Playerunknown's Battlegrounds - Recensione PS4

PC PS4 Xbox One

Sembra trascorsa un’intera generazione, unità di misura che nel nostro settore è assimilabile alle ere geologiche, rispetto a quando PUBG incarnava il fenomeno videoludico del momento. Invece è passato giusto un anno dal suo approdo su Xbox One, celebrato giustamente in pompa magna da una Microsoft soddisfatta per essersi accaparrata in esclusiva console il titolo che in quei mesi stava attirando su di sé buona parte delle attenzioni dei giocatori PC. Nel frattempo, tuttavia, sono successe un po’ di cose, la più clamorosa delle quali si chiama Fortnite. Più in generale, negli ultimi dodici mesi i titoli Battle Royale hanno esteso i loro tentacoli sull’intera industria, annacquando un po’ quell’effetto novità che si poteva respirare durante i primi tempi di PlayerUnknown’s Battlegrounds.

STAVATE ASPETTANDO ME?

Pur avendo perso per strada la sua carica rivoluzionaria, PUBG è comunque stato in grado di mantenere nel corso di quest’anno una propria base di utenza parecchio attiva, grazie anche a una serie di nuovi contenuti pubblicati periodicamente. Dalle nuove mappe alle sfide settimanali, il percorso di crescita di PlayerUnknown’s Battlegrounds è stato costellato da momenti importanti, l’ultimo dei quali in ordine temporale è lo sbarco su PS4. Terminata l’esclusiva annuale siglata con Microsoft, anche l’ammiraglia di casa Sony può finalmente sfoggiare il primo esponente di rilievo del genere nel proprio catalogo, dopo aver offerto i natali a H1Z1, considerato il vero e proprio capostipite. Quel che non è cambiato nel tempo, invece, è l’aspetto grafico, rimasto abbastanza povero, spartano e caratterizzato da una frequente sensazione di sporcizia, nonché da alcuni glitch. La conversione per PS4 non ha cambiato di molto le cose, nonostante la sua installazione richieda oltre 30 GB disponibili sull’HD della console, più del doppio della controparte per Xbox. Questa ulteriore richiesta di spazio non corrisponde però a prestazioni più incisive rispetto a quelle della concorrenza. A fronte di una migliore stabilità rispetto all’esordio su Xbox – abbastanza tragico da quel punto di vista – il comparto tecnico è tutto sommato equivalente a quanto già visto sulla console rivale nel corso dell’anno, paragonabile dal punto di vista estetico al livello di dettaglio basso della versione PC. Per quanto riguarda il framerate, siamo lontani dai 60fps che si possono raggiungere su PC con una configurazione di medio livello, ma in gioco ci si avvicina parecchio ai 30fps stabili che consentono di giocare in maniera sufficientemente agevole anche nelle situazioni più convulse.

ANCHE L’AMMIRAGLIA DI CASA SONY PUÒ FINALMENTE SFOGGIARE IL PRIMO ESPONENTE DI RILIEVO DEL GENERE NEL PROPRIO CATALOGO

I vantaggi prestazionali di una PS4 Pro sono particolarmente evidenti quando si va ad analizzare la distanza visuale e la qualità delle texture, di qualità sensibilmente più alta rispetto a quelle visualizzate da PS4 liscia, per altro caricate con il consueto ritardo durante la fase iniziale di volo. Con ogni probabilità, il motivo dei circa 15 GB di installazione aggiuntivi richiesti sulla console Sony è da ricercarsi proprio nel set di texture per la versione Pro . Se il confronto può chiudersi in parità tra le versioni base del gioco, con una lieve vittoria ai punti per PS4 ottenuta grazie alla maggiore stabilità e all’assenza di grossi bug già nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione, l’esperienza di gioco su PS4 Pro si è rivelata invece inferiore rispetto a quella raggiungibile su Xbox One X, non solo per la minore risoluzione (1440p vs 4K), ma anche per una qualità visiva nel complesso meno rifinita.

IL CARO VECCHIO PUBG

Per onestà intellettuale, però, bisogna aggiungere che lo showcase grafico non è mai stato uno dei motivi del successo di PUBG, anzi, si può dire che il primo esponente di successo dei Battle Royale sia riuscito a conquistare i giocatori nonostante una povertà grafica e una serie di limiti tecnici che lo fanno apparire come un titolo fuori tempo di almeno 6 o 7 anni, anche per gli standard console. Per capire perché sia diventato un fenomeno che funziona ancora oggi, nonostante i diversi tentativi di emulazione tra cui quelli di un rivale decisamente ingombrante, bisogna partire dalla sua formula. Quel 1 vs 99 che pone il giocatore da solo, a partire un punto della mappa determinato da un mix di casualità – la traiettoria del volo iniziale – e strategia – il punto di atterraggio scelto dal giocatore in volo – potendo inizialmente contare solo su istinto e capacità di pianificazione. Più che a uno shooter, i primi minuti di ogni partita di PUBG ricordano un survival: ci si ritrova nudi e disarmati, in una spietata lotta per la sopravvivenza. Si può decidere di partecipare subito alla folle lotteria del loot, rischiando di incontrare qualcuno più veloce o fortunato di noi, oppure di farsi in disparte e sopravvivere di scarti, lasciando che gli avversari si eliminino da soli. Nel frattempo però il campo di gioco si restringe, circoscritto da una tempesta e il momento dello scontro si fa sempre più ineluttabile.

IL CONFRONTO TRA LE VERSIONI BASE DEL GIOCO PUÒ CHIUDERSI IN SOSTANZIALE PARITÀ, SENZA GROSSE DIFFERENZE TRA PS4 E XBOX ONE

Forse la forza di PUBG è stata proprio quella di resistere immutabile allo scorrere del tempo, concedendo solo aggiunte funzionali alla sua formula originaria, senza snaturarsi. Mentre Fortnite lo superava di slancio grazie a una proposta più colorata e caciarona, che ibrida il Battle Royale col crafting, PlayerUnknown’s Battlegrounds non si è mai discostato dal suo stile austero e realistico, in cui bisogna fare attenzione a tutto, persino al rumore dei passi, e la pazienza paga più dell’improvvisazione. È per questo che è riuscito a sopravvivere al ciclone che l’ha travolto e a conservare comunque una sua nicchia ben nutrita, ancora oggi così corposa da far impallidire produzioni ben più blasonate. La differenza di target a cui PUBG ambisce si può rilevare anche dalla strategia di prezzo: i 29.99 € a cui è disponibile sul PS Store sono in genere considerati un prezzo budget, ma pure sempre più elevato del free to play a cui viene proposto Fortnite. Benché dunque si posizioni su standard tecnici non all’avanguardia e arrivi con almeno un anno di ritardo, la presenza di PlayerUnknown’s Battlegrounds nel catalogo PS4 è comunque importante e positiva nell’ottica di un ampliamento e di un completamento dell’offerta.

La conversione per PS4 di PUBG non fa miracoli dal punto di vista tecnico: gli standard restano bassi, con qualche leggera miglioria garantita dalla potenza aggiuntiva di PS4 Pro. La sua assenza dal catalogo era comunque una lacuna che andava colmata, per offrire alla propria platea di giocatori un’alternativa valida allo strapotere di Fortnite.

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Pro

  • Colma un vuoto su PS4.
  • Ancora molto divertente.
  • Abbastanza stabile già nei primi giorni.

Contro

  • Tecnicamente debole.
  • Non offre grandi miglioramenti su PS4 Pro.
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