezzo ai frame di animazione. Senza contare il costante bisogno di saltare e la rara tentazione di tirare un calcio al nemico vicino, complice un’animazione e relativa collisione che vi faranno passare la voglia di farlo. Serve un po’ di pratica, bisogna pianificare l’azione in una frazione di secondo sfruttando l’ambiente a nostro vantaggio, la mente elastica di chi vuole arrivare al risultato conscio che l’occhio vuole la sua parte. È un’opera molto manuale, pronta a diventare creta nelle mani dei giocatori più abili, tentativo dopo tentativo fino alla legion d’onore del rango S, preda di una frenesia fastidiosamente spezzata, qua e là, da azzardate manovre alternative di level design. Giochi di leve già vecchi 20 anni fa, sezioni platform che mal si sposano con la fisica (e il fisico) di un personaggio troppo leggiadro, più gonfiato ad aria compressa che fatto di carne e ossa; ma anche sequenze in skate che avrebbero potuto essere esilaranti ma si rivelano fin troppo macchinose.
My Friend Pedro Recensione

Max Payne in versione rave party, figlio ribelle del genere che rifiuta di adeguarsi a certi valori produttivi, anarchico

La varietà a volte è decisamente un malus. Soprattutto con questo ben di dio di gunplay a disposizione su un prodotto che si esaurisce in 4 ore, tralasciando eventuali desideri di perfezionamento. My Friend Pedro è borderline, caratterialmente instabile, talvolta indeciso, ma quando gli astri si allineano e una delle memorabili sequenze di gameplay viene eseguita in maniera magistrale, il pad come i fili di un burattinaio, diventa puro autoerotismo da registrare e condividere sui social per fare i gradassi. Clamoroso. È questo che ci ha visto Devolver, un feeling speciale, peccaminoso. Max Payne in versione rave party, figlio ribelle del genere che rifiuta di adeguarsi a certi valori produttivi, anarchico. Uno spirito che traspira dal tessuto sintetico di una narrazione stringata, satirica e autobiografica con un posto speciale, al centro del mirino, per gli odiatori seriali da tastiera. Umili origini da flash game, presente da cult della scena indie, consapevolmente fiero dei suoi difetti quanto sfrontato nel mostrare il proprio talento, tipo lanciare in aria una padella per colpire di sponda le tempie di qualche sciagurato. Una serie di trovate estrose che bilanciano quelle disastrose per un risultato finale genuino, talmente onesto che è impossibile non rispettarlo.

My Friend Pedro è tutto quello che serve per emulare una classica sparatoria hollywoodiana anti-fisica. Una sequenza di livelli brevi, intensi, ricchi di potassio, che obbligano moralmente alla spettacolarità esasperata, esaltando come pochi altri run ‘n’ gun. C’è poi tutto un contorno di puzzle ambientali apatici, situazioni bizzarre sfruttate a metà e un’estetica tra l’agghiacciante e l’anonimo. Tutta roba che si dimentica quando ci si trova appesi a una corda a testa in giù, con due Uzi in mano e il meteo che prevede grandinate di piombo in slow motion. Certo, il mio voto moralmente deve risentire di certi difetti, ma l’opera DeadToast è un piccolo e divertentissimo cult in puro stile Devolver. Pedro, sei proprio il pirla della combriccola.

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Pro

  • Gunplay esaltante e dalla profondità invidiabile.
  • Ribelle e caustico.
  • Inno allo slow motion.

Contro

  • Esteticamente brutto, senza giri di parole.
  • Variazioni sul tema insapori.
  • Fisica del personaggio migliorabile.
7.1

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