Pokémon: Let's GO Pikachu e Let's GO Eevee! - Recensione

Switch

Ammettiamo le nostre colpe in pubblica piazza: per motivi demografici mi sono perso il cartone animato dei Pokémon, ma il mio interesse per le creature di Satoshi Tajiri risale a ben prima dell’arrivo in Italia della saga. All’epoca ero interessato principalmente al fenomeno mediatico che stava facendo impazzire il Giappone e descrissi il primissimo Pokémon Blu a un mio amico come “il punto di incontro tra Magic the Gathering e Legend of Zelda”. Brividi, eh? Di anni ne sono logicamente passati parecchi, ma ho sperimentato il più dolce dei déjà-vu percorrendo nuovamente i sentieri della regione del Kanto in quello che appare da subito un remake di Pokémon Giallo, un gioco che, a sua volta, si presentava come una versione riveduta e corretta dei due “colori” originali. Mettendo da parte la scontata operazione nostalgia, Pokémon Let’s Go Pikachu! (o Eevee, a seconda della vostra inclinazione) si carica sulle spalle il non semplice compito di divenire l’anello mancante tra il fenomeno di massa Pokémon Go! e i più canonici episodi della serie. Un ideale punto d’ingresso per una nuova generazione di potenziali allevatori, nata con l’app di Niantic e non ancora avvezza alle profonde meccaniche che rendono Pokémon un successo mondiale. Per un nuovo, ancora anonimo capitolo ufficiale l’appuntamento è idealmente fissato all’anno prossimo.

LET’S GO!

Game Freak sceglie dunque di partire dalle basi, riproponendo la celebre avventura che ha stregato mezzo mondo per un nuovissimo pubblico, un po’ come accadde ai tempi di FireRed e LeafGreen su GameBoy Advance, tuttavia presentando modifiche sostanziali allo schema di gioco. C’è dunque tutto quello che ricordate tra eccentrici capi palestra, uno sfigatissimo Team Rocket e i 151 mostriciattoli originali da catturare, un numero quasi risicato rispetto agli smisurati bestiari degli ultimi episodi, ma che nasconde un paio di gustose sorprese per i fan della sesta e settima generazione dello storico marchio. L’attimo in cui vecchio e nuovo si incrociano va inquadrato nelle meccaniche di cattura, familiari a chi ha speso giornate con lo smartphone in mano tirando Poké Ball virtuali a destra e manca. Relegando in un angolo lustri di tradizione, l’indebolimento dei Pokémon selvatici non è più la chiave per la loro cattura, che passa invece attraverso un sottogioco del tutto simile a quanto visto sui cellulari: il bersaglio di turno si sposta sullo schermo e sarà nostra premura centrarlo con una Poké Ball, mirando al centro di un apposito cerchio al momento giusto per massimizzare le possibilità di cattura. Questo non vuol dire che i combattimenti siano spariti, giacché i percorsi che collegano una città all’altra sono traboccanti di allenatori che, come tradizione vuole, attendono solo il contatto visivo con il nostro alter ego per iniziare un duello, senza contare che i Pokémon leggendari non si lasceranno certo rinchiudere in una sfera bianca e rossa senza prima passare per una gloriosa lotta vecchio stile.

Le meccaniche del gioco offrono una boccata d’aria fresca in una serie piuttosto conservatrice

Quando si arriva alla pugna subentrano le più tradizionali meccaniche a turni e tutto avviene secondo le consolidate regole tra attacchi speciali, vulnerabilità da sfruttare e i sei mostri che compongono il “party” pronti ad alternarsi a seconda della situazione. I punti esperienza vengono guadagnati (nonché equamente divisi tra i sei “titolari”) non solo sconfiggendo i nostri rivali, ma anche arricchendo il Pokédex; quindi, volendo, è possibile dedicarsi in santa pace al sacro mantra Gotta Catch ’em All esattamente come in passato per sviluppare la nostra squadra, anche senza ricorrere per forza ai duelli con gli altri NPC. Sebbene le nuove meccaniche di cattura hanno fatto storcere il naso ai fan più integralisti praticamente già dai primi filmati apparsi sulla rete, è innegabile che la loro inclusione svolga alla perfezione la finalità che abbiamo dichiarato in apertura, fungendo da ingresso e successiva palestra per tutti coloro che si sono scoperti fan dei Pokémon solo in seguito all’incredibile successo di Pokémon Go. Personalmente devo ammettere che l’unione dei due mondi non mi dispiace affatto: al momento non ci è dato sapere se il prossimo gioco “ufficiale” presenterà un sistema di gioco simile a questo, ma mirare col giroscopio di Switch per catturare con un centro da manuale il mostriciattolo su cui abbiamo posato gli occhi mi è parsa un’alternativa più snella, rapida e divertente rispetto al solito safari nell’erba alta in balia degli odiosi incontri casuali che, per la cronaca, sono stati completamente rimossi.

Ora i Pokémon scorrazzano adorabilmente presso le zone in cui vi aspettereste di trovarli e possono essere ignorati bellamente se ritenuto opportuno, permettendoci di (letteralmente) prendere di mira solo quelli che desideriamo aggiungere alla nostra collezione. C’è anche un ulteriore livello di strategia, giacché catturare ripetutamente gli esponenti di una stessa specie frutterà prima o poi l’apparizione dei cosiddetti Pokémon Cromatici; è tutto molto immediato e, prendendo ulteriore spunto dall’esperienza accumulata in Pokémon Go, le bestiole “in eccesso” possono venire inviate al Professor Oak in cambio di caramelle, utili per incrementare i valori dei Pokémon restanti creando build veramente personalizzate.

SCELGO TE!

Come ulteriore aggiunta, l’intero bestiario ci accompagnerà sempre nella nostra borsa (dotata di un ovvio wormhole a questo punto, considerando la quantità di roba che ogni allenatore si porta dietro con assoluta indifferenza), eliminando la scocciatura di visitare un Poké Center per scaricare dal terminale di turno i mostriciattoli desiderati. Pokémon Let’s Go Pikachu! (o Eevee, di nuovo) non sarà dunque il nuovo avvento che i fan implorano sin dall’annuncio di Switch, ma le sue meccaniche offrono una boccata d’aria fresca in una serie piuttosto conservatrice, arrivando a limare alcune abitudini un po’ ferruginose in un cocktail adatto sia alle nuove reclute che ai super esperti di cui sopra, i quali troveranno un piacevole passatempo in attesa del prossimo capitolo. Essendo una nuova interpretazione di Pokémon Giallo, non può certo mancare un compagno di viaggio perennemente al seguito del nostro alter ego, naturalmente incarnato nel mostriciattolo che dà il nome alla versione del gioco che sceglierete. Le avventure di Eevee e Pikachu sono praticamente identiche, e differiscono solo per una manciata di Pokémon esclusivi; i due non possono peraltro essere scambiati né evoluti, ma potranno essere abbigliati e coccolati per ottenere particolari vantaggi in battaglia, arrivando a disinnescare stati alterati o a resistere a un colpo fatale solo pur di rendere fiero il proprio allenatore!

Non c’è limite al numero di account Pokémon Go che possono essere legati al gioco

Tecnicamente il gioco fa egregiamente il suo lavoro, presentando una grafica colorata e piacevole che spalanca la regione del Kanto sul televisore in salotto a 1080p, scendendo a 720p in modalità portatile. La fluidità si assesta invece sui trenta fotogrammi al secondo quasi sempre solidi, accusando qualche visibile calo in particolari situazioni, come ad esempio quando la penombra dei boschi viene squarciata da un improvviso raggio di sole. In tutto questo, effetti sonori e tracce classiche assicurano che la lacrimuccia sia sempre pronta a rigare le guance di chi c’era a suo tempo, garantendo il giusto senso di autenticità a un capitolo quantomeno insolito. Come simpatico extra, è possibile “evocare” un allenatore extra consegnando a un amico il secondo Joy-Con per scorrazzare in compagnia e lanciare Poké Ball all’unisono mimando il tiro, facilitando non di poco l’atto della cattura. Per finire, il gioco offre la possibilità di trasferire il frutto di interminabili passeggiate sotto lo stendardo dell’app Niantic direttamente a Switch: basta collegare un account Pokémon Go e potremo dare il benvenuto ai vecchi amici nel Go Park di Fucsiapoli. Qui i compagni di mille scarpinate dovranno essere nuovamente catturati prima di essere inclusi nella squadra, ma non c’è limite al numero di account che possono essere legati al gioco, quindi potremo saccheggiare impunemente la collezione di amici e parenti per rimpinguare il Pokédex su Switch. Improvvisamente accompagnare mia moglie su e giù per i moli del porto sotto la pioggia di novembre per catturare centinaia di Magikarp offre finalmente un minimo tornaconto!

Pokémon Let’s Go è un gioco squisito e adorabile che saprà sicuramente attirare numerose nuove reclute alla causa di Nintendo. Ha anche la “colpa” di non essere il tanto desiderato araldo di una nuova generazione, quindi coloro che lo hanno odiato a pelle sin dai primi annunci probabilmente non cambieranno opinione. È piuttosto facile, ma questo lo rende un gioco adattissimo a un pubblico giovane, anche grazie alla praticissima (davvero, basta porgere un Joy-Con e il gioco è fatto) modalità cooperativa che divertirà non poco figli e fratellini. Per me un grosso sì.

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Pro

  • Presentazione audiovisiva adorabile.
  • Perfetto per chi viene da Pokémon Go.
  • Nuove interessanti meccaniche...

Contro

  • …che potrebbero non piacere a tutti.
  • Mai davvero impegnativo.
8

Più che buono

Il retrogamer della redazione, capace di balzare da un Game & Watch a un Neo Geo in un batter di ciglio, come se fosse una cosa del tutto normale. Questo non significa che non ami trastullarsi anche con giochi più moderni, ma è innegabile come le sue mani pacioccose vibrino più gaudenti toccando una croce digitale che una levetta analogica.
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